ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 23 luglio 2018

Nulla è più tornato ad essere com’era prima

LE 36 ORE "PIU' IMPORTANTI"

Che cosa sarebbe la storia umana, senza "la Resurrezione"? E' l'evento che si inserisce nel processo della storia, ma la supera, la trascende perché è un evento "soprannaturale", e che conferisce significato alla storia stessa 
di Francesco Lamendola  

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Qual è l’evento più importante della storia mondiale? Per il cristiano, non c’è il minimo dubbio che la risposta è: la Resurrezione di Gesù Cristo. Non solo è l’evento centrale della Redenzione, quello che conferisce tutto il suo significato al mistero dell’Incarnazione e quindi, indirettamente, rivela anche (nei limiti in cui la mente umana può afferrarlo) il significato del mistero della Santissima Trinità: Dio Padre che crea il mondo e lo ama infinitamente, e amandolo, si fa uomo fra gli uomini per mezzo del Figlio, e poi entrambi, il Padre e il Figlio, completano il grandioso processo di riconciliazione del mondo a Dio per opera dello Spirito Santo. È anche l’evento che si inserisce nel processo della storia, ma la supera, la trascende infinitamente, perché è un evento soprannaturale, che conferisce un significato alla storia stessa, la quale, senza quell’evento, sarebbe rimasta un vuoto, penoso, ripetitivo succedersi di umane miserie, ambizioni, grandezze e aberrazioni. Che cosa sarebbe la storia umana, senza la Resurrezione? 
Che cosa sarebbe l’uomo, senza la Redenzione? Nulla: l’una e l’altro sarebbero nulla, un tragico nulla, non illuminati neppure dal più piccolo raggio di speranza e destinati a perdersi, entrambi, nel nulla. Con la Resurrezione, Dio entra nella storia, e vi entra da Uomo vittorioso, trasfigurato, irresistibile, con la forza travolgente di un amore che non conosce limiti, che ha saputo affrontare la sofferenza, il disonore e la morte di croce in un corpo mortale, per spalancare agli uomini, che l’avevano smarrita, la via del Cielo. È un evento abissale, inconcepibile, indescrivibile: e infatti nessuno, neppure gli evangelisti, l’hanno descritto. Nessuno ha visto Gesù uscire dal sepolcro: il suo corpo senza vita vi è stato chiuso la sera del Venerdì Santo, e la pietra è stata rimossa nel primo mattino della Domenica di Pasqua. In quell’arco di circa 36 ore, supponendo che la sepoltura sia avvenuta verso le 6 di sera e che le pie donne abbiano visto il sepolcro aperto e l’Angelo dalla veste bianchissima verso le 6 del mattino, si è compiuto un mistero ineffabile, sconvolgente, che nessun occhio umano avrebbe potuto sostenere, nessun orecchio avrebbe potuto udire. Nessuno ha visto nulla, dunque, neppure le guardie messe lì di picchetto dal sommo sacerdote: nemmeno Pietro e Giovanni, i quali, entrati nel sepolcro, hanno trovato solo il locale vuoto, le bende piegate in disparte, il corpo di Gesù scomparso. Più tardi, lo hanno visto: ma nell’atto di uscire dal sepolcro, nessuno lo ha visto. Quelle 36 ore, di gran lunga le più importanti nella storia del mondo, al cui confronto la battaglia di Maratona o quella di Gaugamela, lo sbarco di Colombo in un’isoletta dell’America centrale o la presa della Bastiglia da parte dei rivoluzionari francesi sono eventi del tutto secondari, sono avvolte nel più fitto velo di mistero, di silenzio, di oscurità. Tutto quel che possiamo dire era che quel corpo, che era stato deposto dai suoi cari (ma non dai suoi discepoli) per interessamento di Giuseppe d’Arimatea, con il permesso di Ponzio Pilato; quel corpo alla cui custodia era stato posto un distaccamento di guardie armate, nel primo mattino della Domenica di Pasqua non c’era più.

