ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 18 gennaio 2019

Bergoglion

Papa Francesco attacca i gilet gialli

Papa Francesco usa La Civiltà Cattolica per fare politica



La vera natura di Papa Bergoglioemerge da un puzzle che dal 2012 si va completando in ogni suo aspetto.
Nell’ultimo numero de La Civiltà Cattolica, che di fatto è l’organo ufficiale del Vaticano ancor più dell’Osservatore Romano, c’è un articolo a firma di Marc Rastoin, biblista e professore, che svela molte cose che finora si erano solo intuite, ma che ora sono nero su bianco.
Sebbene l’articolo mantenga un tono formale e compassato si inserisce il movimento francese dei gilet gialli nel quadro del populismo internazionale, e qui niente di male perché, sebbene con alcuni necessari distinguo, la supposizione è giusta.


Ma poi, da questo fatto, si estrapola un’analisi del fenomeno populista mondiale:
“Non è dunque inutile fare dei paragoni tra l’elettorato della Brexit nel Regno Unito, l’elettorato della Lega e del Movimento 5 Stelle in Italia, quello dell’AfD in Germania e, soprattutto, quello che ha portato al potere il presidente Trump negli Stati Uniti”, scrive Rastoin/Bergoglio.
Da quando Papa F è Pontefice, la critica anti-populista è stata continua e mirata e questo sorprende perché Papa Francesco, in realtà, è stato (è?) in Argentina un “peronista di centro” e quindi un convinto populista.
Tuttavia, per motivi di politica vaticana, il Papa ha sempre contestato i movimenti populisti e sovranisti mondiali, specialmente negli Usa e in Italia, dove è stato sempre molto critico con il Presidente Trump e con l’attuale governo giallo - verde.
Certamente c’è un obiettivo pratico ben definito che è quello di contrastare la politica sugli sbarchi e questo rientra nella legittimità della politica sociale della Chiesa Cattolica. Ma da questo fatto, spesso la critica si allarga, appunto alla politica tout court e qui il discorso invece si fa complicato perché la Chiesa non dovrebbe fare politica, non essendo un partito ma avendo a disposizione un enorme potere di moral suasion, per così dire, che riguarda miliardi di persone, senza però passare per lo strumento democratico delle elezioni.
Dietro a questa strategia c’è un nome ben preciso: si tratta del Direttore de La Civiltà CattolicaMonsignor Antonio Spadaro, che da sempre è esplicitamente (e poco diplomaticamente) contro i movimenti sovranisti e populisti mondiali e italiani in particolare.
Dice infatti Spadaro: “Non basta più formare i giardini delle élite e discutere al caldo dei "caminetti" degli illuminati. Non bastano più le accolte di anime belle. Facciamo discorsi ragionevoli e illuminati, ma la gente è altrove”.
Esplicita ammissione del “culto delle élite”, neanche velata dal solito velo di ipocrisia gesuitica.
La gente è altrove”, scrive preoccupato Spadaro all’inizio del nuovo anno. Appunto. E la Chiesa invece di “normalizzarla” dovrebbe capire perché le è sfuggita.

Quella parte di Chiesa cattolica che tifa per Matteo Salvini

Una parte minoritaria, ma conservatrice, della Chiesa cattolica guarda con attenzione all'operato del ministro dell'Interno. É la medesima Chiesa che non sosterrà la nascita di un "partito dei cattolici"


Esiste un emisfero di Chiesa cattolica che di ritorno in campo, nell'accezione politica dell'espressione, non ne vuole sapere. Anzi, la stessa parte, piuttosto, si dice preoccupata per via della "confusione dottrinale".

