ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 4 maggio 2018

“Ite missa est”

Dalla Messa cattolica alla cena protestante:

l’intercomunione prossima ventura.





Di fronte all’attuale “motus in fine velocior” della deriva modernista intrapresa ormai da un sessantennio dalla moderna Chiesa Cattolica, viene da  chiedersi quali siano stati i colpi più duri inferti dal clero rivoluzionario alla bimillenaria Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo che, come noto, è “una, santa, cattolica e apostolica”. Sicuramente si può rispondere: il principio della cosiddetta “libertà religiosa”, l’ecumenismo di stampo protestante (il subdolo “subsistit in” di Lumen Gentium, 8/b), il relativismo religioso (cioè la parificazione dell’unica vera religione, la cattolica, alle false religioni non cristiane) e, dulcis in fundo (in cauda venenum) la riforma liturgica, cioè il passaggio dalla Messa di sempre al Novus Ordo Missae. Innovazioni rivoluzionarie, cioè anticattoliche, attuate grazie alla presa di potere dei modernisti con il conclave del 1958 (colpo di stato che secondo alcuni estromise il Papa legittimo, Gregorio XVII, card. Giuseppe Siri) e poi con il rivoluzionario concilio Vaticano II, di Roncalli e Montini (vedasi Unitatis RedintegratioDignitatis HumanaeNostra AetateDei VerbumLumen Gentium, ecc.).
Ma indubbiamente ciò che ha contribuito maggiormente, a livello pastorale, alla demolizione di secoli di civiltà cattolica è stato il passaggio dalla Messa cattolica di sempre alla nuova Messa di Montini-Bugnini, con il contestuale abbandono della lingua liturgica, il latino, a favore delle lingue volgari nazionali.
Lex orandi, lex credendi
Cambiata la Messa, cambiata la religione: affermava secoli fa Martin Lutero, e papa Montini  fece tesoro di questo motto per attuare la sua politica di protestantizzazione della Chiesa (passando anche per la progressiva demolizione dell’istituzione papale, come dimostrato dall’abbandono di molti simboli: dal triregno alla sedia gestatoria, ecc.), affidando l’incarico della riforma liturgica a monsignor Bugnini (quasi certamente affiliato alla massoneria), ed affiancandogli sei “pastori” protestanti in veste di consiglieri (ovviamente al fine di rendere il nuovo rito quanto più possibile gradito ai protestanti stessi).

Paolo VI avrebbe voluto, in un primo momento, modificare col nuovo rito la formula della Consacrazione delle specie eucaristiche e, quindi, di fatto, ridimensionare la “presenza reale” di Nostro Signore Gesù Cristo nell’Ostia consacrata, ma ciò provocò le proteste  di un clero non ancora sufficientemente “normalizzato”, e così Montini dovette desistere da questo suo rivoluzionario progetto, ripiegando su di un ibrido rito “catto-protestante” che trovò il parziale consenso  dei protestanti e l’iniziale stupore dei cattolici, di cui molti finirono col rifiutarlo.
Il passaggio dal latino, bimillenaria lingua liturgica universale della Chiesa, alle lingue volgari nazionali, più facilmente adatte a manipolare e falsificare la Sacra Scrittura, è stato anch’esso uno strumento di eccezionale efficacia, per i modernisti, per raggiungere la meta da loro a lungo agognata, cioè la protestantizzazione della Chiesa Cattolica, primo passo verso l’obiettivo finale,  la creazione di un’unica religione mondiale, braccio religioso da affiancare al governo unico mondiale massonico, un moderno cesaropapismo alla rovescia, cioè ispirato e guidato dal Nemico di Dio e dell’umanità, anziché da Nostro Signore Gesù Cristo.

Il nuovo rito, anche se “annacquato” rispetto alle originarie intenzioni di Montini, non mancò di suscitare le proteste di alcuni prelati legati alla Tradizione cattolica. I cardinali Bacci ed Ottaviani, in particolare, presentarono il famoso “Breve esame critico del Novus Ordo Missae” a papa Paolo VI, con richiesta di un incontro chiarificatore, senza ottenere alcuna risposta (un caso analogo a quello dei “dubia” sull’ortodossia di Amoris Laetitia, presentati da quattro cardinali a papa Francesco, anch’essi rimasti senza alcuna risposta).

Se partiamo dall’assioma (un semplice dato di fatto) che con i conclavi del 1958 e del 1963, ed il contemporaneo C.V. II, si sia creata una discontinuità, una frattura nella bimillenaria storia della Chiesa Cattolica, ne deriva che anche il nuovo rito della Messa non possa essere più considerato cattolico, poiché frutto di un manipolo di prelati e teologi rivoluzionari, nemici della vera Chiesa di Cristo. L’unica vera Messa cattolica, quindi, resta la tridentina, la Messa di San Pio V, eroico difensore della cristianità contro gli invasori islamici e della vera fede cattolica contro gli eretici luterani, calvinisti, zwingliani “et similia”.

