ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 15 giugno 2018

Non c'é limite al peggio?

Nozze e preti gay: il catalogo omoeretico di Martin

Agli omosessuali non serve la dottrina sulla castità; matrimonio gay come atto di amore; i cattolici che contestano l'omosessualità sono omofobi; necessario ordinare preti gay. Sono alcune delle "perle" omoeretiche del gesuita James Martin, invitato a parlare al Dublino al Meeting delle famiglie. 



Non sappiamo di chi sia l’idea di offrire a padre James Martin, sj, un ruolo di conferenziere al Meeting delle Famiglie di Dublino; anche se qualche sospetto ce l’abbiamo. Ma ci sembra che si tratti di una scelta a dir poco infelice. E per documentare questa nostra sensazione, ricordiamo qui tutta una serie di eventi e citazioni che chiariscono come questa scelta sia certamente avventurosa. 

In un’intervista del 29 agosto 2017 con Brandon Ambrosino (un uomo legato a un compagno dello stesso sesso) padre Martin affermava che gli omosessuali non erano legati all’insegnamento della Chiesa sulla castità, perché questo insegnamento non era stato “ricevuto” dalla comunità LGBT. “Perché un insegnamento sia realmente autorevole – diceva – ci si aspetta che sia ricevuto dal popolo di Dio, dai fedeli. L’insegnamento secondo cui la gente LGBT deve essere casta tutta la vita non è stato ricevuto”.

Il fatto di rendere un insegnamento della Chiesa dipendente dal fatto di essere ricevuto o meno renderebbe totalmente fluido e inconsistente qualunque insegnamento. Secondo alcuni si potrebbe addirittura parlare di eresia. 

Il 5 settembre 2017, in un simposio alla Fordham University, padre Martin parlava del “matrimonio” fra persone dello stesso sesso come di “un atto di amore”, e sosteneva che la Chiesa dovrebbe “mostrare riverenza”. Ora la Chiesa ha sempre sostenuto – e ancora sostiene – che il matrimonio è un patto con cui un uomo e una donna stabiliscono fra di loro una partnership di tutta la vita e che è ordinato dalla sua natura al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione dei figli. 

Nell’ottobre del 2017 su Facebook e Twitter padre Martin commentava in appoggio a un molto giovane “transgender” la possibilità di ricevere un’educazione religiosa in una parrocchia cattolica, che a quanto sembra non voleva il ragazzo diventato ragazza. Padre Martin lo definiva “Uno scandalo”. Ma la parrocchia era disposta ad accettare il ragazzo, se si fosse registrato sotto il sesso scritto nel suo certificato di battesimo, e cioè come un ragazzo. La madre insisteva nella richiesta di iscrizione con il nome femminile, e con l’uso dei bagni femminili da parte del ragazzo. La parrocchia, coerente con l’insegnamento cattolico, rifiutava.

All’inizio del 2017 papa Francesco aveva detto al vescovo Andreas Launer che l’ideologia gender era demoniaca. Nel luglio 2016 il Pontefice aveva detto:

“Oggi ai bambini – ai bambini! – a scuola si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti. E questo è terribile. Parlando con papa Benedetto, che sta bene e ha un pensiero chiaro, mi diceva: ‘Santità, questa è l’epoca del peccato contro Dio

Creatore!’. È intelligente! Dio ha creato l’uomo e la donna; Dio ha creato il mondo così, così, così …, e noi stiamo facendo il contrario. Dio ci ha dato uno stato ‘incolto’, perché noi lo facessimo diventare cultura; e poi, con questa cultura, facciamo cose che ci riportano allo stato ‘incolto’! Quello che ha detto Papa Benedetto dobbiamo pensarlo: ‘È l’epoca del peccato contro Dio Creatore!’. E questo ci aiuterà”.

