ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 20 giugno 2018

Paradigma, chi é costui?

Spieghiamo facile cosa è il paradigma e la vera coscienza


Cari Amici, due richieste che ci vengono fatte continuamente in e-mail sono le seguenti: cosa è questo PARADIGMA di cui sento parlare da un po’ di tempo nella Chiesa e in che modo usare questa coscienza nel contesto del libero arbitrio?
Qui per seguire in audio l’articolo.
Audio Player


Sono apparentemente due termini complessi che cercheremo ora di spiegare brevemente e facilmente.

Cominciamo dal paradigma che è sovente usato soprattutto dall’eretico cardinale Walter Kasper, vedi qui, ma che ha origine già in tutti gli eretici, in Lutero ieri, nel Modernismo oggi, nell’eresia della “nouvelle theologie”, ossia la NUOVA teologia, termine che il grande e Venerabile Pio XII seppe dare a questa FALSA TEOLOGIA divulgata dai modernisti come il gesuita de Lubac e, naturalmente l’altro eretico gesuita Karl Rahner.
Paradigma…. in inglese “Paradigm shift-cambiamento di paradigma”, che appare come un termine difficile significa, assai più semplicemente “dimostrare chiaramente”, possiamo sintetizzare che esso significa: «mostrare, presentare, confrontare». In altri casi può intendere una “proposta come modello di stile”, un modello fondamentale e rappresentativo. Tanto per fare un esempio chiarificatore, nel linguaggio filosofico tale termine è usato da Platone per designare le realtà ideali concepite come eterni modelli delle transeunti – ossia la realtà destinata a finire – realtà sensibili, e da Aristotele per indicare l’argomento, basato su un caso noto, a cui si ricorre per illustrare uno meno noto o del tutto ignoto.
Arriviamo all’esempio chiarificatore: quando il cardinale Kasper, sull’imporre la Comunione ai divorziati risposati, dice: non si tratta, di un cambiamento dottrinale, ma di un «cambio di paradigma», cioè si passerebbe da un punto di vista «legislativo, dottrinale», quella realtà voluta da Gesù Cristo (Mt.19) ad un altro che si riferisce «all’etica della virtù di San Tommaso d’Aquino»…, e allora stiamo bene attenti perché questo cardinale o davvero non sa quello che dice, oppure c’è proprio il dolo, la mala fede. Perchè è falso asserire che non vi sarà un cambiamento di dottrina perché, nel momento in cui  si va a modificare il paradigma, cioè quella realtà concepita dai Padri e da tutto il Magistero bimillenario  che sta all’ origine della dottrina voluta dal Cristo, è ovvio che alle nuove generazioni, al catechismo, si andrà ad insegnare, in questo caso, che l’Eucaristia può essere ricevuta da chiunque anche in stato di peccato consapevole.  E per arrivare a questo cita, erroneamente e stravolgendolo, San Tommaso d’Aquino sulla questione del “male minore”.
Il concetto moderno di questa “nuova etica” del “male minore” nasce da un rassegnato giudizio di realtà secondo cui: insomma, le cose ormai stanno così, bisogna accettarle, bisogna arrendersi alle “maggioranze”, ed è inutile pensare di vivere in una società ideale diversa da quella presente, perciò sfruttiamo tutto ciò che possiamo per il bene anche se ciò comporta dei sacrifici in termini di verità e di bene assoluti….. e si cita, a sproposito, San Tommaso: “Un artefice sapiente produce un male minore per evitarne uno maggiore: come il medico taglia un membro perché l’intero corpo non perisca” (S. Tommaso, Summ. th I, q. 48, art. 6).
ECCO LO STRAVOLGIMENTO teologico fatto da Rahner di cui Kasper è stato discepolo. San Tommaso porta come esempio un SACRIFICIO e non un premio, quale sarebbe  la Comunione ai risposati civilmente con in piedi il primo matrimonio sacramentale, come afferma il Catechismo al n. 1650 vedi qui, egli porta l’esempio del medico che amputa una gamba per salvare il resto del corpo, a rigor di logica quale dovrebbe essere il concetto di “male minore” per i divorziati-risposati che volessero l’Eucaristia, se non  fare un sacrificio, imparare la continenza come afferma il Catechismo? Il male minore, in questo senso sarebbe proprio ciò che diceva Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio e così anche Benedetto XVI nella Sacramentum Caritatis: si deve rispondere ad UN ALTRO SACRIFICIO.
