ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 9 aprile 2018

Il contrario della rivoluzione


Chiesa dove vai/1. Una base per il risveglio

Fare il resoconto del giorno dopo è sempre difficile, soprattutto quando si parla di Chiesa e dintorni. È opinione condivisa che si stiano vivendo tempi strani e non possiamo che essere tutti d'accordo. Cosa verrà ricordato di questo periodo? Non è probabilmente rilevante, ma per quanto ci riguarda, il convegno del 7 aprile, "Chiesa dove vai", può essere considerato memorabile, perché in anni di confusione ha posto delle basi di lavoro stabili per riuscire a sopravvivere al presente ecclesiastico senza rimbecillirsi ulteriormente, magari dandosi una calmata e, per una volta, riporre per qualche minuto l'ascia di guerra per fermarsi a pensare.

[Per la cronaca, al convegno erano presenti oltre 400 persone, inviato di Avvenire compreso. Il quotidiano dei vescovi ha avuto anche il coraggio di rosicare].

In sostanza, dicevamo, la situazione non è entusiasmante e siamo in preda al caos. A furia di continuare a ripeterlo ossessivamente sembriamo caduti in uno sketch comico, quindi dobbiamo finirla e capire cosa fare. In aiuto ci viene il Cardinale Brandmuller che, nei ragionamenti esposti durante il suddetto convegno, ha posto le basi per il risveglio, personale e comunitario, di questi cattolici inspiegabilmente addormentati.
Di seguito la nostra impressione e qualche divagazione personale.

Quelli che a parere di chi scrive sono i tratti principali dell'intervento, che parte dagli scritti del fu Cardinale Newman, si possono riassumere in questi punti:

· Il richiamo alla crisi ariana: all'epoca l'episcopato fallì la propria missione clamorosamente, mentre i fedeli rimasero saldi nella fede e conservarono il depositum fidei.

· Il concetto di "infallibilità passiva": gli uomini di Chiesa possono sì sbagliare, ma il Corpo Mistico non può, nella sua totalità, cadere nell'eresia. Questo punto appare estremamente importante, perché laddove sembri che la maggioranza e talvolta la quasi totalità sia ormai sbarellata, va ricordato che fino a quando sopravvive una fazione, piccola o grande, sana di mente, non tutto è perduto. Si tratta del sensus fidei.

· Il consenso dei fedeli ha quindi un peso: al riguardo vengono citati episodi di mobilitazione popolare che hanno spinto i papi a compiere delle scelte. Potrebbe essere un'idea interessante.

· Il consenso dei fedeli non è però legato alla maggioranza: altrimenti, detto fra noi, saremmo fritti. Ha suscitato ilarità fra il pubblico il seguente esempio malandrino: "Che cosa si deve dire quando oggi le nostre comunità parrocchiali applaudono forte un sacerdote che nell’omelia ha annunciato le sue imminenti nozze?". In pratica, qualora si tratta di conservazione del cuore della fede, si parla di sensus fidei, quando si parla di stravolgimenti, rivoluzioni (nel senso deteriore) e pagliacciate come quella di cui sopra, chiaramente no.

· La volonté generale stile Rivoluzione Francese non è il sensus fidei e tantomeno lo è un'astratta opinione pubblica. La ricerca del consenso, insomma, non è roba cattolica e [nota nostra] chi è solito vestirsi di bianco dovrebbe ricordarselo. Non lo diciamo noi, ma la Chiesa, più o meno da sempre.

· Anche i sinodi possono spararle grosse. 

 "Non tutti coloro che si definiscono cattolici, possono avanzare la pretesa di essere presi sul serio come organo di questo sensus fidei". Per essere presi sul serio, occorre "essere battezzati e vivere la fede nella potenza dello Spirito Santo".

· Più che dai sondaggi da quattro soldi, il sensus fidei è espresso da manifestazioni spontanee, come una marcia per la vita o, per fare un esempio del tutto casuale, una petizione di un milione di persone contro la comunione ai divorziati risposati.

Dunque, per concludere e cercare di ricostruire il filo logico, la gerarchia può non imbroccarne una, può anche sbagliare interi sinodi, ma il popolo cattolico, che potremmo dire composto dai laici e dal clero periferico, sa discernere il vero dal falso. La narrazione per cui i cattolici sarebbero in attesa di aperture e cambiamenti epocali è semplicemente falsa. Si deve dare necessariamente ascolto a chi si sforza di vivere in modo attinente al Vangelo e cerca di difendere la Verità della Rivelazione. Gli altri devono fare pace con sé stessi, perché si proclamano cattolici ma non credono in neanche una delle verità cattoliche.


Il testo completo della prolusione è su Tosatti

Nei prossimi giorni analizzeremo anche gli altri interventi. State connessi.
di Francesco Filipazzi
http://www.campariedemaistre.com/2018/04/chiesa-dove-vai1-una-base-per-il.html

Chiesa dove vai/2. Sul convegno e sull'inevitabile fuoco amico


Come sapete, si è svolto sabato a Roma l’atteso Convegno “Chiesa Cattolica dove vai?”, nel corso del quale è stata diffusa una Declaratio che in molti riteniamo di grande importanza. Mentre scrivo, non sono passate nemmeno ventiquattr’ore dall’evento, non sono state ancora pubblicate per esteso tutte le relazioni, non è possibile formulare alcuna approfondita riflessione sui temi trattati e sulle idee sviluppate: ma, puntuale come un orologio svizzero, si è già scatenata nel salotto della rete la consueta dose di fuoco amico.

