ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 17 giugno 2018

Topi Espressi di fogna

LA PENOSA COPERTINA DELL'”ESPRESSO”. UN COMMENTO

In questa copertina è racchiusa tutta la pochezza delle sinistre glamour plusimmigrazioniste e al servigio della deportazione capitalistica di nuovi schiavi dall’Africa.

P.S. L'Espresso di stamattina, domenica 17 giugno 2018, è in edicola senza Repubblica (in sciopero) e presenta una copertina a dir poco, oltre che provocatoria, vergognosa: nella metà sinistra il volto di "Aboubakar Soumahoro, italiano, sindacalista", nella metà destra il volto di "Matteo Salvini, italiano, ministro". Sotto i due volti viene riproposto il titolo di un noto romanzo di Elio Vittorini, "Uomini e no". Quasi superfluo dire che "Uomini" è posto sotto Soumahoro, "No" sotto Salvini. Ad 'arricchire' il titolo le caratteristiche che l'Espresso ha scovato nei due: da una parte "il cinismo, l'indifferenza, la caccia al consenso fondata sulla paura" (ecco Salvini), dall'altra "la ribellione morale, l'empatia, l'appello all''unità dei più deboli" (ecco Soumahoro). Che ne dite? La copertina dell' Espresso fa il paio con il titolo a tutta pagina di Repubblica di lunedì 11 giugno 2018 a proposito dell' Aquarius: "629 persone ostaggio di Salvini". Difficile stabilire quale sia il titolo più spregevole... è lotta all'ultimo sangue tra Espresso e Repubblica: in ogni caso, quando il gioco si fa duro e c'è il rischio che certi interessi concreti vengano lesi, emerge da quelle parti la matrice storica, mai cancellata. E' la stessa di chi, con l'intento di soffocare il dissenso, per decenni ha gestito gulag e cliniche psichiatriche a beneficio dei 'nemici del popolo'.
La sinistra francescana ha dimenticato tutto
di Michele Merlo


La mia filosofia di vita prevede che tutti dovrebbero essere liberi di spostarsi nel mondo, senza restrizioni.

Quando ho cominciato a convincermi di questa idea in Italia arrivavano circa 10 mila migranti e non esisteva il termine “clandestino”. Era tutto diverso.
Io filosoficamente continuo a ritenere che ognuno debba essere libero di spostarsi dove gli pare, quando gli pare, come gli pare.

In un mondo ideale farei una legge per abolire le frontiere e i prezzi dei biglietti aerei.

Nel mondo reale però le cose sono diverse e sempre molto lontane dal mondo ideale. Milioni di persone non si spostano per visitare luoghi lontani, per conoscere nuove culture o per contaminare la propria con le altre.
Si spostano a causa di guerre o forti crisi economiche.

Si spostano perché alcuni poteri impongono fame e miseria in Africa o in qualsiasi altra parte del mondo ed è contro queste dinamiche che la sinistra dovrebbe scagliarsi, come ha sempre fatto fino a 20 anni fa.

Dal dopo guerra in poi, in occidente i movimenti politici denunciavano il fenomeno di decolonizzazione, ritenevano gli africani, come i vietnamiti o chiunque altro capace di prendere le redini del proprio paese, non incitavano i giovani a scappare, ma li accoglievano come profughi politici quando le cose andavano male.

Questo è anche il senso del “diritto d’asilo”.

Nessun partito comunista ha mai promosso l’emigrazione come via per spezzare le catene dello sfruttamento.

Oggi invece vedo una sinistra che tace su questi problemi, che non critica l’Ue per le sue politiche liberiste, ma concentra tutta l’attenzione sui processi di accoglienza di centinaia di migliaia di persone che fuggono da quei paesi, senza mai mettere al centro le cause.

E’ un po' la differenza tra il missionario e il rivoluzionario: il primo assiste i deboli per fargli accettare meglio la schiavitù, il secondo li incita ad organizzarsi e spezzare le catene.

Far capire che l’italiano come il nero africano sono dalla stessa parte, non prevede che dobbiamo costringerli tutti a venire, ma casomai fare pressione perché certe prassi coloniali cessino.

