ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 4 maggio 2018

Vedremo poi i risultati

INTERCOMUNIONE
Germania-Santa Sede, pericoloso dialogo sull'Eucarestia

È stata una lunga giornata di lavori quella tra la delegazione della Conferenza episcopale tedesca e quella vaticana per discutere dell'intercomunione, che i vescovi tedeschi hanno approvato a maggioranza per i coniugi protestanti sposati con cattolici. Nella delegazione vaticana si nota l'esclusione del cardinale Robert Sarah, forse per le sue posizioni chiaramente contrarie.

                                      I cardinali Marx e Voelki

Sarà necessario attendere i prossimi giorni per capire esattamente quale sia stato il risultato dell’incontro in Vaticano fra alcuni cardinali e vescovi tedeschi e alcuni alti prelati della Curia Romana in tema di intercomunione. Nel comunicato diffuso ieri sera al termine del lungo incontro durato fino alle 19 si danno ben pochi elementi: «Nella conversazione tenutasi in tedesco - dice il comunicato della Santa Sede - l'arcivescovo Ladaria Ferrer ha spiegato che Papa Francesco ha elogiato l'impegno ecumenico dei vescovi tedeschi e ha chiesto loro di trovare un risultato possibilmente unanime nello spirito della comunità ecclesiale. Sono stati discussi vari aspetti della discussione: il rapporto tra la questione della fede e la cura pastorale, la sua rilevanza ecclesiastica mondiale e la sua dimensione giuridica. L'arcivescovo Ladaria Ferrer informerà il Santo Padre sul contenuto della conversazione. L'incontro è stato in un ambiente caldo e fraterno». Dunque, il Papa ha sottolineato l'importanza dello sforzo ecumenico e la necessità di ricomporre l'unità dell'episcopato, vedremo poi i risultati.


Intanto però colpisce sicuramente che da questo mini vertice sia stato escluso il cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino. Non si può escludere che alla radice di questa singolare assenza vi sia la chiarezza delle posizioni assunte dal porporato sul tema. Quando, qualche tempo fa, è emerso il problema, subito dopo l’assemblea dei vescovi tedeschi a Ingolstadt, Sarah aveva detto che non era possibile comunicarsi per un protestante che non si convertisse, perché “per comunicarmi devo essere in stato di grazia, senza peccato, e avere la fede della Chiesa Cattolica… Non è un desiderio personale, o un dialogo personale con Gesù che determina se posso ricevere la comunione nella Chiesa Cattolica”.

A febbraio i vescovi tedeschi annunciarono la pubblicazione di un documento, un “aiuto orientativo”, che doveva offrire alcune linee guida, e in ultima analisi consentire la ricezione dell’Eucaristia al coniuge protestante sposato con un cattolico; in certi casi e a determinate condizioni. L’annuncio era stato dato dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e membro di spicco del C9, i cardinali incaricati di studiare la riforma della Chiesa. Si era al termine dell’assemblea plenaria della Conferenza episcopale tedesca (Dbk). Dalle parole di Marx, così come riportate anche dall’agenzia di stampa ufficiale della conferenza episcopale, si capiva che la condizione necessaria per poter ricevere l’ostia da parte del coniuge protestante sarebbe stata quella di “condividere la dottrina eucaristica cattolica”. Ma non si parlava di conversone, e si metteva l’accento sul “caso per caso”, e in presenza di un grave bisogno spirituale, contemplato dalla dottrina cattolica. 

Subito in un’intervista al Tagespost il prefetto emerito della Congregazione per la Fede, il cardinale Gerhard Müller, aveva bocciato senza remissione l’iniziativa, definendola “un trucco retorico”. Spiegava il cardinal Müller che il Codice di Diritto Canonico non può essere utilizzato come base e strumento per questa decisione, perché le eccezioni canoniche previste riguardano la salvezza eterna delle anime nel caso che si presenti un pericolo di morte. Un matrimonio misto di per sé non rientra in questa casistica, non è una situazione di emergenza. Il cardinale Müller entrava più a fondo nell'argomento in un breve saggio scritto per First Things e tradotto dalla Nuova Bussola Quotidiana (clicca qui)

L’episodio successivo di questa saga ha visto per protagonisti sette vescovi tedeschi, fra cui il cardinale di Colonia Woelki. Il cardinale Woelki. I presuli hanno scritto una lettera alla Santa Sede per chiedere chiarimenti e direttive sull’iniziativa dell’intercomunione. Ritenevano, secondo il giornale tedesco che ne ha dato notizia, che “la disposizione pastorale per i matrimoni misti, così come è stata approvata da una maggioranza di due terzi dei vescovi tedeschi è illegale, perché viola, secondo loro, la dottrina cattolica e l’unità della Chiesa”. 

