ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 30 aprile 2018

La definizione di “follia”

Giudici contro la legge pur di uccidere Alfie

Le linee guida del General Medical Council sul "miglior interesse" del paziente sono state contraddette da medici e giudici convinti che la morte del piccolo era la risposta alla sua vita. Inoltre, il documento specifica: «Non si dovrebbero formulare supposizioni ingiustificate in merito al superiore interesse di un bambino o di un giovane sulla base di fattori irrilevanti o discriminatori, come il loro comportamento, il loro aspetto o la loro disabilità».
Abbiamo già evidenziato in articoli precedenti che i giudici inglesi avevano ordinato allo staff medico dell’Alder Hey di compiere un atto eutanasico, seppur vietato sul suolo inglese, e non di astenersi da una terapia che configurava accanimento terapeutico

L’ordine si fondava sul "miglior interesse" di Alfie. La categoria giuridica del best interest non è stata inventata lì per lì dai magistrati, ma vanta una sua tradizione giurisprudenziale ed è stata anche codificata dal General Medical Council (Gmc), un ente pubblico nato per contribuire «alla protezione del paziente ed al miglioramento della pratica medica nel Regno Unito».
Il Gmc ha stilato alcune Linee guida deontologiche per la buona pratica medica di cui una si intitola «0-18 anni: linee guida per tutti i medici». Andiamo alla sezione “Valutazione del miglior interesse” del minore e leggiamo cosa c’è scritto riferendolo al caso Alfie: «Una valutazione del miglior interesse tiene conto di quanto è clinicamente indicato in un dato caso». Per giudicare quale sia il vero miglior interesse del minore però non ci si può arrestare alla diagnosi e prognosi clinica ma «si devono altresì considerare:  a. le opinioni del bambino o del giovane, se riescono ad esprimerle, comprese anche le preferenze precedentemente manifestate». E fin qui nulla quaestio perché Alfie era impossibilitato ad esprimere volontà chiare, seppur tutta la sua persona comunicava voglia di vivere. Poi il Gmc aggiunge che, sempre in merito alla corretta valutazione del best interest, si devono tenere in considerazione  «b. le opinioni dei genitori». Questo criterio non è stato tenuto in considerazione perché la volontà di non staccare il respiratore e di portarlo via dall’Adler espressa dai genitori di Alfie è stata scartata a più riprese da giudici e medici. 
Altro punto: «c. le opinioni di altre persone vicine al bambino». Qui il riferimento non è ad altri medici, bensì a parenti, amici, conoscenti stretti etc. Superfluo dire che mezzo mondo – Papa Francesco incluso – non volevano la morte di Alfie. Anche questo punto, che concorre a definire il miglior interesse del minore, non è stato tenuto in considerazione dai giudici. Passiamo alla lettera d.: «i valori culturali e religiosi del bambino o dei suoi genitori». Appare evidente che i valori cristiani professati da Thomas e Kate non suggerivano di uccidere il proprio figlio.
