ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 3 ottobre 2018

La cabina di regia vaticana

VATICANO
L'agenda omosessualista fa tappa al Sinodo sui giovani


Alla conferenza stampa di presentazione del Sinodo sui giovani, che si apre oggi, appare chiaro che l'uso positivo dell'acronimo Lgbt nel Documento di lavoro è frutto della segreteria del Sinodo e non di richieste dei giovani. È l'ennesima dimostrazione di come la lobby gay agisca all'interno della Chiesa per arrivare al cambiamento della dottrina.


                             Giovani al santuario Jasna Gora di Czestochowa)

E anche al Sinodo dei vescovi sui giovani, che si apre oggi, va in scena la lobby gay che cercherà di far passare nel documento finale il linguaggio dei gruppi Lgbt. È quanto apparso chiaro dalla conferenza stampa di presentazione, tenuta l’1 ottobre dal cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi. La questione riguarda il paragrafo 197 dell’Instrumentum Laboris, ovvero il documento di lavoro su cui si confronteranno i padri sinodali, su cui c’erano già state polemiche al momento della pubblicazione. Per la prima volta in un documento vaticano, infatti, si adotta il linguaggio mondano, parlando della richiesta proveniente da «giovani Lgbt».

Ma ora si scopre che contrariamente a quanto sostenuto dal cardinale Baldisseri, quel paragrafo non trova riscontro nei contributi arrivati dai giovani e dalle Conferenze episcopali di tutto il mondo; è stato inserito ad hoc da qualcuno degli estensori dell’Instrumentum Laboris. Dobbiamo la rivelazione alla corrispondente di Lifesitenews, Diane Montagna, che è andata a controllare se quanto affermato lo scorso giugno dal cardinale Baldisseri riguardo al documento preparatorio fosse vero.

Nel presentare l’Instrumentum Laboris, il segretario del Sinodo aveva affermato che la terminologia Lgbt era stata presa dal documento pre-sinodale preparato dai giovani che avevano partecipato all’incontro con il Papa lo scorso marzo. «Ci hanno dato un documento e noi l’abbiamo citato», disse Baldisseri allora per smorzare la polemica. In realtà, già così sarebbe grave, visto che in questo modo si rinuncia al tanto decantato discernimento e si può far passare qualsiasi cosa in un documento ufficiale della Chiesa. Se un gruppo di giovani avesse inserito una bestemmia, Baldisseri avrebbe citato anche quella?

Ma ecco la sorpresa: l’altra mattina la collega di Lifesitenews fa presente al cardinale Baldisseri che è andata a controllare il documento pre-sinodale e non vi si trova traccia del termine Lgbt. «Ah, non c’è?», ha risposto Baldisseri preso in contropiede. Allora è stato incalzato: visto che è una citazione falsa, si correggerà l’Instrumentum Laboris per evitare che la terminologia Lgbt entri nel documento finale del Sinodo, rischiando – a norma delle nuove disposizioni di papa Francesco – di diventare magistero?

«Non toglierò nulla – ha risposto il cardinale Baldisseri -, i Padri sinodali discuteranno tutto il testo articolo per articolo, tutti i testi saranno discussi». Evidentemente al segretario generale del Sinodo sfugge che è già gravissimo che si discuta di qualcosa che è in evidente contrasto con il magistero consolidato della Chiesa, dando l’impressione che sia materia opinabile.

Come noto l’acronimo Lgbt raggruppa i principali orientamenti sessuali - lesbiche, gay, bisessuali e transessuali – ma indica anche una militanza ideologica che tende a normalizzare qualsiasi orientamento sessuale. È l’applicazione dell’ideologia gender, per cui nell’identità della persona non conta il sesso biologico – maschio, femmina – ma l’inclinazione che si sceglie. È «la negazione del Creatore», aveva detto chiaramente Benedetto XVI nel suo ultimo saluto natalizio alla Curia Romana il 21 dicembre 2012. E aveva aggiunto che così «anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere». 

Non ci sarebbe nulla da discutere dunque, senonché come già avvenuto al doppio Sinodo per la Famiglia, interviene sempre una “manina” per inserire frasi o interventi che spingono in una certa direzione, verso la legittimazione dell’omosessualità e perfino dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. E si può stare certi che, se anche i padri sinodali bocciassero il passaggio in questione, in qualche modo rispunterebbe fuori nel Documento finale del Sinodo, analogamente a quanto avvenuto nel Sinodo sulla famiglia. A questo proposito, ritornando all’Instrumentum Laboris, se è grave che venga usato il termine Lgbt, tuttavia è il passaggio nel suo insieme a rappresentare l’adesione all’ideologia omosessualista. Leggiamolo:

Alcuni giovani LGBT, attraverso vari contributi giunti alla Segreteria del Sinodo, desiderano «beneficiare di una maggiore vicinanza» e sperimentare una maggiore cura da parte della Chiesa, mentre alcune Conferenze Episcopali si interrogano su che cosa proporre «ai giovani che invece di formare coppie eterosessuali decidono di costituire coppie omosessuali e, soprattutto, desiderano essere vicini alla Chiesa».