Anche perché il papa regnante - insistono - ha fatto dell'accoglienza dei migranti un mantra pastorale, dimenticando o relegando in secondo piano questioni spirituali ritenute urgenti. La politica - sostengono ancora i conservatori - , è un affare per cui è deputato Cesare e alle istituzioni ecclesiastiche rimane il compito di fare annunci, sì, ma solo su Gesù Cristo.
Matteo Salvini ha ringraziato via Facebook monsignor Crepaldi, arcivescovo di Trieste, perché l'ecclesiastico ha negato pubblicamente, su La Verità, l'assolutezza del diritto a emigrare. Qualcuno pensa che sia tutta una strategia partita dagli Stati Uniti, utile sia ad assecondare i proclami del populismo sia ad attaccare il pontificato, e le prioprità riformistiche, di papa Francesco. C'entrebbero Steve Bannon, il cardinale Raymond Leo Burke, il cardinale O'Brien, monsignor Carlo Maria Viganò, i blog antibergogliani, quelli che celebrano con il vetus ordo, i tradizionalisti più disparati, i ratzingeriani di ritorno e qualche antiecclesiastico imbucatosi alla festa. Ma forse è inutile andare a rovistare lontano dal Belpaese. Monsignor Negri, arcivescovo emerito di Ferrara, che per qualcuno è stato destituito da Bergoglio, non è d'accordo sul fatto di estendere la pratica dell'obiezione di coscienza al Dl sicurezza. Come vorrebbero fare certi sindaci di centrosinistra. Il ministro dell'Interno, dopo aver letto queste dichiarazioni, potrebbe aver pensato a un ulteriore "grazie". Monsignor Crociata ha rilasciato parole chiare sulla differenziazione dei compiti: "La Chiesa non può e tantomeno non deve indicare allo Stato come gestire il problema migratorio". Se esiste un piano per contestare il papa plaudendo ai populisti, insomma, è abbastanza manifesto.
C'è una parte di Chiesa cattolica che guarda a Matteo Salvini perché la Lega ha sposato la causa pro life. E c'è una parte di mondo pro life che ha sposato il Carroccio perché nessun altro si è interessato più di tanto a quelle istanze. Chiedetelo per esempio a Simone Pillon, che oggi ricopre la carica di senatore, dopo aver battagliato per anni contro la cosiddetta "ideologia gender". Gli incastri e le aderenze idealistiche, forse, rilevano in questa storia più delle dietrologie. Pure perché - come ritiene monsignor Nicola Bux - il Vangelo non propaganda la rivoluzione e così - aggiungiamo noi - a qualche ecclesiastico, soprattutto nel Nord Italia, potrebbero bastare un po' di sicurezza in più e un po' di realismo in materia d'integrazione. L'inquilino del Viminale, facesse un tentativo d'incasellare i presuli che hanno sostenuto le sue politiche, avrebbe più di qualche difficoltà. Qualcuno di questi "consacrati schierati" potrebbe prendere parte al tredicesimo Congresso Mondialle delle Famiglie, che si terrà a Verona a fine marzo. Ecco, in quella circostanza potrebbe emergere una certa intransigenza in materia di diritti civili.
Certo, i preti di strada sembrano pensarla tutti allo stesso modo, i cosiddetti "buonisti": da padre Alex Zanotelli, quello del "digiuno a staffetta", a don Luigi Ciotti passando, nel salire di gerarchia, a tutti quei vescovi che contestano quotidie la "linea dura" sui migranti. Fino alla costituzione del chiacchierato "partito dei cattolici", che presto potrebbe fare la sua comparsa sulla scacchiera. Ci sarebbe don Alfredo Morselli che ha parlato degli immigrazionisti in questi termini: "Sono gli utili idioti dell'islam", ma etichettare i consacrati non è mai un'operazione semplice. Matteo Salvini, questo è abbastanza provato, può vantare consensi tra i cattolici conservatori, ma da qui a postulare l'esistenza di una "chiesa salviniana" ce ne passa. Sarebbe leghista, allora, pure don Salvatore Picca, quando dichiara che il ministro dell'Interno è l'unico politico che segue il Vangelo. Sarebbe più che un leghista, magari un estremista, don Larizza, anche accusato di razzismo, che in tempi non sospetti ha preso una posizione alla Salvini: " Se io sono a capo di una famiglia - ha scandito - devo provvedere prima di tutto ai miei figli, dopo a chi arriva. Funziona in questo modo. Semmai è poco lucido chi fa il contrario".
I "preti populisti" - come vengono chiamati - sono davvero pochi. Chi ha provato a intervistarli conosce la loro reticenza: non vogliono passare per oppositori del Santo Padre. Perché va bene dividersi sulla politica, ma riguardo alla Chiesa no.
http://www.ilgiornale.it/news/politica/parte-chiesa-cattolica-che-tifa-matteo-salvini-1629477.html