Altro criterio rifiutato esplicitamente dai giudici e dai medici utile per individuare il reale miglior interesse del piccolo paziente: «e. le opinioni di altri professionisti della salute chiamati a prendersi cura del bambino, o di altri professionisti che abbiano comunque un interesse nel suo benessere». I medici del Bambin Gesù di Roma non hanno mai detto che l’interruzione della ventilazione era nel miglior interesse di Alfie, piuttosto hanno fatto comprendere che il suo best interest era la cura presso la loro struttura per procedere ad una diagnosi più accurata e per iniziare diverse terapie. La lettera f. indica poi che il miglior interesse risiede anche in quella «opzione […] che limiterà il meno possibile le chances future del bambino». Uccidere Alfie ha eliminato per lui qualsiasi possibilità di miglioramento e quindi la morte non poteva essere nel suo miglior interesse.
Dopo l’elenco di questi punti le Linee guida aggiungono una nota che sembra scritta proprio per Alfie: «Questo elenco non è esaustivo. Il peso che si attribuirà a ciascun punto dipenderà dalle circostanze e si dovrà prendere in considerazione qualsiasi altra informazione pertinente al caso». Tornano di nuovo in mente i pareri di moltissimi specialisti che sono rimasti inascoltati. Ma ecco l’annotazione più importante che fa il Gmc: «Non si dovrebbero formulare supposizioni ingiustificate in merito al superiore interesse di un bambino o di un giovane sulla base di fattori irrilevanti o discriminatori, come il loro comportamento, il loro aspetto o la loro disabilità». E dunque la disabilità di Alfie non doveva entrare nella valutazione del suo miglior interesse perché sarebbe stata una valutazione discriminatoria. Invece Alfie è stato eliminato proprio perché disabile.
In sintesi nessuno di questi criteri indicati dal Gmc sono stati tenuti in considerazione per comprendere quale doveva essere il "miglior interesse" di Alfie, espressione che comunque è erronea perché rimanda ad un’etica utilitarista e non ad un’etica fondata sul personalismo ontologico, ossia sulla dignità personale che mai può essere violata. Queste Linee guida ovviamente non sono vincolanti per i giudici (per i medici lo sono un poco di più), però rappresentano un sicuro orientamento a cui si dovevano attenere i magistrati a motivo dell’autorità dell’organo che le ha emesse.
Pare paradossale, ma lo stesso Gmc si era espresso a favore della morte di Alfie. Infatti, quando il piccolo paziente inglese era ancora vivo, molti avevano chiesto al Gmc di scendere in campo per difendere la sua vita, ma la risposta che il Gmc diede faceva riferimento al buon operato dei medici dell’Alder, i quali stavano facendo bene il loro lavoro perché applicavano al meglio le linee guida deontologiche proprio laddove specificano cosa sia il miglior interesse del minore. Per suffragare questo loro giudizio allegarono a chi li aveva interpellati esattamente la sezione della Linee guida che abbiamo appena esaminato, quelle stesse che, adducendo sei motivazioni differenti, avrebbero vietato di staccare il respiratore ad Alfie.
Nell’Enciclopedia Treccani si può rinvenire questa definizione di “follia”: Stato di alienazione, di grave malattia mentale, mancanza di senno, stoltezza, orgogliosa o leggera sconsideratezza».
Tommaso Scandroglio