È evidente il tentativo di far passare per normale l’omosessualità e legittimare le coppie civilunite, lasciando intendere che è la Chiesa ad essere in ritardo nel rapportarsi con queste persone. Ormai è una tattica già vista molte volte e si può stare certi che questi (mon)signori non si daranno pace fino a quando la Chiesa cattolica non parlerà la stessa lingua dell’ONU.

Riccardo Cascioli
http://www.lanuovabq.it/it/lagenda-omosessualista-fa-tappa-al-sinodo-sui-giovani


Un sinodo fuori strada. Le critiche dell’arcivescovo di Filadelfia

Comincia oggi un sinodo dal titolo piuttosto vago: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Ma ancor più incerto è il documento su cui i padri sinodali sono stati chiamati a “lavorare”.
Il documento si chiama, appunto, “Instrumentum laboris”, strumento di lavoro, ed è la traccia per la discussione che verrà. Che peraltro è già iniziata, con forti critiche che si sono appuntate proprio sull’impostazione di questo testo preparatorio.
A dar voce alle critiche è stato soprattutto l’arcivescovo di Filadelfia Charles J. Chaput, eletto dal sinodo precedente nella ristretta rosa intercontinentale dei vescovi incaricati di organizzare il sinodo attuale.
In un primo momento, la scorsa estate, Chaput ha chiesto di sospendere la celebrazione del sinodo sui giovani, data la diversa natura delle gravi questioni che oggi agitano la vita della Chiesa.
E poi, visto che comunque il sinodo si sarebbe tenuto, ha pubblicato sabato 29 settembre la seguente nota critica sull’”Instrumentum laboris”, scegliendo come tribuna il quotidiano d’opinione italiano “Il Foglio”:
Il testo originale in lingua inglese:
A giudizio di Chaput il documento preparatorio del sinodo “va rivisto e corretto”, perché “così com’è il testo va forte per quanto riguarda le scienze sociali, ma molto meno nel suo richiamo alla fede, alla conversione e alla missione”.
La critica di Chaput – il cui pensiero si sa condiviso dai quattro vescovi che la conferenza episcopale degli Stati Uniti ha eletto come propri rappresentanti nel sinodo – ha molto irritato la cabina di regia vaticana, al punto che il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del sinodo agli ordini di papa Francesco, ha attaccato frontalmente Chaput, pur senza farne il nome, nella conferenza stampa di presentazione dell’assise, lunedì 1 ottobre:
“C’è qualcuno che ha detto in un primo momento di cancellare il sinodo e poi che l’’Instrumentum laboris’ non è ben fatto. Intanto è uno solo. E poi la persona in questione ha detto che non è d’accordo perché ha fatto studiare a un teologo il testo. Ma la persona in questione è membro del consiglio ordinario della segreteria del sinodo ed era presente al momento in cui il testo base è stato presentato, e se aveva qualche obiezione avrebbe potuto anche mostrarla e noi avremmo potuto tranquillamente inserirla. Quindi non capisco perché poi ha fatto queste dichiarazioni. Questo per lealtà e per onestà”.
Propriamente – al contrario di quanto detto da Baldisseri – Chaput non “ha fatto studiare a un teologo” il documento. Ha invece fatte proprie le critiche all’”Instrumentum laboris” che un teologo gli aveva inviato tempo fa. Un teologo di cui non è stato reso pubblico il nome, ma che lo stesso Chaput ha definito “a respected North American theologian” nel presentarlo ai lettori di “First Things”:
