ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 3 aprile 2018

Le Idi di Aprile?

Un convegno per mettere in discussione l'autorità del Papa?

Un convegno per dibattere dei limiti dell'autorità papale. Questa l'iniziativa del prossimo sette aprile alla quale presenzieranno i cardinali dei "dubia"
Un convegno sul futuro della Chiesa cattolica e sui limiti dell'autorità papale. Questi sembrano essere gli oggetti di discussione previsti per "Chiesa cattolica, dove vai?", un evento che si terrà nel pomeriggio del prossimo sette di aprile, presso The Church Village (sala La Rambla), Via di Torre Rossa, a Roma.


L'iniziativa, che è molto attesa, sta già facendo discutere negli ambienti vaticani: la sensazione è che si stia per assistere ad un rilancio pubblico dei "dubia" sull'esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Bergoglio, ma non solo. Il sottotitolo del convegno è emblematico: "Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione". La frase, non a caso, è del cardinal Carlo Caffarra: uno dei quattro firmatari dei "dubia" assieme ai cardinali Meisner, Burke e Brandmueller.

Caffarra e Meisner sono deceduti nel corso del 2017. Raymond Leo Burke e Walter Brandmueller, invece, parteciperanno alla conferenza. Il primo si soffermerà per quindici minuti sui "limiti dell'autorità papale nella dottrina della Chiesa". ll secondo parlerà per trenta minuti della teologia del beato John Henry Newman, storico cardinale inglese e riferimento costante dei cosiddetti cattolici "conservatori". Ci sarà anche il cardinale Zen, seppure attraverso un messaggio inviato dalla Cina. Potrebbe essere affrontato, dunque, anche il tema dell' "accordo" che il Vaticano starebbe stipulando con il governo cinese per la nomina dei vescovi. Zen, da qualche mese a questa parte, ha espresso più volte una ferma contrarietà nei confronti di questa ipotesi.
Altri cardinali, poi, dovrebbero essere presenti in platea. Qualcuno potrebbe mettersi lì a contare il numero dei porporati seduti in sala: il sospetto è che i "dubia" non siano stati condivisi solo dai quattro sottoscrittori, ma che ci siano altri porporati disposti ad appoggiarne il contenuto e le intenzioni pur non avendo firmato il documento.
Il rilancio vero e proprio potrebbe consistere in una "declaratio", che è annunciata nel programma dell'evento, ma della quale non è ancora nota la sostanza teologica. Fatto sta che è prevista una lettura formale della durata di dieci minuti. Presenzierà, poi, anche Mons. Athanasius Schneider: un vescovo kazako che ha firmato un altro documento a sostegno delle tesi dei quattro cardinali. Schenider affronterà il tema de "La Sede Apostolica di Roma come cathedra veritatis". Anche in questo caso, insomma, si potrebbe finire per dibattere dell'autorità del pontefice. Non tanto di quello attuale, ma dei limiti disciplinati per qualunque papa dalla dottrina e dalla tradizione cattolica.
Poi ci saranno anche i laici: nell'elenco dei presenti figurano il presidente emerito del Senato, Marcello Pera, il demografo Renzo Puccetti e il giurista Valerio Gigliotti. A moderare, ancora, è stata chiamata Francesca Romana Poleggi.
C'è grande curiosità attorno alla lettura formale della declaratio: la diatriba sembrava essersi conclusa con l'approvazione da parte di papa Francesco delle linee guida su Amoris Laetitiadei vescovi argentini. Il pontefice, come i lettori ricorderanno, non ha mai formalmente risposto ai "dubia". I cardinali, quindi, potrebbero aver deciso di "alzare il tiro" sul tema nonostante siano passati due anni, ma il testo che sarà approvato nel pomeriggio potrebbe anche riguardare altro. Prima di questa pronuncia, però, sarà il turno del ricordo del cardinale Caffarra: verrà trasmessa una video-intervista sull'enciclica Humanae Vitae, un altro grande argomento di dibattito nella e per la Chiesa contemporanea. Il presentimento, in definitiva, è che questo convegno sia stato organizzato per porre qualche punto fermo. Magari anche prescindendo da Bergoglio e dal suo pontificato.
Giuseppe Aloisi 

Se il documento sul Sinodo dei giovani è stato taroccato

Il documento sul Sinodo dei giovani sarebbe stato in qualche modo orientato per favorire alcune tematiche. Sparita la messa in latino di Benedetto XVI

Il documento sul Sinodo dei giovani previsto per il prossimo ottobre sarebbe stato in qualche modo orientato per non uscire dagli argini liturgici e teologici previsti dalla "Chiesa in uscita" di papa Bergoglio.
La consultazione che ha preceduto la stesura del testo avrebbe subito una serie di censure tematiche e favorito, invece, le questioni care alla cosiddetta "Chiesa di Francesco". Un argomento in particolare, nonostante le pressioni di numerosi giovani cattolici a cui era stato chiesto di commentare, è rimasto fuori: la forma straordinaria della liturgia, quella prevista dal motu proprio Summorum pontificum del 7 luglio 2007: Benedetto XVI aveva specificato le condizioni necessarie per l'utilizzo del "Messale Romano" estendendo il campo delle possibilità dei sacerdoti per scegliere quella tipologia di celebrazione. La notizia è stata riportata anche da Aldo Maria Valli, che in questo articolo ha persino parlato di "schemi di sapore sessantottino". E quello della liturgia rimane uno dei principali teatro di "scontro dottrinale" tra i tradizionalisti e i progressisti.
Secondo quanto si legge sul Catholic Herald, una consistente parte degli utenti dei gruppi di Facebook, quelli che si sono occupati di dibattere su quali aspetti della fede cattolica avrebbe dovuto affrontare il documento del Sinodo, aveva fatto riferimento alla "forma straordinaria". Questi giovani hanno manifestato il desiderio di trovare "qualcosa di più" all'interno dei loro cammini spirituali. Un "qualcosa di più" che sarebbe stato individuato proprio nel "Messale Romano" quindi nella messa in latino, ma di questo, nella versione finale, non viene fatto alcun cenno.
Come se non bastasse, poi, John Monaco sul quotidiano citato ha scritto anche che: "coloro che hanno sottolineato l’importanza di un forte insegnamento morale sono rimasti scioccati nello scoprire che il documento finale considera argomenti come il matrimonio tra persone dello stesso sesso e la contraccezione artificiale come "questioni polemiche", come se si trattasse solo di posizioni politiche e non di verità deontologiche fondate sulla sacra scrittura e la tradizione". Il documento, insomma, sarebbe stato in qualche modo "annacquato" e non avrebbe tenuto conto delle posizioni espresse con chiarezza da alcuni dei ragazzi consultati.
Il testo presenta solo l'espressione "liturgie tradizionali reverenziali". Una definizione che non pare aver soddisfatto molti e che non avrebbe dato il giusto peso a quanto emerso dalle discussioni presinodali. Anche se, come scritto sempre da Monaco, potrebbe essersi trattato in parte di un errore di traduzione. Un ragazzo interpellato in merito ha detto che: "Nonostante il fatto che così tanti giovani abbiano espresso le loro richieste in merito alla forma straordinaria, queste opinioni sono state omesse. Al loro posto c’è solo qualche breve cenno sull’importanza del silenzio. Non ho parole per esprimere la mia profonda tristezza e la sensazione di essere stato ignorato". La messa in latino, in definitiva, potrebbe essere stata interpretata come un poco recepibile accento tradizionalista sino ad essere scartata del tutto. Qualcuno sta iniziando a chiedersi se il documento sia stato "taroccato".
Giuseppe Aloisi