ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 25 marzo 2018

Quello che passa di fatto

Ecco come è stata "imposta" la comunione in mano

Un sacerdote compie lo studio più approfondito su come si è arrivati a concedere la distribuzione della comunione in mano che Paolo VI e la maggioranza dei vescovi bocciò. Anzitutto con un indulto che doveva essere rivolto solo a quelle diocesi dove si commettevano abusi. Ma poi la "moda" è dilagata. Resta il fatto che la ricezione della comunione in ginocchio e in bocca sia legge universale della Chiesa, la forma consuetudinaria attuale sia solo frutto di una concessione. 




Don Federico Bortoli è attualmente parroco della parrocchia Sant’Andrea Spostolo in Acquaviva, Diocesi di San Marino Montefeltro. E’ inoltre Cancelliere vescovile, Vicario giudiziale e consulente ecclesiastico dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti. Presso il Tribunale Ecclesiastico Flaminio di Bologna è Difensore del Vincolo. Il libro La distribuzione della Comunione sulla mano, pubblicato lo scorso 22 febbraio è la sua tesi di Dottorato in Diritto Canonico. E’ su questo importante tema che lo abbiamo intervistato.


Il documento di riferimento relativamente alla distribuzione della S. Comunione sulla mano è l'Istruzione della Sacra Congregazione per il Culto Divino Memoriale Domini (29 maggio 1969, d’ora in avanti MD), voluta da Paolo VI. Sinteticamente, ci può dire perché nasce questo documento e quali indicazioni contiene?
Il documento nasce perché, negli anni immediatamente successivi al Vaticano II, si era diffuso in alcuni paesi l'uso di ricevere la Comunione sulla mano. Si trattava evidentemente di un abuso liturgico, che metteva le sue radici proprio in quei paesi in cui già si erano registrate problematiche dottrinali relative al mistero della Santa Eucaristia: Belgio, Olanda, Francia e Germania. La Santa Sede, non riuscendo a fermare questo abuso, decise di consultare tutti i vescovi sulla questione. Questa decisione di Paolo VI permette già di capire l'importanza dell'argomento. Lo dico, perché diverse persone ritengono che si tratti di un aspetto marginale, non importante.

E cosa risultò da questa consultazione?
La maggioranza dei vescovi espresse la propria contrarietà nei confronti dell'introduzione di questa pratica. MD recepì l'esito della consultazione e confermò che la norma universale per ricevere la Comunione è appunto quella di riceverla direttamente sulla lingua, dandone profonde argomentazioni. Nel contempo, però, consentiva alle Conferenze Episcopali di quei territori in cui l'abuso si era già verificato di poter chiedere un indulto per la Comunione sulla mano, se il proprio episcopato, riunito per votare sulla questione, avesse raggiunto la maggioranza dei due terzi.

MD conferma quindi che le due modalità di ricevere l'Eucaristia non sono sullo stesso piano?
Assolutamente. Nel libro riporto integralmente l'Istruzione, dalla cui lettura si comprende chiaramente che la disciplina ritenuta tradizionale e universale è quella della Comunione in bocca, perché “poggia su di una tradizione plurisecolare, ma specialmente perché esprime e significa il riverente rispetto dei fedeli verso la santa Eucaristia”. Inoltre perché “si evita il pericolo di profanare le specie eucaristiche”. Il documento non equipara le due forme. La Comunione sulla lingua è raccomandata ed è considerata il modo più consono per ricevere l’Eucaristia, mentre la Comunione sulla mano è consentita, a patto che si osservino certe precauzioni, come quello di controllare se rimangono dei frammenti sul palmo della mano.

