ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 13 marzo 2018

Mastro Ciliegia (fine teologo)

Florilegio eresia modernista-rahneriana nelle parole di Papa Francesco (2)


Cari Amici veniamo alla seconda serie di questo strano florilegio tratto da alcune affermazioni di Papa Francesco che, purtroppo, destano ragionevoli perplessità, ambiguità, soprattutto per quanti non conoscono l’eresia del Modernismo, assai ben impastata nell’insegnamento dell’eretico gesuita Karl Rahner, oramai  insediato in tutti i seminari cattolici e nelle università pontificie. Qui per la prima parte.
Oggi analizzeremo solo due frasi perché sono molto importanti e non possono essere trattate come pic-quote. Cominciamo subito con una frase che voleva essere ad effetto, ma scatenò seri imbarazzi tanto da essere stata rimossa dal testo ufficiale:
1) 2 giugno 2016: per il giubileo della misericordia, durante una staffetta in cui ha tenuto tre discorsi al clero, nelle tre grandi Basiliche pontificie. Qui ci troviamo a san Paolo fuori le mura, ed ecco le parole di Bergoglio che si possono ascoltare nei vari video dell’incontro: “Gesù nell’episodio dell’adultera fa un po’ lo scemo (…) salvandola dalla lapidazione “ha mancato verso la morale” (..) Gesù che non era uno “pulito”….” Orbene, la frase è stata eliminata dal testo ufficiale. Ora, al di la di ogni considerazione personale, ciò su cui vogliamo soffermarci è l’errata concezione che papa Francesco sembra avere nei confronti dell’episodio dell’adultera.
Primo punto, Bergoglio afferma: “Mi commuove sempre il passo del Signore con la donna adultera, come, quando non la condannò, il Signore “mancò” rispetto alla legge; in quel punto sul quale gli chiedevano di pronunciarsi – “bisogna lapidarla o no?” – non si pronunciò, non applicò la legge. Fece finta di non capire – anche in questo il Signore è un maestro per tutti noi–“.
NON è affatto così: della Legge di Mosè bisogna distinguere quella che fu data da Dio – i Dieci Comandamenti – con le Norme applicative che furono date a “causa della durezza dei cuori” (Mt.19,8). Se fate ben caso il discorso ruota sempre attorno ad un problema, il sesto comandamento, il quale è chiarissimo: non commettere adulterio. In Matteo al cap. 19 – i farisei – ci avevano già provato a mettere alla prova Gesù spacciando PER LEGGE, ciò che non era legge divina. Con l’adultera la scena si ripete, qui non c’è solo un ripudio, ma la morte di una persona. E’ falso affermare, come fa Bergoglio, che Gesù “fece finta di non capire” (nel video originale disse proprio: fa un po’ lo scemo..), GESU’ E’ IL MAESTRO e sta dando una lezione ai farisei i quali, facendo uso dei Comandamenti Divini, avevano pian piano ottenuto leggi severe per la LORO APPLICAZIONELa lapidazione era una PRESCRIZIONE nel Libro del Levitico, atta a frenare la prostituzione e l’adulterio. Non una “Legge divina”, ma una severa condanna a causa dell’alto tasso di immoralità nel popolo che poi, per essere applicata è ovvio, fu fatta passare quale “legge divina”.
Quindi non è come afferma Bergoglio che Gesù “non applicò la legge di Mosè”, Egli dimostra piuttosto che, la lapidazione, NON era Legge divina, così come per il ripudio. Quindi Gesù NON mancò MAI di rispetto alla Legge divina, ma venne a “portare a compimento” quella Legge dei Dieci Comandamenti che consegnò a Mosè. Infatti disse chiaramente «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento….» (Mt.5,17). Se la lapidazione fosse stata “legge divina” allora sì che Gesù “mancò di rispettarla, non applicandola”, peccato però che – la lapidazione – fu “concessa” per tutto quel tempo in cui, il Popolo di Dio “duro di cuore”, rimase nell’ignoranza… Ora, con l’arrivo di Gesù non c’è più scusante, non c’è più ignoranza, è Lui e in Lui il compimento, da questo momento la stessa giovane comunità Cristiana non farà più uso di questi mezzi. E non rispondete con le trite e ritrite questioni delle Crociate e della pena di morte, che è ben altra cosa, e ben altra storia.
