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lunedì 26 marzo 2018

Solo questione di piede?

Sinodo e giovani, per ora prevale il sociologismo

In occasione della XXXIII Giornata mondiale della Gioventù, celebrata ieri, è stato consegnato a Papa Francesco il documento finale del pre-Sinodo dei giovani, che si limita a una fotografia di ciò che i rappresentanti dei giovani pensono della Chiesa e della fede. - 

                                     Domenica delle Palme in piazza San Pietro

«Ci sono molti modi per rendere i giovani silenziosi e invisibili», ha detto il Papa nell’omelia pronunciata nella celebrazione liturgica della Domenica delle Palme. «Molti modi di anestetizzarli e addormentarli perché non facciano “rumore”, perché non si facciano domande e non si mettano in discussione». Francesco, invece, come ebbe modo di dire già nella Gmg di Rio nel 2013, vuole dei giovani che facciano «casino», capaci di «fare chiasso e smuovere la Chiesa».

IL DOCUMENTO PER IL SINODO DEI GIOVANI

Ieri si celebrava la ricorrenza diocesana della XXXIII Giornata Mondiale della Gioventù e al termine della messa è stato consegnato al Papa il documento conclusivo della riunione pre-sinodale che si è tenuta a Roma dal 19 al 24 marzo. Un atto preparatorio in vista del Sinodo dei Vescovi in programma per l’ottobre 2018, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. 300 giovani da tutto il mondo, di diverse fedi e anche non credenti, hanno lavorato nella logica della sinodalità cara a Francesco, parlando con “parresia”, anzi con «faccia tosta» come ha chiesto lo stesso papa Bergoglio in apertura dei lavori. Insieme a loro altri 15.000 giovani collegati tramite i social network.

Ne è uscito un documento di quindici pagine diviso in tre parti: la prima sulle sfide e le opportunità dei giovani nel mondo di oggi, la seconda su fede, vocazione e discernimento, la terza sulle attività formative e pastorali della Chiesa. Un riassunto concepito come il frutto del lavoro di 20 gruppi linguistici, e di ulteriori 6 gruppi tramite i social media, nella logica appunto di non silenziare i ragazzi, ma di mettersi in ascolto. Ma al di là di questo “ascolto”, di questa specie di fotografia di quello che pensano questi giovani sulla fede e sulla Chiesa, il documento non va. E comunque l’idea di ascoltare “il popolo” in vista di una riunione di vescovi non è una novità, un metodo analogo è stato seguito anche per il doppio Sinodo sulla famiglia tenuto nel 2014 e nel 2015.

LA CHIESA

In apertura una riflessione sulla Chiesa che, purtroppo, non sembra troppo rivoluzionaria, ma qualcosa di già sentito. «Molte volte la Chiesa appare come troppo severa ed è spesso associata ad un eccessivo moralismo», si legge nel testo. «A volte, nella Chiesa, è difficile superare la logica del “si è sempre fatto così”. Abbiamo bisogno di una Chiesa accogliente e misericordiosa, che apprezza le sue radici e i suoi tesori, amando tutti, anche quelli che non seguono quelli che crediamo essere gli “standard”». Come ha detto il cardinale Lorenzo Baldisserri durante la conferenza stampa di presentazione del testo, «i giovani si aspettano una Chiesa che sappia riconoscere con umiltà gli errori del passato e del presente e impegnarsi con coraggio a vivere ciò che professa». Una frase piuttosto generica, vedremo se e cosa suggerirà ai vescovi riuniti in assemblea nell’ottobre prossimo.

TEMI ETICI

Una verità il documento la coglie certamente, quando si legge che «c’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia nella Chiesa che nel mondo, riguardo a quegli insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti». Il riferimento è a contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e anche come viene percepito il sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. Su queste questioni il dibattito è «aperto», indipendentemente dal «livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa» e «nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale desiderano comunque essere parte della Chiesa». E comunque si registra anche che «molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti e trovano in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo si tenga ben salda ai suoi insegnamenti, sebbene impopolari, ma li proclami anche con maggiore profondità».

DONNE E ABUSI

Alla fine dal testo, spesso un semplice riassunto di posizioni antitetiche e solo accennate, sembrano emergere solo due indicazioni particolarmente forti. Quella che chiede alla Chiesa di continuare la “tolleranza zero” nei confronti dei casi di abuso su minori e  ridurre la «cattiva amministrazione delle ricchezze e del potere». Su questo sembra che i ragazzi riuniti a Roma per il pre-Sinodo abbiano trovato un accordo, visto che scrivono che la Chiesa «così riconoscendosi umile e umana potrà aumentare la propria credibilità e la capacità di entrare in empatia con tutti i giovani del mondo».