Chaput ha invitato a prendere sul serio le critiche dell’anonimo teologo: “abbastanza di sostanza da meritare una più larga considerazione e discussione”.
Eccone qui di seguito alcuni passaggi.
- Il primo ripreso dalla critica al “naturalismo” dell’”Instrumentum laboris”, in sigla IL:
“Si discute molto su ciò che i giovani vogliono; poco su come questi desideri devono essere trasformati dalla grazia in una vita conforme alla volontà di Dio per le loro vite. Dopo pagine di analisi delle loro condizioni materiali, l'IL non offre alcuna indicazione su come queste aspettative materiali possano essere elevate e orientate verso il loro fine soprannaturale. Sebbene l'IL avanzi alcune critiche agli obiettivi esclusivamente materialistici o utilitaristici (§ 147), la maggior parte del documento cataloga scrupolosamente le varie realtà socio-economiche e culturali dei giovani adulti senza offrire alcuna riflessione significativa su aspetti spirituali, esistenziali o morali. Il lettore può facilmente concludere che questi ultimi non hanno alcuna importanza per la Chiesa".
- Questi altri tre dal capitolo intitolato “Una comprensione inadeguata dell’autorità spirituale della Chiesa”:
"L'IL capovolge i rispettivi ruoli della 'ecclesia docens' e della 'ecclesia discens'. L'intero documento è basato sulla convinzione che il ruolo principale della Chiesa magistrale sia ‘ascoltare’. Il più problematico è il § 140: ‘La Chiesa non potrà che assumere il dialogo come stile e come metodo, favorendo la consapevolezza dell’esistenza di legami e connessioni in una realtà complessa… Nessuna vocazione, in particolare all’interno della Chiesa, può collocarsi al di fuori di questo dinamismo di uscita e di dialogo’. In altre parole, la Chiesa non possiede la verità, ma deve prendere posto accanto ad altre voci. Coloro che hanno ricoperto il ruolo di insegnante e predicatore nella Chiesa devono sostituire la loro autorità con il dialogo".
"La conseguenza teologica di questo errore è la confusione tra il sacerdozio battesimale e quello sacramentale. Dalla fondazione della Chiesa, per comando divino, i ministri ordinati della Chiesa sono stati investiti del compito di insegnare e predicare; dalla sua fondazione, i fedeli battezzati sono stati incaricati di ascoltare e conformarsi alla Parola predicata. Inoltre, il mandato di predicare è stato istituito da Nostro Signore facendo tutt’uno con il sacerdozio ministeriale (cfr Mt 28, 19-20). Se la Chiesa abbandonasse il suo ministero della predicazione, cioè, se i ruoli della Chiesa che insegna e della Chiesa che ascolta fossero capovolti, la stessa gerarchia sarebbe sovvertita e il sacerdozio ministeriale si identificherebbe col sacerdozio battesimale. In breve, diventeremmo luterani”.
"A parte questo grave problema ecclesiologico, questo approccio presenta un problema pastorale. È risaputo che i figli adolescenti di famiglie permissive in genere desiderano che i genitori comunque si preoccupino di fissare dei limiti e indicare una direzione, anche se si ribellano contro questa direzione. Allo stesso modo, la Chiesa come madre e maestra non può, per negligenza o codardia, rinunciare a questo ruolo necessario di stabilire dei limiti e dirigere (cf. § 178). A questo proposito il § 171, che parla della maternità della Chiesa, non si spinge abbastanza a fondo. Propone solo un ruolo di ascolto e di accompagnamento eliminando quello dell'insegnamento”.
- E quest’ultimo dal capitolo rubricato “Un’antropologia teologica parziale”:


