ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 31 maggio 2018

Viceversa

Politica alla luce della fede o viceversa?


L’Italia sta vivendo una situazione politica drammatica, assurda e forse inaudita.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non avendo gradito il ministro dell’economia designato del nuovo governo in pectore, formato come ovvio dai partiti vincitori alle recenti elezioni (5 stelle e Lega), ha deciso di ignorare il voto popolare e di imporre un suo candidato premier, con un’altra antitetica squadra di governo.

Ma questo fatto increscioso, che evidentemente turba milioni di cittadini, si iscrive in una logica più ampia e profonda. Da molti anni ormai, dopo il provvidenziale crollo del comunismo in mezzo mondo, e dopo l’aumento dell’insicurezza, della disoccupazione, delle migrazioni e dell’immoralità nell’intero Occidente, una fetta importante dell’elettorato è divenuta assai critica sul sistema dell’Unione Europea, sulle sue Commissioni, sul suo spietato metodo di controllo degli Stati membri e sul suo spirito di fondo.
Questo spirito, come notò fin da subito quel grande patriota europeo che fu Giovanni Paolo II, era viziato aborigine poiché mentre rinnegava le radici cristiane del Continente – bandite dalla Costituzione – faceva dell’economia e del consumismo, la nuova religione dell’Unione. Una religione per altro piena di diktat, di esigenze, dogmi e di laiche scomuniche ai contravvenienti!
In Francia come in Italia, in Austria come in Ungheria e in Gran Bretagna sono milioni e milioni i cittadini che ormai non accettano più il progetto di un’Europa federale senza frontiere, senza identità chiara e senza radici. Gli ultimi 10 anni sono stati fatali a questo utopico progetto. Mentre è aumentato il terrorismo in modo esponenziale e incontrollato, le élite d’Occidente continuano a ripetere come un mantra un solo imperturbabile slogan che non ammette replica: accoglienza, accoglienza, accoglienza!
Già! La parola ha un evidente connotato cristiano, e questo nessuno lo nega. Anche per questo molti cittadini restano imbambolati davanti alle sirene del Sistema e ai suoi innumerevoli ripetitori (giornali, Tg, scuole, università, centri di cultura, ministeri pubblici, enti privati, etc.).
Ma la realtà è drasticamente diversa e più complessa. L’Europa senza frontiere, senza nazioni con una specifica identità storica e culturale, senza una adeguata protezione della vita civile e associata, è solo un immenso Far West post moderno in cui i più forti (coincidenti al massimo col 10 % delle popolazioni) hanno pochi rischi e molti vantaggi; mentre i più deboli sono abbandonati a loro stessi e alla legge della giungla. Giungla di un’economia spietata e senza regole (mito del profitto, usura bancaria, delocalizzazioni selvagge); giungla di città spettrali in cui vivere è sempre più rischioso, caotico e stressante; giungla infine di società politiche che danneggiano le famiglie su tutta la linea e privilegiano sistematicamente i single e gli eterni adolescenti (di 30, 40 e 50 anni!), favorendo in nome dell’autonomia e della libertà, divorzi, separazioni, legami liquidi e senza impegno.
I popoli d’Europa sentono che se non c’è un serio e decisivo cambiamento di rotta tutto tenderà a precipitare presto, molto presto. Anche se spesso in modo confuso e contraddittorio, moltissimi giovani europei non accettano più gli slogan del Sistema, tipo l’immigrazione (benché incontrollata e illimitata) è una risorsa emoltiplica i posti di lavorogli immigrati pagheranno le nostre pensioniil popolo deve essere guidato dall’alto sennò torniamo indietroil terrorismo è sempre esistitooggi si vive meglio che 50 anno fala scienza e la tecnologia hanno reso l’umanità più giusta e civilei diritti vengono prima dei doverietc. No!
L’Europa vera, l’Europa autentica è l’Europa cristiana con due millenni di storia e di autentico progresso. E’ l’Europa delle cattedrali, delle abbazie, delle università, della cultura, del sapere, del lavoro, delle lingue e delle tradizioni, belle, variegate e molteplici. L’Europa dell’Unione Europea è l’anti-Europa per antonomasia. E’ l’Europa dell’economia prima della politica, dell’edonismo facile quale orizzonte esistenziale proposto-imposto agli studenti e ai giovani, della ‘libertà’ di drogarsi, di suicidarsi, di abortire (magari a ripetizione), di alcolizzarsi, e di vivere senza un perché (cf. G. Meotti, Il suicidio dellacultura occidentale, Lindau, 2018).
