ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 30 maggio 2019

Peggio di Ponzio Pilato

Dalla pornoteologia alla pornogerarchia



Quale principio di rinnovamento può essere una teologia che secolarizza senza scrupoli la morale e, quasi vergognosa dell’ideale di purezza e povertà cristiana, irrompe anch’essa per un’esistenza all’insegna del piacere, al rifiuto del sacrificio, per la celebrazione aperta del sesso (pornoteologia): brevemente, per allinearsi alla lotta di classe, per proclamare l’innocenza liberatrice degli istinti con la brutalità della psicanalisi più retriva? Che deve fare il mondo, o cosa può fare di una teologia senza pudore, che disarma di fronte al male? Cosa può significare per la società consumistica, che sprofonda nella noia e nella ribellione dell’atto gratuito, una teologia che per salvare il mondo si abbevera al veleno che intossica il mondo?

Con queste parole, il teologo Padre Cornelio Fabro denunciava, nel 1973, la falsa teologia che corrompeva la morale cattolica, e che lui chiamò “pornoteologia”.

Lo scritto è di cinque anni dopo il maggio 1968, e come si legge nel testo di Padre Fabro [riprodotto in calce], il maggio 1968 ebbe poco a che fare con la deriva teologica della morale cattolica. Quello che oggi possiamo chiederci è: che cosa ha fatto la gerarchia della Chiesa per frenare questa pornoteologia nel suo seno? Sfortunatamente, la gerarchia ha fatto nulla. Essa se ne è lavata le mani, come Ponzio Pilato.

Di fatto, a partire dal Vaticano II, La Chiesa ha annoverato nella sua gerarchia dei veri emuli di Ponzio Pilato. Che si tratti di questioni disciplinari, teologiche o liturgiche, ci troviamo di fronte a un libertinaggio senza precedenti nella storia della Chiesa, ed insieme ad una gerarchia che conferma questo libertinaggio con la sua codardia e il suo silenzio, perché permette tutto. Tale comportamento equivale al vero e proprio ateismo: perché è proprio laddove si sostiene che Dio non esista che tutto è permesso, nulla può essere proibito, perché non c’è legge, ma solo una sorta di automatico legalismo e assoluta misericordia che annullano ogni traccia di giustizia. Una gerarchia che permette la libertà è al servizio di quello stesso uomo che essa ha voluto trasformare in Dio, avallando l’inversione della realtà dell’uomo che deve inginocchiarsi e giustificarsi davanti a Dio; da cinquant’anni purtroppo, con questa moderna gerarchia, le cose non vanno più così.

Questo spiega perché in questi cinquant’anni la stessa gerarchia protegge coloro che sono coinvolti in scandali sessuali, non fa nulla contro gli abusi liturgici e non combatte le false teologie che abbondano al suo interno. Il libertinaggio gode di una totale libertà al suo interno. In relazione al concilio Vaticano II, ad esempio, si è arrivati ad avanzare le false tesi dell’ermeneutica della riforma nella continuità, da un lato, e dell’ermeneutica della rottura dell’altra, ma quando si è trattato di dare un nome ai libertini, la gerarchia se ne è lavata le mani.
A questo punto spetta ai semplici fedeli fare il lavoro della gerarchia e, attraverso un attento esame basato sull’insegnamento tradizionale, identificare chi sono gli ermeneuti dell’una e dell’altra parte. Lo stesso dicasi per gli scandali degli abusi sessuali, spetta ai semplici fedeli identificare gli autori degli abusi e proteggersi da loro. Ci si chiede quindi: che razza di pastori sono questi? Pastori che guidano il branco di lupi?

Ultimamente, poi, i massimi rappresentanti della gerarchia sono venuti fuori presentandosi in pubblico con le mani pulite, e dopo essersi lamentati che il Concilio sarebbe stato stravolto dai media, ora lamentano che la morale cattolica sarebbe stata stravolta dall’imperversare del maggio 1968. Ma intanto, mentre tutto viene stravolto, cosa fa la gerarchia per impedire che i cattivi raggiungano i loro obiettivi? Niente! Si tratta di una gerarchia di pastori che non lavora per il bene delle pecore, ma per coloro che le azzannano e le divorano. E’ una perfetta sovversione!

Il risultato della defezione di questa gerarchia nel campo della teologia morale è stato che quella pornoteologia ha attecchito nei seminari e nei circoli intellettuali “cattolici”; ed è con essa che è stata formata una buona parte delle nuove generazioni di religiosi, sacerdoti, vescovi e cardinali, quegli stessi che oggi esercitano il potere nella Chiesa.
A giusta ragione, quindi, possiamo dire che dalla pornoteologia siamo arrivati alla pornogerarchia; ed è la presenza di questa pornogerarchia che spiega la maggior parte degli scandali di abusi sessuali che si sono verificati nella Chiesa negli ultimi decenni.
E’ intollerabile che la Chiesa, nata per servire Dio, sia diventata praticamente una sorta di studio pornografico, dove si consumano gli scandali sessuali più disgustosi, a danno dei veri ideali cristiani, e senza che si alzi con forza alcuna voce per arginare e debellare questo male.