L’altra indicazione abbastanza schietta riguarda il ruolo delle donne nella Chiesa, che deve essere approfondito e meglio valorizzato. «Un’altra percezione comune di molti giovani è la mancanza di chiarezza sul ruolo delle donne nella Chiesa», si legge nel testo. «Se già da una parte è difficile per i giovani sentire un senso di appartenenza e leadership nella Chiesa, lo è ancora di più per le giovani donne. Per questo, sarebbe d’aiuto se la Chiesa non solo affermasse il ruolo della donna, ma che anche aiutasse i giovani a esplorarlo e a comprenderlo sempre più chiaramente.

Se questa è la “Chiesa giovane” che ha parlato, vale ancora il famoso invito che Giovanni Paolo II, il papa a cui si devono le Gmg, ha sempre rivolto ai giovani: «Spalancate le porte a Cristo!». Così accanto al giusto ascolto dei ragazzi c’è anche una proposta di vita capace di uscire dalle inevitabili secche della sociologia o della psicologia.

Lorenzo Bertocchi

http://www.lanuovabq.it/it/sinodo-e-giovani-per-ora-prevale-il-sociologismo

SINODO DEI GIOVANI
Partenza con il piede sbagliato

Il pre-Sinodo dei giovani è stato caratterizzato da molta sociologia debole, condita con il linguaggio politichese dell'«ascolto». Ma in certi contesti le opinioni (o le opinioni presunte) dei “giovani” servono a promuovere cose a cui quelli che comandano puntano già.



È certo che non tutti i politici siano ipocriti. Quando iniziano a mostrarsi preoccupati, pubblicamente, di ciò che sta accadendo “ai bambini”, alcuni di loro preoccupati lo sono davvero. I dibattiti pubblici sulla gioventù sono però spesso esercizi di ventriloquio, che adoperano le opinioni (o le opinioni presunte) dei “giovani” per promuovere cose a cui quelli che comandano puntano già.

Il Vaticano sta organizzando un Sinodo dei Giovani (programmato per ottobre) e sono convinto che la percentuale di persone coinvolte sincere sia parecchio elevata rispetto alla media dei politicanti democratici. Motivo per cui è controproducente se cominciano a usare il politichese dell’«ascolto», del non fare semplicemente qualcosa «per» i giovani ma dello stare «con» i giovani (clicca qui).

Quando ero giovane, avrei trovato questo genere di cose - gli adulti che si fossero comportati come se avessero avuto bisogno d’imparare qualcosa da me - patetico, e in verità molto sospetto. Forse i giovani sono cambiati nel profondo del cuore, ma ne dubito un po’.

Ascoltare i giovani può essere un bene, ma dipende da chi ascolta e dal perché lo fa. Padre James Martin “ascolta” i giovani affetti da diversi disordini sessuali, specialmente in occasione di eventi come i convegni “IgnatianQ”, che sono incontri sulla diversità di sesso e di genere attualmente organizzati in università gesuite. Hanno lo scopo di convincere i giovani che essere LGBTQetc. vada benissimo, benissimo anche per lo stesso Gesù. E che le persone che la pensano altrimenti siano intolleranti, piene di odio e non cristiane.
Se vivesse oggi, quell’ex militare che fu sant’Ignazio di Loyola (1491-1556) agirebbe in modo senza dubbio più energico - e molto diverso - rispetto a quanto facciano i suoi attuali eredi su questi temi, che sono d’importanza pari alla Riforma che egli combatté, e forse maggiore.

Farebbe probabilmente qualcosa di molto simile a quel che Karol Wojtyła (1920-2005), ora san Giovanni Paolo II, fece con le sue famose gite in canoa e le sue famose escursioni: incontrare i giovani, cosa che comprendeva la Messa, le confessioni e l’assistenza spirituale. Li «accompagnava» dicendo la verità del cattolicesimo. Non li vessava, ma, dopo avere esposto con chiarezza gli argomenti, diceva loro «decidete voi» la strada da seguire. Funzionava. Questo accompagnamento mosse molti giovani: non ad accettare l’inaccettabile, ma a salvare la verità e le opere.

Il mondo ha disperatamente bisogno di 10mila di questi “accompagnatori”: oggi, ieri, ogni anno, per i decenni a venire. Uomini maschi che non abbiano paura di dire che la volontà di Dio va accettata; donne compassionevoli, ma caparbie che non si tirino indietro e che contrastino la triste cultura di oggi, a volte anche dentro la Chiesa.

Settimana scorsa si è svolta una sessione di progettazione del Sinodo dei Giovani, motivo per cui mi sono trattenuto a Roma per qualche giorno. Finora la mia impressione è che non vedremo molto ascolto e molta azione del tipo wojtiłiani. (Come fatto in passato, pubblicherò qualche resoconto ulteriore se gli sviluppi lo giustificheranno.) Quel che già abbiamo è parecchia sociologia debole, come si è visto anche prima dei due Sinodi sul matrimonio. Nessuno dovrà poi sorprendersi se questo evento diventerà qualcosa di molto diverso da ciò che era stato pianificato.

