ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 27 maggio 2018

Quicúmque vult salvus esse

Il Simbolo Atanasiano

Glória tibi, Trinitas æqualis, una Deitas, et ante ómnia sæcula, et nunc et in perpétuum.
Gloria a Voi, o Trinità eguale, sola Divinità, che è da prima dei secoli, e ora, e in eterno.
(Antiphona I ad Vesperas)


Una delle preghiere trinitarie più note della Tradizione Cattolica è il cosiddetto Simbolo (o Credo) Atanasiano, pressoché un mirabile trattato esplicante la dottrina trinitaria ortodossa, cosa che si rese particolarmente necessaria nel IV secolo, quando, per contrastare le dottrine antitrinitarie e specialmente quelle ariane, i Padri della Chiesa e i Concilj (particolarmente quello Niceno del 325 e quello Costantinopolitano del 381, ai quali si deve la formulazione del Simbolo che si recita anche durante la Messa) definirono dommaticamente le persone, le nature e le relazioni della Trina e Una Deità.

Il Simbolo, altresì detto Cantico o Quicumque (dalla parola iniziale), è particolarmente ricco di riferimenti dottrinali, minuziosamente e ripetutamente spiegati, nonché di anatemi nei confronti degli eretici; si può dividere in due sezioni, di cui la prima (versi 1-28) è trinitaria, la seconda (versi 29-44) è Cristologica. Enumerando le tre ipostasi della Trinità, si ascrive a ciascuna di esse individualmente l'attributo di increata, immensa, eterna e onnipotente. Si confutano inoltre gli errori, sia il subordinazionismo (ritenere che vi sia un ordine gerarchico per cui una persona "comandi" sulle altre), sia il triteismo; si spiega la natura di ogni persona, del Padre increato ed ingenerato, del Figlio increato e generato prima dei secoli, dello Spirito Santo increato, ingenerato, ma procedente dal Padre (il testo latino include la clausola Filioque, assai probabilmente aggiunta in seguito sul modello del Credo Niceno). La Cristologia della seconda sezione è più dettagliata di quella del Credo Niceno, riflettendo gl'insegnamenti del Concilio Efesino (431) e di quello di Calcedonia (451). Si confutano qui, tra le altre, le eresie del Nestorianesimo e dell'Eutichianesimo.

Per quanto riguarda l'autore, ancorché la tradizione lo attribuisca al glorioso vescovo di Alessandria S. Atanasio (295-373), campione d'Ortodossia e strenuo difensore della Fede contro l'arianesimo, che l'avrebbe composto durante il suo esilio romano, per comprovare a Papa Giulio I la propria ortodossia. Tuttavia, tale attribuzione non pare leggersi in testi antecedenti il XVI secolo, né paiono esservi manoscritti greci più antichi di quelli latini che lo attestano (dunque, la sua redazione sarebbe avvenuta direttamente in latino e non in greco come si potrebbe pensare; tali manoscritti, inoltre, risalgono all'VIII secolo). Inoltre, tale Simbolo non è menzionato nell'epistolario di Atanasio né in altri testi, né scritti privati né documenti conciliari, del IV e del V secolo. Come si è poi già detto, la Cristologia di questo Simbolo sembra essere successiva ai grandi concili del V secolo. Si è pensato dunque a una sua attribuzione in ambito latino, e ne sono stati tratti i nomi più disparati (S. Cesario di Arles, S. Agostino d'Ippona, S. Vincenzo di Lerins, S. Ambrogio di Milano, Venanzio Fortunato, S. Ilario di Poitiers...). I più propendono per S. Vicenzo di Lerins, il cui latino pare molto simile a quello del Simbolo, ancorché il Kelly neghi quest'opinione.

In Oriente, tale cantico non ebbe mai impiego liturgico (anche questo suggerisce un'origine occidentale), ma si ritrova in numerosi libri di preghiera, antichi e moderni, soprattutto quelli di tradizione slava.
Nella liturgia romana, viceversa, era cantato ogni domenica durante l'Ufficio dell'Ora Prima. La riforma di S. Pio X del 1911 stabilì definitivamente che esso dovesse cantarsi, dopo i tre salmi dell'Ora Prima, nella Domenica della Ss. Trinità, in tutte le Domeniche dopo Pentecoste e in quelle dopo l'Epifania, purché in esse non cadesse la commemorazione di un ufficio di grado doppio oppure di un'ottava (praticamente, le stesse norme che regolano il canto, sempre a Prima, delle Preci Domenicali). In questo modo, viene rafforzata e confermata soventemente la Fede Trinitaria, non solo nella festa specialmente dedicata al Mistero, ma durante tutto l'anno liturgico.

