ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 31 maggio 2018

Vecchi malvissuti

BESTIARIO CLERICAL-POLITICO. BASSETTI PARLA DI “PATRIA”!!! SPADARO BACCHETTATO DA UN GESUITA POLACCO.


Le recenti vicende politiche ci impongono un piccolo bestiario clerical-politico. Non avremmo voluto, sono stati loro, non noi a farlo…
Per prima cosa vi ricordiamo – lo trovate qua sotto – il comunicato dopo le elezioni e la raccomandazione a “non perdere il respiro europeo”. Come lo leggete? Dopo aver fatto campagna per il PD e la sinistra in generale per mesi e mesi (a questi migranti…) non resta che cercare di predicare verso Bruxelles.

Ieri invece abbiamo avuto uno choc. Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, vedova del Partito Di riferimento e di governo, ha lanciato dalle pagine di Avvenire un appello a lavorare in  “umile spirito di servizio e senza piegarsi a visioni ideologiche, utilitaristiche o di parte”. Ma la parte choccante è questa: anche se citando don Sturzo, Bassetti parla di Patria! Ma come! Ma non era un termine fascista? Il SIR scrive: “Rinnovando l’appello di don Luigi Sturzo a ‘cooperare ai fini superiori della Patria’, il presidente della Cei ritiene ‘eticamente doveroso’ ‘lavorare per il bene comune dell’Italia’”.
Bassetti condanna l’uso “irresponsabile” ed “esecrabile” dei “social network” contro il presidente della Repubblica e “la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini”.  Ora, parlare di misurata e saggia azione, quando Mattarella ha fatto fallire un governo che – fatto raro – aveva una solida maggioranza perché temeva che un ministro potesse avere idee diverse dalle sue; ha affidato l’incarico a un poveretto che non aveva nessuno che lo sostenesse; così facendo ha provocato disastri in Borsa e finanza; e questa sarebbe una saggia e misurata azione di garanzia? Verso chi? Forse verso la Chiesa, timorosa che un governo leghista chiuda il proficuo traffico di migranti. Certo non verso il Paese, anzi, la Patria, e gli elettori, giudicati di fatto un po’ minus habens…ma chi avete votato?
E questa sarebbe la Chiesa vicina al popolo?
Comunque deve essere un ordine di scuderia, partito o concordato con la Segreteria di Stato, se anche la lingua parlante di Santa Marta, il gesuita Antonio Spadaro, si dedica a un bombardamento sui social a favore di Mattarella. Tanto da meritarsi la tirata d’orecchie di un confratello gesuita, che lo riporta all’ordine così: “Sembra molto strano, per non dire di più, che il direttore della Rivista ufficiale della Santa Sede si schieri così apertamente con una delle forze politiche, mischiandosi, in questo modo, nella battaglia puramente politica, cioè facendo esattamente questo che critica negli altri”.
Come potete vedere.
Non sappiamo che cosa abbia risposto padre Spadaro, perché impegnato a costruire ponti e non muri ci ha bloccato, e non possiamo di conseguenza leggere la sua risposta. Conosciamo però la risposta del gesuita: “Il ruolo principale del vostro Presidente della Repubblica è l’obbedienza alle decisione del popolo italiano espresse nel voto. Il ruolo di gesuita, come sappiamo ambedue, è promuovere l’unità e la concordia, cioè svolgere il ministero di conciliazione. Tali dichiarazioni non aiutano”. E ancora: “No, non voglio giudicarti. Però coem uno che proviene da una nazione molto divisa, ti voglio dire che la responsablità per tale divisione cade anche su molti preti che invece di conciliare si fanno parte delle forze politiche. Stai attento! È una tentazione sottile ma morbosa”.
Accicpicchia! Bravo don Ziólek! Direi, a occhio: tre a zero e palla al centro…
Qui sotto invece trovate le emissioni social di padre Spadaro:
E anche di Cottarelli….quasi una captatio benevolente, non si sa mai.
Marco Tosatti
INCONTRI: UN PRETE DI SINISTRA


Incontri che non si vorrebbero fare. Tipi sinistri: "il vecchio malvissuto". Un prete di sinistra e che roba è ? Cristo non è venuto in terra a fare discorsi politici, chi non ha capito questo "non ha capito niente del Vangelo" 
di Francesco Lamendola  