Sono state ovviamente svolte indagini, e i giovani parteciperanno via Facebook. Com’è vero oggi per quasi tutte le inchieste pubbliche, non è molto difficile far dire ai sondaggi tutto ciò che si vuole. I sondaggi di argomento religioso possono del resto essere particolarmente ingannevoli giacché a seconda dei soggetti a cui si rivolgono le domande - i cattolici impegnati, chi è cattolico solo di nome, gli indifferenti - i risultati possono essere anche molto diversi, ancora prima che la girandola delle interpretazioni cominci a muoversi.

Qui il fatto più saliente è che i giovani dei Paesi più sviluppati sono stati efficacemente catechizzati - dallo Stato laico, dai media, dalla cultura di massa e dalle scuole statali - a rispondere con scetticismo alla verità, ma a credere fermamente in due cose: che la scienza abbia confutato la religione e nella rivoluzione sessuale.

Quanto alla rivoluzione sessuale, c’è stato un po’ di contraccolpo. Alcuni millennial hanno subito il divorzio dei genitori o hanno vissuto in contesti familiari deboli e sembrano quindi nutrire prospettive più stabili su matrimonio e genitorialità. Attenzione a essere però esageratamente ottimisti su queste che ancora sono prime tendenze: l’eros sfrenato non ha smesso di lacerare il tessuto sociale dei Paesi sviluppati.
I millennial dicono però che il motivo principale per cui abbandonano la religione è il fatto che la “scienza” (e le utilissime tecnologie che ne derivano) abbia dimostrato che la fede è un’illusione. Ovviamente il crederlo è esso stesso un’illusione, generata da un modo di ragionare estremamente debole: non bisogna essere credenti per sapere che la scienza e la fede - propriamente intesi - siano due realtà diverse, nessuna riducibile all’altra o rifiutabile dall’altra.
Ma per comprendere questa distinzione occorre un pensiero accurato: insegnato da chi oggi?

L’amore e la misericordia - l’ospedale da campo evocato dalla suggestiva immagine scelta dal Papa - sono due belle realtà cristiane e aggirano l’ostacolo posto dalle obiezioni meccaniche alla religione. Ma se poi non si concentrano sul punto principale, cioè se non vengono rafforzate da un pensiero forte, non restano cristiane a lungo, e neppure restano realtà, come si vede dalle fragilità sempre maggiori della nostra società e dalla polarizzazione feroce che ci circonda.

In questo clima, è forte la tentazione di credere che ridurre le esigenze dell’amore e della misericordia, sminuendone le fondamenta cristiane, attirerà più gente. Negli anni 1780, Thomas Jefferson (1743-1826), un uomo tutt’alto che stupido, scrisse a un amico: «Sono felice che in questo Paese benedetto fondato sulla libertà di ricerca e di credo, che ha non ha piegato la propria coscienza a nessun re e a nessun prete, si stia rinvigorendo la vera dottrina dell’unico Dio e confido che negli Stati Uniti non un solo giovane di oggi morirà unitariano» (1). L’ultimo sondaggio effettuato dal Pew Research Center dà gli unitariani negli Stati Uniti allo 0,3 %, forse 600mila persone in tutto il mondo.

Dal progressismo c’è da attendersi poco, come non solo gli unitariani, ma tutti i protestanti liberal sanno. Il Sinodo si è assunto un compito immane in un momento altamente sfavorevole. Stare «con» i giovani potrà certamente abbatterà i soliti steccati, all’inizio. Ma la parte più difficile è quella che viene dopo: la via, la verità e la vita.
Sarà un miracolo se il Sinodo riuscirà ad avanzare in mezzo a tanta resistenza, non da ultimo all’interno della Chiesa stessa. Ma come tuti i cristiani dovrebbero ricordare sempre, i miracoli continuano ad avvenire. Preghiamo. Tanto.

(Traduzione di Marco Respinti)

NOTA del traduttore

(1) L’unitarianesimo, nato all’inizio del 1500, è un movimento religioso di origine cristiana che rifiuta la Trinità. Negli Stati Uniti, le idee unitariane si sono diffuse in seno ai congregazionalisti - una delle forme allora assunte dal puritanesimo nordamericano - della Nuova Inghilterra per poi svilupparsi e diffondersi autonomamente. Non rientra nel concetto di “cristianesimo ortodosso” (caro anche alle confessioni protestanti trinitarie) e ha orientamenti teologici progressisti sviluppatisi poi in filosofie “metareligiose” come il trascendentalismo e l’universalismo, di fatto secolarizzati.

* La versione originale di questo articolo è stata pubblicata il 19 marzo 2018 su The Catholic Thing con il titolo God Save Them 

Robert Royal
http://lanuovabq.it/it/partenza-con-il-piede-sbagliato