ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 23 aprile 2018

Hanno capito che molti italiani hanno capito?

CHE ABBIANO CAPITO QUALCOSA?


Il partito "bocciato" di Bergoglio: che cosa hanno capito i cattolici progressisti delle elezioni del 4 marzo 2018, si sono resi conto che si è trattato di un massiccio referendum contro la politica globalista e migrazionista? 
di Francesco Lamendola   

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Che cosa hanno capito, i cattolici progressisti, delle elezioni del 4 marzo 2018? Si sono resi conto che si è trattato di un massiccioreferendum contro la politica globalista e migrazionista del signor Bergoglio e dei vari Paglia, Galantino & Co? Hanno fatto una sia pur minima riflessione sul fatto che la maggioranza degli stessi cattolici non ne può più di sentirsi predicare il dovere cristianodell’accoglienza, essendosi resi conto che di un tale dovere non esiste alcuna traccia nel Vangelo, ma che è un’invenzione della massoneria ecclesiastica andata al potere (non solo in Vaticano, ma anche nell’Italia dei vari Monti, Letta, Renzi e Gentiloni) al preciso fine di ricattare i fedeli, e in generale gli italiani, per ottenere la loro adesione, o meglio la loro sottomissione, alle politiche miranti a favorire l’invasione africana ed islamica del nostro Paese e la graduale sostituzione degli italiani con milioni di africani, e del cattolicesimo da parte dell’islamismo? Hanno compreso che gli italiani hanno compreso qual è il gioco della neochiesa, e che hanno sonoramente bocciato il “partito” di Bergoglio? Quello di Eugenio Scalfari, de La Repubblica e del Partito democratico, quello di Renzi e De Benedetti? Il quale papa, guarda caso, dice esattamente le stesse cose che dice il plurimiliardario George Soros, e che dicono tutti i propugnatori del mondialismo, e  invita, dietro la scusa, e il ricatto, della solidarietà e dell’accoglienza verso i “migranti”, a fare buon gioco alla invasione in atto e ad accettare la dissoluzione delle identità nazionali, culturali e religiose, nella fattispecie la dissoluzione dell’Europa, della sua civiltà e della sua religione, cioè il cristianesimo.

E hanno capito che molti italiani hanno capito da quali centrali culturali e politiche prendono l’imbeccata gli uomini, consacrati e laici, della neochiesa progressista e modernista, a cominciare dal B’Nai B’rith, sorta di massoneria ebraica che è sempre in prima fila nel predicare il multiculturalismo e l‘integrazione, anche se gli ebrei, dal canto loro, si guardano bene dal mettere in pratica simili principi, specialmente in Israele (che non accetta di tenersi neppure 16.000 migranti), ma si limitano a raccomandarli caldamente a tutti gli altri, e alla Chiesa cattolica in primissimo luogo, dato che in essa vi sono così tante paia d’orecchi più che disposti ad ascoltarli?
Per farsi un’idea di quel che la neochiesa di Bergoglio e la cultura cattolica progressista e neomodernista, che ad essa si ispira e che da essa trae alimento, e a sua volta l’ha ispirata e stimolata, basta vedere quali riflessioni ne ha tratto uno dei più caratteristici esponenti del cattolicesimo progressista, il professor Andrea Riccardiguru e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, teorico della “chiesa delle periferie” o “in uscita” (come dice Bergoglio), uomo di punta del dialogo inter-religioso inaugurato dal Concilio Vaticano II e dello “spirito di Assisi”. Egli è grande amico del rabbino Riccardo Di Segni, dal quale ha ricevuto il maggiore attestato di stima che un non ebreo possa ricevere da un ebreo (ha fatto del rapporto con gli ebrei il punto focale della sua vita: così su Avvenire del 18/01/2009) e ammiratore dell’ebraismo, specie del noachismo e del rabbino Elia Benamozegh (1823-1900), profeta di una super-religione che nascerà quando cristiani e islamici riconosceranno il loro “errore” nei confronti della superiore verità dell’ebraismo, e una specie di super-panteismo, camuffato da “universalismo”, sostituirà le vecchie fedi, basandosi sul principio che tutto l’universo è una “incarnazione” di Dio, e non certo il solo Gesù Cristo, come credono i cristiani nella loro ottusa presunzione di falso popolo eletto (perché il vero popolo eletto è e rimane sempre quello dei yehudim, ben distinto dai goyim). Oltre che professore ordinario di storia contemporanea, nonché presidente della Società Dante Alighieri, Riccardi nel novembre del 2011 è entrato a far parte del più vergognoso fra i governi della storia italiana più recente, quello imposto all’Italia dalla Banca centrale europea nella persona del (massone) signor Monti, come ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, con competenze anche su famiglia, gioventù, politiche antidroga, servizio civile, adozioni internazionali e antidiscriminazione razziale: mica poco per un ministro senza portafoglio, cioè senza alcun dicastero.

