ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 15 giugno 2018

Anche Gesù era un migrante?

Il delirio mistico degli immigrazionisti



Il carrozzone polemico e propagandistico dei globalisti-progressisti non risparmia proprio nessuno: dalla messa in accusa dell’esecutivo al citazionismo inopportuno, decontestualizzato e assolutamente fazioso dei Testi Sacri per legittimare scelte politiche autodistruttive e scellerate al servizio del pensiero unico.

Non entreremo nel merito della questione Aquarius e né tanto meno ci perderemo in disamine statistico-retoriche per legittimare una scelta politica piuttosto che un’altra, bensì in questo scritto ci preoccuperemo di far chiarezza su di un fenomeno venuto alla ribalta negli ultimi giorni circa la faccenda ONG e accoglienza, ossia il riutilizzo di alcuni versi della Bibbia (principalmente del Nuovo Testamento) per far barricata mediatica contro la scelta del governo di chiudere i porti italiani per l’attracco della ONG battente bandiera di Gibilterra.




Partiamo dal presupposto che la dottrina cattolica accetta il Testo Sacro della Bibbia in maniera completa (certo, omettendo alcuni Vangeli e libri definiti apocrifi) ma contempla e prega entrambi i Testamenti dello scritto non omettendo nessuna parte o libro che sia stato approvato dai vari Concili lungo il corso di tutta la storia cristiana. Appurato ciò è fondamentale porre alcune precisazioni circa l’Antico Testamento: esso è identificabile con la Torah, il Testo Sacro dell’ebraismo, data la sua forte componente storico-culturale circa gli eventi e i fatti del popolo di Israele è considerato una vera e propria memoria storica degli usi, costumi e leggi di tale popolo. Negli ultimi anni diversi esegeti e studiosi biblici ci hanno però messo sull’attenti circa il fatto che l’Antico Testamento narra sì le gesta del popolo d’Israele ma in particolar modo si occupa degli Israeliti e non degli ebrei in toto. Chi sono gli Israeliti? I discendenti di Giacobbe, e basta. Approfondire questo curioso ed emblematico punto porterebbe via troppo tempo e non è questa la sede indicata ma già questo dovrebbe metterci sull’attenti circa il soggetto delle parole dei padri di Giudea. Ma torniamo a noi: l’Antico Testamento, seppur molto più crudo e meno caritatevole del Nuovo tratta dei temi dell’immigrazione e dell’accoglienza? Sì, ma non in modo così sconsiderato e acefalo come vogliono farci credere gli intellettuali secolarizzati (che utilizzano la religione e la spiritualità solo quando fa comodo loro).

Prima di tutto, la Bibbia parla spesso di stranieri (ossia persone non appartenenti al popolo eletto) ma fa diverse distinzioni tra le varie tipologie: prima di tutto c’è lo straniero che giunge nelle terre d’Israele per stabilirvi e intrattenere rapporti con il popolo israelitico, questo viene chiamato ger; poi vi è invece lo straniero di passaggio (chiamato anche forestiero) che è nella Terra promessa soltanto per poco tempo e non ha intenzione di prendere fissa dimora, questi viene chiamato nekar poiché il suo status è solamente momentaneo e di passaggio. Da qui si può notare come già millenni fa le società comprendessero le varie declinazioni di migrante: al primo, infatti, il Testo Sacro (così come i regolamenti legislativi e gli oracoli) dedicano diversi versi e disposizioni, mentre per il secondo vi è scritto molto meno per via della situazione temporanea e non duratura del soggetto nella società giudaica. In merito, come detto poc’anzi, vi sono diversi libri che ne citano la figura e i comportamenti; andiamo ad analizzarne alcuni:

Osserva il giorno del riposo per santificarlo, come l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha comandato. […] Lavora sei giorni, e fa’ in essi tutta l’opera tua; ma il settimo giorno è giorno di riposo consacrato all’Eterno, al tuo Dio: non fare in esso lavoro alcuno, né tu, né il tuo figliuolo […] né il tuo forestiero che sta dentro le tue porte. (Dt. 5, 12-14)

Allo straniero che sosta nella casa del credente (inteso propriamente come nekar) è concesso non lavorare nel giorno di riposo ma come ogni concessione essa richiede anche delle privazioni e obblighi infatti nel Levitico si precisa quali siano i doveri dell’ospite:

Questa sarà per voi una legge perpetua: nel settimo mese, il decimo giorno del mese, umilierete le anime vostre, non farete lavoro di sorte, è colui ch’è nativo del paese, né il forestiero che soggiorna fra voi. (Lv. 16, 29)

ossia l’obbligo di rispettare i riti di espiazione.

