ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 21 maggio 2018

Dio l'ha fatto così?

PAPA FRANCESCO AL BERGAMO PRIDE. MI RACCOMANDO, NIENTE PREGHIERE DI RIPARAZIONE. LO VUOLE LA CURIA.

A Bergamo ieri si è svolto il Gay Pride. Una preghiera di riparazione organizzata nella Chiesa dei cappuccini è stata ostacolata e alla fine stoppata dalla Curia diocesana. Avrebbe dovuto tenersi oggi. Al suo posto, questa sera, ma sul sagrato della Chiesa, avrà luogo un rosario di riparazione.

A fornire un minimo spunto alla riparazione ci hanno pensato alcuni del Gay Pride, come potete vedere dalle foto che alleghiamo.
Con buona pace del vescovo, e dell’assessore Angeloni, che quando è uscito il volantino per la preghiera di riparazione, ha detto, come riportato da La Nuova Bussola Quotidiana: “E’ stato infatti lo stesso Angeloni a dichiarare ai giornali durante la sua intemerata contro i riparatori: «L’uscita del volantino – aveva detto – rovina un clima di dialogo e rispetto reciproco instaurato tra la diocesi e le organizzazioni promotrici del Gay Pride, le quali si sono mostrate sensibili e attente nel valutare la data dell’evento, in modo da non creare sovrapposizioni con la peregrinatio del Papa Buono».
Quanto rispetto e dialogo (?) lo possiamo vedere dalle immagini. Non esiste più il reato di oltraggio a Capo di Stato estero, ma ci dispiaciamo che non esista, punito severamente, quello di oltraggio al buon gusto. Ma in quel caso i vari “pride” forse non sarebbero permessi. Notate il tocco delle labbra ritoccate con il rossetto…
Ancora una volta, a buona memoria dei cosiddetti Pastori e dei politici ad essi contigui, ricordiamo le parole di San Giovanni Paolo II: ““Un accenno – ha esordito Wojtyla affacciandosi alla finestra del suo studio privato per la tradizionale recita domenicale – ritengo di dover fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi. A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l’affronto recato al grande Giubileo dell’anno 2000 e per l’offesa recata ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore di tutti i cattolici del mondo”.
E anche Bergamo, con il ricordo di Roncalli, a parecchi cattolici dovrebbe esserla. Proprio a quelli , in particolare, non rigidi, dialoganti e via dissolvendo.

Marco Tosatti


http://www.marcotosatti.com/2018/05/21/papa-francesco-al-bergamo-pride-mi-raccomando-niente-preghiere-di-riparazione-lo-vuole-la-curia/

CRUZ: IL PAPA MI HA DETTO DI ACCETTARE DI ESSERE OMOSESSUALE, DIO TI HA FATTO COSI


Riprendo l’articolo della redazione del Catholic News Agency (CNA) del 20 maggio


Eccolo nella mia traduzione.

Una vittima della crisi degli abusi del clero cileno che ha incontrato privatamente Papa Francesco ha detto a un giornale spagnolo che il Papa gli ha detto di accettare se stesso e la sua attrazione omosessuale, perché Dio lo ha fatto in questo modo.
Juan Carlos Cruz, vittima degli abusi del cileno p. Fernando Karadima, ha incontrato papa Francesco privatamente in aprile, dopo essere stato invitato in Vaticano insieme ad altre vittime di abusi.
Nei commenti alla stampa del 2 maggio Cruz ha detto che il Papa è “sincero, attento e profondamente dispiaciuto per la situazione [degli abusi sessuali]”.
“Per me, il papa era contrito, era veramente dispiaciuto”, ha detto Cruz. “Sentivo anche che stava male, che per me era molto serio, perché non è raro che il papa ti dica scusa… disse: ‘Ero parte del problema, l’ho causato e mi scuso'”.
In un’intervista successiva al quotidiano spagnolo El País (vedi in fondo alla pagina, ndr), è stato chiesto a Cruz se lui e Papa Francesco avessero parlato di omosessualità durante il loro incontro, poiché Cruz si identifica come gay.
Cruz ha confermato che hanno parlato di omosessualità, e che ha spiegato al Papa che non è una persona cattiva e cerca di non ferire nessuno.
“Lui mi ha detto:  ‘Juan Carlos, che tu sia gay non importa’. Dio ti ha fatto così e ti ama così e a me non importa. Il Papa ti ama come sei, devi essere felice con quello che sei”, ha ricordato Cruz.
Il commento è controverso perché evoca un dibattito teologico sulle cause dell’omosessualità.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica  (n.2358) (qui) afferma che le persone con tendenze omosessuali “devono essere accettate con rispetto, compassione e sensibilità. Occorre evitare ogni segno di discriminazione ingiusta nei loro confronti. Queste persone sono chiamate a compiere la volontà di Dio nella loro vita e, se sono cristiane, ad unire al sacrificio della Croce del Signore le difficoltà che possono incontrare a causa della loro condizione”.
Il Catechismo afferma anche che l’inclinazione omosessuale “profondamente radicata” è “oggettivamente disordinata” e che gli atti omosessuali sono “atti di grave depravazione, la tradizione ha sempre dichiarato che ‘gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati’. Sono contrari alla legge naturale. Chiudono l’atto sessuale al dono della vita. Non procedono da una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”.
Il Vaticano non ha ancora confermato o chiarito i commenti che Cruz ha detto che il Papa ha fatto riguardo all’omosessualità.
Fin qui l’articolo del CNA, che però non riporta il link alla fonte dell’intervista. Da una rapida ricerca, l’articolo in questione è quello di El Pais del 19 maggio (qui). Ecco la domanda e la risposta a cui fa riferimento l’articolo di CNA: 
  1. ¿Hablaron de su homosexualidad y como le hicieron sufrir más por eso?
  2. Sí, hablamos. A él le habían dicho prácticamente que yo era un perverso. Ahí le expliqué que yo no soy la reencarnación de San Luis Gonzaga pero no soy una mala persona, trato de no hacerle daño a nadie. Me dijo “Juan Carlos, que tú seas gay no importa. Dios te hizo así y te quiere así y a mí no me importa. El Papa te quiere así, tú tienes que estar feliz con quien tú eres”.
Traduzione con Google Translate:
Avete parlato della sua omosessualità e di come l’ha fatta soffrire di più per tale motivo?
Sì, abbiamo parlato. Gli era stato detto praticamente che ero una persona cattiva. Gli ho spiegato che non sono la reincarnazione di San Luis Gonzaga ma non sono una persona cattiva, cerco di non ferire nessuno. Mi ha detto “Juan Carlos, che tu sei gay non importa. Dio ti ha fatto così e ti ama così e non mi interessa. Il Papa ti vuole così, devi essere felice con quello che sei.”
Della questione ne parla anche il Catholic Herald (qui).
Il Gardian (qui) , a sua volta, riporta:
Austen Ivereigh, che ha scritto una biografia del papa, ha detto che Francesco aveva probabilmente fatto commenti simili in privato in passato, quando ha servito come direttore spirituale per i gay a Buenos Aires, ma che la discussione pubblica di Cruz riguardo la sua conversazione con Francesco ha rappresentato il commento più “forte” in questa materia dal 2013 (“Chi sono io per giudicare”, ndr).