Secondo punto, Bergoglio afferma: “A volte mi dà un misto di pena e di indignazione quando qualcuno si premura di spiegare l’ultima raccomandazione, il «non peccare più». E utilizza questa frase per “difendere” Gesù e che non rimanga il fatto che si è scavalcata la legge. Penso che le parole che usa il Signore sono tutt’uno con le sue azioni. Il fatto di chinarsi a scrivere per terra due volte, creando una pausa prima di ciò che dice a quelli che vogliono lapidare la donna e, prima di ciò che dice a lei, ci parla di un tempo che il Signore si prende per giudicare e perdonare. Un tempo che rimanda ciascuno alla propria interiorità e fa sì che quelli che giudicano si ritirino…“.
Non è affatto così: intanto, un Pontefice che, parlando da una cattedra dice al Clero: “PENSO CHE…“, già parte male esprimendo di fatto LA SUA OPINIONE PERSONALE e non la Dottrina. Ciò che lui pensa, quando altri si prendono PREMURA di spiegare quel “non peccare più”, è irrilevante se non è accompagnato dalla Dottrina. Quindi Bergoglio prova pena nel leggere sant’Agostino che, su questa frase, ha scritto centinaia di riflessioni? Sant’Agostino, infatti, non interviene sulla frase “per difendere Gesù”, perché, come abbiamo spiegato prima, Gesù non ha “scavalcato alcuna legge divina”.
Lo spiega magnificamente Benedetto XVI in una Omelia, se non credete a noi, leggete almeno lui: “Gesù si mette subito dalla parte della donna; in primo luogo scrivendo per terra parole misteriose, che l’evangelista non rivela, e poi pronunciando quella frase diventata famosa:”Chi di voi è senza peccato (usa il termine anamártetos, che viene utilizzato nel Nuovo Testamento soltanto qui), scagli per primo la pietra contro di lei” (Gv 8,7). Nota sant’Agostino che “il Signore, rispondendo, rispetta la legge e non abbandona la sua mansuetudine”.Ed aggiunge che con queste sue parole obbliga gli accusatori a entrare dentro se stessi e guardando se stessi a scoprirsi peccatori. Per cui,”colpiti da queste parole come da una freccia grossa quanto una trave, uno dopo l’altro se ne andarono” (In Io. Ev. tract 33,5). Uno dopo l’altro, dunque, gli accusatori che avevano voluto provocare Gesù, se ne vanno “cominciando dai più anziani fino agli ultimi”…”(Omelia 25 marzo 2007)
Dunque, sottolinea Benedetto XVI citando sant’Agostino: Gesù RISPETTA LA LEGGE… e se non siete ancora convinti, leggiamo quest’altro passaggio di Benedetto XVI: “Ancora sant’Agostino, nel suo commento, osserva: “Il Signore condanna il peccato, non il peccatore. Infatti, se avesse tollerato il peccato avrebbe detto: Neppure io ti condanno, va’, vivi come vuoi… per quanto grandi siano i tuoi peccati, io ti libererò da ogni pena e da ogni sofferenza. Ma non disse così”(Io. Ev. tract. 33,6)..”
Il gesuita Karl Rahner (1904-1984), il “cattivo maestro” di tutti coloro che si sono impossessati della Gerarchia.
Per concludere la riflessione su questo insegnamento maldestro del “penso che…” di Bergoglio, vi sollecitiamo a leggere la vera Dottrina e il vero insegnamento della Chiesa e di prendere atto come, la questione del caso dell’adultera, sia stato USATO E STRUMENTALIZZATO per non condannare, con il peccatore, anche il peccato! E questa è la strategia Modernista e del gesuita Karl Rahner! Ne avevamo parlato qui: il concetto che lega alla questione del caso dell’adultera, al sesto comandamento con la superba provocazione di imporre l’Eucaristia ai divorziati-risposati, con in piedi il primo matrimonio sacramentale, è sempre lo stesso che oggi viene completamente ribaltato, ossia, se è AMORE, l’adulterio non è più peccato! Le frasi di papa Francesco, certamente, non dicono questo, ma in modo ambiguo ti lo affermanoper questo Bergoglio odia tanto chi si sofferma sulla frase “va e non peccare più”. E’ così che ragiona Rahner e così fa ragionare tutti i modernisti.