“Dal darwinismo al malthusianesimo ad Alfie”- Enzo Pennetta su Lo Speciale


Gli inglesi hanno dato certamente un grande contributo all’ideologia cosiddetta progressista ma è sbagliato pensare che non fossero consapevoli della direzione che stavano prendendo e dove questa avrebbe condotto.


“Eugenetica, darwinismo, malthusianesimo: voi inglesi, a guardar bene, avete dato un bel contributo a quello che ancora oggi ci ostiniamo a chiamare “progresso” senza vederne i pericoli” domanda Aldo Maria Valli in un’intervista immaginaria allo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), noto polemista e provocatore dell’epoca, pubblicata sul suo blog.  Nell’intervista Chesterton  sembra puntare il dito contro la deriva laicista che ha caratterizzato il XX secolo e che oggi avrebbe raggiunto il culmine con la vicenda di Alfie Evans. Lo Speciale ha approfondito la questione con il fondatore del sito Critica Scientifica Enzo Pennetta, laureato in Biologia e Farmacia, docente di scienze naturali e scrittore. Ha pubblicato L’Ultimo Uomo, libro in cui descrive il declino dell’uomo moderno e Infamia, l’informazione fra manipolazione e repressione.
“Eugenetica, darwinismo, malthusianesimo: voi inglesi, a guardar bene, avete dato un bel contributo a quello che ancora oggi ci ostiniamo a chiamare “progresso” senza vederne i pericoli” denuncia Aldo Maria Valli immaginando di parlare con mister Chesterton. E’ così?
“Gli inglesi hanno dato certamente un grande contributo all’ideologia cosiddetta progressista ma è sbagliato pensare che non fossero consapevoli della direzione che stavano prendendo e dove questa avrebbe condotto. Quello che si sta realizzando sotto i nostri occhi è esattamente ciò che volevano”.
In che senso?
“Non è un caso che, solo dieci anni dopo la pubblicazione del libro di Darwin sull’origione della specie, suo cugino Francis Galton, pubblicasse “Hereditary Genius” nel quale si sosteneva che gli uomini definiti superiori erano imparentati fra loro. Quello fu l’inizio dell’eugenetica, la disciplina che applicando principi di zootecnica alle popolazioni umane mira ad ottenerne la conservazione ed il miglioramento. Dei pericoli derivanti da una scienza senza controllo etico erano già pienamente consapevoli in tanti. Un grande autore come H. G. Wells (quello della Guerra dei Mondi nonché tra i fondatori della London School of Economics) pubblicò nel 1896 il romanzo “The Island of Dr. Moreau” nel quale si raccontava l’incubo di una sperimentazione scientifica incontrollata sugli esseri umani. Nonostante questa consapevolezza lo stesso Wells divenne un acceso sostenitore dell’eugenetica. Ma l’influenza inglese sul modello socio biologico contemporaneo è stata maggiormente rivelata dallo scrittore Aldous Huxley, nipote di quel Thomas Huxley passato alla storia come il mastino di Darwin e fratello del famoso biologo, Julian Huxley, autore della teoria neodarwiniana e primo presidente dell’UNESCO. Aldous Huxley nel suo romanzo distopico “Il mondo nuovo” dipinge una società dominata dall’eugenetica, dall’eutanasia e da tutta una serie di innovazioni ‘progressiste’ attuate nei nostri giorni; è un libro che non dobbiamo considerare come profetico ma come la testimonianza di un pensiero diffuso già all’epoca nell’establishment britannico e imposto al mondo nel secondo dopoguerra con l’affermarsi di un’egemonia culturale anglosassone.
A questo punto sorge il dilemma. Quanto sono realmente “democratiche” certe teorie?
“Il darwinismo come tutti gli “ismi” è una ideologia e in quanto tale non è democratica per definizione. Ma se il pensiero ideologico è già intrinsecamente intollerante, una ideologia che si proponga come verità scientifica lo è in massimo grado in quanto nega di essere una creazione della mente umana per presentarsi sotto la veste della verità scientifica e di legge immutabile di natura. Ma ancora una volta non si tratta di un fenomeno casuale, l’idea di una società governata da scienziati che assumono il ruolo di moderni sacerdoti era stata formulata nel ‘600 da Francis Bacon nel romanzo utopico “La Nuova Atlantide”. Il pensiero di Bacon fu poi incarnato pochi decenni dopo nella Royal Society, il prestigioso ente inglese la cui missione è stata dal principio quella di sottomettere la scienza all’autorità, di farne uno “instrumentum regni”. E come già detto, giunse infine il darwinismo sociale a fornire il più perfezionato strumento di potere, uno strumento però non democratico ma aristocratico e fortemente coercitivo”.
Il caso Alfie Evans in che misura rappresenta i pericoli e le insidie di tali teorie?
“Il caso Alfie rappresenta in modo assolutamente consapevole le conseguenze di tali teorie ma non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che esse siano viste come dei pericoli e delle insidie da tutti. Per chi le ha proposte sin dal principio e anche per i sostenitori attuali (molti dei quali comuni cittadini come è possibile verificare dai commenti sui social) queste conseguenze sono considerate un “progresso” desiderato. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che nella decisione di porre fine alla vita di Alfie, e a quella di Charlie prima di lui, ci sono persone lucidamente determinate e convinte che in caso di “difetti” più o meno gravi la morte sia un ‘bene’ da impartire doverosamente, anche contro la volontà dei famigliari e degli stessi soggetti interessati”.
Quindi, come reagire?
“Questa ideologia nata e cresciuta nella cultura inglese prende oggi il nome di globalizzazione e reclama il diritto di essere riconosciuta come inevitabile e giusta da ogni paese del mondo. Alla dottrina dell’eugenetica si affianca inevitabilmente l’idea malthusiana del controllo delle nascite e dell’identificazione dei poveri con gli individui inadatti destinati a soccombere. Siamo quindi di fronte alla più moderna e insidiosa delle ideologie, quella che parafrasando Baudelaire ha come ultima astuzia quella di negare la propria esistenza. La battaglia contro questa ideologia passa quindi attraverso un primo fondamentale passo, quello di dichiarare che essa esiste”. 