L'altro aspetto dell'Istruzione che lei mette in risalto nel suo libro è il fatto che l'indulto non doveva essere concesso a chiunque lo chiedesse, ma solo a quelle Conferenze Episcopali nel cui territorio si erano già verificati degli abusi.
Esatto. La richiesta poteva essere fatta solo in quelle situazioni in cui c'era l'abuso di ricevere la Comunione sulla mano. Dove questo non c'era, l'indulto non poteva essere richiesto. Cos'è accaduto, però? Che all'inizio si è osservato questo criterio; poi, quasi tutte le Diocesi hanno chiesto e ottenuto l'indulto, anche dove non c'era questa necessità. Il Cardinal Knox, che era allora Prefetto del Culto Divino, accolse anche le domande di altre conferenze episcopali. E' un fatto che l'interpretazione della MD da parte del Cardinale non è stata corretta.

Nel suo libro, lei fa notare che nel gennaio 1977, Paolo VI, tramite il Cardinal Villot, chiese al Cardinal Knox di rendergli nota la situazione relativa alla concessione degli indulti, alla modalità della loro applicazione ed anche di verificare se, in seguito all'applicazione dell'indulto, si fossero verificati abusi, profanazioni, o se fosse diminuita la devozione dei fedeli verso l'Eucaristia. Ma il Cardinale sembrò minimizzare molto i problemi reali...
I papi, Paolo VI prima e Giovanni Paolo II poi, avevano colto la problematica, anche grazie alle segnalazioni del Cardinal Bafile. Nonostante ciò, il Cardinal Knox ha proseguito per la sua strada, sminuendo quanto il Cardinal Bafile aveva chiaramente messo in evidenza. Paolo VI non chiese a Knox di valutare i suggerimenti del Cardinal Bafile, ma di pensare a come applicarli concretamente. Questi suggerimenti erano in sostanza la sospensione della concessione di nuovi indulti, la necessità di ricordare che la pratica della Comunione sulla mano è comunque sconsigliata dalla Chiesa e che, laddove l'indulto non era stato concesso, essa costituiva anche un abuso.

Quello che passa di fatto, soprattutto a partire dall'articolo pubblicato da padre Annibale Bugnini sull'Osservatore Romano (1973), da lei segnalato, è che la nuova prassi sia addirittura migliore, più fedele al modo antico di ricevere l'Eucaristia...
L'idea di MD era quella di legalizzare l'abuso, laddove non si riusciva a sconfiggerlo; ma veniva comunque richiesta una catechesi secondo il testo dell'Istruzione, una catechesi che cioè doveva mettere in luce i pregi della pratica di ricevere la Comunione in bocca ed i rischi che si correvano con la nuova prassi, in primis la dispersione dei frammenti. Le catechesi non dovevano promuovere la Comunione sulla mano, come di fatto si è verificato, ma in qualche modo sconsigliarla, pur senza proibirla. Ancora oggi, si parla della Comunione sulla mano come il modo migliore, fedele alle origini e fedele alla Riforma liturgica. Un punto fondamentale del libro è quello di dimostrare che invece Sacrosanctum Concilium non ne parla affatto. E neppure ne parlano i documenti successivi, né il nuovo Messale Romano, ma solo Memoriale Domini, che la pone nei termini di indulto. Certamente l'articolo di Bugnini ha dato una direzione, ma estranea ai testi del Concilio.

Dopo MD, non ci sono stati altri documenti espliciti. Allo stato attuale, quali sono allora le disposizioni della Chiesta relativamente alla distribuzione della Comunione?
Risulta particolarmente esemplificativo il documento che riporto in Appendice di Mons. Bialasik, Vescovo della Diocesi di Oruro, che afferma chiaramente che la Comunione in bocca è la legge universale della Chiesa, come stabilisce la MD. Quindi la Comunione sulla lingua è legge universale, mentre quella sulla mano è un indulto, un'eccezione. L'altro riferimento fondamentale, oltre a MD, è Redemptionis Sacramentum, 92, che parla del diritto del fedele di ricevere la Comunione sulla lingua, ed anche in ginocchio

Anche nella catechesi, soprattutto ai bambini, bisognerebbe insegnare il modo proprio di ricevere l'Eucaristia, cioè quello sulla lingua...
Esatto. Si dovrebbe chiaramente dire che il modo migliore per ricevere l’Eucaristia è in bocca e se proprio si vuole ricevere la Comunione sulla mano, di farlo con la maggior attenzione possibile. Io, come parroco, chiaramente non posso proibire, ma posso sconsigliare, far presenti le problematiche ed educare. Va però anche detto che la stessa Redemptionis Sacramentum, 91, stabilisce che “se c’è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli”.