Papa Francesco fa dire a Gesù proprio ciò che Gesù non ha detto, come ha spiegato bene sant’Agostino: “Il Signore condanna il peccato, non il peccatore. Infatti, se avesse tollerato il peccato avrebbe detto: Neppure io ti condanno, va’, vivi come vuoi… per quanto grandi siano i tuoi peccati, io ti libererò da ogni pena e da ogni sofferenza. Ma non disse così”(Io. Ev. tract. 33,6)..”
E veniamo all’ultima frase per oggi:
2) “Il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso” (Intervista di Scalfari a Bergoglio – pubblicata su “La Repubblica”, 01 ottobre 2013), ed ha proseguito: “A me capita che dopo un incontro ho voglia di farne un altro perché nascono nuove idee e si scoprono nuovi bisogni. Questo è importante: conoscersi, ascoltarsi, ampliare la cerchia dei pensieri. Il mondo è percorso da strade che riavvicinano e allontanano, ma l’importante è che portino verso il Bene.”
Rispondiamo che non avremo dato alcuna importanza alla frase, se fosse stata solo una risposta in una intervista privata, ma poiché questo pensiero è, in Bergoglio, una costante anche a livello magisteriale, è bene riflettere seppur brevemente.
Papa Francesco, per salvarsi dalle critiche su questa frase, si ostina, ogni volta, ad accompagnarla citando il predecessore: “e questo lo diceva anche Benedetto XVI, eh!“, ma la frase che trovate qui, espressa da Benedetto XVI è posta in tutt’altro contesto. Il contesto è Aparecida, al popolo latinoamericano spesso vera PREDA di lupi famelici quali sono le sètte protestanti-pentecostali (amici di Bergoglio), e di tanta altra natura che di autentico “proselitismo” ben s’intendono.  Il “proselitismo” a cui allude Benedetto XVI è quello, non l’evangelizzazione tipica della Chiesa Cattolica, con l’obbligo e il dovere di andare e predicare per CONVERTIRE LE GENTI (Mc.16,15-16).
Bergoglio è nato e cresciuto in complessi sistemi che nulla hanno a che vedere con quanto acquisito da noi in Italia e in Europa! In più il suo modo di ragionare è Modernista e rahneriano, il quale spinge la neochiesa verso un sincretismo planetario, di popoli e nazioni. Se Bergoglio avesse ragione in ciò che afferma, il primo a dover essere ripudiato come Maestro di proselitismo cattolico è proprio sant’Ignazio di Loyola, il suo fondatore. Poi giù a seguire tutti i Santi degli ultimi secoli, molti dei quali anche gesuiti – il CUI termine PROSELITISMO – non era quel sinonimo protestante a cui allude Bergoglio, ma è quello squisitamente cattolico: PORTARE LE ANIME A CRISTO. Un esempio per tutti è san Pio X con il suo motto: “Restaurare TUTTI GLI UOMINI in Christo”.
E’ evidente che la predicazione non basta e ci vuole la testimonianza che è, appunto, l’attrazione. Ma l’attrazione senza quel sano proselitismo che è LA PREDICAZIONE DOTTRINALE per spingere alla conversione, non servirà a nulla, e farebbe perdere molte anime come infatti accade oggi. E’ un po’ come il caso dell’adultera, per questo abbiamo unito le due osservazioni. In quel caso, Bergoglio, snatura il contesto del fatto narrato dal Vangelo, attribuendo al Cristo Gesù cose che non ha detto o pensato, infatti afferma: “PENSO CHE…”.