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Alla fine, solo la Resurrezione di Cristo ci si presenta nella sua linearità, nella sua nettezza: o Cristo è risorto, oppure no.

Non sappiamo con sicurezza nemmeno che anno e che giorno fosse: probabilmente il 9 aprile del 30, ma potrebbe anche essere stato il 29 aprile del 31, oppure, ancora, il 5 aprile del 33, è significativo che nessuno storico di professione, nessun testimone altolocato se ne sia interessato e ne abbia preso nota. Che quell’evento si sarebbe rivelato decisivo per la storia dell’umanità, perfino per quella parte di umanità che non si sarebbe mai convertita, e che ancor oggi non ci crede, non ne vuol sapere, alza le spalle con sufficienza, sarebbe apparso solo più tardi. Allora, e per un certo tempo, solo una ristretta cerchia di persone ne venne a conoscenza e ci credette, anche perché Gesù apparve ai suoi discepoli in diverse occasioni, risorto dalla morte. Ma alcuni di tali testimoni erano donne, la cui testimonianza, nella società giudaica del tempo, non aveva valore legale; altri erano galilei malvisti e disprezzati, perché erano stati suoi discepoli e non avevamo saputo o potuto far nulla per opporsi al suo arresto, al processo, alla condanna e infine alla sua morte, dolorosa e infamante, sulla croce.
Ecco come un celebre storico britannico, Michael Grant (Londra, 1914-ivi, 2004), ha rievocato quel momento cruciale nella storia del mondo, nella sua monografia Gesù (titolo originale: Jesus: An Historian Review’s of the Gospels, 1977; traduzione dall’inglese di Bruno Osimo, Milano, Gruppo Editoriale Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas, 1988, pp. 181-182):
Dopo la crocifissione, Giuseppe di Arimatea, membro del Sanhedrin che non ne condivideva l’opinione sfavorevole su Gesù, cercò e ottenne da Pilato il permesso di dare al corpo sepoltura privata, risparmiando in tal modo ad esso di finire in una delle due fosse comuni riservate ai criminali giustiziati. È probabile che la storia sia vera, poiché la mancanza di qualunque partecipazione  da parte dei seguaci di Gesù, particolare che viene anch’esso riferito, fu talmente spiacevole, anzi disgraziata, che non può certo essere stata inventata volontariamente dagli evangelisti in epoca successiva.
Marco riferisce che dunque Giuseppe di Arimatea lo mise in una tomba tagliata nella pietra e fece rotolare un masso davanti all’entrata. E Maria Maddalena o di Magdala (…), con Maria, madre di Giuseppe e Giacomo il Minore (forse uno degli apostoli di Gesù), presenziarono e videro dove fu messo.
Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salomè comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. Esse dicevano tra loro: “Chi ci rotolerà via il massa dall’ingresso del sepolcro?”. Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”. Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura. (Mc 16, 1-8).
Anche se lo storico cerca di considerare l’apparizione del giovane come extrastorica, non può negare il fatto che la tomba era vuota. È vero che questa scoperta, come accade spesso, viene descritta in modo diverso nei vari Vangeli, come nell’antichità hanno messo in evidenza i pagani, che non prestano fede al racconto. Ma applicando goi stessi criteri adatti a qualunque altra fonte letteraria antica, la testimonianza è solida e sufficientemente plausibile da portare ala conclusione che la tomba fu davvero trovata vuota.
Marco, come abbiamo visto, riferisce che lo videro insieme tre donne. Ma secondo Giovanni la prima a vederlo fu Maria Maddalena da sola. Entrambi questi resoconti possono rappresentare ciò che accade davvero, perché i primi credenti non avrebbero mai inventato di loro iniziativa l’affermazione che la più solenne e carica di conseguenze di tutte le scoperte da donne tra cui una donna che aveva una reputazione del tutto immorale. Forse la versione di Giovanni è quella originale, e le altre donne sono state aggiunte alla storia per renderla leggermente meno stupefacente.