Ma l’Europa non sorge ex nihilo nel secondo dopoguerra, nasce con Roma, con Costantino, con Benedetto da Norcia, con Gregorio Magno, con Carlo Magno e con il sacro Romano impero. Dante sapeva d’Europa, non come Frau Merkel, gli eurocrati e i banchieri del FMI.
Salvo miracolo, la situazione economica, sociale e politica in Italia e nel continente, specie nella sua parte più occidentale, peggiorerà e si aggraverà. Almeno per la gente comune, per il ceto medio, per le famiglie, per gli impiegati, per i giovani disoccupati e soprattutto gli anziani e i pensionati, ignorati e respinti dai falsi miti del giovanilismo contemporaneo.
Ma tutto questo produrrà un riscatto culturale e un risveglio religioso, specie se le autorità ecclesiastiche cercheranno di favorirlo, a prezzo di ridiscutere assi strategici tanto collaudati quanto improduttivi (per esempio la vergognosa critica verso ogni forma di patriottismo da parte dell’episcopato più progressista e meno identitario).
Un’Europa rinnovata sarà un’Europa che si fonderà sul lavoro stabile, sull’educazione dei figli e sull’auto-educazione degli adulti, e quindi per forza di cose sulla centralità della famiglia: unica, indissolubile, monogamica, eterosessuale e produttiva di prole, di ricchezza e di avvenire.
La lotta per la civiltà e per il bene comune implicherà, ne siamo certi, una revisione profonda delle ‘conquiste etiche’ della contemporaneità, come l’aborto, il divorzio, l’eutanasia, l’iper-sessualizzazione della gioventù e dell’infanzia, la stolta tolleranza verso la bestemmia e il turpiloquio, e così via (si veda di F. Cannone, Per una resistenza cattolicaPolitica, attualità e cultura alla luce del Vangelo, Solfanelli, 2016).
Una nuova politica per una nuova Europa, ecco cosa ci serve. Auguriamoci che le forti spinte di cambiamento degli ultimi anni (come il Brexit in Gran Bretagna) unite alle istanze identitarie dal basso, siano i prodromi di una rivoluzione pacifica nel nome della storia, della tradizione, del buon senso e della civiltà.
di Antonio Fiori

“Cosa c’è dietro il rialzo dello spread”


di Federico Cenci.
L’economista Antonio Maria Rinaldi, braccio destro del prof. Savona: “Io mi limito a fare valutazioni tecniche, da economista. Certo è che il 28 maggio è uscita un’agenzia di Radiocor la quale spiega che la settimana scorsa gli acquisti di titoli da parte della Bce sono scesi da 5,3 a 3,8miliardi, riducendosi così del 28%. In questo modo è stata scaricata ulteriore tensione sul mercato. Ora, una Banca centrale avrebbe dovuto agire per ridurre, non per incrementare le tensioni sui titoli dei Paesi membri. È un fatto incomprensibile”
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Era da qualche anno che gli italiani non provavano il brivido di viaggiare sull’otto volante dello spread. Sette anni fa qualcuno ne interpretò il rialzo come una rappresaglia dei mercati contro il governo Berlusconi, oggi come un’incursione per evitare la formazione di un governo Lega-M5s. Lo spread sarebbe dunque un’arma dell’alta finanza usata per sopprimere la sovranità nazionale? In Terris lo ha chiesto al prof. Antonio Maria Rinaldi, economista, docente universitario, anima del blog Scenarieconomici.it. Ma soprattutto il prof. Rinaldi è il “braccio destro” (per usare un’espressione diffusa dalla stampa) del prof. Paolo Savona, l’uomo che Salvini e Di Maio avrebbero voluto al Ministero dell’Economia ma sul quale è stato posto il veto del presidente Mattarella.
Prof. Rinaldi, nella nomina dei ministri, il Presidente della Repubblica deve guardare anche ai mercati?
“Lascio al Presidente della Repubblica le sue valutazioni, per quanto mi riguarda lo sguardo l’avrei soprattutto nei confronti delle esigenze del popolo italiano”.
