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martedì 25 settembre 2018

Ecco perché sono atei

L'Uaar e la fake news di Galileo ateo

Circola da alcune ore, sui social network, la fotografia di un curioso manifesto a cura dell’Uaar, acronimo che sta per  Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, raffigurante uno slogan di dubbia logicità – «Preferisco ragionare anziché credere: ecco perché sono ateo» – affiancato all’immagine di Galileo Galilei (1564-1642). Sottintesa, dunque, l’adesione all’ateismo dello scienziato pisano. Ora, a differenza di diversi amici che hanno condiviso indignati il manifesto dell’Uaar, confesso che io stento a credere all’autenticità di quella iniziativa, sperando si tratti solo di un abile fotomontaggio. Ma sì, perché sarebbe un autogol clamoroso. Com’è possibile, infatti, che nel 2018 ci sia qualcuno non che scriva, non che racconti, ma che solamente pensi che uno come Galilei fosse ateo?
E’ un dubbio lecito alla luce delle prove schiaccianti della fede non solo religiosa ma proprio cattolica di Galilei il quale, pur non essendo un cristiano modello (convisse apertamente more uxorio con una donna che non volle sposare, ma dalla quale ebbe tre figli), attribuì i maggiori meriti delle proprie scoperte al Cielo («nelle mie scoperte scientifiche ho appreso più col concorso della divina grazia che con i telescopi») e, se da un lato non pronunciò mai il celebre «eppur si muove», fake news inventata di sana pianta a Londra, nel 1757, da tal Giuseppe Baretti, dall’altro anche dopo il celebre processo che lo vide imputato, difese sempre la Chiesa, arrivando a scrivere: «In tutte le opere mie, non sarà chi possa trovar possa pur minima ombra di cosa che declini dalla pietà e dalla riverenza di Santa Chiesa».


Non solo. Quando, ormai anziano, era praticamente cieco e non poteva più osservare l’amato cosmo, accettò quella dura condizione grazie alla fede, affermando: «Questo Universo che io ho ingrandito mille volte si è ora ristretto al mio stesso cosmo. Così è piaciuto a Dio, così deve piacere a me». Infine, invecchiato tra malanni e acciacchi, perseguitato dall’insonnia, quando a 78 anni spirò, Galilei era circondato dai suoi e fu una delle due figlie suore a raccogliere la sua ultima parola, che significativamente fu: «Gesù!». Neppure il processo subito dall’Inquisizione nove anni prima – molto meno atroce di come viene dai più immaginato – fu dunque in grado di scalfire l’attaccamento alla Chiesa e a Gesù dello scienziato pisano, il cui ateismo può pertanto essere classificato tra le fake news più incredibili in assoluto. Roba, è il caso di dirlo, proprio da non credere.

La verità sul processo a Galileo

La Terra è ferma e non ruota attorno al Sole. Questo sostiene, in un video diffuso anche su YouTube, un imam saudita, tale Sheikh Bandar al-Khaibari, che i media presentano come un “teologo dell’Isis”. Posto che, più che di teologi, forse l’Isis avrebbe bisogno di psichiatri, è interessante notare come l’opposizione a Galileo continui esattamente come la persistente, e tutta occidentale, ignoranza sul suo processo. Molti difatti sono convinti, probabilmente pure fra quanti ridono di al-Khaibari, che lo scienziato pisano sia stato torturato dalla Chiesa, mentre non solo non gli fu torto un sol capello ma, nonostante la condanna forse più famosa che severa (Galileo stesso ringraziò i giudici, riconoscendo di averli provocati), la sua vita continuò – è davvero il caso di dirlo – di villa in villa: prima nel Giardino di Trinità dei Monti (alloggio composto da ben cinque camere, vista sui giardini vaticani e cameriere personale), poi nella magnifica Villa dei Medici al Pincio, quindi a Siena presso l’amico e arcivescovo Ascanio Piccolomini (1590–1671), in seguito a Firenze nella sua casa di Costa San Giorgio e, infine, nella Villa di Arcetri, presso il Monastero delle Clarisse di San Matteo dove vivevano le sue due figlie suore.

Altri poi – forse ancora più numerosi – parlano del processo a Galileo come di un terribile ed epocale scontro fra Scienza e Fede senza sapere da un lato le invidie e rivalità accademiche che lo hanno preceduto e, per certi versi generato (uno studioso serio come Federico Di Trocchio (1949-2013), per esempio, non aveva problemi ad ammettere come, in realtà, sia stato «gruppo di scienziati pisani e fiorentini a suscitare il fatale scontro tra Galileo e la Chiesa, mossa che costituiva l’unica possibilità di arrestare il copernicanesimo, vista l’impossibilità di contrastarlo sul piano scientifico»), e ignorando pure, d’altro lato, come non fu quello che lo scienziato pisano sosteneva, l’eliocentrismo, a procurargli processo e condanna, bensì come lo sosteneva, cioè vantando una sicurezza che di fatto non seppe supportare con i giusti argomenti; al punto da chiamare in caso, nel corso del dibattimento, quell’esistenza delle maree che gli astronomi gesuiti – giustamente – ribatterono essere collegata non già alla rotazione della Terra ma all’attrazione lunare. Facciamo insomma bene a ridere di chi ancora pensa che la Terra sia ferma, ma faremmo anche bene a darci da fare affinché, sul caso Galilei, non si rimanga noi stessi fermi: sullo stereotipo, anziché sulla realtà storica.


1 commento:

  1. In realtà, contrariamente alla visione comune, riguardo al Caso Galileo, Galileo aveva torto e la Chiesa Cattolica ragione come è dimostrato rigorosamente, in base alla logica e alla scienza attuale, in un libro recentemente pubblicato:
    Pace C. M., IL CASO GALILEO: Perché Galileo aveva torto e la Chiesa Cattolica ragione, Youcanprint, Lecce 2020
    cfr. https://www.youcanprint.it/religione-generale/il-caso-galileo-perch-galileo-aveva-torto-e-la-chiesa-cattolica-ragione-9788831658669.html

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