INSTAURANO IL MONDO DI HUXLEY

Di Danilo Fabbroni
Con D.H. Lawrence condivideva nel profondo “la filosofia del sangue” che se detto da sinistra sembra una chiccheria mentre se pronunciato da destra pare una parafrasi del “male assoluto”.
Sempre vale la legge dei due pesi e due misure.[1]
Un po’ come il Lawrence de Il serpente piumato. Ma Huxley è decisamente quel tipo di personaggio assolutamente precursore degli “incantesimi” a venire. “Lungimirante” interprete e precursore di quello che sarebbe stato, in parole povere, l’andazzo del tempo futuro.
Poteva essere diversamente essendo l’Huxley inserito a diritto entro i più profondi meandri ed interstizi culturali delle Oligarchie Finanziarie Iniziatiche?
No, non poteva essere diversamente.
Ed è assolutamente sintomatico come Huxley sia ancor oggi inteso come un archetipo paradigmatico del movimento della Nuova Cultura con tutto quello che ne consegue, quando invece è stato di nascosto un apologeta del più feroce dei Totalitarismi.
Lo stesso acuto suo biografo – David Bradshaw – avverte che per decenni e decenni Huxley è stato frainteso e non letto come si conveniva.
In realtà Huxley – senza peli sulla lingua – auspicava che l’educazione sarebbe dovuta essere diseguale a seconda degli individui da acculturare. Inoltre sosteneva che sarebbe auspicabile che la società fosse organizzata secondo una gerarchia di qualità mentale e che la forma del governo fosse di natura aristocratica nel senso letterale del termine. Aggiungeva che i nostri bambini avrebbero guardato ad un futuro basato su un sistema di caste […] in modo da dare ai membri delle caste inferiori solo quello che aggrada a quelli delle caste superiori.
Volete sapere cosa andava sostenendo una dei giudici più famosi della Corte Suprema statunitense, Louis Brandeis?
Ebbene, con sorprendente (?) coincidenza con il pensierio di Huxley, Brandeis diceva che la società aveva solo due scelte. Una era quella della democrazia, e l’altra era quella della oligarchia, ma tutte e due non erano possibili.
Quindi si trattava di scegliere o l’una o l’altra![2]
Forse pensate che siano vestigia di un passato retrogrado ormai dimenticato?
Nient’affatto.
Giusto ai giorni nostri Bernard Arnault che ha uno dei poli del lusso più importanti al mondo, LVMH, e compare sempre ai primi posti della classifica di Forbes, ha espresso soddisfazione che la business community globalista sia divenuta così strapotente da competere contro gli Stati stessi, e che, di conseguenza i politici esercitino un impatto sulla vita economica mano a mano meno determinante.[3]
In caudam venenum Huxley caricava la dose dicendo che l’uomo più empatico con la figura del mendicante è proprio quello che si adopera a non far nascere nessun mendicante.
Ma non basta.
Huxley diventava ancora più esplicito quando evocava la chance di abolire de facto la democrazia oppure di tenerla in vita ma a patto di inventare  una tecnica psicologica, mista anche ad una propaganda, onde dirigere l’elettorato ove lo si vuole far andare.
Secondo Huxley, ex-abrupto, il 99,5% della popolazione è stupida, e ne consegue che la fertilità di questa massa va limitata coercitivamente.[4]
È questa la vera mascheral’autentico volto, di Huxley, prominente caporione delle strategie Iniziatiche delle Oligarchie.