Il calo della borsa e l’aumento dello spread non rispondono alle esigenze del popolo italiano…
“Se è vero che la possibile nascita di un governo giallo-verde aveva fatto salire lo spread sopra i 200 punti, è anche vero che l’incarico a Cottarelli non ha arrestato questo rialzo, anzi”.
Non lo ha arrestato, forse, perché i sondaggi continuavano a premiare Lega e M5s?
“A mio avviso i mercati non hanno gradito il comportamento irrituale da parte delle istituzioni, di affidare il governo a una persona che non avrebbe ottenuto la fiducia in Parlamento. Non rispettare il risultato elettorale del 4 marzo crea una lacerazione nel Paese. C’è poi un fattore tecnico, indipendente dall’evolversi politico, a determinare le dinamiche dello spread”.
Quale?
“Lo spread è in funzione del cosiddetto Qe, il quantitative easing, l’operazione di stimolo monetario intrapresa dalla Bce. Se non fosse stato per questa azione provvidenziale calmieratrice di Mario Draghi, andando anche contro la volontà della Bundesbank, lo spread avrebbe raggiunto quote altissime già durante i governi Renzi e Gentiloni”.
Dunque il rialzo dello spread non ha alcuna causa politica?
“Io mi limito a fare valutazioni tecniche, da economista. Certo è che il 28 maggio è uscita un’agenzia di Radiocor la quale spiega che la settimana scorsa gli acquisti di titoli da parte della Bce sono scesi da 5,3 a 3,8miliardi, riducendosi così del 28%. In questo modo è stata scaricata ulteriore tensione sul mercato. Ora, una Banca centrale avrebbe dovuto agire per ridurre, non per incrementare le tensioni sui titoli dei Paesi membri. È un fatto incomprensibile”.
Una chiave per comprendere questo fatto potrebbe essere la dichiarazione del commissario Ue al Bilancio Gunther Oettinger?
“Quella dichiarazione è scandalosa. È la maggiore pubblicità anti-Euro ed anti-Europa che fosse possibile realizzare. Mi meraviglio che una persona dal profilo così alto, un commissario europeo, potesse non considerare gli effetti controproducenti di una tale uscita. Mi preoccupa, da italiano, che siamo governati in Europa da personaggi di questo tipo”.
Hanno avuto minore eco le dichiarazioni, sulla stessa linea, dell’ex ambasciatore Usa presso l’Ue, Anthony Luzzatto Gardner: “Gli italiani possono lamentarsi, ma i mercati assumono decisioni. Le politiche economiche irresponsabili vengono punite”. Che ne pensa?
“Io rispondo che le politiche economiche scriteriate vengono punite dagli elettori. Secoli di storia insegnano non che il mercato è sovrano, bensì che lo è il popolo. Chi compie azioni contro l’interesse del popolo, fa sempre una brutta fine”.
Vorrebbe dire che le politiche economiche dell’Italia negli ultimi anni sono state scriteriate?
“Esattamente. Perché si è voluta perseguire soltanto l’austerity, in modo cieco, a nocumento della spesa pubblica e dunque delle necessità concrete dei cittadini. Se si fosse pensato anche alla crescita, senza mortificare i diritti sociali e i risparmi, tutelati per altro dall’art. 47 della Costituzione, i risultati del 4 marzo sarebbero forse stati diversi. Gli italiani non sono stupidi, tutt’altro. Quando hanno la possibilità di poter manifestare la propria insofferenza, lo fanno”.
Il voto di protesta rischia però di essere sterile. Il contratto di governo Lega-M5s avrebbe le coperture finanziarie?
“Le rigide politiche di austerity del governo Monti hanno creato un buco nei conti pubblici di 148miliardi di debito, in soli 17 mesi. Quel precedente dovrebbe suggerire che sarebbe il caso di cambiare il paradigma finora adottato, cioè abbandonare l’austerity a favore di politiche espansive. Il contratto cui lei fa riferimento ha questo intento e scommette sulla crescita del Pil e sulla capacità degli italiani di avere risorse per aumentare i consumi interni. Non bisogna essere economisti per capire che rilanciando i consumi si rimette in moto, oltre al Pil, anche il gettito fiscale determinato dall’aumento degli scambi”.
