ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 24 aprile 2018

I “dialoganti”, come oggi si usa dire

CARITA' E' ESSERE VERITIERI


La vera carità è essere veritieri. Il tranello anticristiano "del senso di colpa" per costringe a dire o fare delle cose che non sono cristiane. Famiglia Cristiana: "il quadro complessivo di una rivista che cattolica non è più" 
di Francesco Lamendola  

 00 i preti votano dio no 19
  
Si parla molto, anche troppo, della carità cristiana; spesso a parlarne non sono i cristiani, ma gli anticristiani che vogliono rimproverare qualcosa ai, cristiani oppure far leva sui loro facili sensi di colpa per costringerli a dire o fare delle cose che non sono per nulla cristiane. A cadere in un simile tranello, naturalmente, non sono i veri cristiani, ma quelli finti: i cattolici progressisti che di cristiano hanno solo il nome, quando ancora ce l’hanno (come il settimanale Famiglia Cristiana), perché spesso si vergognano pure di quello, come il signor Bergoglio che si vergogna di essere papa e di fare il papa e si vergogna pure del cattolicesimo, essendosi affrettato a specificare che Dio non è cattolico e che il Dio in cui lui crede non è cattolico; e come i neopreti che vanno in giro vestiti perfettamente in borghese, e senza neppure un crocifisso al collo, per rispetto verso le altre fedi e verso gli atei, dicono, o magari perché si vergognano di essere preti cattolici; o come quegli altri neopreti che aboliscono le sante Messe, perfino il giorno di Natale, sempre per la stessa “ragione”, cioè per una forma di rispetto verso i migranti: come se la Messa fosse cosa loro, di cui possono disporre a piacimento, e non già la cosa più preziosa, più soprannaturale, più divina che Dio stesso abbia donato agli uomini e della quale solamente Gesù Cristo è padrone, perché è il suo Corpo e il suo Sangue quelli che ci offre nella santa Eucarestia, cuore e anima della Messa, e  non il corpo o il sangue del don Farinella di turno (anche se non mancano i preti buffoni che, per la santa Pasqua, si fanno crocifiggere, ovviamente per finta, onde sfogare tutto il loro narcisismo patologico e far credere di essere loro a donare la vita per amore dei fedeli, mentre tutto ciò che fanno è solo in funzione del far parlare di sé.

La verità, dunque, è l’espressione fondamentale della carità: così come il vero amico, colui che vuole bene all’altro, non è capace di tacere, di fingere che vada tutto bene, ma parla con franchezza, dice sempre la verità, a cuore aperto, anche quando essa risulta sgradevole. Ma, per non restare in un ambito astratto, parliamo pure di un caso concreto, e secondo noi paradigmatico, dell’allontanamento dei cattolici dalla verità, cioè dalla vera dottrina cattolica e dalla vera morale cattolica. Precisiamo che non ci interessa puntare il dito contro singole persone, ma discutere di idee, nonché di comportamenti inerenti alle idee e soprattutto ai valori, e che ci sono dei fatti incontrovertibili, dai quali, poi, ciascuno è perfettamente libero di trarre le conclusioni che gli sembrano più vicine alla verità; ma sempre tenendo presente che, per un cattolico, la verità non è questione di opinioni o di gusti personali, e nemmeno di coscienza soggettiva, come va dicendo - ereticamente – il signor Bergoglio, ma è tenersi stretti a una dottrina e a una morale ben precise: quelle del Vangelo del nostro Signore, Gesù Cristo, e alle parole o agli esempi di nessun altro, se divergono da quelle, fosse pure il papa in persona.
Prendiamo il caso del settimanale Famiglia Cristiana. Quando ero bambino, lo leggevo dai nonni, che erano abbonati: niente da dire, era un vero giornale cattolico, dalla copertina all’ultima pagina. Era stato fondato ad Alba, nel 1931, dal beato Giacomo Alberione, che era un genio della comunicazione e dell’editoria, ed era anche un prete cattolico al cento per cento. Poi, un poco alla volta, qualcosa è successo. Si dirà: è normale, è la legge del progresso. Del resto, non è nello spirito del Concilio Vaticano II aprirsi al mondo, dialogare con tutti, cominciare ad abbattere i muri? Eh, già: il Concilio; e non li sfiora mai il dubbio, quei signori, che il problema è proprio quello: che c’è una Chiesa di prima del Concilio, e una Chiesa del dopo Concilio; che sono due chiese diverse, e non la stessa: e che a noi, che abbiamo conosciuto l’una, e ci siamo cresciuti, e ci siamo abbeverati alla sua fonte, a abbiamo respirato il profumo di una Tradizione ineguagliabile, e insieme ad essa abbiamo percepito l’alito dell’infinito e dell’eterno, a noi non possono raccontare che l’altra è la sua naturale prosecuzione, solo con qualche aggiustamento di tipo comunicativo. No, non è solo questo. Non è solamente il tono mondano, frivolo, e massicciamente politicizzato; e non è solo il fatto che, politicizzazione per politicizzazione (che è comunque un deviare dalla retta via, perché un giornale cattolico non deve essere un giornale politico), la connotazione sempre più fervidamente, sempre più smaccatamente di sinistra è a dir poco opinabile, come lo è il suo odio viscerale che è passato dalla persona fisica di un uomo, di un “nemico”, Silvio Berlusconi, cosa legittima anche se poco caritatevole, a tutto il mondo della destra, a tutte le idee di destra, a tutto il popolo di destra, cioè oltre metà del popolo italiano, cosa assolutamente illegittima per un simile giornale. Non è solo questo. E non è neppure la pubblicità, sempre più invasiva e sempre più laica; con tanto di donne in succinti costumi da bagno e di bambini e bambine che sfoggiano vestiti e biancheria, con un’aria un po’ sexy e un po’ ammiccante, il che decisamente non fa venire in mente nulla di cattolico. Naturalmente, non è nemmeno il fatto che la dialettica interna sia sparita, che a parlare siano solo gli esponenti del partito ultra conciliare e bergogliano, gli Enzo Bianchi, gli Andrea Riccardi, con pagine e pagine di auto-promozione, come se l’altro cattolicesimo, quello della Tradizione, quello della vera spiritualità, dell’ascetismo, dell’azione sociale congiunta con la preghiera e con la costante unione a Dio, non esistessero neppure, per cui pare che esistano solo i preti come don Milani e i vescovi come don Bello: secondo le direttive del signor Bergoglio, appunto. Non è nessuna di queste cose presa singolarmente, ma è tutte queste cose messe insieme: quel concentrato di politicizzazione, di sinistrismo, di mondanità, di fatuità, di politicamente corretto, che vuol sempre fare le pulci a tutti, ma non tollera di prendere lezioni da alcuno; è quella pretesa di superiorità morale che una volta, almeno, si fondava su un vero sforzo di santità, mentre adesso, fra comunione ai risposati, riconoscimento delle coppie omosessuali, silenzio assordante sull’aborto e occhi chiusi sul divorzio (con tanto di celebri divorziati in copertina) emerge il quadro complessivo di una rivista che cattolica non è più,  e nemmeno cristiana, se le parole hanno ancora un senso e se qualcuno non si crede tanto furbo da poter coglionare milioni di italiani, spacciando per cristiano quel che cristiano non è, per quante contorsioni si facciano e per quante falsificazioni del linguaggio si mettano in opera. Se poi si aggiunge che non passa via un numero senza che, come del resto fa il signor Bergoglio, non si intoni la stessa musica pro-migranti, cioè pro invasione dell’Italia e pro islamizzazione del popolo italiano, destinato a sparire, nel suo recesso demografico, sotto il peso di questi immigrati che fanno cinque, sei o sette fogli per coppia, poligamia inclusa, si avrà un quadro abbastanza esaustivo delle ragioni per le quali centinaia di migliaia di lettori hanno voltato le spalle a quello che era sempre stato il “loro” settimanale di riferimento, nonché quello dei loro genitori e anche dei loro nonni.