Il NUOVO PARADIGMA, perciò, consiste in questo stravolgere la realtà dottrinale che Gesù e la Santa Chiesa ci hanno consegnato attraverso L’ESERCIZIO DEL SACRIFICIO E DELLE RINUNCIE per ottenere un bene maggiore, con il concetto del “male minore” che da anni abbiamo sentito avanzare con quella frase diabolica: “MA CHE MALE C’E'” ??
Quindi state attenti, quando sentite parlare di questo “nuovo paradigma”, abbiate bene a mente che si sta tentando di modificare LA LEGGE DI DIO, l’insegnamento di Gesù sull’etica e sulla morale, si sta alterando e modificando l’insegnamento della Chiesa Cattolica. Come vedete è tutto qui ciò che c’è da sapere sul paradigma, che tanto piace sbandierare ai modernisti… è l’inganno per eccellenza, un inganno subdolo che fa presa, purtroppo, in tanti cattolici che in buona fede o meno non sanno il significato del termine. A dire questo è lo stesso Isaia, nelle sue parole profetiche: “Così dice il Signore. Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro!”(cap.5,20)
Non esiste un “nuovo paradigma intercambiabile” in questo senso: ciò che per la Bibbia, per il Vangelo, per il Catechismo era peccato ieri, è peccato anche oggi e domani! Se oggi l’uomo, stordito senza dubbio dalle false pastorali buoniste, intontito dalle nuove culture depravate e depravanti, non conosce e non comprende il suo stato di peccatore e cosa è il peccato, non è che si salva se per “male minore” gli si concederà di restare tranquillo nel suo peccare, al contrario, così lo si ucciderà definitivamente, trascinandolo all’inferno, leggete Ezechiele cap.3 versi 16-21, qui.
Questo ci porta ALLA COSCIENZA…. alla libertà di coscienza, all’uso del libero arbitrio… attraverso il quale diventare consapevoli di ciò che davvero è il male, di ciò che è davvero il peccato e quindi sforzarsi di convertirsi che è quel fare “la volontà di Dio” che non è la morte, la dannazione, del peccatore, ma che si converta e viva, ossia, raggiunga la beatitudine eterna per la quale è venuto Gesù Cristo.
TUTTI gli uomini, tutti noi nasciamo con il PECCATO ORIGINALE, tranne la Beata Vergine Maria che ne fu “preservata”, ossia, venne salvata nel Progetto di Dio attraverso l’Atto di Redenzione che il Cristo stesso avrebbe portato nel mondo. Dunque, cominciò già Lutero col suo Protestantesimo a cambiare questo paradigma, ossia questa realtà DIVINA, sul PECCATO ORIGINALE… il resto è conseguenza. Ma se le cose stanno così, ossia, se nasciamo col Peccato Originale, che colpa ne abbiamo noi? La coscienza non è già destinata a ripiegarsi su qualcosa che portiamo con noi fin dal concepimento?
NO! Perchè l’Avvento di Gesù Cristo ha avuto, ed ha il compito di rimuovere questo Peccato Originale attraverso IL BATTESIMO che infonde la Grazia, altra realtà modificata da Lutero ed oggi da questi Modernisti completamente stravolta. Il Battesimo ci toglie questa colpa ereditata ma non l’effetto che è, purtroppo, quello della nostra fragilità nel peccare, nel cadere nelle tentazioni… ecco perché Gesù ha istituito la Chiesa che è dispensatrice NON DI PARADIGMI MA DEI SACRAMENTI attraverso i quali possiamo e dobbiamo ISTRUIRE LA NOSTRA COSCIENZA PER EDUCARLA ALLA VERITA’, per questo nasciamo nel mondo che è, appunto un passaggio per purificarci, e non il parco giochi dei vizi da alimentare, come fossimo in un paradiso terrestre.