Un altro aspetto che lei mette bene in luce è il fatto che l'ottenimento dell'indulto da parte di una Conferenza Episcopale non comporta l'obbligo, da parte dei singoli Vescovi, di applicarlo.
Questo è un altro aspetto fondamentale. L'ottenimento dell'indulto da parte della Conferenza episcopale non comporta la sua automatica applicazione nelle singole diocesi. Semplicemente esso è il presupposto per cui un vescovo possa decidere di avvalersi o meno dell'indulto. In Italia è invece avvenuto il contrario: si è pensato che l'indulto concesso alla CEI autorizzasse la recezione della Comunione sulla mano in tutte le diocesi d'Italia. Ma non è così. Ogni vescovo può decidere se applicarlo e in quale modalità. Il Vescovo di Oruro, per esempio, nel gennaio del 2016 ha emanato un decreto con il quale ha proibito sul territorio della sua diocesi che si ricevesse la Comunione sulla mano. Questo potrebbe farlo ogni vescovo; anzi, a rigor di logica, senza un decreto dei singoli vescovi con cui si dichiara di voler recepire l'indulto ottenuto dalla Conferenza episcopale, la Comunione sulla mano non è lecita. Anche Mons. Laise, in Argentina, non ha recepito l'indulto. E' stato accusato dagli altri vescovi di non essere in comunione con loro; lui, allora si è rivolto alla Santa Sede, che gli ha dato ragione.

Il suo libro è impreziosito dalla pubblicazioni di inediti...
Senza dubbio, la novità principale e più importante del libro è quella di far conoscere la documentazione inedita del Fondo Ghiglione, dove si descrivono le dinamiche con cui è stata introdotta la Comunione sulla mano. Si tratta di comunicazioni epistolari tra i vari Dicasteri della Curia romana, di segnalazioni pervenute alla Santa Sede e soprattutto la parte più corposa di queste comunicazioni riguarda gli scritti del cardinal Domenico Bafile, che è stato prima Nunzio in Germania – e quindi proprio in uno di quei luoghi in cui l'abuso si è presentato precocemente, rendendosi conto di tutte le problematiche connesse -, e poi Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Nel libro riporto gli scritti inviati a Paolo VI e a Giovanni Paolo II, che manifestano la sua preoccupazione per la diffusione della Comunione sulla mano, le problematiche connesse, ed indicano anche dei passi concreti da mettere in atto. La preoccupazione maggiore del Cardinale era la dispersione dei frammenti, pressoché inevitabile con la Comunione sulla mano. E poi il fatto di favorire irriverenze verso l'Eucaristia, nonché l'indebolimento della fede nella Presenza reale. Sia Paolo VI che Giovanni Paolo II hanno dato ampio credito alle segnalazioni di Bafile. Ne è prova il fatto che il Santo Pontefice, il 24 febbraio 1980, pubblicò la Lettera Dominicae Cenae, dove parlava esplicitamente di “deplorevoli mancanze di rispetto nei confronti delle specie eucaristiche”, legate alla pratica della Comunione sulla mano. Un mese dopo Giovanni Paolo II prese la grave e importante decisione di sospendere la concessione di nuovi indulti, considerando seriamente l’ipotesi di non concederne più in avvenire, anche se poi dal 3 aprile 1985 viene ripresa la concessione di nuovi indulti.