***

Oligarchie Iniziatiche che – needless to say – sono gestite tutte in famiglia.
Tutti sono imparentati con tutti.
Così fa sbellicar dal ridere la strascicata, quanto indecorosa,  polemica che ci ammorba da decenni, bandita dai tam tam della stampa estera più “blasonata”, in verità una boite à merde, contro il nostrano capitalismo di stampo familiare. Basterebbe prendersi la briga di spulciare qualche albero genealogico di qualsiasi famiglia del grande capitale anglosassone per vedere inequivocabilmente gli innumerevoli intrecci e commistioni gestiti a livello familiare, assolutamente endogeni al clan, alla famiglia. Del resto clan, club, lodge non per niente sono termini di squisita ed univoca fattura anglosassone.
Sorprenderà dunque apprendere che Aldous Huxley ha un fratello che divenne direttore dell’UNESCO? Niente di meno che Sir Julian Sorell Huxley, filosofo, biologo ed educatore.
Secondo la prestigiosa Enciclopedia Britannica, anche questo Huxley nel 1916 era stato arruolato nel corpo dell’intelligence dell’esercito britannico. Poteva mancare questo “piccolo particolare”? Certamente no. E non poteva mancare la chicca dell’eco-idiozia. Egli fu co-fondatore del WWF.
D’altra parte tutto l’infinito amore per gli animali sotto cui si appalesano le combriccole dell’Alta Finanza iniziatica, e delle loro osannanti claque  risuona sul «fatto che in Grecia una donna che si incarna in una compagna di Dioniso sia rappresentata come posseduta da una pantera e che nel Dahomey una divinità delle acque incarni momentaneamente lo spirito della belva […] la tematica della possessione è universale e il furore delle bestie selvagge ne costituisce uno degli aspetti preferiti».[5]

Addenda. Non si creda che la vacua infatuazione verso la galassia animalier sia innocua e priva di significato.
L’eco-idiozia di massa obnubila il cervello portato, di peso, all’ammasso. Il pro-animalismo corrente porta dritto dritto alla religione della Natura di cui andava parlando Danielou, senza mezzi termini, quale dominazione assoluta quanto spietata del forte sul debole.
Non si pensi che l’ecologia, la Gaia Dea Madre invocata dai tanti adepti contra christianos, voglia dire un mondo della Natura popolato da animali, incontaminati quanto benevoli, da cartoons di Walt Disney.
Gaia oggi, ancora per poco coincide, ha il manto dei valori liberal, del progressismo di un alba migliore: domani avrà l’aurora tragica del Dominio dei veri animali a simbolo di questo Terrore a venire: il Giaguaro e l’Aquila aztechi.
Vi ricordate che iniziammo questo racconto proprio con il racconto di Bernheim sugli aztechi?
Ambedue mostreranno il vero volto animalier, quello dell’Astuto sul meno astuto, quello del più Forte sul meno forte, quello del Potente sul meno potente, quello del Subdolo sul meno subdolo.
Il cammino della Regressione insomma.[6]
Tanto più l’uomo corre di gran carriera a regredire verso questo stato estatico-bestiale, tanto più “i manovratori del treno” plaudono a questo deragliamento nella follia.

«Julien, massimo ideologo della “Società di eugenetica” […] restò alla testa dell’UNESCO dal 1946 al 1948, periodo in cui si adoperò per inserire nell’agenda internazionale “politiche specifiche per la popolazione” ».[7]

Ecco perché in questo testo, che vide la luce nel lontano 1934, Aldous già si permetteva di interpretare appieno, con sussiego d’avant-garde assolutamente anticipatore, uno dei temi principali  dei circoli culturali ed economici a venire, che è quello dell’odio irrefrenabile verso lo Stato-Nazione. Ancor oggi, vediamo lo scatenamento più becero a livello planetario contro questa nozione. La globalizzazione tutta non è nient’altro che l’annichilimento della condizione di Stato-Nazione.

«Nel giugno 1935 […] nella relazione letta al primo Congresso Mondiale degli Scrittori per la Difesa della Cultura, (si noti per cortesia il tono roboante, da MinCulPop, del titolo del meeting, degno di un tipico convengo della cultura nazista. Solo che qua nessun alza sopracciglia e nemmeno occhi, visto che è all’opera la più “squisita” parade della Cultura Progressista; N.d.A.) [Aldous Huxley] confermò i giudizi espressi nell’opera: il nemico incontrato ovunque nel suo viaggio era stato il nazionalismo, che egli definiva la filosofia che giustifica l’odio inutile ed artificiale».[8]

Quando i manutengoli della sodomia come Isherwood, Auden, Spender, nonché Huxley, si infuriavano contro le pretese nazionalistiche dell’Italia a proposito della guerra italo-etiopica, allora quel pro patria tutto squisitamente inglese diventava, oplà! una finesse d’ésprit più che ammissibile![9]
Tanto per chiarire come dietro sinistri personaggi del genere dipinti dall’oleografia “popolare” come “pastori” della libertà futura, del buonismo, del pacifismo ecumenico, del Nuovo Mondo, si celi la peggior canaglia sub-umana, basti riportare quanto leggiamo nell’opera citata a pagina 23: «Anche un’onda di marea può avere i suoi aspetti positivi. Se non altro si porta via le catapecchie. I nostri governi e le municipalità sono meno brutali. Ma sono anche, ahimè, molto meno efficaci».