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Manzoni ci ha lasciato un ritratto indimenticabile di un vecchio malvissuto nel XIII capitolo de I promessi sposi, dove narra i tumulti per il pane di Milano e l'assalto della folla alla casa del vicario di provvisione: un orribile vecchio, dalla canizie vituperosa, che agita in mano il martello, una corda e dei chiodi, coi quali grida di voler crocifiggere il vicario ai battenti della porta. Ora, se facciamo astrazione  dalla circostanza specifica di quella situazione, e ci domandiamo chi sia, in generale, un vecchio malvissuto, arriviamo alla conclusione che non è, necessariamente, una persona violenta e assetata di sangue, ma è, in ogni caso, una persona che, oltre a non aver compreso il vero significato della propria vita, è anche di scandalo agli altri, e specialmente ai giovani, in qualsiasi maniera, con le sue parole, i suoi gesti e tutto il suo modo di fare. Non, ripetiamo, un modo di fare che sia necessariamente improntato all'aggressività e alla volontà di sopraffazione, né, come dice Manzoni, con due occhi affossati e infocati e un sogghigno di compiacenza diabolica. Può essere, anzi, un vecchio dall'aria persino bonaria, dal volto sorridente e dal modo di parlare pacato e in un certo qual modo accattivante.
Ma si riconosce la sua vera natura di vecchio malvissuto dal fatto che tutto quel che dice, e il modo in cui lo dice, e tutto il suo modo di porsi, di ragionare, di comunicare le proprie impressioni, è totalmente, irrimediabilmente sfasato rispetto a ciò che egli dovrebbe essere, dovrebbe dire e dovrebbe fare; dal fatto che vi è un abisso tra la consapevolezza di sé che dovrebbe avere, del proprio ruolo, della propria funzione fra gli uomini, e la disinvoltura, la leggerezza, la superficialità con cui butta fuori le parole, lascia correre in libertà i suoi pensieri, come se non si fosse mai posto una sola volta, in tutta a sua vita, la questione della serietà a cui dobbiamo essere fedeli, della verità che in noi si esprime, per quanto umanamente fragili, nel momento in cui assumiamo un ruolo pubblico, grande o piccolo che sia, e specialmente se si tratta di un ruolo che ha a che fare con i bisogni e le aspettative di natura spirituale dei nostri simili. Non c'è niente di più brutto di un uomo, di un vecchio - perché la vecchiaia dovrebbe insegnare un po' di saggezza, di prudenza e di capacità di riflessione - il quale, a chi da lui si aspetta di ricevere parole di conforto e di incoraggiamento d'ordine spirituale, sa snocciolare solo le solite litanie laiche sulla giustizia sociale, sul progresso e sui diritti civili; e, cosa ancor più brutta, assume le pose di chi si sente molto bravo e molto soddisfatto di sé, molto politicamente corretto e molto meritevole dei ricevere l'applauso della folla. Tristezza infinita, mortificazione inesprimibile: è come quando - per ricorrere a una metafora evangelica - un figlio che ha fame e domanda a suo padre del pane, si vede dare da lui, invece del pane, una serpe o uno scorpione.

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Un prete di sinistra? Che roba è? Un prete non dovrebbe essere semplicemente un prete, cioè un uomo di Dio?