Quando Gesù dice: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (..) Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. (..) Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui»(Gv.14,5-20), non sta dicendo: io “vi dico una verità, UN PARADIGMA”… i comandamenti sono paradigmi modificateli a vostra coscienza, aggiustate i comandamenti col male minore secondo coscienza, a seconda del vostro libero arbitrio… Al contrario, Gesù pone LA SUA DOTTRINA definitiva, essa è il vero paradigma – la realtà immodificabile – che andrà a formare UNA RETTA COSCIENZA in tutti coloro che liberamente l’accoglieranno, a questo servono poi i Sacramenti che infondono LA GRAZIA necessaria a questa formazione corretta.
In sostanza sia il Vangelo, tutto il contenuto delle Scritture insieme al Deposito della Fede che è la Tradizione Cattolica nel vero Catechismo, SONO – E’ – L’UNICA GUIDA sicura per esercitare una vera coscienza libera e retta. LA DOTTRINA NON E’ DIALOGABILE, NON SI DIALOGA SULLA PAROLA DI DIO, essa la si ascolta e la si accetta o la si rifiuta. Così è per l’insegnamento della Chiesa: non si dialoga, LO SI IMPARTISCE PER FORMARE LE COSCIENZE RETTE. Diversamente porteremmo la nostra coscienza verso NUOVI PARADIGMI, a seconda delle mode del momento, a seconda delle novità culturali del mondo ma, a questo punto, non avremo più la “libera coscienza retta” piuttosto imporremmo alla nostra coscienza LA FALSITA’, LE IDEOLOGIE DELLE MODE, I PARADIGMI – LE FALSE REALTA’ – le illusioni e, soprattutto, quel perverso peccato contro lo Spirito Santo, leggi qui, che è quell’impugnare la Verità rivelata e modificarla a proprio piacimento, come del resto ci aveva ammonito san Paolo sia nella Lettera ai Galati cap.1 proferendo l’anatema a chi andasse ad insegnare un “vangelo diverso”, sia la 2Timoteo cap.4,1-5 vedi qui.
Non vogliamo dilungarci oltre perché desideriamo davvero spiegarvi, in modo breve e semplice, come stanno davvero le cose. Potremo dunque concludere così:
Riassumendo l’insegnamento della Chiesa, la LIBERTA’ della quale siamo dotati non ci è stata data per fare quello che ci pare e piace a noidice infatti il Catechismo: “La libertà è il potere, radicato nella ragione e nella volontà, di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stessi azioni deliberate. Grazie al libero arbitrio ciascuno dispone di sé. La libertà è nell’uomo una forza di crescita e di maturazione nella verità e nella bontà. La libertà raggiunge la sua perfezione quando è ordinata a Dio, nostra beatitudine.” Vi ricordate Gesù nel Getsemani? E che cosa diciamo noi nel Pater Noster: “sia fatta LA TUA VOLONTA’, come in cielo così in terra…”. Quindi – il libero arbitrio – ci è dato perchè sia subordinato alla volontà divina, non c’è una terza via di mezzo, attenzione! Stiamo attenti, non c’è una terza strada: o con Dio, o contro Dio!
Per Lutero invece, e per questi eretici di oggi, questa libertà, questo libero arbitrio, E’ LIMITATO alle capacità umane le quali, essendo contagiate dal Peccato Originale, l’uomo non può fare diversamente che peccare, peccare in continuazione, cadere nella debolezza e allora cosa fare? Ecco il cambio del paradigma: ASSECONDARE L’UOMO nel suo peccare e modificare il senso (ossia anche la coscienza) di ciò che è peccato, di ciò che è male, in funzione NON di Dio e dei Suoi Comandamenti, dell’Agnello che “toglie il peccato…” se ci convertiamo a Lui attraverso I SACRIFICI, ma NON rifiutare il Cristo e continuando a peccare…. è il “sola fidei, il solo Christo” di Lutero, oggi superato, andato ben oltre, portato alle estreme conseguenze che oggi sono IL MISERICORDISMO SENZA PIU’ LA CONVERSIONE.