E difatti come corollario Huxley rincara la dose con questo passo: «gli indicibili orrori dei sacrifici atzechi erano il logico risultato delle speculazioni cosmologiche di qualche filosofo. Il sole era vivo e richiedeva nutrimento; se non fosse stato nutrito in modo adeguato, sarebbe potuto morire o, se non altro, si sarebbe potuto adirare; quindi, per il bene dell’umanità intera, le vittime umane dovevano tendersi ad arco sopra una roccia e farsi strappare via il cuore con un coltello d’ossidiana».[10]

E vorrei qui, per così dire, gettare in aria un indovinello.
Proviamo tutti quanti ad immaginare di chi sono le seguenti parole.

«Odio la gente, le masse, il gregge umano. Non ho nessun bisogno della gente. Talvolta penso che vorrei uccidere tutti, tranne i miei amici».[11]

A giudicare da quanto abbiamo letto sino ad ora, inequivocabilmente appartengono ad Huxley.
Sorpresa! Appartengono a Jim Morrison!
Una consonanza spontanea quella tra il pensiero dello sciamano elettrico Morrison – incantatore di folle adoranti – e l’altisonante corifeo del jet set internazionale?
Non sappiamo dirlo ma resta impressionante questo unisono su un tema tremendo come quello dell’auspicato genocidio.
Morrison aveva inviso le masse quanto invece adorava gli animali: anche questo un altro inconfondibile segno di piena partecipazione al pensiero delle élites dominanti.[12]

Più avanti torna fuori prepotentemente l’assonanza di Huxley con le linee di pensiero che oggi riempiono prepotentemente i media politicamente corretti, tutti uggiolanti verso le oligarchie finanziarie transnazionali.
«È proprio per questa ragione che tutti i dittatori del dopoguerra hanno sempre diffuso notizie allarmanti e minacciato guerre. La paura che ogni popolo ha dei suoi vicini, rafforza il potere dei governanti in carica. Ma cos’è questo potere, in confronto al potere che potrebbe essere esercitato da un’oligarchia di governanti mondiali?».

Sorprendente affermazione, questa di Huxley, considerato che fu fatta quasi un secolo fa. Segno che certi scenari che si avverano oggi erano già nell’aria molto tempo fa. Ma non è solo  l’odio acerrimo verso le figure del nazionalismo che anima Huxley. Il vero scopo in nuce è l’odio verso il Cattolicesimo. Difatti nel passo successivo leggiamo: «Non è una coincidenza il fatto che, in Francia, i partiti più strettamente legati al Cattolicesimo siano quelli più violentemente sciovinisti».
Tombola! Eureka! Ecco trovato l’arcano! Alla fine che sia Huxley o Simone Weil, o Stephen Spender, non fa gran differenza: tutto il culturame si spende nel tentativo di sopprimere l’idea del Cattolicesimo.
Ça va sans dire che in questa loro guerra santa non si peritano nemmeno un minuto per la provenienza dei soldi da cui traggono la  loro agiatissima esistenza.
Il poeta Spender ad esempio, si dichiarò meravigliato, nel sapere che «l’ufficio del Dipartimento di Ricerca e Informazione […] voluto dall’allora governo laburista […] che cercava di combattere i sovietici all’inizio della Guerra Fredda…era finanziato con i fondi del Secret Intelligence Service[…]. Il nome che sorprende di più l’opinione pubblica internazionale è quello di Bertrand Russell. Proprio il grande filosofo che nei tardi anni Sessanta era diventato la bestia nera dell’establishment per le sue prese di posizione pacifiste». [13]
Pacifista sì, a parole, ma poi neanche tanto se si scrutinano a dovere i suoi scritti. Infatti non si peritò di esprimere nemmeno una mezza parola di biasimo contro il suo Paese natio quando mise per iscritto che la causa della prima guerra dell’oppio fu dovuta al fatto che la Cina iniziò il fermo dell’importazione di oppio da parte del governo britannico.[14]
Dunque un bell’esempio di perorazione dei diritti internazionali! La causa della guerra era quella data dalla ferina bestialità dei britannici di invadere, colonizzando in toto, anche con l’arma esiziale dell’oppio, l’intera popolazione cinese! Questa era la vera causa tout court.
D’altronde per Russell non era una novità essere “più realista del re” e inveire contro l’establishment e, chissà perché?, ricevere da questi come in una raccomandata con ricevuta di ritorno, a stretto giro di posta, soldi ed aiuti.