La lettera dei sette vescovi era indirizzata all’arcivescovo Luis Ladaria, che guida la Congregazione per la Dottrina della Fede e una copia della lettera è stata inviata anche al cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. Non si sa se anche il card. Robert Sarah sia stato coinvolto; se avesse ricevuto la lettera la sua assenza sarebbe ancora più singolare. I firmatari chiedevano che il Vaticano chiarisse i termini del problema, insistendo sul fatto che la Conferenza Episcopale tedesca abbia oltrepassato le sue competenze, permettendo a coniugi protestanti di ricevere la comunione. Nella lettera indicavano varie questioni aperte da questa decisione, sia da un punto di vista dogmatico che canonico.

A questo punto si è aperto un capitolo irrisolto. Infatti la Congregazione per la Dottrina della Fede, con l’approvazione del Pontefice, avrebbe rifiutato il “sussidio” ipotizzato dalla Conferenza Episcopale tedesca. Lo scriveva l’agenzia austriaca cattolica Kath.net, normalmente molto bene informata su tutto ciò che riguarda questioni cattoliche nell’area germanofona. In risposta la Conferenza Episcopale tedesca ha emanato un comunicato, in cui si affermava che sarebbe “falso che il piano pastorale sarebbe stato rigettato in Vaticano dal Papa o da qualche dicastero”. Però il National Catholic Register citando sue fonti anonime di alto livello, confermava la notizia data da Kath.net: la Congregazione per la Dottrina della Fede avrebbe bloccato il sussidio per quanto riguarda la comunione ai coniugi protestanti. E aggiungeva un dettaglio interessante: il Pontefice, per ragioni ignote, anche dando l’approvazione alla decisione del prefetto Ladaria, vorrebbe che la lettera rimanesse segreta. 

Qualche giorno fa la Sala Stampa della Santa Sede annunciava che ci sarebbe stato un incontro a Roma fra esponenti della Conferenza Episcopale tedesca, e membri della Curia.

Oltre a Marx e Woelki, della delegazione tedesca facevano parte i vescovi: Felix Genn, di Münster; Karl-Heinz Wiesemann, di Speyer e presidente della Commissione dottrinale della Conferenza episcopale tedesca; Rudolf Voderholzer, di Regensburg, vice presidente della Commissione Dottrinale; Gerhard Feige, vescovo di Magdeburg e presidente della Commissione per l’Ecumenismo della Conferenza episcopale tedesca. Presente anche padre Hans Langendörfer, sj., segretario generale dei vescovi. La Santa Sede, oltre che dai titolari della Fede e dei rapporti fra cristiani, Ladaria e Koch, era rappresentata da monsignor Markus Graulich, S.D.B., sotto-segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, e da padre Hermann Geissler, F.S.O., capo ufficio della Sezione dottrinale della Congregazione per la Dottrina della fede. Scopo dichiarato della discussione - come anticipato nei giorni scorsi dal Consiglio permanente dei presuli tedeschi - “discutere e valutare gli aspetti pastorali e il contesto giuridico anche dal punto di vista della vista Chiesa mondiale”. 

Marco Tosatti

http://www.lanuovabq.it/it/germania-santa-sede-pericoloso-dialogo-sulleucarestia

RICEVUTE LE VITTIME
Abusi in Cile, l'affaire "scotta" nelle mani di Francesco

Caso Cile, dopo aver ricevuto le vittime di abusi del sacerdote Karadima coperti dal vescovo Barros, si attendono le mosse di Papa Francesco. Sono stati fatti nomi e cognomi di altissimi prelati e suoi stretti collaboratori. Che decisioni prenderà per dimostrare di non coprire lo scandalo? 

                                    

                                     Due delle tre vittime del caso Karadima

Le tre vittime del prete cileno Fernando Karadima sono state ricevute a Santa Marta da Papa Francesco nei giorni 27, 28 e 29 aprile. I tre hanno dichiarato alla stampa internazionale di essere state uccise due volte, «una con gli abusi, l’altra con il non essere ascoltati». Così hanno detto Juan Carlos Cruz, James Hamilton e Jose Andrés Murillo durante la conferenza stampa del 2 maggio a Roma, indicando chiaramente come l’omertà e la protezione sia una piaga nella piaga che la Chiesa deve affrontare per estirpare questa «epidemia» degli abusi su minori.