Ecco, ci fermiamo qui perché è fondamentale ed importante comprendere questi due elementi che – in mano a questi eretici – si fagocitano a vicenda: il paradigma modernista, eretico, e la falsa coscienza istruita non più SUL SACRIFICIO della conversione al Cristo, con tutto ciò che comporta, ma solo in funzione  ALLA NOSTRA DEBOLEZZA, ASSECONDANDOLA. In sostanza sta avvenendo quanto disse Isaia, ripetiamolo, impariamolo e comprendiamo bene la gravità:  “Dice il Signore. Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro!” (cap.5,20).
Attenzione: i Padri della Chiesa qui specificano questo male, il bene, le tenebre e la luce… che nella Dottrina è proprio questo della coscienza retta: il bene in male, cambiando in male il bene è lo stravolgimento della dottrina; le tenebre in luce e la luce in tenebre è lo stravolgimento della coscienza retta; e l’amaro in dolce e il dolce in amaro è il rifiuto del SACRIFICIO, della sofferenza, della croce… Convertirsi a Cristo non è una passeggiata, ma ci ricompenserà in Paradiso, diversamente ci sarà dato quello che avremo scelto, come afferma il Siracide.
Siano Lodati i Cuori di Gesù e Maria
Ringraziamo la persona che ha voluto riportare l’audio sul suo canale di youtube


Lo strumento di lavoro per il sinodo giovani è eretico
E’ uscito il Documento Instrumentum laboris – vedi qui testo ufficiale – in preparazione al sinodo per i giovani che si terrà ad ottobre, ed entrando subito nel vivo del suo contenuto eretico ed anticristiano, leggiamo:
  • “La RP (riunione pre-sinodale) evidenzia che gli insegnamenti della Chiesa su questioni controverse, quali «contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio» (RP 5) sono fonte di dibattito tra i giovani, tanto all’interno della Chiesa quanto nella società. Ci sono giovani cattolici che trovano negli insegnamenti della Chiesa una fonte di gioia e che desiderano che essa «non solo continui ad attenervisi nonostante la loro impopolarità, ma che li proclami insegnandoli con maggiore profondità» (RP 5). Quelli che invece non li condividono, esprimono comunque il desiderio di continuare a far parte della Chiesa e domandano una maggiore chiarezza a riguardo. Di conseguenza, la RP chiede ai responsabili ecclesiali di «affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù» (RP 11)…” (n.52)
ed ancora si legga questo passaggio nel quale si sdogana il “gender e l’uso della sigla LGBT”:
  • “Alcuni giovani LGBT, attraverso vari contributi giunti alla Segreteria del Sinodo, desiderano «beneficiare di una maggiore vicinanza» e sperimentare una maggiore cura da parte della Chiesa, mentre alcune CE si interrogano su che cosa proporre «ai giovani che invece di formare coppie eterosessuali decidono di costituire coppie omosessuali e, soprattutto, desiderano essere vicini alla Chiesa». (n.197)”
“Alcuni giovani LGBT”???? ma di chi e cosa parlano? DIO NON HA FORSE CREATO L’UOMO E LA DONNA, MASCHIO E FEMMINA?? Stanno forse arrivando a dire che DIO HA SBAGLIATO? Sì, papa Francesco effettivamente lo ha lasciato già intendere nel 2016, leggete qui se lo avete dimenticato.
Non siamo semplicemente scandalizzati, ma fortemente offesi dalla presa in giro, come già spiegammo per altre ragioni in questo articolo dal titolo eloquente: Sinodo Giovani cattolici oppure nuova rivoluzione sessantottina? sempre sulla preparazione di questo Sinodo che ha tutta l’aria di una presa per i fondelli per sdoganare ben altro.
Perché parliamo di “eresia”? Perché in queste parole, sopra riportate, c’è lo sdoganamento ad una nuova forma di unione, quella omosessuale che così viene trattata come un fatto del tutto NATURALE. Ora, dal momento che non siamo autoreferenziali, LA RISPOSTA giusta ve la forniamo da ben due Documenti  firmati dall’allora cardinale Ratzinger e da Giovanni Paolo II, cliccare qui, uno del 1983, l’altro del 2003.