00 benigni papa
La loro "verità"? Nella stampa "ufficiale"cattolica la dialettica interna è sparita, a parlare sono solo gli esponenti del partito ultra conciliare e bergogliano, con pagine e libri di auto-promozione.

A nulla è valso che, nel corso degli ultimi anni, un numero crescente di cattolici abbia mostrato tutta la sua perplessità, tutto il suo stupore, e, alla fine, anche la sua indignazione per le scelte editoriali e l’indirizzo politico sempre più scopertamente sinistroide e sempre meno rispettoso della Tradizione cattolica. Ci sono state perfino delle campagne di protesta, degli incitamenti al boicottaggio; i lettori “di una volta” le hanno provate tutte, cominciando dalle patetiche lettere al direttore, per far ragionare i responsabili del nuovo indirizzo. Non è questa la sede per fare la storia delle vicende interne di Famiglia Cristiana, anche se, crediamo, sarebbe una storia molto interessante e altamente istruttiva, perché è anche la storia della Chiesa e di molti milioni di cattolici italiani, i quali, un bel mattino (o piuttosto un bruttissimo mattino) si sono svegliati e si sono accorti di non essere più cattolici, che il loro clero non diceva più cose cattoliche, che la loro stampa non parlava più come deve parlare la stampa cattolica. Fin dal 1997 il cardinale Camillo Ruini stigmatizzò l’eccessiva spregiudicatezza del giornale su temi inerenti la morale cattolica, tanto che la Santa Sede giunse a commissariarlo, e l’allora direttore, don Leonardo Zega, fu costretto alle dimissioni: operazione peggio che inconcludente, perché il suo successore era stato proprio il suo principale collaboratore, don Antonio Sciortino, e la linea progressista del settimanale non fece che accentuarsi sempre più, raggiungendo il culmine, com’è ovvio, ai nostri giorni, incoraggiata dal pontificato neomodernista del signor Bergoglio. Noi conosciamo personalmente diverse persone, profondamente cattoliche, le quali, già abbonate al settimanale paolino, da parecchi anni non lo comprano più e non ne vogliono nemmeno sapere; quando se ne parla, lo nominano con disprezzo, come di un giornale che ha completamente perso la sua ispirazione originaria e che non parla più legittimamente a nome dei cattolici italiani; e non parliamo di cattolici ottusamente conservatori, ma di persone molto aperte, molto “dialoganti”, come oggi si usa dire, però, nello stesso tempo, molto coerenti e perciò esigenti in fatto di coerenza. Come può un settimanale dirsi cattolico, esse ragionano, e poi mettere in copertina il volto sorridente di persone notoriamente divorziate, come Michelle Hunziker, quasi che l’indissolubilità del matrimonio fosse, per i cattolici, una questione di carattere strettamente privato e perciò opinabile, e non un comandamento ben preciso?

La vera carità è essere veritieri

di Francesco Lamendola

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Quello che non ti dicono delle ONG 



Byoblu ha raggiunto e intervistato Francesca Totolo, blogger, attivista e ricercatrice indipendente, specializzata sul tema delle navi delle ONG che incrociano nel Mediterraneo e sul racconto che ne fanno i media mainstream.
Un racconto che, è il caso di dirlo, fa acqua da tutte le parti.
Francesca Totolo
http://www.byoblu.com/2018/04/23/quello-che-non-ti-dicono-delle-ong-francesca-totolo/

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