L’incontro in Vaticano è avvenuto in seguito al burrascoso viaggio del Papa in Cile dello scorso gennaio, quando Francesco aveva difeso il vescovo Juan Barros di Osorno, apertamente accusato di aver coperto, e anche in qualche modo partecipato, ad episodi di abuso praticati dal Karadima.  «La mia conclusione», ha dichiarato Cruz, «è che il Papa è stato male informato, ma ora sa tutto e vogliamo misure molto drastiche, molto concrete e che l'esempio del Cile sia un modello per il resto del mondo». La reiterata difesa del vescovo Barros da parte di Francesco è stata ribaltata dal rapporto che l’inviato papale monsignor Charles Scicluna ha redatto dopo essere stato in Cile ad ascoltare direttamente le vittime. Oltre 2000 pagine di dossier che, ha specificato ancora Cruz, hanno «aperto gli occhi al papa, che è stato disinformato». 

Ora Francesco chiede perdono, affermando davanti alle vittime che lui è «stato parte del problema», fino a dire in modo molto forte: «Sono stato la causa di ciò e chiedo perdono». Cruz ha commentato di aver detto a Francesco che non solo il vescovo Barros era presente quando Karadima aveva abusato di minori, ma anche i vescovi «Tomislav Koljatic, Horacio Valenzuela e Andrés Arteaga». Un’accusa di insabbiamento che colpisce i vertici della chiesa cilena e non solo. «Io spero che i cardinali Ezzati e Errázuriz e tutti i vescovi che coprirono gli abusi paghino le conseguenze del loro atto criminale e magari, in un giorno vicino, si ritirino a pregare in un convento».

Vengono così a galla i nomi di coloro che avrebbero male informato il Papa, oltre al cardinale Javier Errázuriz, 84 anni, per decenni vero patron della chiesa cilena e oggi membro del gruppo di nove cardinali che aiutano il Papa nel governo della chiesa universale, e l’attuale arcivescovo di Santiago, cardinale Ricardo Ezzati. Ma non solo loro, perché le vittime fanno espressamente il nome di monsignor Ivo Scapolo, nunzio in Cile dal 2011, tirato direttamente in ballo da Hamilton. E con il nome del nunzio qualche osservatore azzarda anche quello del potente cardinale Angelo Sodano, oggi decano del collegio cardinalizio e a lungo Segretario di Stato con grandi influenze e contatti in America latina.

«Siamo di fronte alla più grande crisi della Chiesa nella sua storia, è una crisi interna che sta uccidendo la fede dal di dentro, dalla credibilità. La Chiesa non deve continuare a spegnere gli incendi come un vigile del fuoco», ha detto Hamilton. Cruz ha insistito sulla necessità di procedere ad azioni concrete: «Ora il perdono richiede azioni nel futuro, spero che non gli tremi la mano nelle decisioni che deve prendere». Le vittime vogliono giustizia e chiedono la testa degli insabbiatori e dei colpevoli, il Papa quindi dovrà agire in qualche modo e probabilmente qualcosa si comincerà a capire quando, dal 14 al 17 maggio prossimi, Francesco incontrerà in Vaticano i vescovi del Cile. Potrebbero saltare le teste del nunzio Ivo Scapolo e del vescovo Barros, ma sarà interessante capire cosa farà il pontefice nei confronti dell’anziano cardinale Errazuriz, suo stretto collaboratore nel C9, e dell’attuale vescovo di Santiago Ezzati. 

L’altro problema aperto è quello che ha sollevato anche il direttore del sito paravaticano Il Sismografo, Luis Badilla, il quale ha giustamente indicato la mancata «azione deterrente», soprattutto di fronte a «non pochi individui con personalità pedofila, [che] sono entrati in questi anni nei seminari per provare a coprire le loro pulsioni perverse». In questo caso si innesta l’altra questione circa la definizione del problema, vale a dire dei cosiddetti casi di pedofilia che in realtà nella maggioranza dei casi hanno a che fare con l’omosessualità. Come noto, infatti, la pedofilia propriamente detta riguarda l’attrazione degli adulti nei confronti di bambini prepuberi. Quando, invece, si tratta di adolescenti, come nella maggioranza dei casi di abuso nel clero, si deve parlare di efebofilia e ha per protagonisti persone con tendenze omosessuali. Sono questioni delicate, ma che nel caso dei seminari incrociano le regole per la formazione al sacerdozio della Chiesa cattolica rinnovate nel dicembre 2016. Qui, infatti, si indica che «la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay».

Lorenzo Bertocchi
http://www.lanuovabq.it/it/abusi-in-cile-laffaire-scotta-nelle-mani-di-francesco