«Il 9 luglio 1955, al culmine della guerra fredda, Bertand Russell proclamò alla Caxton Hall di Londra il famoso Manifesto Russell-Einstein, firmato da altri sette premi Nobel […].
Quattro giorni più tardi Cyrus Eaton, il capitalista indipendente, allora presidente della Chesapaeake & Ohio Railway Company, scrisse a Russell. “[…] Potrei essere di aiuto nella realizzazione della vostra proposta, finanziando in modo anonimo un incontro di scienziati del vostro gruppo a Pugwash, Nova Scotia?”.
Il primo incontro si tenne nel luglio 1957 nella casa di famiglia di Eaton […]. I membri parlavano di se stessi come pugwashiti e molti di loro acquisirono vero potere politico. Henry Kissinger, per esempio, è stato cinque volte pugwashita […]».[15]

Prendiamo nota che sempre in Canada, sempre nella sua costa orientale, sul Lago Ontario, vicino a Toronto, era basata una sede del SOE, lo Special Operations Executive (una branca dell’intelligence inglese voluta dallo stesso Churchill e specializzata nella guerra non convenzionale) guidata da due ex ufficiali britannici della Polizia di Shangai, che contava ben 13.000 uomini.
Crème de la crème tra questi niente po’ po’ di meno che i capi in testa di Wall Street! Du Pont, Vanderbilt, Morgan, Angleton.
Ed Herbert Marcuse poteva mancare?
No di certo.
Così una sarcastica propaganda tedesca descriveva l’accolita: «50 professori, 20 scimmie, 10 capre, 12 cavie ed un gruppo di scribacchini ebrei pilotati da un rinnegato irlandese denominato “Bill il Selvaggio” che si è all’uopo allenato nei Balcani, nei bordelli e nei locali notturni».[16]
O con le parole dello stesso Spender: «Verso la fine del 1944 fui trasferito dal National Fire Service al Ministero degli Esteri: sembrerebbe una carriere strepitosa, ma in realtà era solo il passaggio a un ufficio ausiliario dei servizi segreti […]. Niente di segreto».[17]

È da questi pulpiti di doppio gioco, da questi arcana imperii et dominationis della Menzogna – fatta regola di vita – che viene la condanna acerrima al Cattolicesimo.
Da quali pulpiti!
Ma sentiamo quale sarebbe la ricetta per superare i limiti del Cattolicesimo. Secondo Huxley questo: «il nostro sistema orgiastico, pur complesso, è probabilmente insufficiente per le nostre necessità».[18]
Ed a proposito del suo pensiero di stampo “democratico”, che sarebbe lecito aspettarsi da un campione del “Sole dell’Avvenire”, stona non poco sentirlo dire come fa a pagina 107 dello stesso testo: «i lavori forzati sono stati utilizzati dappertutto, nello sviluppo di paesi non civilizzati. Ed è estremamente difficile immaginare in quale altro modo questi avrebbero potuto svilupparsi».
Anche in India c’era questo saldo credo nei confronti dei lavori forzati. Per merito ovviamente degli inglesi.