LE RISPOSTE DOTTRINALI ci sono, ma non vogliono più usarle, vogliono cose nuove, hanno il PRURITO di udire cose nuove, come denuncia san Paolo, sono stanchi della vera dottrina, leggete qui, ma l’eresia sarà bruciata dal Cristo, insieme a chi la propaga, fossero vescovi o papi,  e che con essa s’ingannano i fedeli. E poi vogliono farci l’interdizione ai Sacramenti se ascoltiamo le denunce di Don Minutella? Ma fateci il piacere!! VERGOGNA!!!  Ci chiediamo se, nella Chiesa, esistano ancora VESCOVI E CARDINALI CORAGGIOSI!! Forse non li meritiamo, ma non smetteremo di sperare e di pregare.
_006 nuove per aprile 2018 5
Ecco alcuni passaggi dei due Documenti sempre in vigore:
La posizione della morale cattolica è fondata sulla ragione umana illuminata dalla fede e guidata consapevolmente dall’intento di fare la volontà di Dio, nostro Padre. (…) Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata.
Scegliere un’attività sessuale con una persona dello stesso sesso equivale ad annullare il ricco simbolismo e il significato, per non parlare dei fini, del disegno del Creatore a riguardo della realtà sessuale. L’attività omosessuale non esprime un’unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un’esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l’essenza stessa della vita cristiana. Ciò non significa che le persone omosessuali non siano spesso generose e non facciano dono di se stesse, ma quando si impegnano in un’attività omosessuale esse rafforzano al loro interno una inclinazione sessuale disordinata, per se stessa caratterizzata dall’autocompiacimento. (..)
Tuttavia oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all’interno della Chiesa, esercitano una fortissima pressione per portarla ad accettare la condizione omosessuale, come se non fosse disordinata, e a legittimare gli atti omosessuali. Quelli che, all’interno della comunità di fede, spingono in questa direzione, hanno sovente stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa. Ora questi gruppi esterni sono mossi da una visione opposta alla verità sulla persona umana, che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo. Essi manifestano, anche se non in modo del tutto cosciente, un’ideologia materialistica, che nega la natura trascendente della persona umana, così come la vocazione soprannaturale di ogni individuo.
I ministri della Chiesa devono far in modo che le persone omosessuali affidate alle loro cure non siano fuorviate da queste opinioni, così profondamente opposte all’insegnamento della Chiesa. Tuttavia il rischio è grande e ci sono molti che cercano di creare confusione nei riguardi della posizione della Chiesa e di sfruttare questa confusione per i loro scopi.
  1. Anche all’interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. Di fatto i suoi seguaci sono per lo più persone che o ignorano l’insegnamento della Chiesa o cercano in qualche modo di sovvertirlo. Si tenta di raccogliere sotto l’egida del Cattolicesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale. Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione.
È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile. Il fine di tale azione è conformare questa legislazione alla concezione propria di questi gruppi di pressione, secondo cui l’omosessualità è almeno una realtà perfettamente innocua, se non totalmente buona. Benché la pratica dell’omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere in considerazione le proporzioni del rischio, che vi è implicato.
La Chiesa non può non preoccuparsi di tutto questo e pertanto mantiene ferma la sua chiara posizione al riguardo, che non può essere modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda del momento. (…)
  1. Che cosa deve fare dunque una persona omosessuale, che cerca di seguire il Signore? Sostanzialmente, queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che possano sperimentare a motivo della loro condizione, al sacrificio della croce del Signore. Per il credente, la croce è un sacrificio fruttuoso, poiché da quella morte provengono la vita e la redenzione. Anche se ogni invito a portare la croce o a intendere in tal modo la sofferenza del cristiano sarà prevedibilmente deriso da qualcuno, si dovrebbe ricordare che questa è la via della salvezza per tutti coloro che sono seguaci di Cristo.
In realtà questo non è altro che l’insegnamento rivolto dall’apostolo Paolo ai Galati, quando egli dice che lo Spirito produce nella vita del fedele: « amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé » e più oltre: « Non potete appartenere a Cristo senza crocifiggere la carne con le sue passioni e i suoi desideri » (Gal 5, 22. 24). Tuttavia facilmente questo invito viene male interpretato, se è considerato solo come un inutile sforzo di auto-rinnegamento. La croce è sì un rinnegamento di sé, ma nell’abbandono alla volontà di quel Dio che dalla morte trae fuori la vita e abilita coloro, che pongono in Lui la loro fiducia, a praticare la virtù invece del vizio. (..)