Come sempre, è stato scritto di tutto. I più si sono detti delusi rispetto alle attese; qualcuno, più sofisticato, ha avanzato obiezioni di merito (ma costoro erano presenti? Hanno letto il testo integrale di quanto è stato detto?). I punti cruciali, comunque, i bersagli principali del fuoco amico, mi paiono due: il popolo non può correggere i pastori (dunque, a che pro la Declaratio?), e, soprattutto, non ci sarebbe stata nessuna novità, nessun passo avanti. Il convegno sarebbe stato l’ennesima espressione di un inconcludente bla bla bla, una risibile ricottura di minestre già bollite e ripetutamente riscaldate, senza alcuna concreta conseguenza, senza alcun progresso, senza alcuna utilità...

Mi spiace davvero per chi sta fraintendendo così grossolanamente l’entità e la portata, perlomeno potenziale, di quanto è accaduto sabato a Roma. Io c’ero, per cui mi arrogo il diritto di opporre al fuoco amico lo scudo della testimonianza oculare.

E come testimone oculare – meglio: auricolare, dato che si trattava di ascoltare e, si spera, di capire – mi sento di affermare che tutto il convegno è stato orientato a dimostrare: a) che il potere del Papa è limitato (ha limiti interni, direbbero i giuristi), ed è un potere costituito e non costituente; b) che laddove il Papa oltrepassi questi limiti i fedeli hanno non solo il diritto di resistere, ma anche la capacità di correggerlo, e che il sensus fidei del popolo di Dio costituisce un argine contro l’esercizio abusivo dei poteri petrini e della falsa plenitudo potestatis.

Al termine di tutto ciò, e come conseguenza ed espressione di tutto ciò, è stata presentata una dichiarazione (la Declaratio), formata e proposta come espressione del sensus fidei del popolo di Dio, che “ribalta” Amoris Laetitia proprio sulle questioni oggetto dei ben noti dubia. Al di là delle forme assunte, il valore sostanziale di correzione del Convegno e della Declaratio a me (e, credo, non solo a me) è parso evidente.

In questo quadro, anche ammettendo che, quanto a contenuti, non si sia aggiunto nulla a ciò che è già stato detto negli ultimi mesi, il grande e sostanziale passo avanti è che quei contenuti sono stati proclamati come atto ecclesiale, come espressione della fede del popolo di Dio, e non più come “contributi al dibattito”.Hanno assunto, dunque, un valore “politico” (si comprenda bene in che accezione uso questa pericolosa parola!) che li diversifica sul piano qualitativo rispetto al loro portato teologico e canonistico. Tutti, infatti, assenti e presenti, amici e nemici, hanno percepito il convegno di sabato non come convegno scientifico (pur essendo stato espresso il più elevato rigore teologico e canonistico), ma come “congresso politico”: il primo vero congresso della “opposizione”. Lo hanno percepito con la massima chiarezza soprattutto gli stranieri.

Sia chiaro: la metafora politica è, appunto, solo una metafora! Non saremo proprio noi, che ci lamentiamo della deriva politica del corrente pontificato (al Convegno ne ha parlato il prof. Pera), a macchiarci della stessa colpa. Ma non si può negare che eventi come quello romano si collochino sul versante dell’azione concreta piuttosto che su quello della disputa teorica e, così, assumano un senso nobilmente politico, in quanto tale categoria possa e debba applicarsi anche alla realtà ecclesiale.

“Opposizione”, dunque: un’opposizione consapevole, seria, rispettosa e responsabile, vorremmo dire istituzionale, alla “opposizione di Sua Maestà”; non eversiva, non insurrezionale, non piazzaiola. Un’opposizione che, di fronte alle manovre rivoluzionarie in corso, ha pienamente metabolizzato il principio che la controrivoluzione non è una rivoluzione al contrario, ma il contrario della rivoluzione. Non a caso, un velleitario tentativo di indirizzare il convegno in senso irrazionalmente, istericamente sedevacantista e millenarista è stato prontamente stroncato proprio dai partecipanti.

Di tutto ciò, mi pare, c’è pure la controprova: l’immediata reazione (in luogo del sinora prevalente “far finta di niente”) di Avvenire, che ha attaccato il convegno proprio negando che esso abbia espresso il sensus fidei del popolo di Dio, cioè smontando (rectius: tentando di smontarne) il portato e gli effetti “politici” di cui dicevo sopra.

Che poi, ciononostante, ci sia chi scatena il fuoco amico che vorrei qui deprecare, è tanto incomprensibile quanto inevitabile: nella corrente confusione “che solo un cieco può negare”, ci sarà sempre qualcuno che, se non avrai dichiarato abusivamente occupata o vacante la Sede, ti considererà un superficiale, un inetto, un inconcludente, uno che si limita a blaterare, ecc. ecc...

Detto questo, non cadiamo nell’eccesso opposto di considerare la giornata di sabato come la giornata risolutiva, quella dopo la quale nulla sarà più come prima... si è comunque trattato solo di una tappa, ancorché importante, e probabilmente importantissima. Trattandosi di evento “politico” (nel senso che ho indicato sopra: non lo ripeto più), la sua importanza si misurerà dagli effetti. Per questo ne sarà rilevante il riscontro mediatico. Sarà interessante vedere se indurrà un numero sempre maggiore di laici e di ecclesiastici a vincere la paura e ad uscire allo scoperto; se potrà ritenersi il punto di partenza di una sostanziale “marcia dei quarantamila” dei buoni cattolici. Tenendo sempre presente che nulla di ciò potrà accadere se non ci affideremo confidenti, nella preghiera, alla Provvidenza.
di Enrico Roccagiachini
http://www.campariedemaistre.com/2018/04/chiesa-dove-vai2-sul-convegno-e.html