«Binsar è un posto veramente straordinario […] il governatore della regione, un inglese un po’ pazzo, detestando la vicinanza degli indigeni, aveva fatto costruire per sé […] alcune ville di stile puramente britannico […]. Per realizzare quel nido d’aquila, aveva dovuto organizzare un sistema di lavori forzati, servendosi di montanari prelevati d’autorità dai loro villaggi, perché tutto doveva essere trasportato a dorso d’uomo. Si diceva che molti di quei prigionieri fossero morti sul lavoro».[19]

Si diceva? Tutta qua la pietas dell’incantevole Danielou, portatore del nuovo verbo salvifico – anti cristiano – per l’umanità?
Che si tratti di una “preveggente” anticipazione tutta di stampo Wasp dei massicci tentativi messi in atto sia nel secolo scorso che in quello odierno di esportare la “democrazia” nei Paesi Arabi a suon di cannonate, bombe al fosforo, missili con testate all’uranio, e via di seguito?
Un’anticipazione di ciò la troviamo nel rivelatore testo di Huxley a pagina 133, mentre commenta le gesta di un suo connazionale: «[…] le atrocità commesse dal bucaniere gallese Henry Morgan, dopo la conquista e il sacco di Panama. [Al prigioniero] gli venne quindi attorcigliata una corda attorno alla fronte, finché per usare le parole di Exquemelin, gli occhi, che uscivano dalle loro cavità, non diventarono grandi come uova […]. Venne quindi appeso per le parti intime e fustigato in quella posizione».

Guantanamo, o Abu Ghraib, erano di già all’orizzonte. Non si è fatto che ricopiare un canovaccio scritto molto tempo fa.

[1] Aldous Huxley, Oltre la baia del Messico, Franco Muzzio Editore
[2] Rimando ad un bel ritratto della potentissima famiglia Brandeis al volume di Maurizio Blondet, Gli Adelphi della dissoluzione, Ares
[3] A tale proposito bisogna essere guardinghi nel farsi incantare dalle sirene montanti che si sgolano sguaitamente contro la Casta dei politici. Sebbene – quanto ovviamente – tale Casta è indifendibile, è altrettanto vero che tale lotta è fomentata dalla vera archetipica Casta, che è quella dell’Oligarchia Finanziaria Iniziatica. La stessa che da tempo immemore aveva sui propri libri paga le varie caste succedutesi di politicanti ed ora, siccome il politico, per quanto infimo, risponde in qualche maniera all’elettorato, allora ciò viene visto come una lesa maestà. Da qui il tamtam mediatico contro La Casta.
[4] Aldous Huxley, The Hidden Huxley, Faber & Faber, pp. vii, xiii, xviii, xx, 152
[5] Gilbert Rouget, Musica e trance, Einaudi, p. 433
[6] In parole povere si potrebbe citare come un’eclatante esemplificazione della Regressione in atto il divenire normalità di comportamenti bestiali che ricoprono oramai le cronache giornaliere. Eccone un caso su tanti: Livorno, uccide la nonna con il fidanzato per rubare la catenina d’oro, Marco Gasparetti, “Il Corriere della Sera”, 1 marzo 2013
[7] Riccardo Cascioli, Il complotto demografico, Piemme, p. 27
[8] Aldous Huxley, Oltre la baia del Messico, Franco Muzzio, p. XVII
[9] Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra, Barbes editore, p. 37
[10] Ibid., p. 45
[11] William Mandel, Jim Morrison, Blues Brothers Edizioni, p. 90
[12] «L’agnello è un animale così carino che non capisco come si possa avere il coraggio di mangiarlo», Ibid., p. 26
[13] Russell propagandista anti-Urss, “La Repubblica”, 8 agosto 1995, p. 12
[14] Bertrand Russell, The problem of China, The Project Gutenberg Ebook, p. 20
[15] Carl Djerassi, La pillola, gli scimpanzé pigmei e i cavalli di Degas, Garzanti, pp. 232, 233
[16] Peter Sebastian, I servizi segreti speciali britannici e l’Italia (1940-45), Bonacci, p. 127
[17] Stephen Spender, I diari, Il Mulino, p. 52
[18] Aldous Huxley, Oltre la baia del Messico, Franco Muzzio Editore, p. 76
[19] Alain Danielou, La via del labirinto, Casadeilibri, p. 189