Di questi temi se ne sarebbe occupato il suo amico Savona, se non fosse stato posto su di lui (salvo ripensamenti) il veto del presidente Mattarella…
“Le assicuro che c’è un’infinita stima tra il presidente Mattarella e il prof. Savona, le illazioni che ho letto in questi giorni sono del tutto sbagliate. Fatta questa premessa, ritengo che Mattarella sia stato malconsigliato dalle persone a lui vicine, le quali non hanno saputo rappresentare bene il pensiero del prof. Savona sull’Europa e sull’Euro. Lui ha sempre sostenuto la necessità di modificare le regole per potenziare l’Europa, non per affossarla”.
Come è stato possibile che nemmeno il comunicato rassicurante diramato dallo stesso Savona – per altro attraverso il suo blog Scenarieconomici.it – sia riuscito a rassicurare il Quirinale?
“Non deve chiederlo a me. Evidentemente c’era un veto pregiudiziale nei suoi confronti”.
Quali modifiche delle regole dell’Unione europea avrebbe chiesto Savona ministro dell’Economia?
“Avrebbe chiesto di ribaltare la visione che si è avuta finora. Il progetto che ha portato la Cee a diventare Ue, è stato calato dall’alto, ci si è affidati a meccanismi automatici. Tutto ciò ha depotenziato la politica, ha sottratto sovranità agli Stati nazionali. E invece il ruolo politico è fondamentale, per rettificare ed intervenire quando necessario. È così che si è rimasti inermi di fronte ai parametri, ai regolamenti, alle imposizioni, anche quando ledevano gli interessi nazionali e si sfociava nella crisi. La somma delle sovranità nazionali è un potenziamento dell’Unione: è ora che a Bruxelles se ne rendano conto. Chi si proclama europeista con la volontà di mantenere questo status quo, di fatto sta decretando la fine dell’Ue, perché così non si può andare avanti, la situazione non può che precipitare”.
In queste ore torna a parlarsi di un governo politico. In un’eventuale alleanza Lega-M5s, anche lei potrebbe avere qualche incarico?
“Per mia espressa richiesta, non avrò nessun ruolo”.
Il dialogo aperto tra Lega e M5S potrebbe portare a un’alleanza elettorale?
“È un’ipotesi gettonata, credo che le due forze politiche la stiano valutando, ma non so dirle nulla di più preciso perché non partecipo agli incontri tra i leader. Sento però l’umore degli italiani e credo che a loro non dispiacerebbe affatto”.
Senza paura dello spread quindi…
“Senza paura di dare attuazione all’art. 1 della Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. È ora di rilanciare l’economia reale, garantendo la dignità del lavoro agli italiani. E poi lo stesso articolo dice che la sovranità appartiene al popolo, non ai mercati”.
Fonte: In Terris

CASO OETTINGER
Dalla Germania arriva una (quasi) dichiarazione di guerra
Le polemiche suscitate dalle dichiarazioni rese martedì alla Deutsche Welle dal Commissario Ue al Bilancio, il tedesco Gunther Oettinger, dimostrano come i politici italiani non abbiano il patrimonio esclusivo delle dichiarazioni irresponsabili. E dimostrano come la Germania ci tratti da colonia.

La bandiera europea sul Bundestag
Le polemiche suscitate dalle dichiarazioni rese martedì alla Deutsche Welle dal Commissario Ue al Bilancio, il tedesco Gunther Oettinger, dimostrano come i politici italiani non abbiano il patrimonio esclusivo delle dichiarazioni irresponsabili.
«Le mie preoccupazioni e le mie aspettative sono che le prossime settimane mostrino come i mercati, i titoli di Stato e l’economia italiana potrebbero subire un impatto così drastico da servire come segnale per gli elettori, perché non votino i populisti né di destra né di sinistra» ha detto Oettinger ma il suo intervento era stato sintetizzato in un tweet dal giornalista (anche lui tedesco) Bernd Thomas Riegert, che lo aveva intervistato con la frase: “I mercati insegneranno agli italiani a votare nel modo giusto”. Riegert si è poi scusato per la "la confusione e l’errore”, mentre a Bruxelles il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha inizialmente affidato al portavoce il compito di bollare come "sconsiderato" il commento del suo commissario. Poi ha dichiarato che "l'Italia merita rispetto" e l'Ue "è pronta a cooperare responsabilmente, nel rispetto reciproco", ha sottolineato in una nota, precisando che "le sorti del Paese non possono dipendere da eventuali ingiunzioni dei mercati finanziari". Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha esortato le istituzioni comunitarie a rispettare gli elettori affermando che «Siamo qui per servirli, non per fare loro la lezione». E lo stesso Oettinger, solo in tarda serata però, si è voluto scusare: «Rispetto pienamente la volontà degli elettori, siano essi di sinistra, destra o centro, in qualsiasi paese. Riferendomi agli sviluppi di mercato in Italia, non intendevo essere irrispettoso. Me ne scuso. L’Italia è un paese fondatore, gioca un ruolo importante nell’integrazione europea e spero che continuerà su questa strada». Sulla stessa linea - sottolinea l’Ansa - anche il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani: "Non sono i mercati a decidere il destino della Repubblica, ma i cittadini con il loro libero voto e le istituzioni: chiedo a tutti di rispettare la volontà' degli italiani". "Saranno gli italiani a decidere il loro destino", gli ha fatto eco il responsabile economico Ue, Pierre Moscovici.