Protestare quando il Parlamento approva la vendita di armi a qualcuno, denunciare una multinazionale perché ruba o inquina, opporsi alle guerre ha un senso, lasciare che l’Italia e la Grecia siano gli unici paesi ad accogliere migranti non lo ha.
Forzare l’equilibrio di redistribuzione della popolazione sul territorio non migliorerà le cose e non farà prendere coscienza alla popolazione che bisogna cambiare, darà spazio alle peggiori violenze.

I Paesi con cui confiniamo hanno chiuso le frontiere, i migranti rimangono tutti in Italia. Quindi che fare?

Si dovrebbe agire su due fronti:

In primo luogo contrastando le cause delle migrazioni e denunciando le politiche neo coloniali.

Sull’accoglienza è necessario che l’Europa si faccia carico dell’accoglienza, sia economicamente, sia attraverso la redistribuzione dei flussi

Si devono promuovere il rimpatrio volontario e la creazione di quote di migrazione annuali per singolo paese.

Il nigeriano o il tunisino devono potere venire in Italia, ma legalmente, esattemente come noi europei ci spostiamo in altri paesi.

Sostituire all’immigrazione illegale un’immigrazione controllata che non fa morire la gente in mare e mette fine alle politiche neo coloniali.

Albinati e la ferocia dell’élite

MALAVITOSI DELLO SPIRITO
«Ho desiderato che morisse qualcuno sulla nave Aquarius. Ho detto: adesso, se muore un bambino, io voglio vedere che cosa succede per il nostro governo».
Questa frase indegna, disumana, feroce, scioccante è stata pronunciata pubblicamente da uno dei più importanti intellettuali italiani: Edoardo Albinati.
Scrittore, saggista, figura di punta di quell’intellighenzia di sinistra e radical-chic che dispensa giudizi storici e morali a tutto spiano e si erge come colonna portante della moralità di questo Paese.

Spargitori di odio e menzogne, livorosi capiclan di cosche mediatiche, accademiche ed editoriali, malavitosi dello spirito abitano l’élite intellettuale del Paese

La frase di Albinati è stata raccolta il 12 Giugno durante un suo intervento alla libreria Red-Feltrinelli di Milano. Il grande intellettuale stava presentando il libro sul Niger scritto insieme alla sua compagna Francesca D’Aloja.
La registrazione è stata pubblicata ieri sul sito di Radio Padania perché tra il pubblico c’era Giulio Cainarca uno dei giornalisti dell’emittente leghista; è lui ad aver registrato l’intervento audio di Albinati ed è lui che, esterrefatto, ha deciso di renderlo pubblico.
Albinati è uno degli esempi tipici di questa indecente élite intellettuale che inquina l’Italia; spargitori di odio e menzogne, livorosi capiclan di cosche accademiche, mediatiche ed editoriali, malavitosi dello spirito, lontani dal paese reale e vicini solo alla falsa ed ipocrita auto-rappresentazione che si danno attraverso il mainstream.
Ci ha spiegato Cainarca che ad ascoltare Albinati non c’erano più di 10 persone; questi guru dell’antropologicamente superiore, questi razzisti travestiti da spiriti umanitari, sono l’espressione di un’élite che non rappresenta il Paese eppure lo domina.
Albinati è stato un vincitore del Premio Strega, ha scritto per il Corriere della Sera, per Repubblica.
Non solo, ma Albinati ha lavorato in Afghanistan e in Ciad con l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati; il libro che presentava è un diario di viaggio compiuto proprio sotto il patrocinio delle Nazionni Unite, per testimoniare le sofferenze dei migranti.
Come possa un uomo che ha raccontato direttamente il dramma dei migranti desiderare la morte di uno di loro (addirittura di un bambino) per poter attaccare un avversario politico, è cosa che sfugge a noi comuni mortali che non apparteniamo alla “razza eletta” dell’intellighenzia radical-chic.
COME BRUSCA
La frase di Albinati mostra il livello più infimo a cui può arrivare l’odio politico, la ferocia ideologica, l’ipocrisia di un’élite arrogante e impunita.
Ora ci aspettiamo che Albinati spieghi che lui non intendeva dire quello che ha detto; che si è espresso male (o che abbiamo capito male noi); ma le parole tradiscono un inconscio mai corrotto nel raccontare ciò che si ha dentro il proprio cuore. E dentro il cuore di Albinati c’è qualcosa che lo accomuna ai peggiori orrori criminali.
Forse Albinati non se ne rende conto ma il suo “desiderio” di veder morire un bambino per punire Salvini, lo rende simile a Salvatore Brusca che ammazzò un bambino per punire il padre pentito.
Dentro quella frase c’è la stessa diabolica natura in questo caso alimentata da odio politico, allucinazione ideologica e spietatezza di un’élite arrogante che si pensa impunita tanto da poter dire tutto ciò che vuole senza pagarne mai il conto.
Ad ascoltare la voce di Albinati ci si spaventa per la calma luciferina con cui lui ha pronunciato il suo pensiero: quel “ho desiderato che morisse qualcuno sulla nave Aqaurius”, non è il frutto di un’alterazione emotiva, non nasce da un battibecco, da una perdita di controllo ma da un lucidità disumana disgustosa, da un distacco olimpico con cui l’intellettuale svela il suo desiderio morboso e folle.
savianoDISPENSATORI DI ODIO
Da mesi l’élite sta riversando un odio implacabile nel nostro Paese, specialmente indirizzato contro Matteo Salvini (come ieri lo riversava contro Berlusconi). Basta andare sui social per vedere gli attacchi al leader leghista (oggi Ministro degli Interni) ma anche ad altri esponenti della politica non di sinistra (ad esempio Giorgia Meloni, recentemente minacciata di morte).