Forse la possibilità di concedere indulti, pur avendo Paolo VI espresso chiaramente l’insegnamento della Chiesa sulla modalità di ricevere l’Eucaristia e pur avendo indicato le limitazioni con cui dovevano essere concessi tali indulti (poi non rispettate), è stata comunque una porta aperta…
In effetti la possibilità di indulto è stata forse una debolezza. C’è una parte del libro in cui parlo del ruolo dell’autorità ecclesiastica, dove cerco di mostrare – col senno di poi – che la concessione dell’indulto ha in qualche modo permesso di arrivare alla situazione che è sotto gli occhi di tutti. Se si fosse semplicemente recepita la contrarietà della maggioranza dei vescovi consultati alla possibilità di ricevere la Comunione sulla mano, forse le cose sarebbero andate diversamente. E’ necessario tener presente la priorità di custodire nel miglior modo possibile l’Eucaristia dalla possibilità di dispersione dei frammenti e da altre possibili profanazioni, che sono chiaramente facilitate dalla nuova modalità concessa. Giovanni Paolo II, nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia, ha insegnato che “non c'è pericolo di esagerare nella cura di questo Mistero” (n. 61). Quest’affermazione è decisiva.

Luisella Scrosati

 http://lanuovabq.it/it/ecco-come-e-stata-imposta-la-comunione-in-mano

COMUNIONE SULLA MANO ?

La Comunione sulla mano? Caro amico provo a spiegarti perché no. Ricevere la particola sulla mano significa fidarsi della retta intenzione del fedele come tutte le riforme pretende di passar sopra le obiezioni in nome del nuovo 
di Francesco Lamendola   

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Caro amico, nonostante la grandissima stima e l’affetto che ci uniscono, e la convergenza o la perfetta sintonia su tantissimi argomenti, e nonostante io ti abbia sempre sentito come un fratello maggiore, quando siamo venuti a parlare di questo argomento, è emersa fra noi una netta divergenza di vedute. Tu sei favorevole alla nuova usanza di ricevere la particola della Comunione  sulla mano; hai detto che, se un sacerdote non te la desse in questa forma, dopo due o tre volte cambieresti chiesa, perché ti sentiresti offeso nella tua dignità di cristiano. Dici di aver riflettuto molto su tale questione, fin da giovane, e che hai accolto con autentico sollievo la decisione della Chiesa di non somministrarla più direttamente sulla lingua dei fedeli; così come, del resto, hai accolto con piena soddisfazione l’abbandono del latino nella sacra liturgia della Messa, perché, dici, moltissimi fedeli non capivamo più quella lingua, non si rendevano conto delle formule che pronunciavano, e ciò – concludi - non era bello. Nello stesso tempo, hai affermato di capire benissimo la mia posizione, di comprendere e rispettare la mia sensibilità; quello che non capivi era come io non capissi la tua, e di quelli come te. Proverò, quindi, a spiegarmi meglio.
Non è che io non capisca la tua posizione; ma capire e consentire sono due cose diverse. Io la capisco, ma la trovo sbagliata; non formalmente sbagliata, perché, dal 3 dicembre 1989, la Conferenza Episcopale Italiana ha deciso di legittimare pienamente entrambe le forme di distribuzione della Comunione, sulla lingua e sulla mano dei fedeli; ma sbagliata nella sostanza, per quel che sento e per quel che credo, ma anche per quel che sentono e credono moltissimi altri fedeli e sacerdoti, e ciò sia per motivazioni di ordine pratico ed esteriore, sia di ordine interno e sostanziale. E comincerò col dirti che non si tratta di una “incomprensione”, la mia, che dipenda da malvolere, o da intolleranza, o da pregiudizio nei confronti di chi la pensa in maniera diversa dalla mia, ma da una impossibilità di tipo etico e religioso. Se si trattasse di essere “tollerante” su qualcosa che dipende da me, o su qualcosa che riguarda ciò che appartiene al livello puramente umano, avresti perfettamente ragione a meravigliarti della mia rigidezza. Il fatto è che io non mi sento autorizzato a essere comprensivo su ciò che non riguarda me, ma l’Altro; su ciò che ha a che fare non con una usanza umana, ma con il dovuto rispetto a Dio.
Partiamo dagli argomenti di ordine esteriore. Ricevere la particola sulla mano significa fidarsi della retta intenzione del fedele; ma il sacerdote che amministra il sacramento non ha alcuno strumento per sapere se si tratta davvero di un fedele, o non piuttosto di uno scellerato, di un malvagio che vuole impossessarsi del Corpo di Cristo per poi profanarlo nei rituali perversi e satanici della Messa nera. Mi permetto di citarti il testo della Istruzione eucaristica, datata 19 luglio 1989 (n. 14-15):