La nuova Messa postconciliare, confessavano all’epoca della sua introduzione alcuni neoconvertiti al cattolicesimo (provenienti da sette protestanti), aveva però perso molto della  sacralità del “Vetus Ordo”. A ciò aveva concorso una molteplicità di fattori, tra i quali possiamo citare i seguenti:

- l’abbandono della celebrazione all’Altar maggiore, “versus Deum”, col passaggio alla celebrazione su di un semplice tavolo, col celebrante rivolto “versus populum”;
- il Tabernacolo, spesso relegato in un angolo, fuori dalla vista dei fedeli, per lasciare la centralità al “presidente dell’assemblea” (come si volle definire da allora il celebrante, non più “alter Christus”) ed alle sue sceneggiate antropocentriche;
- l’abbandono della talare da parte dei sacerdoti cattolici, che non si distinguono più dalle persone comuni (spesso infatti non indossano più alcun segno distintivo, come il clergyman, il collarino bianco, una croce sull’abito, ecc.);
- l’abbandono del canto gregoriano, sostituito da suoni di chitarre e bonghi con canti  profani che non invitano più al raccoglimento e all’adorazione;
- la scomparsa degli inginocchiatoi, sostituiti da semplici sedie, adatte più a degli spettacoli profani (o ad un’assemblea condominiale) che ad un rito sacro;
- la nuova arte sacra di stampo modernista, specialmente i nuovi edifici sacri,  che di sacro ormai non hanno più niente, somigliando più ad anonimi capannoni, a  palasport, a sale polifunzionali che alle belle chiese cristiane a forma di croce latina (con annessi campanili, anch’essi oggi scomparsi);
- la pratica, divenuta ormai universale, della Comunione sulla mano, con l’assenza del piattino per raccogliere eventuali particelle;
- la scomparsa del giuramento antimodernista (cosa più che ovvia in una chiesa ormai pienamente controllata dal clero modernista), che potrebbe essere presto rimpiazzato da un giuramento di fedeltà, cieca e indiscussa, all’attuale pontefice;
- la scomparsa della preghiera a San Michele Arcangelo, dalla forte connotazione esorcistica, introdotta da papa Leone XIII dopo la sua famosa visione del 13 ottobre 1884, cui ha fatto seguito  la riforma  del rito dell’esorcismo risalente al 1614 (praticamente svuotato della sua efficacia, come affermò all’epoca Padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti italiani “Sono state cancellate le preghiere efficaci,  che avevano dodici secoli di storia, e ne sono state create di nuove, inefficaci. Le affermazioni contenute nel nuovo Rituale sono gravissime e dannosissime, frutto di ignoranza e inesperienza.“), con la quasi totale scomparsa degli stessi esorcisti, non più graditi all’episcopato;
- l’abolizione della lettura del prologo del Vangelo di San Giovanni al termine della Messa.

Da questo quadro sconsolante vediamo come il nuovo rito della Messa abbia perduto il carattere cristocentrico della Messa preconciliare, diventando  un  rito antropocentrico, immanentista, dove al centro non c’è più Cristo, col rinnovamento incruento del Sacrificio della Croce, ma ci sono l’assemblea ed il suo presidente, entrambi celebranti (sic!), e l’eucaristia è divenuta la “cena”, in cui si fa semplicemente memoria dell’Ultima Cena.
Una volta, entrati in chiesa, ci si inginocchiava rivolti all’Altar maggiore, dove era presente il SS.mo Sacramento, cioè Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie eucaristiche; adesso questo non è più possibile. Se a ciò si aggiunge, poi, che lo stesso papa Francesco non si inginocchia più al momento della Consacrazione, durante la Messa, rimanendo in piedi quasi a mo’ di sfida a Nostro Signore (mentre si inginocchia dinanzi ai carcerati musulmani, ai pastori ed alle pastore protestanti, dai quali si fa pure imporre le mani), c’è di che rimanere avviliti e sconcertati, fino a concludere che questa non è più la nostra Chiesa, la nostra religione, ma ne è soltanto una contraffazione, gnostica e massonica.

Se poi dovessero trovar conferma le voci che riferiscono dell’esistenza di una commissione pontificia non tanto segreta, appositamente istituita da papa Francesco per modificare ulteriormente il rito della Messa, espungendone la Consacrazione e la conseguente Presenza Reale, e ciò all’unico scopo di poter concelebrare con i protestanti (che non si smuovono di un passo dalle loro posizioni, altro che desiderare di ritornare cattolici!), allora non vi sarebbero più dubbi sulle reali intenzioni di Bergoglio di giungere ad una completa, irreversibile protestantizzazione della Chiesa Cattolica, cosa del resto già desumibile dalla  collocazione di una statua di Martin Lutero in Vaticano, dal suo viaggio a Lund, in Svezia, dove ha celebrato con una pastora protestante i 500 anni della rivoluzione luterana (perché tale è stata la Riforma) e, infine, dall’emissione del blasfemo francobollo celebrativo dove sotto la croce di Cristo, la Madonna e  San Giovanni sono stati sostituiti da Lutero e Melantone.
“Ho l’ambizione di riformare la Chiesa in modo tale che non si possa più tornare indietro”, affermò Bergoglio all’indomani della sua ascesa al soglio pontificio. “Ma il Signore aveva altri progetti” ci avvisa invece la beata Katharina Emmerick, profetessa della Chiesa degli “ultimi tempi”, di cui vide chiaramente il carattere anticristico (si vedano le sue visioni sulla Chiesa dei due papi, dove non c’era più niente di sacro, dove venivano ammessi tutti, protestanti, ebrei, musulmani, atei, tutti, tranne i veri cattolici, dileggiati, diffamati e perseguitati).

E, per concludere, ….. “ite missa est
A proposito dell’origine etimologica del termine “Santa Messa”, così la spiegava nei primi anni ottanta  un famoso latinista italiano, il professor Cesare Marchi, nel suo libro “Siamo tutti latinisti”:
“Ite Missa est”: andate, la messa è finita. Letteralmente “andate, è licenza, è congedo”. Secondo alcuni, in origine la formula significava “Andate, (l’Eucaristiaè stata mandata (missa est)” agli assenti, come si usava al tempo delle persecuzioni. Poi la parola “missa” è passata a significare il rito, di cui segnava la conclusione”.

di Catholicus