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Andrea Riccardi (a destra) esponente del cattolicesimo progressista

Riccardi tiene sulla rivista cattolica più diffusa, il settimanale Famiglia Cristiana dei Periodici San Paolo, una rubrica fissa intitolataEditoriale; il che la dice lunga sul suo notevole “peso” specifico nella stampa cattolica progressista, visto che, nel linguaggio dei comuni mortali, l’editoriale è un pezzo giornalistico scritto, di norma, dal direttore del giornale stesso (o almeno da lui ispirato), che nella fattispecie sarebbe don Antonio Rizzolo, e non da un redattore fisso, a meno che a questi vengano riconosciuti particolarissimi meriti e una speciale autorevolezza, insomma le qualità tipiche di una “grande firma”. È una grande firma, quella di Andrea Riccardi? Possiamo farcene un’idea dalla interpretazione che egli ha dato, “a caldo”, della giornata elettorale del 4 marzo 2018, sul numero 11 del 18/03/2018, in un pezzo significativamente intitolato Il messaggio del Vangelo resta fuori dalla scelte; sottotitolo: Le parole di Bergoglio sui migranti sono state ignorate dalla maggior parte degli elettori (ma per un giornalista cattolico, è normale parlare del papa regnante chiamandolo con il cognome di battesimo, come si farebbe parlando di un personaggio qualsiasi, e specialmente di un politico? Evidentemente sì). Fin dal titolo e dal sottotitolo, dunque, si prende atto che il voto degli italiani è stato, come minimo, anche un “no” secco a Bergoglio e alla sua linea immigrazionista; tuttavia, al tempo stesso, si lasciano trasparire tutto il disappunto, l’irritazione, il fastidio che quel risultato elettorale hanno suscitato nei cattolici progressisti, a cominciare appunto dai fan più sfegatati del signore argentino che siede sulla cattedra di san Pietro. La lucidità di una presa d’atto che quel voto, per loro, è stato una sconfitta secca, bruciante, senza alcuna possibilità di smentita, si sposa con l’orticaria, anzi, con il dispiacere e la stizza che esso ha provocato nei destinatari della protesta: i quali, da buoni integralisti, non si chiedono se per caso abbiano sbagliato qualcosa, ma lasciano capire, quasi prima di aprir bocca, che a sbagliare non sono stati certamente loro, bensì gli italiani.

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Come mai Bergoglio dice esattamente le stesse cose che dice il plurimiliardario George Soros? qui nella foto con "La grande italiana" (parola di papa Francesco), l'immarcescibile Emma Bonino

Ecco i passaggi salienti dell’editoriale:
Balza agli occhi che il messaggio di papa Francesco e della Chiesa sugli emigrati e i rifugiati non sia stato recepito da una fetta maggioritaria dell’elettorato, anche se tra i comportamenti personali e la scelta elettorale non c’è sempre coerenza. IL “SOVRANISMO”, ITALIA FIRST – DIREBBE TRUMP – PROFESSATO APERTAMENTE DA UNA PARTE DELLA DESTRA, NON SI CONCILIA CON LA GLOBALIZZAZIONE DELLA SOLIDARIETÀ E L’INTEGRAZIONE EUROPEA [la sottolineatura è dell’Autore] su cui papa Francesco ha insistito. La rabbia e la paura, espresse dal voto, non sono i sentimenti che Bergoglio ha predicato di fronte all’altro e al mondo globale. Non voglio però interpretare le elezioni come un test sull’insegnamento della Chiesa. Tuttavia bisogna riflettere in che misura taluni messaggi diventino cultura e vita del popolo cattolico. Il risultato elettorale avvicina l’Italia al sentire dei popoli dell’Est. In alcuni di essi è rilevante il peso di Chiese, però non troppo in sintonia con il messaggio papale sui migranti. Si può dire che il risultato elettorale manifesti uno scollamento dell’idea d’Italia degli elettori da quella solidale del Papa o pacata della Cei e infine della maggioranza dei vescovi.
EPPURE LA CHIESA NON È LONTANA DALLA VITA DELLA GENTE ED È IN CONTATTO CON I SUOI SENTIMENTI [come sopra]. Non è vera la rappresentazione, talvolta affiorata nella campagna elettorale, di vertici episcopali “solidali” e di un popolo cattolico che va in altro senso. Il problema è un altro. Le grandi culture popolari italiane di ieri si sono infrante con la globalizzazione e la fine delle ideologie: la gente è sola di fronte alla televisione e ai social in una stagione dominata dalle emozioni. Infatti il voto oggi è molto emozionale
Questa pagina di prosa è un vero capolavoro di ambiguità, di ammissioni e negazioni, di apparente autocritica e di durissima critica dell’altro; un capolavoro di tortuosità, capziosità e gesuitismo, anche sintatticamente, con quei falsi congiuntivi che spadroneggiano sin dalla prima riga. Cosa dice, infatti, Riccardi in queste sue riflessioni?