Particolarmente appropriato appare oggi l'uso di accedere processionalmente all'altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche, professando con l'Amen la fede nella presenza sacramentale di Cristo. Accanto all'uso della comunione sulla lingua, la Chiesa permette di dare l'eucaristia deponendola sulla mano dei fedeli protese entrambe verso il ministro, (la sinistra sopra la destra), ad accogliere con riverenza e rispetto il corpo di Cristo. I fedeli sono liberi di scegliere tra i due modi ammessi. Chi la riceve sulle mani la porterà alla bocca davanti al ministro o appena spostandosi di lato per consentire al fedele che segue di avanzare. Se la comunione viene data per intenzione, sarà consentita soltanto nel primo modo.

Tuttavia, siamo onesti; quale possibilità ha il sacerdote, che sta amministrando il Sacramento, di verificare che il comunicando si porti realmente la particola alla bocca, in sua presenza, davanti a lui? Immaginiamo una Messa affollata, una lunga fila di persone in attesa di comunicarsi; immaginiamo una funzione così affollata, che il sacerdote deve farsi aiutare da uno o due diaconi: come è possibile controllare il comportamento di tutti coloro i quali si accostano all’altare, per ricevere la sacra Specie? Ma anche ammesso che il sacerdote veda chiaramente che una persona si allontana con la particola in mano, senza inghiottirla, che cosa dovrebbe fare? Interrompere la Messa, correre dietro a quella persona, farsi “restituire” il Corpo di Cristo? Trasformarsi in poliziotto, in carabiniere, in agente della legge? Intervenire fisicamente per evitare un sacrilegio, magari accapigliandosi, e suscitando comunque un gravissimo scandalo davanti a tutti? E se si fosse sbagliato? Se avesse accusato ingiustamente un uomo, o una donna, che erano stati solamente un po’ lenti nel portare la particola alla bocca? Oppure se quella persona si rifiutasse di obbedire, e lo sfidasse apertamente; oppure, ancora, se lo accusasse a sua volta di essere un visionario, un paranoico, e di aver visto quel che non era? Con che animo quel povero sacerdote oserebbe presentarsi di nuovo ai fedeli, nella Messa successiva? Con quale serenità la potrebbe celebrare; ed essi, con quale serenità la potrebbero ascoltare e vi potrebbero partecipare? Che atmosfera vi sarebbe da allora in avanti, al momento del Sacrificio eucaristico?
Caro G., a questo proposito ti voglio riportare un brano tratto da un articolo sulle messe nere pubblicato, a suo tempo, sulla rivista cattolica Senapa. Missione Maria, a firma di Daiana Masna (Edizioni Villadiseriane, Villa di Serio, Bergamo, anno XX, n. 2, dicembre 1995, pp. 18-19):