Lo "scudo della Trinità", con le relazioni tra le tre ipostasi della Divinità

Symbolum Athanasianum



Quicúmque vult salvus esse, * ante ómnia opus est, ut téneat cathólicam fidem:
Quam nisi quisque íntegram inviolatámque serváverit, * absque dúbio in ætérnum períbit.
Fides autem cathólica hæc est: * ut unum Deum in Trinitáte, et Trinitátem in unitáte venerémur.
Neque confundéntes persónas, * neque substántiam separántes.
Alia est enim persóna Patris, ália Fílii, * ália Spíritus Sancti:
Sed Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti una est divínitas, * æquális glória, coætérna majéstas.
Qualis Pater, talis Fílius, * talis Spíritus Sanctus.
Increátus Pater, increátus Fílius, * increátus Spíritus Sanctus.
Imménsus Pater, imménsus Fílius, * imménsus Spíritus Sanctus.
Ætérnus Pater, ætérnus Fílius, * ætérnus Spíritus Sanctus.
Et tamen non tres ætérni, * sed unus ætérnus.
Sicut non tres increáti, nec tres imménsi, * sed unus increátus, et unus imménsus.
Simíliter omnípotens Pater, omnípotens Fílius, * omnípotens Spíritus Sanctus.
Et tamen non tres omnipoténtes, * sed unus omnípotens.
Ita Deus Pater, Deus Fílius, * Deus Spíritus Sanctus.
Ut tamen non tres Dii, * sed unus est Deus.
Ita Dóminus Pater, Dóminus Fílius, * Dóminus Spíritus Sanctus.
Et tamen non tres Dómini, * sed unus est Dóminus.
Quia, sicut singillátim unamquámque persónam Deum ac Dóminum confitéri christiána veritáte compéllimur: * ita tres Deos aut Dóminos dícere cathólica religióne prohibémur.
Pater a nullo est factus: * nec creátus, nec génitus.
Fílius a Patre solo est: * non factus, nec creátus, sed génitus.
Spíritus Sanctus a Patre et Fílio: * non factus, nec creátus, nec génitus, sed procédens.
Unus ergo Pater, non tres Patres: unus Fílius, non tres Fílii: * unus Spíritus Sanctus, non tres Spíritus Sancti.
Et in hac Trinitáte nihil prius aut postérius, nihil majus aut minus: * sed totæ tres persónæ coætérnæ sibi sunt et coæquáles.
Ita ut per ómnia, sicut jam supra dictum est, * et únitas in Trinitáte, et Trínitas in unitáte veneránda sit.
Qui vult ergo salvus esse, * ita de Trinitáte séntiat.
Sed necessárium est ad ætérnam salútem, * ut Incarnatiónem quoque Dómini nostri Jesu Christi fidéliter credat.
Est ergo fides recta ut credámus et confiteámur, * quia Dóminus noster Jesus Christus, Dei Fílius, Deus et homo est.
Deus est ex substántia Patris ante sǽcula génitus: * et homo est ex substántia matris in sǽculo natus.
Perféctus Deus, perféctus homo: * ex ánima rationáli et humána carne subsístens.
Æquális Patri secúndum divinitátem: * minor Patre secúndum humanitátem.
Qui licet Deus sit et homo, * non duo tamen, sed unus est Christus.
Unus autem non conversióne divinitátis in carnem, * sed assumptióne humanitátis in Deum.
Unus omníno, non confusióne substántiæ, * sed unitáte persónæ.
Nam sicut ánima rationális et caro unus est homo: * ita Deus et homo unus est Christus.
Qui passus est pro salúte nostra: descéndit ad ínferos: * tértia die resurréxit a mórtuis.
Ascéndit ad cælos, sedet ad déxteram Dei Patris omnipoténtis: * inde ventúrus est judicáre vivos et mórtuos.
Ad cujus advéntum omnes hómines resúrgere habent cum corpóribus suis; * et redditúri sunt de factis própriis ratiónem.
Et qui bona egérunt, ibunt in vitam ætérnam: * qui vero mala, in ignem ætérnum.
Hæc est fides cathólica, * quam nisi quisque fidéliter firmitérque credíderit, salvus esse non póterit.
Simbolo Atanasiano


Chiunque vuol esser salvo, * prima di tutto bisogna che abbracci la fede cattolica.

