ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 18 giugno 2018

Che il papa abbia detto qualcosa di cattolico?

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Parole chiare sulla famiglia? Purtroppo no

Un amico mi dice: «Sarai contento ora che Francesco ha parlato a favore della famiglia formata da un uomo e una donna. Non è quello che voi “tradizionalisti” gli chiedete?».
La mia risposta è molto semplice: non sono contento. E per diversi motivi.
Il primo motivo è che se si è arrivati al punto da segnalare come novità e motivo di soddisfazione il fatto che il papa abbia detto qualcosa di cattolico significa che qualcosa non funziona.
Il secondo motivo è che quelle parole pronunciate a braccio contengono errori e alimentano equivoci.

Risentiamole.
«Poi oggi – fa male dirlo – si parla di famiglie “diversificate”: diversi tipi di famiglia. Sì, è vero che la parola “famiglia” è una parola analogica, perché si parla della “famiglia” delle stelle, delle “famiglie” degli alberi, delle “famiglie” degli animali… è una parola analogica. Ma la famiglia umana come immagine di Dio, uomo e donna, è una sola. È una sola. Può darsi che un uomo e una donna non siano credenti: ma se si amano e si uniscono in matrimonio, sono immagine e somiglianza di Dio, benché non credano. È un mistero: San Paolo lo chiama “mistero grande”, “sacramento grande” (cfr Ef 5,32). Un vero mistero».
Concentriamoci su quella frase del papa: «Può darsi che un uomo e una donna non siano credenti: ma se si amano e si uniscono in matrimonio, sono immagine e somiglianza di Dio, benché non credano».
Domanda: è davvero così? Davvero è sufficiente che un uomo e una donna, sebbene non credenti, si amino e siano uniti in matrimonio (quale? civile? cattolico?) perché siano immagine e somiglianza di Dio? E davvero si può chiamare Paolo a supporto della tesi?
Vediamo.
Prima di tutto occorre leggere Efesini 5 integralmente.
«1 Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, 2 e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. 3 Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; 4 lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! 5 Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolàtri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio sopra coloro che gli resistono. 7 Non abbiate quindi niente in comune con loro. 8 Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; 9 il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. 10 Cercate ciò che è gradito al Signore, 11 e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, 12 poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare. 13 Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che si manifesta è luce. 14 Per questo sta scritto: “Svègliati, o tu che dormi, déstati dai morti e Cristo ti illuminerà”. 15 Vigilate dunque attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; 16 profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi. 17 Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio. 18 E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, 19 intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, 20 rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. 21 Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. 22 Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. 24 E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. 25 E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, 27 al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. 28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. 29 Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! 33 Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito».
Ecco qua. Come si può ben vedere, Paolo dice sì che i due che vanno a formare una carne sola diventano un «mistero grande», ma soltanto se lo fanno alla luce di Cristo, secondo la legge divina e nella Chiesa. Sostenere che qualsiasi coppia, anche non credente, è per ciò stesso «mistero grande» è una distorsione. Grave.
Non basta amarsi e unirsi in matrimonio (anche civile?) per essere immagine e somiglianza di Dio. Non è l’amore umano che santifica il matrimonio. Ciò che santifica l’unione e la rende immagine di Dio è la presenza di Dio. Se io non invito Dio al mio matrimonio, se non mi unisco in matrimonio alla luce di Cristo e in obbedienza alla legge divina, se non chiedo la benedizione divina, se non vivo il matrimonio nella dimensione sacramentale, io posso amare quanto voglio ma non posso ritenere che la mia unione mi porti a essere immagine e somiglianza di Dio. Né posso utilizzare Paolo per tirare l’acqua al mio mulino. Anche perché le parole di Paolo (unite a quelle di Gesù in Matteo, 19,3-6) hanno una conseguenza decisiva, che è l’indissolubilità del vincolo matrimoniale.
Ecco il motivo per cui non posso essere contento della frase del papa. Perché, una volta ancora, è fonte di confusione.
Mi si dirà: ma tu sei incontentabile! No, cerco solo di essere cattolico.
Ma c’è un terzo motivo per cui non sono contento.
Il papa che davanti al Forum delle famiglie difende la famiglia tra uomo e donna e condanna l’aborto è lo stesso che poi invita padre James Martin, paladino della causa LGBT, all’Incontro mondiale delle famiglie di Dublino. È lo stesso che  (di ritorno da Rio de Janeiro) dice che su questioni come aborto e matrimoni tra persone dello stesso sesso non è necessario ritornare, è lo stesso che lascia invitare in Vaticano esponenti della cultura abortista, lo stesso che sostiene di non aver mai capito l’espressione «valori non negoziabili», lo stesso che in Amoris laetitia sostiene la morale del caso per caso, e via dicendo.
Allora? Qual è l’insegnamento del papa?
La risposta è che l’insegnamento del papa, con Francesco, non vuole più ribadire la verità ma, come lui ama dire, «avviare processi». Lo ha spiegato molto bene il professor Roberto Pertici nel suo saggio Fine del cattolicesimo romano.  Siamo di fronte a un pontificato che intende destrutturare il papa e il pontificato stesso, rendere più elastico e adattabile il magistero, depotenziare alcuni sacramenti, sminuire l’importanza della ricerca di principi stabili, sostenere il primato della (presunta) concretezza della realtà sulla (presunta) astrattezza della legge.
Di questo si dovrebbe parlare quando ci si confronta sull’attuale pontificato. Senza mai stancarsi di segnalare, in ogni caso, le contraddizioni interne e i veri e propri errori dottrinali, voluti o non voluti che siano.
Aldo Maria Valli