Voi dunque osserverete le mie leggi e le mie prescrizioni, e non commetterete alcune di queste cose abominevoli: né colui che è nativo del paese, né il forestiero che soggiorna fra voi (Lv. 18, 26) e continua Poiché tutti quelli che commetteranno alcune di queste cose abominevoli saranno sterminati di fra il loro popolo (Lv. 18, 29). I pochi passi per ora citati già rendono note alcune cose: gli stranieri intesi come nekar erano i forestieri che passando per le terre di Giudea venivano ospitati dagli autoctoni a patto che rispettassero le loro tradizioni religiose e sociali pena la morte. Gli stranieri potevano addirittura partecipare alla Pasqua purché gli uomini si facessero circoncidere (Es. 12, 48-49).


                                  Gianfranco Ravasi, ultimo paladino degli immigrazionisti

Non ci perderemo in ulteriori citazioni dell’Antico Testamento ma non si può non notare come l’accoglienza del Testo Sacro sia tutt’altro che sconsiderata e non regolamentata, anzi, lo status di forestiero dev’essere conquistato e per vivere, sostare o anche solo transitare presso un popolo è obbligatorio (non consigliato) rispettare in maniera ferrea le leggi ma soprattutto le consuetudini religiose e sociali. Ci chiediamo, come primo interrogativo: ciò avviene ora in Italia e in Europa? Questi antichi versi propongono un modello di accoglienza assai semplice e pragmatico: Vuoi star qui? Rispetta le nostre leggi, non essere empio e sarai benvenuto, avviene così nel nostro continente? Tolleriamo i pacifici e usiamo il pugno duro con chi invece di noi odia tutto? Non credo proprio. Eppure, sempre l’Esodo mostra come questi semplici precetti siano esaustivi per la convivenza con lo straniero: Vi sarà una sola legge per il nativo e per il forestiero, che è domiciliato in mezzo a voi (Es. 12, 49) e quest’ultimo passo va già a cozzare contro chi prima cita la Bibbia e poi vuole leggi ad hoc per il migrante senza sapere di andare in netto contrasto con un testo che utilizza per fomentare le proprie convinzioni scellerate.

Un altro punto fondamentale da citare ancora per quanto riguarda l’Antico Testamento è il fatto che la dottrina di accoglienza degli israeliti è tollerante a patto che i ger piano piano vengano assimilati nella cultura ospitante e non siano un’enclave culturale dentro una nazione diversa (se pensavate che la Bibbia proponesse un modello multiculturale, desolato, tana per voi). Inoltre, anche la convinzione politica di dover abbattere ogni muro e ogni frontiera viene sconsigliata dalla stessa Bibbia:

Chi scava una fossa vi cadrà dentro, e chi disfà un muro viene morso dalla serpe (Ec. 10, 8).


Ma andiamo avanti, gran parte della retorica di questi ultimi giorni si fonda su alcuni versi del Nuovo Testamento (cioè il Vangelo) e in particolare a questo versetto:

fui forestiero e non m’accoglieste; ignudo, e non mi rivestiste, infermo e in prigione e non mi visitaste (Mt. 25, 43);