Il 2 ottobre, su Twitter, padre Martin festeggiava il fatto che padre Greg Boyle sj avrebbe parlato nella diocesi di Orange, in California, e definiva i cattolici contrari come “missionari dell’odio”. Padre Boyle aveva fatto in pubblico dichiarazioni in appoggio delle nozze omosessuali e delle donne prete. 

Sempre alla Fordham University il 5 settembre padre Martind definiva “omofobi” e dalla “mentalità ristretta” i cattolici che aderivano all’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità. Questo ovviamente comprenderebbe anche quei cattolici omosessuali che eroicamente cercano di mantenersi casti. 

Il 29 agosto in un’intervista alla Villanova University padre Martin diceva a un omosessuale praticante, che andava a messa: “Spero che in una decina di anni potrai baciare il tuo partner. Perché no? Che cosa c’è di terribile?”. A parte il fatto che la Chiesa insegna cose molto diverse, nulla. E padre Martin è un prete, e un gesuita.

Nella stessa intervista padre Martin sosteneva che le persone che avevano abbandonato lo stile di vita omosessuale sono “in conflitto” con se stesse, e che le loro vite “non sono integrate”. Ma molte testimonianze raccolte in questi anni dicono esattamente il contrario di quanto suggerito da padre Martin. Gruppi come Parents and Friends of Ex-Gays (PFOX) e Voices of Change documentano queste esperienze. Le parole di padre Martin costituiscono un’offesa verso coloro che hanno cercato e cercano di essere fedeli all’insegnamento divino impartito dalla Chiesa. 

Nel giugno 2017 padre Martin disse che suor Jeannine Gramick, co-fondatrice di New Ways Ministry, dovrebbe essere dichiarata santa. Suor Gramick nel 1999 fu censurata dal Vaticano perché difendeva il diritto alla pratica degli atti omosessuali. Le fu ordinato di smettere di occuparsi di omosessuali, ordine che fu disatteso.

Il cardinale di Chicago, Francis George, aveva condannato le attività di New Ways Ministry, dicendo: “Nessuno dovrebbe essere ingannato dall’affermazione secondo cui New Ways Ministry offre un’interpretazione autentica dell’insegnamento cattolico e dell’autentica pastorale cattolica”. Padre Martin il 30 ottobre 2016 ha accettato un premio pubblico da parte di New Ways Ministry.

E infine nel numero di novembre 2000 della rivista dei gesuiti America padre Martin pubblicava un articolo in cui si sosteneva l’ordinazione di persone omosessuali al sacerdozio, manifestando così un aperto dissenso dall’insegnamento della Chiesa, ripetuto ancora di recente, in maniera discorsiva, da papa Francesco. “La Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini Sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la così detta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate.” Così scriveva nel dicembre 2016 la Congregazione per il Clero. 

Nel settembre 2017 padre Martin lamentava la cancellazione di una conferenza alla Madonna University, in cui doveva parlare un autrice pro-gay, Shawn Copeland, che scriveva: “A Pasqua, Dio ha fatto Gesù queer nella sua solidarietà con noi….Gesù è queer in solidarietà con i queer”.

La lista potrebbe continuare, ma pensiamo sia sufficiente a dare un’idea del relatore, e di quello che ci si può attendere dalla sua partecipazione. 