Non a caso è sempre Bergoglio ad avere in forte indigestione coloro che volessero “spiegare” al meglio la frase di Gesù “va e non peccare più“, che è già una breve forma di proselitismo. L’adultera non seguirà Gesù perchè “è bello, è buono, non l’ha fatta lapidare”, ma proprio perché – leggendo nel suo cuore il PENTIMENTO e l’umiliazione – l’aveva perdonata. L’ATTRAZIONE E’ IL PERDONO ricevuto, a seguito di una condizione di CONVERSIONE, e tutto ciò si rende palese solo attraverso una vera predicazione dottrinale per distinguere ciò che è bene da ciò che è male, e per comprendere quale strada è necessario intraprendere.
Gesù ha fatto proselitismo? Sì! Lo dice Lui: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto….» (Gv.15,16), a meno che Bergoglio non intenda affermare di “aver scelto lui Gesù Cristo”, è evidente che la chiamata è proselitismo, e Gesù lo dice anche in altre due affermazioni: «Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando…..» (Gv.15,14); «Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena..» (Gv.15,9-11).
Benedetto XVI parla più chiaramente di ELETTI: «..noi siamo gli eletti, Dio ha eletto questo piccolo popolo non perché noi siamo grandi – dice il Deuteronomio – ma perché lui ci ama (cfr 7,7-8). Siamo eletti: questo, adesso san Pietro lo trasferisce a tutti i battezzati, e il contenuto proprio dei primi capitoli della sua Prima Lettera è che i battezzati entrano nei privilegi di Israele, sono il nuovo Israele. Eletti: mi sembra valga la pena di riflettere su questa parola. Siamo eletti…» (Discorso 8 febbraio 2013)
Per concludere: ci vuole senza dubbio QUALCUNO che attrae, e questo è il Cristo il quale (e naturalmente colui che lo predica deve vivere una vita di testimonianza e coerente), però, pone delle chiarissime CONDIZIONI affinché questa vera gioia piena, si trasferisca in noi… e questo può avvenire solo attraverso LA CONVERSIONE che è il vero proselitismo cattolico attraverso il quale, la storia lo racconta, il mondo ha potuto conoscere l’Unigenito, operare il vero Bene, battezzare, FARE DISCEPOLI che è un comando del Cristo: “ANDATE… FATE…” (Mc.16,15-16)
Papa Francesco da cinque anni ha messo il silenziatore sulla CONVERSIONE dei non cattolici, dei non credenti… per questo attacca il concetto del proselitismo e non è un caso che l’abbia detto al suo amico ateo-agnostico, Scalfari. E per questo a Scalfari piace Bergoglio, lo ha detto lui stesso: “questo papa è unico…. NON TI CHIEDE DI CONVERTIRTI…“, cliccate qui per leggere che non diciamo fesserie; e cliccare anche qui per capire la grave situazione del pensiero liquido di papa Francesco.
RICORDA
san Josemaria Escrivà: “Proselitismo. — È il segno certo dell’autentico zelo.” (793)
* Il termine “proselitismo” deriva da “proselito”, che designa nella Bibbia una persona proveniente da un altro popolo che si preparava ad accogliere la fede giudaica. La Chiesa accolse per analogia questa parola:ad esempio, san Giustino scriveva di “fare proseliti” per riferirsi alla missione apostolica dei cristiani, diretta a tutti (cfr. Mc 16, 15). Molti autori spirituali, tra i quali anche san Josemaría, hanno impiegato la parola “proselitismo” in questo senso, come sinonimo di apostolato o di evangelizzazione: un agire, caratterizzato tra l’altro da un rispetto assoluto per la libertà, che non ha nulla a che vedere con l’accezione negativa assunta da tale vocabolo negli ultimi anni del XX secolo. Nel solco di questa tradizione, san Josemaría usa qui la parola “proselitismo” con il significato di proposta, invito, rivolto a colleghi e amici a condividere la chiamata di Cristo, mostrando loro l’orizzonte del suo Amore (cfr. Cammino, n. 790 e 796) (qui la fonte Ndt).

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