La Chiesa in Germania, con la presidenza del pornocardinale Marx - nomen omen - è diventata praticamente una pornochiesa. Essa infatti vuole la fine del celibato sacerdotale, la benedizione delle unioni omosessuali, la liberalizzazione dell’aborto, ecc. Il pornocardinale Marx è arrivato perfino a dire: “la Chiesa di Germania non è una filiale della Chiesa di Roma”. Questo significa che egli non è solo un pornocardinale, ma il poronopapa della chiesa tedesca. Considerando che con il concilio Vaticano II hanno trionfato la teologia tedesca e quella francese, che hanno sostituito la teologia romana, la tendenza è che la Chiesa di Roma, se non si fa nulla, diventerà come la Chiesa tedesca. Ancor più con un Papa come Francesco che con l’Amoris laetitiae, dimostra essere un appassionato di pornoteologia.

Oggi, c’è ancora chi dice che lo scisma nella Chiesa è silenzioso. Lo scisma della Chiesa in Germania data dalla pubblicazione della Humanae Vitae di Paolo VI. Se di silenzio si può parlare è del silenzio stesso di una gerarchia che, come abbiamo detto, si è lavata le mani come Ponzio Pilato. Da decenni vediamo la disobbedienza su questioni importanti relative al Papa e alla Santa Sede, e intanto assistiamo al più profondo silenzio da parte degli stessi Papi e della stessa Santa Sede. Questo silenzio da parte di Roma ha trasformato lo scisma della Chiesa in Germania in apostasia. E’ dovere del Papa esigere quando necessario perché i cattolici aderiscano alla fede: e invece Roma, da dopo il Concilio, ha promulgato solo documenti deboli su questi temi e non ha chiesto alcun consenso alle sue decisioni. In questo modo, essa non separa l’oglio dal grano, né i lupi, i cani e i maiali dalle pecore. Il gregge che pascola questa moderna gerarchia non è più composto solo da pecore, ma è pluralistico, è composto da animali differenti. Abbiamo una gerarchia che ha una visione trasformistica del gregge e che fa vedere pecore laddove si tratta di lupi, cani e maiali: una neochiesa transgenere: transpecore.

Abbiamo pornocardinali come MacCarrick, Coccopalmerio, Kasper, ecc., abbiamo il pornovescovo Vincenzo Paglia e molti altri pornovescovi che benedicono gioiosamente le unioni omosessuali, coprono gli abusatori e promuovono la pornoteologia. Abbiamo anche i pornopreti come i gesuiti James Martin e Antonio Spadaro, che sono esperti di comunicazione e diffondono la pornoteologia in ogni angolo; e ci siamo limitati a fare l’esempio della Chiesa in Germania, perché se dovessimo contare tutti i casi di abusi sessuali, faremmo diventare pornografico questo articolo.

Per finire, è bene stare lontani da una Chiesa dove, come abbiamo visto, tutto è permesso. Si tratta infatti di una neochiesa che ha solo cinquant’anni, e al pari di Francesco pensa: “chi sono io per giudicare?” E’ proprio questo infido interrogativo che definisce molto bene la Chiesa postconciliare. Una neochiesa che è perfino peggio di Ponzio Pilato, perché almeno questi cedette alle insistenze dei Giudei, ma non si lavò le mani dicendo: chi sono io per giudicare?

Questa neochiesa che non ha voluto giudicare la pornoteologia quando essa è apparsa, se ne è lavata le mani, ha poi inevitabilmente cresciuto nel suo seno una generazione di preti che sono diventati vescovi e cardinali, e hanno finito per costituire una pornogerarchia di cui la Chiesa oggi piange e soffre le conseguenze dei suoi abusi


Cornelio Fabro:
siamo di fronte all’irrompere di una «pornoteologia» che si abbevera al mondo



… La difficoltà e la prova della fede è quella di essere nuovi nell’antico ed originali nel permanente, poiché appartiene all’uomo di essere produttivo con la libertà nell’ambito della verità ad ogni livello, anche in quello della fede e della salvezza. Lo spirito non è un canestro che riceve passivamente, ma un principio che attua se stesso «dirimendo» con la scelta l’alternativa della sua salvezza. È questo il progresso nella continuità e fedeltà alla tradizione secondo la regola aurea di Vincenzo di Lérins, entrata nei testi autentici del magistero: «Insegna le stesse cose che hai imparato così che dicendo in modo nuovo non dica cose nuove. Ma non ci sarà allora, si chiede subito, nella Chiesa di Cristo nessun progresso? E come! risponde, e grandissimo. E chi è mai l’uomo tanto invidioso agli uomini, tanto odioso a Dio che cercherebbe d’impedire questo? Beninteso, dev’essere un progresso, non un cambiamento: un autentico aumento per ciascuno e per tutti, per ogni uomo e per tutta la Chiesa ma nel medesimo dogma, nello stesso senso e nella stessa formula».