  1. Considerando quanto sopra, questa Congregazione desidera chiedere ai Vescovi di essere particolarmente vigilanti nei confronti di quei programmi che di fatto tentano di esercitare una pressione sulla Chiesa perché essa cambi la sua dottrina, anche se a parole talvolta si nega che sia così. Un attento studio delle dichiarazioni pubbliche in essi contenute e delle attività che promuovono rivela una calcolata ambiguità, attraverso cui cercano di fuorviare i pastori e i fedeli. Per esempio, essi presentano talvolta l’insegnamento del Magistero, ma solo come una fonte facoltativa in ordine alla formazione della coscienza. La sua autorità peculiare non è riconosciuta. Alcuni gruppi usano perfino qualificare come « cattoliche » le loro organizzazioni o le persone a cui intendono rivolgersi, ma in realtà essi non difendono e non promuovono l’insegnamento del Magistero, anzi talvolta lo attaccano apertamente. Per quanto i loro membri rivendichino di voler conformare la loro vita all’insegnamento di Gesù, di fatto essi abbandonano l’insegnamento della sua Chiesa. Questo comportamento contraddittorio non può avere in nessun modo l’appoggio dei Vescovi.
  2. Questa Congregazione incoraggia pertanto i Vescovi a promuovere, nella loro diocesi, una pastorale verso le persone omosessuali in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa. Nessun programma pastorale autentico potrà includere organizzazioni, nelle quali persone omosessuali si associno tra loro, senza che sia chiaramente stabilito che l’attività omosessuale è immorale. Un atteggiamento veramente pastorale comprenderà la necessità di evitare alle persone omosessuali le occasioni prossime di peccato.
Vanno incoraggiati quei programmi in cui questi pericoli sono evitati. Ma occorre chiarire bene che ogni allontanamento dall’insegnamento della Chiesa, o il silenzio su di esso, nella preoccupazione di offrire una cura pastorale, non è forma né di autentica attenzione né di valida pastorale. Solo ciò che è vero può ultimamente essere anche pastorale. Quando non si tiene presente la posizione della Chiesa si impedisce che uomini e donne omosessuali ricevano quella cura, di cui hanno bisogno e diritto. (..)
Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l’insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei suoi confronti, o che lo trascuri completamente. Un tale appoggio, o anche l’apparenza di esso, può dare origine a gravi fraintendimenti. Speciale attenzione dovrebbe essere rivolta alla pratica della programmazione di celebrazioni religiose e all’uso di edifici appartenenti alla Chiesa da parte di questi gruppi, compresa la possibilità di disporre delle scuole e degli istituti cattolici di studi superiori. A qualcuno tale permesso di far uso di una proprietà della Chiesa può sembrare solo un gesto di giustizia e di carità, ma in realtà esso è in contraddizione con gli scopi stessi per i quali queste istituzioni sono state fondate, e può essere fonte di malintesi e di scandalo. (..)
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell’Udienza accordata al sottoscritto Prefetto, ha approvato la presente Lettera, decisa nella riunione ordinaria di questa Congregazione e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, 1° ottobre 1986.
Joseph Card. Ratzinger
Prefetto


e dal secondo Documento del 2003
La coscienza morale esige di essere, in ogni occasione, testimoni della verità morale integrale, alla quale si oppongono sia l’approvazione delle relazioni omosessuali sia l’ingiusta discriminazione nei confronti delle persone omosessuali. Sono perciò utili interventi discreti e prudenti, il contenuto dei quali potrebbe essere, per esempio, il seguente: smascherare l’uso strumentale o ideologico che si può fare di questa tolleranza; affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso.
A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male.
In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell’equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest’ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all’applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza.
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nell’Udienza concessa il 28 marzo 2003 al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato le presenti Considerazioni, decise nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 3 giugno 2003, Memoria dei Santi Carlo Lwanga e Compagni, Martiri.
 Joseph Card. Ratzinger
Prefetto