Ieri sera, per caso, ci siamo trovati per qualche minuto davanti alla televisione. Andava in onda un noto programma di attualità politica; il clima era molto emotivo, essendo trascorse solo poche ore dal gran rifiuto di Mattarella di sottoscrivere l'atto di nascita del governo Conte, a motivo della presenza, in esso, del ministro designato all'Economia, Savona. C'erano, o c'erano stati ed erano andati via da poco, ospiti molto noti, personaggi politici di prima grandezza. Noi, però, siamo stati colpiti da un personaggio che non si può neanche  definire secondario, bensì un perfetto sconosciuto, invitato a mo' di campione della cosiddetta società civile, o forse perché amico di qualche personaggio di peso (di fatto, risultava che era un amico e un grande estimatore di un notissimo politico del Pd, poi fuoriuscito da quel partito, presente in sala). Ci ha colpito perché  era un prete e perché era anziano: due ragioni per pensare e sperare che, da lui, sarebbero uscite parole piene di buon senso, ma, sopratutto, parole di speranza, e non una speranza “laica” e generica, ma la speranza cristiana, che poggia sulla roccia del Vangelo e che ha come meta lo splendore del Regno di Dio. Ma siamo rimasti penosamente delusi dopo due secondi che quel sacerdote ha iniziato a parlare. Ha esordito, infatti, qualificandosi come un prete di sinistra. Un prete di sinistra? Che roba è? Un prete non dovrebbe essere semplicemente un prete, cioè un uomo di Dio? Un prete di sinistra è due volte infedele all'abito che porta, perché si gloria di far politica e perché  fa politica militando in una parte, e schierandosi contro l'altra parte. E se io, che sono di destra, avessi bisogno di rivolgermi a lui per ricevere una parola di conforto spirituale, verrò scacciato perché le mie idee politiche non gli vanno a genio? Mi tratterà con disprezzo perché non appartengo alla sua consorteria? È curiosa, la psicologia di codesti preti di sinistra: hanno perfino inventato l’undicesimo comandamento, non creare divisioni, del quale, nella Bibbia, non vi è traccia; e, per osservarlo con il massimo zelo, sono disposti, dispostissimi a mandar giù qualsiasi boccone, per quanto ingombrante e indigesto, provenga dai luterani, dagli ebrei, dagli islamici, dai radicali, dai massoni, dagli atei militanti; e sono disposti a tacere su tutto ciò che potrebbe dividere, dal divorzio, all’aborto, all’eutanasia, alle unioni omosessuali. Perfino per la santa Eucarestia son disposti a stare zitti, mentre è in gioco la validità del Sacramento più prezioso di tutti. Però non passa loro per la testa che il solo fatto di qualificarsi, come fanno con il massimo orgoglio, preti di sinistra, crea una divisione irreparabile proprio là dove le divisioni sicuramente fanno male: all’interno della Chiesa cattolica. Perché se un prete si qualifica “prete di sinistra”, ciò vuol dire che si considera membro di un’altra realtà, rispetto a quella di un altro prete, o di un fedele laico, i quali, metti caso, fossero di destra. Ma questo, evidentemente, per loro è un prezzo che vale la pena di pagare: ben vengano le divisioni, se servono a cacciar fuori dalla Chiesa quanti non condividono le loro idee di sinistra; quanti non sono in linea con le ”riforme” post-conciliari, con il modernismo e con la svolta antropologica voluta dalla massoneria ecclesiastica e spalleggiata, ora, dalle potentissime lobby gay che prosperano all’ombra del Cupolone. Però, una domanda: era questo il modo di fare di Gesù Cristo: dichiararsi militante per questa o quella parte politica? Parliamoci chiaro: al tempio di Gesù la vita politica della Giudea era letteralmente polarizzata intorno a due partiti inconciliabili: pro o contro i romani, pro o contro l'indipendenza e la religione dei padri (di qui l'attesa di un Messia politico-religioso, che restaurasse il Regno d'Israele). Ma Gesù non ha mai accettato, non ha mai subito una tale alternativa. Non si è mai fatto "incastrare" in questa dialettica, quella dell'amico e del nemico. Per lui c'è solo il prossimo, e il prossimo è chiunque faccia la volontà del Padre. Ci hanno provato in tutti i modi, ad incastrarlo; gli hanno anche domandato se fosse lecito pagare il tributo all'imperatore; ma Lui non c'è cascato, e ha risposto: Rendete a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio. Che è come dire: non mescolate le cose della politica con quelle della religione. Cristo non è venuto in terra a fare un discorso politico. E chi non ha capito nemmeno questo, non ha capito proprio niente del Vangelo. 

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Chi sono i rifiutati? forse quelli che fanno "le vittime di professione" che si aspettano di trovare qualche buon prete di sinistra che li mantiene gratis e che li incoraggia nel loro rancore ? E gli italiani onesti e laboriosi, divenuti poveri perché hanno perso il posto di lavoro, ma troppo dignitosi per chiedere l'elemosina o pretendere di vivere alle spalle degli altri: quelli no, non sono dei rifiutati? 

Incontri che non si vorrebbero fare

di Francesco Lamendola
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OSCAR GIANNINO, L’ INESORABILE.














Grande giornalista italiano con PhD a Chicago

Grande giornalista tedesco, punitivo, molto autorevole presso il grande giornalista italiota.





























































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