Chi pretende avanzare tagliando i ponti col passato, non avanza ma precipita nel vuoto, non incontra l’uomo storico in cammino verso il futuro della salvezza ma viene risucchiato dai gorghi del tempo senza speranza. La teologia contemporanea sembra in crisi proprio su questo punto, cioè quello della fede come tensione aperta fra i tempi della salvezza ch’è illuminata dalla presenza dello spirito di Cristo con la guida del Magistero della Chiesa. Di frequente spiriti illuminati manifestano gravi perplessità sull’indirizzo della nuova teologia «orizzontalistica» suscitando un incendio di proteste da parte degli interessati - senza però ancora ottenere quell’incontro e confronto sulle precise contestazioni a cui invitano - confermando così la realtà e gravità della situazione. Comunque, l’invito del Lerinese è sempre aperto.

Perciò ci si può chiedere: quale messaggio di salvezza può annunziare al mondo una teologia che demitizza gli eventi di salvezza, che lascia in ombra - qualcuno li nega o li omette completamente - i misteri e dogmi fondamentali del Cristianesimo per applicarsi unicamente alle strutture socio-politico-economiche dell’uomo rifiutando il mistero della caduta e della redenzione dell’uomo ridotti a mera «metafora»? Quale principio di rinnovamento può essere una teologia che secolarizza senza scrupoli la morale e, quasi vergognosa dell’ideale di purezza e povertà cristiana, irrompe anch’essa per un’esistenza all’insegna del piacere, al rifiuto del sacrificio, per la celebrazione aperta del sesso (pornoteologia): brevemente, per allinearsi alla lotta di classe, per proclamare l’innocenza liberatrice degli istinti con la brutalità della psicanalisi più retriva? Che deve fare il mondo, o cosa può fare di una teologia senza pudore, che disarma di fronte al male? Cosa può significare per la società consumistica, che sprofonda nella noia e nella ribellione dell’atto gratuito, una teologia che per salvare il mondo si abbevera al veleno che intossica il mondo?

di
 Gederson Falcometa

LO SVENTURATO RISPOSE. PERCHÈ PAPA BERGOGLIO SU MCCARRICK AVREBBE FATTO MEGLIO – PER LUI – A TENERE IL SILENZIO.