Ciò che spaventa è la calma luciferina, la lucidità disumana e il distacco olimpico con cui l’intellettuale svela il suo desiderio di veder morire 

Capofila di questo odio è Roberto Saviano che dal suo attico di New York dispensa bugie e infamia a tutto spiano; raccontando menzogne sull’immigrazione, manipolando dati e numeri, istigando rivolte contro il governo, apostrofando come banditi chi la pensa diversamente da lui.
Saviano è il capo-bastone di quella “canaglia schiavista” che al soldo dell’élite globalista, alimenta la tratta di esseri umani in atto travestendola da umanitarismo (lo schema dell’immigrazione indotta lo abbiamo spiegato qui).
Eppure questa feccia intellettuale appare sempre più staccata non solo dalla realtà ma persino da quegli stessi italiani di sinistra a cui loro pensano di parlare e che credono di rappresentare.
Ieri l’Espresso, il giornale dove Saviano scrive, ha pubblicato un sondaggio tra i suoi lettori per capire cosa pensassero della decisione del Governo italiano “di impedire l’approdo della nave Aquarius”: il 69% ha risposto che la decisione era giusta “perché non possiamo accogliere tutti”.
Il risultato è indicativo:  o la stragrande maggioranza dei lettori di Saviano è composta da banditi e razzisti, oppure la gente ha capito l’imbroglio che rappresentano personaggi come lui.
IL RUOLO DEGLI INTELLETTUALI
Desiderare la morte altrui (addirittura di un bambino) per soddisfare il proprio narcisismo intellettuale, per poter dire “avevo ragione io”, è quanto di più vergognoso si possa immaginare. E io mi auguro che Edoardo Albinati trovi il tempo tra un libro, un’intervista e un premio letterario, di capire che esempio di diseducazione e immoralità ha rappresentato con le sue parole.

Gli intellettuali devono essere sentinelle di identità e inventori di immaginario; non élite autoreferenziale e corrotta nello spirito

Gli intellettuali sono parte importante della crescita di una società; sono le sentinelle di un’identità, i portatori di visioni critiche e costruttive, gli inventori di immaginari e i custodi di memoria. L’Italia ha bisogno di intellettuali e non di una casta chiusa, di un’élite radical-chic intollerante e corrotta nello spirito che oggi è una delle cause principali del disastro della nazione.

SONO PROPRIO PIRATI NEGRIERI 




Le due ONG battenti bandiera olandese, #Lifeline e #Seefuchs, dietro formale richiesta italiana, non sono state riconosciute dall’Olanda.
Ma la cosa più strana è che non hanno numero IMO.
Cioè come un’auto col numero di telaio cancellato.
PIRATI…


Il Numero IMO (da International Maritime Organization) è una sequenza di sette numeri assegnata a ogni nave al momento della costruzione. Il numero IMO è assegnato al natante al momento della posa della chiglia dall’IHS Fairplay, ex-Lloyd’s Register. 