di Marco Tosatti

http://www.lanuovabq.it/it/nozze-e-preti-gay-il-catalogo-omoeretico-di-martin

Burke: in Irlanda pro-life abbandonati da Roma

    L’accusa è senza mezzi termini: i cattolici irlandesi che si sono schierati dalla parte della vita, contro l’aborto, “non hanno ricevuto sostegno da Roma”. Chi lo afferma è il cardinale Raymond Leo Burke, che in un’intervista al settimanale polacco Sieci,
https://wpolityce.pl/kosciol/399380-sytuacja-w-kosciele-jest-alarmujaca-kard-burke-dla-sieci-fundamentalne-prawdy-wiary-sa-podwazane-stawiane-pod-znakiem-zapytania
tra i più letti nel paese, spiega che, esattamente come nel precedente referendum sul cosiddetto matrimonio omosessuale, anche nella consultazione referendaria sull’aborto la gente che ha combattuto per difendere i principi morali non ha ricevuto sufficiente incoraggiamento e aiuto né da Roma né dai vescovi irlandesi. Quello che è successo, dice il cardinale, dimostra che la situazione nella Chiesa è “allarmante”, soprattutto perché all’interno della Chiesa stessa ci sono leader che mettono in dubbio ciò che dovrebbe essere l’insegnamento sicuro, al punto che “le verità fondamentali della fede vengono minate e messe in discussione”.
“L’insegnamento morale – argomenta Burke – ci dice che certi comportamenti sono cattivi sempre e ovunque e che non possono essere definiti buoni in nessuna circostanza. Ciò vale per i comportamenti sessuali con una persona dello stesso sesso e anche per relazioni sessuali extraconiugali”, ma “ora il consenso a questo tipo di pratiche appare anche nella Chiesa”. “Ripeto: è molto allarmante. Attualmente c’è anche l’assenza di una forte leadership da Roma, che potrebbe chiarire queste questioni e rimuovere l’incertezza “.
Il cardinale Burke poi mette in guardia dal permettere che la fede cattolica sia rimossa dalla sfera pubblica e relegata in quella esclusivamente privata, da coltivare soltanto all’interno delle abitazioni e degli edifici di culto. “Le persone dovrebbero capire che vivere in Cristo significa agire in Cristo anche nella sfera pubblica e quindi nella politica, nell’educazione, nella sanità e negli affari. Quando la nostra religiosità è solo privata, quando è riferita solo a ciò che facciamo a casa e in chiesa, non ha futuro. Un tale tipo di religiosità non potrà sopravvivere nel mondo moderno”.
Nel corso dell’intervista, della quale lifesitenews fornisce una sintesi in inglese
Il cardinale indica l’Irlanda come esempio di ciò che può accadere a un paese cattolico quando la fede è sostanzialmente bandita dalla vita pubblica e relegata in quella privata e individuale. “Gli Stati stanno entrando sempre di più in tutti gli aspetti della vita, in diverse aree della realtà. Interferiscono con la vita umana e la secolarizzano. E si finisce con quello che è successo in Irlanda”.
La secolarizzazione conduce all’abbandono dei fondamenti morali che non sono solo cattolici ma, in generale, trovano fondamento nella legge naturale. Di qui l’osservazione secondo cui “la situazione dell’Europa occidentale è difficile, molto seria. Basta guardare a ciò che sta accadendo attualmente nella Chiesa in Germania”, dove la Chiesa di fatto ha smesso, denuncia Burke, di difendere la verità circa il matrimonio e la Santa Comunione.
Il processo di secolarizzazione in corso all’interno della Chiesa, spiega il cardinale, conduce la Chiesa stessa a entrare nel mondo e nella cultura, ma “senza portare con sé un forte messaggio cristiano”.
In Polonia, dice Burke, c’è ancora una robusta cultura cattolica e cristiana, ma va difesa, perché il paese può prendere la stessa direzione dell’Irlanda.
Dal cardinale viene una richiesta ai fedeli: tornare il più spesso possibile all’insegnamento di san Giovanni Paolo II, oggi purtroppo quasi assente nella comunicazione della Santa Sede. Infine un appello ai polacchi: “Siate coraggiosi. Non lasciate dilagare l’idea che non si può fare nulla. Preparatevi a combattere, anche a soffrire. La sofferenza può essere sia fisica sia sociale. Vi possono schernire, mettere in ridicolo, isolarvi, combattervi con l’indifferenza. Potrebbero esserci anche persecuzioni e addirittura imprigionamenti, tuttavia dobbiamo combattere per ciò che è la nostra vita, la nostra vita eterna. Non possiamo permettere che la Chiesa vada in una falsa direzione”.
Aldo Maria Valli