"La discussione sulla persona umana nell'IL non fa alcuna menzione della volontà. La persona umana viene ridotta in numerosi luoghi ad ‘intelletto e desiderio’, a ‘ragione e affettività’ (§ 147). La Chiesa, tuttavia, insegna che l'uomo, creato a immagine di Dio, possiede un intelletto e una volontà, pur condividendo con il resto del regno animale un corpo, con il suo affetto. È la volontà che è fondamentalmente diretta verso il bene. La conseguenza teologica di questa omissione clamorosa è di un’importanza straordinaria, poiché la sede della vita morale risiede nella volontà e non nelle vicissitudini dell'affetto”.

Settimo Cielo di Sandro Magister  03 ott http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/10/03/un-sinodo-fuori-strada-le-critiche-dell%E2%80%99arcivescovo-di-filadelfia/  Benvenuti al Sinodo

Il Papa apre l’assemblea sui giovani raccomandando di 
pregare perché il Diavolo se ne stia lontano
Roma. Dopo le violente battaglie tra padri sinodali andate in scena nel biennio 2014-2015, tutto lasciava pensare che stavolta, per l’Assemblea ordinaria che si aprirà oggi e andrà avanti per ben venticinque giorni (chiusura il 28 ottobre, con in mezzo le canonizzazioni tra gli altri di Paolo VI e Oscar Romero), di dispute virulente se ne sarebbero viste poche. Il tema scelto, dopotutto, non è di quelli divisivi: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Titolo talmente generico che non pareva essere in grado di provocare tenzoni teologiche o conte all’ultimo voto come visto tre anni fa.  
Il contesto però è drammatico: la chiesa è divisa in linee di faglia che anziché avvicinarsi sono sempre più lontane, con vescovi l’uno contro l’altro, panni lavati in pubblico anziché in famiglia, cardinali che si schierano a difesa del Pontefice e cardinali che manifestamente sfidano il successore di Pietro. Il Papa, con un gesto che ha pochi precedenti e che richiama il “fumo di Satana” visto da Paolo VI entrare nei sacri palazzi, invita tutti a recitare ogni giorno il Rosario e la preghiera scritta di getto da Leone XIII per scacciare il diavolo che attenta all’unità della chiesa di Cristo. La piaga della pedofilia si fa più larga, con le inchieste al di qua e al di là dell’oceano che promettono rivelazioni pressoché quotidiane. Liste di vescovi da mettere in ceppi perché sospettati d’aver coperto abusatori seriali, porporati da esiliare in isolate case di riposo dopo aver trascorso decenni a ospitare aitanti seminaristi in ville in riva all’oceano, forse costringendoli a un do ut des che prevedeva la condivisione del letto in cambio di formidabili carriere clericali. La convocazione in Vaticano per il prossimo febbraio di tutti i presidenti delle Conferenze episcopali per discutere che fare, come riuscire a “eliminare tutto il pus” – per usare una espressione dell’arcivescovo-medico di Parigi, mons. Michel Aupetit – è un ulteriore carico da novanta sulla crisi già devastante, come non fossero bastate le commissioni create ex novo per far fronte al problema. Senza dimenticare i dossier con accuse esplicite alla corte curiale di essere complice delle coperture che si concludono con vescovi che chiedono al Pontefice – fino a prova contraria vicario di Cristo in terra – di rassegnare le dimissioni alla stregua di un ceo aziendale.
In questo scenario da tregenda, per un mese scarso i reverendi padri discuteranno di fede, giovani e discernimento. Il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del Sinodo, difende l’Instrumentum laboris, si scaglia – senza mai citarlo, ma l’hanno capito tutti – contro l’arcivescovo di Philadelphia Charles Chaput, che anche su questo giornale sabato ha detto che nello schema preparatorio c’è tanta sociologia ma ben poca fede e parecchia confusione. Tra gli invitati, dopotutto, c’è anche fratel Enzo Bianchi, priore emerito di Bose, che scrive e sostiene che Gesù è stato “un profeta”; concetto simile a quello espresso anni fa da Paolo Flores d’Arcais – “Gesù fu un profeta ebreo itinerante” – che però al Sinodo non ci va. Baldisseri respinge l’accusa, ma più che entrare nel merito delle obiezioni sollevate dal Chaput, domanda ai giornalisti perché l’arcivescovo di Philadelphia non si sia opposto all’Instrumentum durante le riunioni in Vaticano: come se in questi anni le opposizioni alle metodologie sinodali avessero avuto qualche ascolto, basti ricordare come fu gestita la pubblicazione dei vota all’ultima tornata e il caso della relatio post disceptationem che il cardinale Péter Erdo lesse nell’Aula nuova e poi in sala stampa disse che di suo, in quelle righe, non c’era neanche mezza parola.
Il cardinale Christoph Schönborn, a due giorni dal Sinodo rilancia l’ordinazione diaconale delle donne, tanto per aggiungere altra carne al fuoco e confusione a un’agenda già di per sé complicata e confusa, dove al tema dell’assemblea si affastella la gioia per l’arrivo di due vescovi cinesi dopo la firma dell’accordo, la preoccupazione per le mosse eventuali di qualche procuratore americano, le beghe tra prelati statunitensi ormai alla resa dei conti definitiva. Venticinque giorni in cui si discuterà – citando qualche spunto tratto dall’Instrumentum – di alleanze intergenerazionali, nuove schiavitù, scuola e università, morale cattolica, vita online, realtà digitali, affettività, sessualità. Alla fine del Sinodo, secondo il cardinale Baldisseri, dovrebbe emergere un “rinnovato dinamismo giovanile” che rilanci in qualche modo la proposta cristiana a generazioni che – soprattutto in determinate aree del pianeta, quelle dove alla secolarizzazione si sta rapidamente sostituendo la scristianizzazione – ignorano Cristo ancor più del cristianesimo. La missione è improba e le distrazioni sopra elencate non aiutano di certo a rendere virtuoso il cammino verso l’obiettivo preposto. Il rischio di una replica dello spettacolo andato in scena tra il 2014 e il 2015 è alto. Spetterà ai padri decidere se tenere calme le acque affinché la Barca non finisca di nuovo nella tempesta.



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