ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 7 dicembre 2018

«Lo schiavo di Gesù Bambino!»

Se Gesù Bambino può turbare i minori

    Babbo Natale è vestito da Babbo Natale, con il tradizionale abito rosso bordato di bianco. Bianchi sono anche i capelli, bianca la barba. Neri gli stivali. Si è tolto il cappello, non ride ed è anzi molto serio, addirittura assorto, in un rarissimo momento di raccoglimento. Se ne sta inginocchiato. Davanti a lui, Gesù Bambino deposto nella mangiatoia.
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L'immagine di Babbo Natale e Gesù bambino che è stata censurata da Facebook.Jennifer Beahm Crawford / Facebook
Questa l’immagine. Accompagnata da una poesia che dice: «Mio caro e prezioso Gesù Bambino, io non ho mai pensato di prendere il tuo posto. Io porto solo giocattoli e altri oggetti, tu porti amore e grazia. La gente mi dà liste di desideri e speranze, ma tu ascolti le preghiere. Quando io arrivo in città i bambini cercano di essere buoni e di non piangere, ma tu li ami incondizionatamente e con amore sovrabbondante. Io porto solo un sacco di giocattoli e di gioia temporanea, tu lasci un cuore pieno d’amore, pieno di significati e di ragioni per vivere».

In inglese il testo è tutto in rima e  si conclude così: «Voi potete trovare tanti Babbi Natale in città o al centro commerciale, ma tu [Gesù Bambino] sei l’unico onnipotente che può rispondere alle domande di un peccatore».
Ebbene, Facebook, visto il successo dell’immagine, a un certo punto ha deciso di oscurarla automaticamente e di dare la possibilità agli utenti di decidere se visualizzarla o meno. Motivo? A causa di «violent or graphic content», formula che viene usata in presenza di immagini e video che possono turbare a motivo dei loro contenuti «forti». In questo caso, l’utente è avvisato e gli viene data la possibilità di scegliere se sbloccare l’immagine, che potrebbe urtare la sua sensibilità, oppure no.
Dopo che il sito LifeSiteNews ha raccontato la vicenda riguardante l’immagine di Babbo Natale inginocchiato davanti a Gesù Bambino, e della «protezione» cui era stata sottoposta, l’immagine stessa è diventata, con si dice, virale. In meno di diciotto ore la storia è stata condivisa su Facebook oltre 42 mila volte dai lettori del sito e vista circa 60 mila volte.
Conseguenza: Facebook ha deciso di sbloccarla e di permettere che sia vista e condivisa liberamente.
Interessante è comunque la motivazione con la quale si era giunti al provvedimento di blocco: «Sappiamo che le persone hanno sensibilità diverse per quanto riguarda i contenuti grafici e violenti. Per questo motivo, aggiungiamo un’etichetta di avvertenza in modo che non siano disponibili a persone di età inferiore ai diciotto anni e in modo che le persone siano consapevoli della natura grafica o violenta, prima di fare clic per vederli».
Si è dunque pensato che i minori di diciotto anni avrebbero potuto restare turbati dall’immagine.
Il mondo di internet è complesso e tendenzialmente anarchico. Difficile introdurre norme in un ambiente per sua natura sfuggente. Si può anche capire, dunque, che una politica di protezione possa cadere nella trappola dell’esagerazione e del paradosso, tuttavia nel caso specifico sarebbe interessante comprendere meglio il processo mentale in base al quale qualcuno ha potuto immaginare un possibile turbamento delle giovani menti di fronte a quell’immagine.
Scrive Lifesitenews: «Il 25 dicembre i cristiani di tutto il mondo celebrano la nascita di Gesù Cristo avvenuta 2018 anni fa. I cristiani credono che Gesù è il Figlio di Dio venuto nel mondo per salvare l’umanità dal peccato e aprire la via al cielo. I cristiani considerano Dio che diventa uomo il più grande evento storico che abbia mai avuto luogo». L’immagine in questione, dunque, non fa che indicare la giusta gerarchia dei valori. Anche Babbo Natale, la cui figura deriva da quel Santa Claus – San Nicola che abbiamo festeggiato ieri, 6 dicembre, prende senso e significato dalla nascita di Gesù.
Tuttavia, poiché viviamo in un mondo capovolto, la realtà può essere giudicata sconvolgente e fonte di turbamento. Quindi meglio rimuoverla.
In molti casi il gigante Facebook è stato costretto a scusarsi per aver bloccato o censurato immagini e contenuti cristiani indicati come inappropriati o addirittura fomentatori di odio. Il che mostra come il rapporto tra il web e l’elemento religioso sia particolarmente delicato.
In ogni caso, lasciatemi concludere con una testimonianza diretta.
Un ospite entra in una casa in cui vive un bimbo di poco più di tre anni. Si parla di Natale e di doni e l’ospite non sa bene come regolarsi. Deve fare riferimento a Babbo Natale o a Gesù Bambino? Prima di sbilanciarsi, chiede dunque, sottovoce, un consiglio alla mamma, la quale risponde: «Oh, non preoccuparti, puoi parlare liberamente, il mio bambino sa perfettamente qual è la situazione, vero?». E, così dicendo, si rivolge al bambino chiedendogli: «Chi è Babbo  Natale?». E il bambino, prontissimo: «Lo schiavo di Gesù Bambino!».
«Lo schiavo di Gesù Bambino?» chiede l’ospite. «E chi te l’ha detto!».
«Il mio papà!».
Che dire? Complimenti a quel papà. (E ora vediamo se qualcuno bloccherà anche questo contenuto).
Aldo Maria Valli
 Facebook ha una lunga storia di censura di organizzazioni e individui fedeli. Il gigante dei social media è stato costretto a scusarsi per numerosi casi di contenuto conservatore o cristiano che impropriamente indica come “odioso” o comunque inappropriato . Inoltre è stato messo sotto accusa per aver permesso alle organizzazioni di sinistra come PolitiFact e al Southern Poverty Law Center di influenzare le sue politiche di “fact-checking” e “incitamento all’odio”.
 Facebook ha censurato un professore di teologia cristiana dopo aver criticato un video che vendeva l ‘”orgoglio” LGBT ai bambini. Ha sospeso l’account di Elizabeth Johnson , una cristiana che si chiama Mamma Attivista, dopo aver definito la confusione di genere una malattia mentale. Il gigante dei social media ha anche bloccato le pubblicità per il film Gosnell: The Trial of America’s Serial Killer, etichettando il film sul discorso politico dell’aborto-serial killer “.
 Il gigante dei social network ha anche messo al bando molti annunci pro-life di LifeSiteNews , ritenendoli anche “politici” perché hanno mostrato immagini di madri incinte, ultrasuoni, neonati e i piccoli piedi di un neonato tenuto tra le mani di sua madre.