Fede, che se ognuno non conserverà integra e inviolata, * senza dubbio sarà dannato in eterno.
La fede cattolica consiste in questo: * che si veneri, cioè, un Dio solo nella Trinità e un Dio trino nell'unità.
Senza però confonderne le persone, * né separarne la sostanza.
Giacché altra è la persona del Padre, altra quella del Figlio, * altra quella dello Spirito Santo;
Ma del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo unica è la divinità, * eguale , la gloria, coeterna la maestà.
Quale è il Padre, tale il Figlio, * e tale lo Spirito Santo.
Increato è il Padre, increato il Figlio, * increato lo Spirito Santo.
Immenso è il Padre, immenso il Figlio, * immenso lo Spirito Santo.
Eterno è il Padre, eterno il Figlio, * eterno lo Spirito Santo.
Pur tuttavia non vi sono tre eterni, * ma uno solo è l'eterno.
E parimenti non ci sono tre esseri increati, né tre immensi, * ma uno solo l'increato, uno solo l'immenso.
Similmente è onnipotente il Padre, onnipotente il Figlio, * onnipotente lo Spirito Santo.
E tuttavia non ci sono tre onnipotenti, * ma uno solo è l'onnipotente.
Così il Padre è Dio, il Figlio è Dio, * lo Spirito Santo è Dio.
E tuttavia non vi sono tre Dèi, * ma un Dio solo.
Così il Padre è Signore, il Figlio è Signore, * lo Spirito Santo è Signore.
Però non vi sono tre Signori, * ma un Signore solo.
Infatti, come la fede cristiana ci obbliga a professare quale Dio e Signore separatamente ciascuna Persona; * così la religione cattolica ci proibisce dì dire che ci sono tre Dèi o tre Signori.
Il Padre non è stato fatto da alcuno, * né creato e neppure generato.
Il Figlio è dal solo Padre; * non è stato fatto, né creato, ma generato.
Dal Padre e dal Figlio è lo Spirito Santo, * che non è stato fatto, né creato, né generato, ma che procede.
Dunque c'è un solo Padre, non tre Padri; un solo Figlio, non tre Figli; * un solo Spirito Santo, non tre Spiriti Santi.
In questa Triade niente vi è di prima o di dopo, niente di più a meno grande; * ma tutte e tre le Persone sono fra loro coeterne e coeguali.
Talché, come si è detto sopra, * si deve adorare sotto ogni riguardo nella Trinità l'unità, e nella unità la Trinità.
Pertanto chi si vuol salvare, * così deve pensare della Trinità.
Ma per la salute eterna è necessario * che creda di cuore anche l'Incarnazione di nostro Signor Gesù Cristo.
Or la vera fede consiste nel credere e professare * che il Signor nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, è Dio e uomo.
È Dio, generato, sin dall'eternità, dalla sostanza del Padre, * ed è uomo, nato nel tempo, dalla sostanza d'una madre.
Dio perfetto e uomo perfetto * che sussiste in un'anima razionale e in un corpo umano.
È eguale al Padre secondo la divinità, * è minore del Padre secondo l'umanità.
Il Figlio quantunque sia Dio e uomo, tuttavia non sono due, ma è un Cristo solo.
Ed è uno non perché la divinità si è convertita nell'umanità, * ma perché Iddio s'è assunta l'umanità.
Uno assolutamente, non per il confondersi di sostanza; * ma per l'unità di persona.
Ché come l'uomo, anima razionale e corpo, è uno: * così il Cristo è insieme Dio e uomo.
Il quale patì per la nostra salvezza, discese agli inferi, * e il terzo giorno risuscitò da morte.
Salì al cielo, siede ora alla destra di Dio Padre onnipotente, * donde verrà a giudicare i vivi ed i morti.
Alla cui venuta tutti gli uomini devono risorgere con i loro corpi, * e dovranno rendere conto del loro proprio operato.
E chi avrà fatto opere buone avrà la vita eterna; * chi invece opere cattive subirà il fuoco eterno.
Questa è la fede cattolica, * fede che se ciascuno non avrà fedelmente e fermamente creduto non si potrà salvare.
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