In Italia le reazioni hanno saldato un panorama politico frammentato come non mai dalla bagarre intorno al ruolo del Quirinale nella nascita di un nuovo governo. «Vi rendete conto del disprezzo della democrazia da parte di un signore eletto da nessuno che rappresenta la Germania di Angela Merkel? Dovrebbe dimettersi oggi pomeriggio» ha tuonato il leader della Lega Matteo Salvini. «Questa gente tratta l’Italia come una colonia estiva dove venire a passare le vacanze» ha aggiunto il leader del M5S Luigi Di Maio. Critiche anche dal presidente del Partito democratico Matteo Orfini e dal ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda mentre la capodelegazione del PD a Strasburgo, Patrizia Toia, ha invocato le dimissioni di Oettinger che peraltro non è nuovo a uscite del genere: solo qualche giorno fa si era spinto a definire nient'affatto improbabile una “Italexit”, osservando che in un'eventuale nuova euro-crisi il Paese non potrebbe essere salvato.
Nonostante le smentite, le frasi pronunciate da Oettinger rappresentano una vera e propria minaccia esplicita, un ricatto alla politica e all’elettorato italiani, quasi una “dichiarazione di guerra”. Di fatto il Commissario UE al Bilancio dice di auspicare che i mercati insegnino agli italiani non votare per i cosiddetti “populisti." E siccome i mercati hanno un nome e cognome e Oettinger è pure tedesco non è difficile ricordare quanto accadde nel 2011, quando la cancelliera Angela Merkel chiese al Quirinale di far cadere il governo Berlusconi (all’epoca ce lo spiegò nei dettagli e senza venire smentito il Wall Street Journal) e per sollecitare il “regime-change” (come direbbero gli Stati Uniti di uno “Stato canaglia”) portò alle stelle lo spread condannandoci al disastro economico impostoci dal governo Monti. Di fatto Oettinger anticipa che da qui alle prossine elezioni faremo i conti con le rappresaglie dell’Europa (si scrive Bruxelles ma si legge Berlino): se non impareremo a evitare i lacchè della Merkel e della Commissione Europea portando al governo i “gauleiter” imposti dalla Germania saranno “i mercati” pilotati dai nostri partner (si fa per dire) a trasformarci in una nuova Grecia.
Le frasi di Oettinger sono gravi e pericolose ma hanno pure qualche merito. Ci hanno chiarito per l’ennesima volta (ma ce n’era bisogno?) che la Ue è nemica dell’Italia e dei suoi interessi nazionali. E che la Germania, “azionista di maggioranza” dell’Unione e dell’Area Euro ci considera ancor meno di un land periferico, più o meno quanto il Secondo Reich teneva in considerazione la colonia del Tanganika. L’Italia è tollerata solo se obbedisce ai diktat della Germania, se continua a svendere le sue aziende e a subire tacendo le politiche comunitarie tese a impoverirla e a sottrarle sovranità.
Al di là di scuse, rettifiche e precisazioni di facciata, il monito del commissario tedesco ha raggiunto il suo obiettivo e a Roma sembrano tutti darsi da fare per trovare soluzioni di compromesso che non irritino troppo il Quarto Reich che si cela dietro la rassicurante bandiera blu con le stelline. Oettinger ha quindi messo in luce anche la pochezza endemica della nostra classe politica, tra le cui fila si contano tanti filo Usa, filo Ue, filo-Nato, filo-francesi, filo-tedeschi, anche filo-russi, ma pochissimi filo-italiani.
Gianandrea Gaiani