Famiglia/3 – Amoris laetitia (ibidem, riandando al saluto di Gianluigi De Palo, presidente del Forum): Poi tu hai parlato di ‘Amoris laetitia’, e hai detto: “Qui l’ ‘Amoris laetiti’ a è fatta carne”. Mi piace sentire questo: leggete, leggete il quarto capitolo. Il quarto capitolo è il nocciolo proprio di ‘Amoris laetitia’. È proprio la spiritualità di ogni giorno della famiglia. Alcuni hanno ridotto ‘Amoris laetitia’ a una sterile casistica del “si può, non si può”. Non hanno capito nulla! (NdR: L’apprezzamento papale verso i critici di alcuni punti di Amoris laetitia non è nuovo: “Non hanno capito nulla!”. Eppure restano in tanti nel popolo cattolico a “non aver capito nulla”, a essere confusi, a essere preoccupati poiché constatano come l’applicazione pratica di passi controversi dell’esortazione postsinodale accresca la confusione nella Chiesa e continui a dividere tra loro anche cardinali, conferenze episcopali, vescovi, sacerdoti, teologi… l’Avvenire, TV 2000, Famiglia cristiana e propaggini varie e turiferarie no… quelli da tempo hanno scelto di schierarsi dalla parte di ciò che piace al ‘politicamente corretto’) 
Famiglia/4 – la famiglia è una sola (ibidem):  Poi oggi – fa male dirlo – si parla di famiglie “diversificate”: diversi tipi di famiglia. Sì, è vero che la parola “famiglia” è una parola analogica, perché si parla della “famiglia” delle stelle, delle “famiglie” degli alberi, delle “famiglie” degli animali… è una parola analogica. Ma la famiglia umana come immagine di Dio, uomo e donna, è una sola. È una sola. Può darsi che un uomo e una donna non siano credenti: ma se si amano e si uniscono in matrimonio, sono immagine e somiglianza di Dio, benché non credano. È un mistero: San Paolo lo chiama “mistero grande”, “sacramento grande” (cfr Ef 5,32). Un vero mistero. (NdR: ecco, su un argomento sempre di estrema attualità, quella parola papale chiara e inequivocabile che i catto-fluidi pronunciano ormai flebilmente o addirittura hanno abolito dal loro vocabolario, per timore di dispiacere al ‘politicamente corretto’ e di perderne conseguentemente il favore (roba concreta, intendiamoci). Non è la prima volta che Francesco ribadisce tale verità della dottrina sociale della Chiesa. Tuttavia repetita iuvant, specie in tempi fluidi come i nostri: la famiglia è una sola e comprende uomo e donna che si uniscono, con un’assunzione anche pubblica di responsabilità, in matrimonio (religioso o civile). Il Magistero lo conferma pubblicamente anche nel 2018, in una società fortemente secolarizzata. Andate a dirlo ad esempio ai professionisti in talare o in borghese di una tronfia catto-fluidità, sempre pronti a trescare dietro le quinte alla ricerca di compromessi concretamente per loro soddisfacenti. Andate a dirlo ai turiferari che hanno storto il naso e emesso sentenze sprezzanti al sentire il ministro Lorenzo Fontana affermare che la famiglia è una sola: come si è permesso quel rozzo leghista di dichiararsi cattolico? Andate a dirlo agli organizzatori dell’Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, che hanno invitato tra i relatori il noto gesuita statunitense James Martin, uno che da anni pontifica sulla bontà dei legami omosessuali e dell’atto d’amore espresso in un cosiddetto ‘matrimonio’ omosessuale. Andate a dirlo a tutti i catto-fluidi che sostengono giunte comunali che hanno ‘riconosciuto’ le cosiddette “famiglie arcobaleno”. Le quali per la legge italiana non esistono, come ha ben evidenziato il ministro Fontana e come ha implicitamente affermato papa Francesco quando appunto ha detto che la famiglia è una sola, tra un uomo e una donna, escludendo dunque che altre forme sentimentali di convivenza possano essere denominate come tali.

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