Era un lunedì mattina di alcune settimane fa, quando una collega, con un grandissimo turbamento dipinto sul viso, sottopose alla mia attenzione un accaduto risalente al giorno prima.  “Ieri sono stata a messa in un santuario e ho visto un ragazzo  accostarsi alla comunione. Quando è tornato al posto  non ha messo la particola in bocca, ha fatto finta, e l’ha nascosta nel giubbino, ne sono sicura. Io ho avuto paura, perché quando la messa è finita,  mi è girato intorno, fissandomi con occhi strani. Mi sono sentita male dentro, ma non sapevo cosa fare. Perché ha portato via la particola?”. […]
Or dunque, ci era quel giovane che mi viene descritto trasandato nell’aspetto e inquietante nello sguardo, interessato a sottrarre un’Ostia consacrata? Certamente non un credente, ma un disgraziato figlio delle tenebre, che avrà consegnato alla sua setta il Corpo di Cristo. Nei rituali satanici, infatti, è sempre presente un’Ostia consacrata, che gli adepti recuperano intrufolandosi nella folla di cristiani che ricevono l’Eucaristia. […] I satanisti affermano che è semplicissimo, oggi, recuperare le Ostie, proprio per la sciaguratezza di tanti preti, che non verificano dove vada a finire il Corpo del Signore. […] Il momento culminante della messa cristiana è quello della consacrazione, quando Pane e Vino diventano Corpo e Sangue di Cristo. Diametralmente, nelle messe nere avviene la dissacrazione: l’Ostia è oltraggiata e profanata secondo le fantasie più perverse, di cui riporterò solo una parte per non urtare troppo i lettori. Le parti intime della donna [il cui corpo nudo  fa da altare] vengono a stretto contatto con la particola fino al raggiungimento dell’estremo piacere fisico. L’abominio non finisce qui, perché l’Ostia viene bruciata in alcune pratiche, o consumata dai presenti dopo essere stata intinta nel calice contenente una mistura di liquido seminale del celebrante  e sangue, proveniente quest’ultimo da tagli e lacerazioni che gli adepti si procurano durante il rito come indice di sottomissione al demonio, o ottenuto dal sacrificio di animali o, ancora, da sacrifici umani. Ecco dunque, terribilmente spiegato, perché l’Ostia è necessaria durante le messe nere. Riceve barbarie e ingiurie di ogni genere, talvolta viene calpestata o colpita con pugnali. Il rito si conclude sempre con rapporti sessuali incrociati di ogni specie, secondo il motto “dolore è piacere”, anche con animali.