4 marzo 2018, che hanno capito i cattoprogressisti?

di Francesco Lamendola

continua su:
Quella voglia degli italiani di cambiare davvero il Paese. E di non essere ancora una volta traditi
Sala gremita a Roma per la presentazione de gli Stregoni della noitizia. Atto secondo
Sala gremita a Roma per la presentazione de 
gli Stregoni della notizia. Atto secondo

Qualcosa sta cambiando in Italia e in bene. Mentre fino ad alcuni mesi fa ogni volta che avevo l’opportunità di partecipare a incontri pubblici, percepivo soprattutto rabbia e in certi casi addirittura rassegnazione, ora sento voglia di reagire, di combattere, di sperare. Non che i problemi di fondo siano stati risolti: la lievissima crescita economica ha semplicemente mitigato i problemi, arrestandone la caduta. La disoccupazione resta su livelli inaccettabili, l’imposizione fiscale è proibitiva e recessiva, le preoccupazioni per le pensioni e la tenuta del sistema sociale immutate. L’altro giorno un amico commercialista mi ha detto: nemmeno al Nord si creano più vere aziende. Forse esagerava ma l’Italia di oggi non è certo amica degli imprenditori.

Eppure quelli che non si arrendono sono sempre più numerosi. E sempre più persone vogliono capire il mondo in cui viviamo. Ne ho avuto un riscontro straordinario durante le presentazioni del mio saggio “Gli stregoni della Notizia. Atto secondo” (Guerini editore). A Milano sono arrivate 300 persone, ieri a Roma, con Vladimiro Giacché e Alberto Bagnai, almeno 350 a un incontro organizzato dagli splendidi ragazzi de l’Intellettuale Dissidente  e da Asimmetrie (qui il resoconto di Maria Scopece su Formiche.net). Un successo di pubblico di queste proporzioni ovviamente fa bene all’ego di chi scrive e sentitamente ringrazio.
Alberto Bagnai, Marcello Foa, Vladimiro Giacché sabato a Roma
Alberto Bagnai, Marcello Foa, Vladimiro Giacché sabato a Roma
Ma non è questo il punto. Nello sguardo delle persone che incontro vedo brillare la fiducia e la voglia di impegnarsi in prima persona. Molto probabilmente è la conseguenza del risultato delle elezioni politiche, in cui per la prima volta i partiti alternativi a quelli tradizional –  Il Movimento 5 Stelle, la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia – hanno superato abbondantemente, sommati, il 50% dei consensi. Il messaggio è forte e chiaro: gli italiani non sono disposti a farsi ingannare dalle lusinghe e soprattutto dalla propaganda dall’establishment. Hanno voglia di una vera svolta e sono sempre più attenti alla coerenza dei leader.
Non è un caso che il gradimento di Di Maio sia sceso di 6 punti, mentre quello di Salvini continui a salire, fino a superare, per la prima volta, quello del capo del Movimento 5 Stelle. Gli elettori non gradiscono la disinvoltura con cui quest’ultimo si propone sia alla Lega sia al Pd e non amano chi antepone evidenti, incontrollabili ambizioni personali al perseguimento di un disegno più ampio e nell’interesse del Paese.
Non vogliono essere traditi un’altra volta e in questa fase storica sono attenti soprattutto alla coerenza. Salvini, chiaramente, lo ha capito. Chissà se Luigi Di Maio saprà ascoltare ancora la voce degli italiani, quella voce che giunge limpida e vibrante 

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a chi ha l’umiltà di udirla nelle piazze e negli uditori.
PS I risultati delle elezioni in Molise, giunti nel frattempo, confermano la mia analisi: gli elettori vogliono chiarezza e puniscono chi abbandona la Via. Come, appunto, Di Maio.