Vaticano, Kasper: «Nemici del Papa chiedono un nuovo Conclave»

L’ex presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani: «Usano la questione degli abusi come piattaforma per affossare il pontificato di Bergoglio»

«Cosa vuole che le dica, è una cosa ovvia». Il cardinale Walter Kasper, 85 anni, tira un sospiro al telefono. «Che ci siano cattolici che vorrebbero un altro Papa mi pare evidente, purtroppo. Un atteggiamento irresponsabile». Presidente emerito del pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, il cardinale è un grande teologo molto stimato da Francesco: appena eletto, il Papa lodò all’Angelus il suo libro «Misericordia», un tema destinato a divenire centrale nel pontificato, e nel 2015 gli ha affidato la relazione introduttiva al Sinodo sulla Famiglia.

«Ci sono persone che semplicemente non amano questo pontificato. Vogliono che finisca il prima possibile per avere quindi, per così dire, un nuovo conclave. Vogliono anche che vadano a loro favore, quindi avrà un risultato che si adatta alle loro idee .ha detto due giorni fa il cardinale all’emittente tedesca ARD. Ed ora, parlando al Corriere, si stupisce della eco che le sue parole, moltiplicate dalla Rete, stanno avendo in vari Paesi: «Quello che accade è sotto gli occhi di tutti, le ragioni le conoscete meglio di me. Alcuni ne contestano la dottrina, altri i suoi giudizi sulle questioni sciali, la povertà, i migranti, il capitalismo finanziario. E oltre a quella conservatrice c’è anche un’opposizione, per così dire, progressista, cattolici che magari contavano sul fatto che concedesse il sacerdozio alle donne o altro…». Tutti i Papi , del resto, hanno patito contestazioni, no? «Questo è vero. Penso a Paolo VI, a Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI…Ogni Papa si trova ad affrontare dei critici, questo è normale. Però questa volta, con Francesco, l’opposizione mi pare più intensa».

Per il mese prossimo, il Papa ha convocato i vertici delle conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare la crisi della pedofilia nel clero. L’incontro su «La protezione dei minori nella Chiesa» si riunirà dal 21 al 24 febbraio in Vaticano per definire regole e prassi comuni a tutti i Paesi. Sarà uno dei momenti più delicati del pontificato di Francesco: gli oppositori, a cominciare dalla potente fronda conservatrice negli Stati Uniti, lo attaccano proprio su questo punto. Kasper è preoccupato, pensa che l’opposizione al Papa possa mettere a rischio il pontificato e la Chiesa, che tutto questo sia pericoloso? «Pericoloso no. La Chiesa non sarà mai distrutta, non ci riusciranno: non preavalebunt! Però il comportamento irresponsabile di alcuni cattolici, tanto più se preti o vescovi, mi disturba. Penso a cosa possono provare i fedeli che vanno in parrocchia...Si possono avere opinioni diverse, è normale, però il Papa si rispetta. Oggi Francesco è forse l’unica autorità morale del pianeta, il pontefice è ascoltato e rispettato anche oltre i confini della nostra Chiesa. E il mondo ha bisogno di questa autorità morale».

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