« San Nicola, il vero Babbo Natale » di Giuliano Guzzo

L’abito rosso lo dobbiamo alla pubblicità della Coca-Cola, l’immagine di uomo imponente e carico di doni a “Era la notte prima di Natale”, poesia di Clement Clarke Moore (1779–1863), e alla matita di Thomas Nast (1840–1902), ma l’idea, anzi la leggenda di Babbo Natale così come lo conosciamo oggi non sarebbe stata possibile senza la testimonianza di vita – e di santità – di san Nicola (270-343). Costui, come alcuni sanno, fu un vescovo cattolico assai ortodosso e attento alla dottrina. Attenzione che però non lo distrasse, anzi, dalla carità vissuta nei confronti dei più bisognosi. 
Trattandosi di figura vissuta nell’antichità, è verosimile che le informazioni in nostro possesso e la leggenda, in più passaggi, vadano di pari passo.
Il tratto comune fra san Nicola e Babbo Natale – nonché la ragione per cui il secondo altro non è che una rilettura moderna (e consumistica) del primo – sta nella generosità che il santo, in vita, dimostrò.
Si racconta che, rimasto orfano dei genitori, ereditò grandi ricchezze delle quali si servì per aiutare i poveri.
In più, da vescovo, Nicola pare esortasse i suoi sottoposti a raggiungere a casa i bambini impossibilitati – per malattia o per eccessivo gelo – ad uscire all’aperto, così da recapitare loro sì dei doni ma, soprattutto, il dono per eccellenza: la conoscenza delle Scritture e, in particolare, di Gesù Cristo.
Un dato interessante ci arriva da un’elaborazione di alcuni antropologi britannici effettuata qualche anno fa a partire dalle reliquie del santo, custodite a Bari; elaborazione dalla quale emerge un aspetto fisico non esattamente affascinante di san Nicola: basso (non arrivava al metro e settanta) e di carnagione olivastra, pare avesse lineamenti marcati, induriti da un naso rotto e barba incolta.
Un aspetto non esaltante che però non impedì a quest’uomo di spendersi per i più bisognosi fino a divenire – a sua insaputa, evidentemente – l’origine di una leggenda che dura tutt’oggi. Il potere dell’amore.