Questo è uno della ciurma a bordo della Lifeline. Quello che ha dato del “fascista” al ministro Salvini (poi ha cancellato) . “Pirata” non è una metafora.



















































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Minacce di morte a Salvini alla festa pagata dalla sinistra

Bolzano, scritte choc alla "Volxsfesta" che ha ricevuto un contributo di 9mila euro. La Lega attacca: "Siamo schifati". Casapound: "Non sono d’accordo ad investire i soldi dei cittadini per manifestazioni con messaggi politici"

"Radio Tandem é testarda! Radio Tandem é libera! Radio Tandem organizza anche quest'anno la Volxsfest∀!".







Bolzano, prati del Talvera. Quella che sarebbe dovuta essere una serata a base di musica e divertimento si è trasformata in una sorta di appuntamento politico in cui vergare scritte d'odio contro Matteo Salvini. Il tutto a spese dei cittadini di Bolzano, che con le loro tasse hanno sovvenzionato con un "contributo di 9mila euro" una "due giorni di musica, convivialità, radiofonia" e auguri di morte al ministro dell'Interno.
Sono due le scritte incriminate. La prima, vergata con una bomboletta spray sul tendone di un gazebo a pochi passi dai tavoli da birreria schierati per consumare le "prelibatezze e le necessarie bevande fresche per avere tutta la forza di ballare fino a tarda notte". La seconda, invece, è stata scarabocchiata sotto il cartello che indica la piazza "Alexander Langer, uomo di pace". E chissà cosa avrebbe detto Alexander se avesse potuto vedere il suo nome associato a quel "Salvini muori male" che qualche partecipante alla Volxsfest∀! ha inciso senza vergogna.
Già ieri il ministro dell'Interno era finito nel mirino di alcuni attivisti in Trentino che l'avevano accusato di essere il "mandante" di "omicidi razzisti". Oggi la storia si ripete, in Alto Adige. "Sono schifato e la cosa non finirà certamente qui - attacca Massimo Bessone, Commissario Lega Alto Adige-Südtirol - Mentre la Lega ed il suo Segretario Federale, nelle vesti di Ministro degli Interni lavorano per riportare ordine nel nostro Paese, queste persone si permettono di minacciare ed offendere. Questo è quello che questa sinistra allo sbando è in grado di partorire, questa è la loro opposizione civile". Contattato dal Giornale.it, Bessone conferma di aver girato le fotografie con gli affondi a Salvini alla Digos locale affinché vengano avviate le indagini del caso.
A "scandalizzare" l'esponente leghista è anche il fatto che la Volxsfest∀! sia stata finanziata,anche quest'anno, con fondi comunali (9mila euro) elargiti dalla Commissione cultura. A confermalo al Secolo Trentino è Andrea Bonazza, consigliere comunale di CasaPound. "Il 28 aprile 2018 - racconta Bonazza al Giornale.it - il sindaco di Bolzano vietò la concessione di Castel Roncolo all’associazione culturale CasaItalia per un evento privato sul medioevo mitteleuropeo, con il concerto della storica band di musica alternativa 'la Compagnia dell’Anello'. L’associazione non aveva richiesto nessun contributo e aveva regolarmente pagato l’affitto al Comune. Il sindaco sotto pressione dell’ANPI vietò l’utilizzo del castello all’associazione, nonostante la questura confermò che non sussisteva nessun problema di ordine pubblico. Oggi, per l’ennesima volta, assistiamo ad un evento organizzato da associazioni di sinistra e ben pagato dall’amministrazione comunale, in cui gli organizzatori, oltre a fare politica, promuovono lo scontro ideologico con i soldi dei contribuenti. Tutto ciò è inammissibile e domani CasaPound consegnerà in Municipio una nuova mozione per cambiare il regolamento dei contributi alle associazioni e mettere nero su bianco che non dovranno essere mai più stanziati fondi ad iniziative politiche".
Claudio Cartaldo