Chi prese il corpo? Non v’è modo di saperlo. Maria Maddalena dapprima pensò che l’avesse rimosso il giardiniere del cimitero, mentre gli ebrei affermavano che era stato trasportati dagli stesi discepoli di Gesù, e questa ipotesi per alcuni sarebbe plausibile. In ogni caso non c’era più. Questo vuoto fu spezzato, tre giorni dopo (periodo corrispondente alle predizioni delle sacre scritture), dall’apparizione di Gesù vivo e ritornato sulla terra, risorto dai morti. La Resurrezione è il tema di alcuni dei maggiori dipinti di tutti i tempi, ma, nei Vangeli, non ve n’è una descrizione vera e propria, e nessuno nei Vangeli afferma di averla vista succedere. Tuttavia quelli che credevano che Gesù fosse comparso a loro sulla terra dopo la sua morte hanno lasciato le loro esperienze in alcuni assi del Nuovo Testamento. Le loro testimonianze a livello storico non dimostrano che avevano ragione a supporre che Gesù fosse risorto dai morti, ma dimostrano che alcune persone erano convinte che le cose fossero andate proprio così.
Il giornalista americano John Reed, di orientamento marxista, ha scritto, per magnificare la presa del potere da parte dei bolscevichi, un reportage intitolato Dieci giorni che sconvolsero il mondo, che gli diede la notorietà internazionale, anche egli se fu uno dei primi responsabili, in buona o in cattiva fede, della grande mistificazione occidentale riguardo al comunismo russo. Ma ora che l’Unione Sovietica è caduta e si è dissolta, e di quel regime  non resta più nulla, come non resta quasi nulla delle illusioni, ora generose, ora criminali, ispirate dal suo esempio, possiamo ben dire che sono bastati circa settant’anni perché il mondo si scordasse di quello sconvolgimento, che pareva destinato a cambiare la storia del mondo. Nella vita di Gesù Cristo, un giorno e mezzo, sì e no, è stato sufficiente per sconvolgere veramente il mondo: dopo di quelle trentasei ore, nulla è più tornato ad essere com’era prima. Si è creato un prima e un dopo, e tutti gli uomini che sono nati da quel momento, hanno dovuto prendere una decisione, pro o contro Gesù Cristo, pro o contro la sua Resurrezione. Chi ammette l’importanza storica di Gesù, ma non la sua Resurrezione, lo pone su di un piano puramente umano, e ritiene che nulla di realmente decisivo abbia cambiato la storia del mondo; semmai, alcuni pensano che un evento discriminante sia stato Auschwitz. Qualcuno ha perfino detto che, dopo Auschwitz, non si possono più scrivere poesie; qualcun altro ha affermato che Auschwitz pone un’ipoteca pesante come un macigno sull’esistenza stessa di Dio, perché un Dio che ha permesso Auschwitz, o è corresponsabile o è impotente, e dunque non è Dio. Eppure, con tutto il rispetto per la memoria delle vittime di Auschwitz, ci sono state altre tragedie nella storia, altre persecuzioni, altri stermini di popolazioni inermi. Non c’è stato nessuno, però, che sia risorto dalla morte per mostrare agli uomini una nuova maniera di vivere e morire: nessuno tranne Gesù. E, come ha osservato Michael Grant, se non esistono sufficienti prove storiche per affermare che egli è risorto - ma come potrebbero esistere? la resurrezione, per definizione, è un fatto extra-storico e, semmai, sovra-storico – esistono sufficienti indizi per affermare che i suoi seguaci erano realmente convinti che Egli fosse risorto. Non mentivano, la loro non è stata una frode.

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Con la Resurrezione, Dio entra nella storia, e vi entra da Uomo vittorioso, trasfigurato, irresistibile, con la forza travolgente di un amore che non conosce limiti.


Le 36 ore più importanti nella storia del mondo

di Francesco Lamendola

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