Potrei continuare, ma basta così. Tu penserai: d’accordo, possono esservi degli abusi; ma ciò non  autorizza a “colpevolizzare” la pratica in se stessa, o a sconsigliarla. Forse che le persone hanno smesso di servirsi dei treni e degli aerei, solo perché i terroristi colpiscono, con i loro attentati criminali, gli aeroporti o le stazioni della metropolitana? Questa obiezione sarebbe valida se stessimo parlando di questioni puramente umane; ma qui stiamo parlando del Corpo di Cristo. Mi pare che la possibilità concreta anche di una sola profanazione dovrebbe essere più che sufficiente a sconsigliare una pratica siffatta; e, purtroppo, è noto che la possibilità si traduce in una ricca casistica di abusi; si sa per certo che le sette sataniche, le cui triste attività sono in fortissimo aumento negli ultimi anni,m si servono abitualmente dell’espediente sopra descritto per procurarsi delle Ostie consacrate da profanare nel corso dei loro abominevoli riti. Per certe sette protestanti, che considerano l’Eucarestia come una semplice rievocazione della Cena del Signore, si tratta di uno spiacevole inconveniente; per un cattolico, che considera l’Ostia consacrata come la presenza reale del Corpo di Cristo, la profanazione sataniche equivale al più grande peccato che si possa concepire: la reiterazione dell’oltraggio e dello scherno fatto a Cristo morente dai giudei e dai soldati romani, che lo deridevano e gli infliggevano il supplizio ulteriore – satanica raffinatezza sulla diabolica procedura della crocifissione - della corona di spine, della flagellazione, del dileggio, della spugna intinta di aceto.
Ma passiamo alle ragioni di tipo sostanziale che mi vedono fortemente contrario al nuovo uso di ricevere la Comunione sulla mano. Ricordo ancora quando, da bambino, a causa della mia goffaggine, la particola mi sfuggì dalle labbra e cadde a terra durante una solenne funzione, celebrata dall’Arcivescovo in persona. Istintivamente, feci l’atto di raccoglierla; ma lui mi fermò con gesto imperioso, solenne, misurato: e vidi lui, vecchio di settant’anni circa, chinarsi e abbassarsi fino a terra, raccoglierla senza dire una parola, metterla da una parte, indi ripetere l’operazione di deporre l’Ostia sulla mia lingua, e proseguire in perfetto ordine e serenità. Io compresi quel gesto, e ne provai imbarazzo, ma non vergogna: sentivo che egli aveva fatto la cosa giusta; eppure ero solo un bambino di sette anni. Se quel lontano episodio mi ritorna alla memoria con tanta vivezza, dopo che tanti altri, anche assai più recenti, si sono dileguati, e, pur invocati, non vogliono più ripresentarsi alla mente, credo vi sia un profondo significato. Non è vero che un bambino non può capire certe cose; e, viceversa, non è vero che un adulto può e deve capire tutto. Il cristianesimo è un mistero, che la ragione può esplorare in parte, ma non chiarire interamente; se così fosse, si tratterebbe di una religione naturale, priva del soprannaturale e, soprattutto, priva della Grazia. I Sacramenti sono il mistero per eccellenza, e l’Eucarestia è il più misterioso di tutti. Dire che sono Misteri, non equivale a dire che sono arbitrari o incomprensibili, come possono esserlo i rituali rozzi e, talvolta, crudeli, di certe religioni primitive: non tutti i gesti si equivalgono. I gesti della sacra liturgia sono simbolici, ma hanno un significati preciso in se stessi: non solo alludono al soprannaturale e al mistero dell’Incarnazione, Passione e Risurrezione di Cristo, ma sono essi stessi quelle realtà. Il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue. La mente non può capire tutto; e le mani non consacrate del semplice fedele non sono adatte a ricevere il Corpo di Gesù. Si tratta di un riconoscimento del nostro limite umano, di un atto doveroso di umiltà davanti a Dio. Come la ragione deve inchinarsi davanti al Mistero, così la nostra umanità deve inchinarsi davanti alla regalità di Cristo. E se Cristo è stato così umile da avare i piedi ai suoi discepoli, anche noi possiamo avere l’umiltà di ricevere il Suo corpo senza prenderlo con le mani, come si farebbe con un pezzetto di pane qualsiasi. Si tratta di gesti simbolici, dai quali dovrebbe trasparire la nostra disposizione d’animo. Domine, non sum dignus. Tu dici, caro amico, che la Grazia di Dio è così grande, da “colmare” la nostra indegnità, e da farci suoi amici, non servi. Giustissimo. Ma anche se il Re mi prende per mano e mi tratta da amico, io non mi sento e non mi sentirò mai alla Sua altezza: non prenderò mai l’iniziativa di trattarlo con familiarità, da pari a pari, come si farebbe in una assemblea democratica. La Messa non è una assemblea democratica. Ecco perché non mi piace l’altare rivolto verso i fedeli, ed ecco perché non mi piace che i fedeli siano inviati a scambiarsi una stretta di mano “in segno di pace”, distogliendo l’attenzione dai sacri Misteri per effondersi in smancerie che, se ne hanno voglia, possono benissimo  scambiarsi sul sagrato, a Messa finita. Lo so, si tratta d’una mia sensibilità, e anche di altri; non pretendo di farne una legge. La nuova usanza non ne tiene conto: come tutte le riforme, pretende di passar sopra le obiezioni, in nome del nuovo...


La Comunione sulla mano? 
Caro amico, provo a spiegarti perché no…

di Francesco Lamendola
Articolo d'Archivio  
Già pubblicato il 26 Marzo 2016