ecco, questo probabilmente è stato il cavallo di battaglia di diversi intelletualoidi sui social network ma esso se decontestualizzato può andare bene per spicciola propaganda politica peccato che invece riportato all’interno del suo contesto natio cambi come senso ultimo: quelli citati nella parabola sono forestieri (o meglio, pellegrini), persone che attraversavano la Giudea per raggiungere gli altri popoli orientali e tra la gente cercavano riparo per poche notti sperando nella carità cristiana. Ed è proprio qui che casca l’asino, si parla di nekar, ossia di stranieri che temporaneamente sostano in una terra straniera e non di profughi o altro, infatti Gesù Cristo s’indigna poiché essi nonostante si siano adattati alle consuetudini cittadine ricevono ancora lo scherno e il rifiuto della popolazione. Probabilmente, se lor signori avessero anche solo mai provato a compiere un pellegrinaggio cattolico saprebbero bene che lo status di pellegrino (comprovato da credenziale papale) è sacro e ogni buon cristiano ha l’obbligo morale e religioso di prestare servizio d’assistenza a tali persone per almeno un giorno (un giorno, non vita natural durante). Ma andiamo avanti, poiché negli ultimi anni si è sentito di tutto e di più sulla vita del figlio di Dio per convincere l’opinione pubblica che il “no borders” fosse il futuro della nostra civiltà.

Certamente, il più subdolo ed errato slogan lanciato negli ultimi mesi è quello di Anche Gesù era un migrante. Ma è davvero così? No. E la spiegazione è talmente semplice che non c’era bisogno di scomodare né Socci e né il teologo biblista Stramare come invece è avvenuto. Partiamo dal presupposto che Gesù era figlio di Giuseppe e Maria ed entrambi vivevano in Giudea, provincia dell’impero romano e quindi non erano né clandestini, né profughi, né richiedenti asilo (come ha osato dire qualcuno); la nascita di Gesù avviene durante una traversata delle terre imperiali per giungere a Gerusalemme dove la famiglia avrebbe dovuto prendere parte al censimento della provincia e pagare il tributo amministrativo al tetrarca (insomma, per pagare le tasse e farsi registrare negli archivi cittadini, normale amministrazione), non erano quindi in cerca di fortuna né tantomeno scappavano da qualcosa dato che Giuseppe aveva la sua bottega e lavorava pagando le ammende. Ma la disamina di queste fesserie non si deve fermare qui perché qualcuno ha avuto il coraggio di affermare che Giuseppe e Maria non vennero accettati da nessuno lasciando intendere che quel qualcuno non li accolse per motivi politici o etnici; peccato che se si leggesse la Bibbia si potrebbe appurare che i vari albergatori non diedero un posto letto alla coppia semplicemente perché non ve ne erano di disponibili nelle loro strutture (“ho genti vicine e lontane”). Insomma, si potrebbe andare avanti per ore a citare passi della Bibbia che l’opinione politica ha preso e stravolto per i suoi fini ma prima di concludere è d’uopo parlare dell’infallibilità papale.


L’infallibilità del Papa stabilisce che il pontefice non può sbagliare quando parla ex cathedra di temi riguardanti la dottrina cattolica. Ebbene, enunciato immediatamente questo punto sentite cosa diceva Papa Giovanni Paolo II sull’immigrazione nell’Ecclesia in Europa:

E’ responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune. L’accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi.

Credo che non ci sia da aggiungere altro. Papa Benedetto XVI nel 2013 fa successivamente un ulteriore appunto circa la questione migranti:

Certo, ogni Stato ha il diritto di regolare i flussi migratori e di attuare politiche dettate dalle esigenze generali del bene comune

e ancora:

Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra perché il diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria.

Citazioni che stridono fortemente con la retorica buonista-mondialista di questi ultimi anni. Concludendo, mi permetto ancora di citare un ultimo Papa, Leone XIII per lanciare un monito a chi vede questo sincretismo politico-religioso utilizzato come mera propaganda per fini elettorali:

Che ognuno eviti qualsiasi rapporto con coloro che si nascondono sotto la maschera della tolleranza universale, del rispetto di tutte le religioni, della mania di conciliare le massime del Vangelo con quelle della Rivoluzione, Cristo con Belial, la Chiesa con lo Stato senza Dio.

Chi ha orecchie per intendere, intenda.
di Daniele Ruffino - 15 giugno 2018      

http://www.lintellettualedissidente.it/societa/aquarius-ravasi-immigrazione/