Ciò, tuttavia, non rappresenta un cambiamento nell’insegnamento della Chiesa, ha detto l’Ivereigh, dal momento che la Chiesa non ha mai fatto formalmente dichiarazioni sul perché gli individui siano gay.

Christopher Lamb, il corrispondente vaticano per il Tablet, ha detto che i commenti sono stati notevoli e sono un segno di un cambiamento negli atteggiamenti in corso.  “Si va oltre ‘chi sono io per giudicare’ a ‘sei amato da Di’””, ha detto Lamb. “Non credo che abbia cambiato l’insegnamento della Chiesa, ma sta dimostrando un’affermazione dei cattolici gay, cosa che mancava da anni a Roma”. 
Fin qui gli stralci del Gardian.
Vi sono stati molti commenti su Twitter:
Il gesuita padre James Martin, consultore dei mezzi di comunicazione vaticana, molto vicino agli ambienti di associazioni omosessuali, sul suo account di Twitter ha riportato le parole di Juan Carlo Cruz. In risposta, lo stesso Cruz ha scritto: Grazie padre Martin” (vedi foto sotto).
(Di padre James Martin è stato appena tradotto il suo ultimo libro, “Un ponte da costruire” (qui),  tra Chiesa e cristiani LGBT, che ha avuto la prefazione di mons. Zuppi, arcivescovo di Bologna) 
leggi pure quiqui , qui e qui
Foto: Tweet di padre James Martin
Foto: Tweet di padre James Martin