Il don che boicotta il presepe fa i milioni con l'accoglienza

Favarin gestisce una coop che è un piccolo impero: ha case, ristoranti, produce dolci e fattura 2,3 milioni


Eccolo, il parroco che boicotta il presepe per rispetto dei poveri e poi fattura milioni di euro all'anno.
Dunque secondo don Luca Favarin, della diocesi di Padova, gli italiani sono una banda di ipocriti perché non vogliono l'accoglienza, ma poi metteno le statuette sul presepe. «Quest'anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni aveva scritto don Favarin su Facebook domenica scorsa -. Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri...».
Già i poveri. E allora capiamo chi sono i poveri e chi è don Luca Favarin. Il Giornale ha indagato. Don Favarin dal 2012 non fa più il prete di parrocchia ma si occupa di accoglienza migranti. A Padova gestisce nove comunità con 140 ragazzi africani. È lui che ha fondato la cooperativa sociale Percorso Vita Onlus. Una cooperativa che vanta 12 case aperte che ospitano 140 richiedenti asilo, due ristoranti, il The Last One e Strada Facendo, ristorante etico con tanto di annunci su Facebook per le prenotazioni di Natale; un frutteto di 450 alberi a Saccolongo nel padovano, un ex-seminario con un orto biologico di 4mila metri quadri; una linea di confetture, creme e succhi di frutta, la «Dulcis in mundo», realizzata dagli ospiti; un'unità di strada per le vittime della prostituzione e il progetto di un villaggio dell'inclusione sociale, con cinque ettari di terreno in via Adige a Padova.
Questo il bilancio in tre anni di attività, come scriveva meltingpot.org nel 2017. «È un impianto che dobbiamo sempre mettere a verifica», aveva detto don Favarin. E infatti, la linea «Dulcis in mundo» è ampiamente pubblicizzata con cofanetti a 20 o a 30 euro per il Natale 2018. Non solo, in cantiere c'è anche il Kidane Campus. «Un progetto - si legge nel sito - fortemente voluto da Percorso Vita Onlus (appoggiato da uno studio di architettura e da una impresa di costruzioni, ndr) che prevede la realizzazione di un complesso di edifici, costruiti interamente in legno, che daranno vita all'intero campus». Sorgerà nella periferia di Padova Ovest. «Da quando abbiamo iniziato aveva detto a meltingpot.org don Favarin - abbiamo cambiato idea cento volte. Siamo partiti con la micro-accoglienza, poi ci siamo resi conto che questa modalità non era quella migliore, soprattutto per i ragazzi, e siamo passati alla media accoglienza con la costruzione di piccole comunità». E sarà perché la media accoglienza frutta di più. Da una visura effettuata, Favarin è il presidente del cda della cooperativa con ricavi da vendite e prestazioni nel 2017 di 2.317.352 euro. Nel 2016: 1.881.232 euro. L' utile netto 2017 è di 504.207 euro. La onlus inizia a seguire l'arrivo dell'ondata dei migranti nel 2014, quando arrivano i bandi di 35 euro al giorno a persona. Una bozza di un atto poi, sul sito del ministero dell'Interno, riguarda un protocollo d'intesa tra la prefettura di Padova, il comune di Baone, la Percorso Vita e rullo di tamburi la ora plurindagata Ecofficina Educational. «Nessuna impresa riesce a raggiungere il 25% dell'utile netto - tuona Federica Pietrogrande, ex presidente Consiglio comunale di Padova (Lega) . Nel 2015 manifestava contro Bitonci, oggi critica il decreto Salvini. Protesta come sacerdote o come responsabile di una cooperativa che potrebbe veder ridotti i suoi fondi?».
Serenella Bettin 

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