Foto: tweet di Juan Carlos Cruz in risposta a quello di padre Martin






«Sono perplesso» dice il vescovo di Lugano, Sua Eccellenza Valerio Lazzeri. E un po’ perplesso, in tutta parresia, sono anch’io.
Non soltanto perché Monsignore ha sbaraccato, dopo novant’anni di giornalismo e apparentemente senza renitenza, senza un minimo di resistenza partigiana, senza colpo ferire, probabilmente senza fiducia abbastanza nella missione editoriale, il benemerito Giornale del Popolo: ultimo quotidiano cattolico (almeno nella ragione sociale) della Svizzera intera, ultimo baluardo (almeno nei decenni) del pensiero conservatore ticinese. Ma per il fatto che sulla domanda dell’Associazione Helvetia Christiana, respinta dal Municipio, di poter recitare pubblicamente un Rosario nei giorni del Pride, la manifestazione prevista sulle sponde del lago Ceresio dal 28 maggio al 3 giugno e organizzata dall’Associazione LGBT (che significa lesbiche, gay, bisessuali e transgender) ha dichiarato questo: «La preghiera non è un corpo contundente».
E anche questo (Corriere del Ticinohttps://www.cdt.ch/ticino/lugano/193296/recita-del-rosario-al-gay-pride-ldquo-sono-perplesso-rdquo): «È una richiesta che mi lascia perplesso. Mi rifaccio alla natura della preghiera cristiana: è una realtà delicata, la risposta di fede a una parola che ci viene da Dio, non uno strumento da utilizzare contro gli altri, anche se le finalità possono essere moralmente condivisibili». E anche questo: «La preghiera non si presta ad affermare niente e Gesù ebbe parole molto forti verso chi pregava per essere visto o ammirato dagli altri. La preghiera è una risposta a Dio». E anche questo, sulla manifestazione: «Diciamo che se non l’avessero organizzata non l’avrei richiesta, ma nella società ci sono tante correnti, tante espressioni che non corrispondono al nostro modo d’intendere la vita, l’uomo, la famiglia e le relazioni, ma questo non significa che ogni volta che qualcosa non corrisponde a questa nostra visione dobbiamo generare un movimento contrario. Anzi, dobbiamo ascoltare in modo profondo queste rivendicazioni». Naturalmente Helvetia Cristiana aveva precisato di non voler pregare contro gli omosessuali, bensì «per i valori cristiani e la loro restaurazione».
Tuttavia, più che nelle solite polemichette intraecclesiali, l’origine del mio arricciamento di naso risiede altrove. Precisamente nello strambo, bislacco concetto di preghiera che viene divulgato. Come il compianto Tom Wolfe nella terra dei marxisti rococò, mi interrogo. Dove sono? Alla pagina sbagliata? Sul canale sbagliato? Ho perso la frequenza? Non mi sembro così rincitrullito, così suonato, così smemorato da non tenere a mente le messe votive, le processioni, le rogazioni o così cieco da non poter ammirare, nei luoghi di pellegrinaggio, pareti di ex voto.
La preghiera serve ad asserire (dossologia) e a contundere. Celebre il breve di San Pio V, Consueverunt, che vide nel Rosario un presagio della vittoria di Lepanto. E non si leggono forse nella Bibbia, anche se purgati dal Salterio liofilizzato, i Salmi cosiddetti imprecatori? Maledizioni tonitruanti comprese, non si considerano anch’essi testo sacro (sacro!) e preghiera (preghiera!)? Versando lacrime salate sulla Città Santa, il Maestro affermò: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte, abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». Il lamento degli esegeti è orazione intensa, come il «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice». Certo, «il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele domandiate». Ma non stanno nel Vangelo le indicazioni «chiedete e vi sarà dato», «pregate per coloro che vi perseguitano e vi calunniano», «chiedete quel che volete e vi sarà dato», «tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda»?
Scrutando con saggezza la variazione della Chiesa cattolica nella dottrina della preghiera, il luganese Romano Amerio spiegava bene che «la preghiera di petizione ha secondo la Chiesa questa giustificazione metafisica e di fede: a Deo omnia». Sant’Agostino ha annotato: «È lecito domandare a Dio tutto ciò che è lecito desiderare». Perfino, quindi, che certe «rivendicazioni» non vengano proprio ascoltate. Né «in modo profondo» né in nessun’altra maniera.
 – di Leon Bertoletti

NOZZE GAY, CASSAZIONE DICE NO ALLA TRASCRIZIONE: “Il matrimonio è altro”
Riprendo dall’articolo di Federica Parbuoni su Il SECOLO d’Italia di 15 maggio 2018.
                                                     Foto: matrimonio omosessuale
Le nozze gay contratte all’esterno non possono essere trascritte all’anagrafe italiana, neanche se uno dei due è cittadino straniero. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, precisando comunque che la coppia può vedersi riconosciuto lo status di unione civile, così come previsto dalla legge italiana.

In particolare, i giudici della Suprema corte, che con questa sentenza si esprimono per la prima volta sulla materia, erano stati chiamati a valutare il caso di un cittadino italiano e uno brasiliano che si erano sposati in Brasile nel 2012 e in Portogallo nel 2013, chiedendo poi che il Comune di Milano trascrivesse le loro nozze. Dopo il rifiuto dello Stato civile, il caso era arrivato nel 2015 davanti alla Corte d’Appello, che aveva validato il no dell’anagrafe. Da qui il ricorso davanti alla Cassazione, che non solo non ha riconosciuto l’obbligo della trascrizione, ma ha ribadito «la discrezionalità legislativa» propria del «potere degli Stati» e il fatto che «il matrimonio tra persone dello stesso sesso non corrisponde al modello matrimoniale delineato dal nostro ordinamento».
«In materia di trascrizione e stato civile il Parlamento è sovrano con la sua discrezionalità legislativa. Con questa motivazione la Corte di Cassazione ha negato la trascrizione del matrimonio di una coppia omosessuale all’anagrafe di Milano. Il governo legga bene la motivazione perché è ciò che noi diciamo anche in tema di trascrizione delle coppie omogenitoriali», ha commentato la parlamentare di FdI, Augusta Montaruli, sottolineando che «è il Parlamento che si deve occupare della materia»«Ogni iniziativa simile a quella assunta dal sindaco Appendino è illegittima. L’esecutivo annulli i provvedimenti: la sentenza della Cassazione – ha concluso Montaruli – è ulteriore conferma che abbiamo ragione».