Cari Stilumcuriali,mai le famose parole di Alessandro Manzoni – ma questa volta al maschile – risuonarono più vere. Lo sciagurato rispose. Ci riferiamo all’intervista che la bravissima Valentina Alazraki ha fatto a papa Bergoglio, cercando di avere risposte ad alcuni – non a tutti, ovviamente – i punti oscuri di una gestione imbarazzante.
Vi  proponiamo la parte di intervista relativa alla testimonianza di mons. Viganò, e vi preghiamo di accompagnarci in un esame preciso, punto per punto. Faremo delle considerazioni; che speriamo destino la vostra attenzione. Il neretto è quello delle domande di Valentina, e il corsivo sono le considerazioni di Stilum Curiae.
La questione di McCarrick mi porta a un’altra questione che volevo affrontare con lei. Lei mi ha consigliato in uno dei suoi ultimi viaggi di leggere “Lettere della tribolazione”: io le ho lette, ho fatto i compiti. Ho incontrato molto spesso la parola silenzio e la spiegazione di come a volte il silenzio sia necessario. Secondo lei, è quasi come un momento di grazia. Ma dire a un giornalista che il silenzio è necessario… Non rida Papa Francesco, è così. Si ricorda quando le hanno detto, otto mesi fa: c’è una dichiarazione dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò che dice che lui stesso le ha detto in un’udienza all’inizio del suo pontificato chi era McCarrick, e lei non ha fatto nulla, ha solo detto: “Non risponderò, giudicate voi, risponderò a tempo debito”. Quel silenzio ha pesato molto, perché per la stampa e per molta gente, quando uno tace, è come tra marito e moglie, no? Becchi tuo marito e non ti risponde e dici: “Qui qualcosa non va”. Allora perché quel silenzio? È giunto il momento di rispondere a quella domanda che le abbiamo fatto in aereo, sono passati più di otto mesi, Papa Francesco.
– Sì, quelli che hanno fatto il diritto romano dicono che il silenzio è un modo di parlare. Questo caso di Viganò, non avevo letto tutta la lettera, l’ho vista un po’ … e già so che cos’è, e ho preso una decisione: confido nell’onestà dei giornalisti. E vi ho detto: “Guardate, qui avete tutto, studiate e traete voi le conclusioni”. E questo avete fatto, perché il lavoro l’avete fatto voi, e in questo caso è stato fantastico. Ho fatto molta attenzione a non dire cose che non erano lì ma poi le ha dette, tre o quattro mesi dopo, un giudice di Milano quando lo ha condannato.
– Non ha neanche letto tutta la lettera, dice. E semplicemente ha deciso di non rispondere. Confidando nei giornalisti. E ha avuto ragione. Perché a parte un paio di colleghe coraggiose, Anna Matranga e Cindy Wooden, non c’è stato nessun tentativo da parte dei giornalisti di serrare papa Bergoglio sulle domande che tutti si ponevano. Né in quel viaggio, né in quelli successivi. Ma tutti o quasi si sono lanciati ad appoggiare la character assassination contro Viganò messa in campo dalla squadra di giornalisti del cerchio magico. Tutti: dai media cattolici e paracattolici e finanziati in maniera diretta o indiretta dalla Chiesa (compresi quelli che si felicitano adesso che il conto dei giorni di silenzio di Stilum Curiae è finito…), sia le grandi testate e le agenzie internazionali, voci di sinistra e del politically correct. Giustamente papa Bergoglio definisce “fantastico” il loro lavoro; e devo dire che se fossi uno di loro, di fronte a quel “fantastico” mi vergognerei come un ladro. Come ci ha fatto notare una persona che ha passato decenni in Curia, <mons Viganò è stato “condannato” a restituire dei soldi al fratello sacerdote dopo che li aveva usati in beneficenza in base ad un lascito dei genitori, poi ricusato dal fratello. ha dovuto versare una quota aggiuntiva di interessi a quelli già dati. Non è una azione criminale, è una vertenza civilistica e NON HA NULLA A CHE FARE CON IL CASO MCCARRICK. Mons Viganò è stato “condannato” a restituire dei soldi al fratello sacerdote dopo che li aveva usati in beneficenza in base ad un lascito dei genitori, poi ricusato dal fratello>.
La questione della sua famiglia, intende?
– Certo. Ho taciuto, perché avrei dovuto gettare fango. Che siano i giornalisti a scoprirlo. E voi l’avete scoperto, avete trovato tutto quel mondo. È stato un silenzio basato sulla fiducia in voi. Non solo, ma vi ho anche detto: “Tenete, studiatelo, è tutto”. E il risultato è stato buono, meglio che se mi fossi messo a spiegare, a difendermi.
– E il fango prova a gettarlo adesso. Di nuovo si complimenta con i giornalisti, perché non hanno fatto il loro mestiere; e sono stati costretti, di tappa in tappa, a riconoscere (il report Figuereido è l’episodio più recente) che Viganò non si era inventato nulla. Insisto, credo che un esame di coscienza di molti colleghi sarebbe opportuno.
Voi giudicate prove alla mano. C’è un’altra cosa che mi ha sempre colpito: i silenzi di Gesù. Gesù rispondeva sempre, anche ai nemici quando lo provocavano, “si può fare questo, quello”, per vedere se cadeva nella provocazione. E lui in quel caso rispondeva. Ma quando divenne accanimento il Venerdì Santo, l’accanimento della gente, tacque. Al punto che lo stesso Pilato disse: “Perché non mi rispondi?”. Ossia, di fronte a un clima di accanimento non si può rispondere. E quella lettera era un accanimento, come voi stessi vi siete resi conti dai risultati.
– Continua a cercare la simpatia e la complicità dei giornalisti. Non si capisce come un singolo documento, a cui non si vuole rispondere, rappresenti accanimento, che presuppone ripetuti episodi. E paragonare il rifiuto di dare risposte su un fatto preciso e documentato al silenzio di Gesù Cristo…beh se non è almeno irrispettoso, se non addirittura blasfemo giudicate voi.
Alcuni di voi hanno persino scritto che era pagata, non so, non mi risulta però.
– Ancora un’insinuazione, e oggettivamente di un genere squalificante per chi la propone. Così come è veramente clericale e pretesca nel peggior senso del termine la chiusa della frase. Cito la calunnia, e poi dico che non ho le prove.
Ci sono alcuni che continuano a pensare che è vera e che continuano a chiedersi il perché, se lei sapeva o no di McCarrick. Nella stampa c’è di tutto ovviamente.
– Di McCarrick non sapevo nulla, naturalmente, nulla. L’ho detto diverse volte, non sapevo nulla,non ne avevo idea.
– Questa affermazione rasenta l’inverecondia. “Diverse volte”? A chi? Quando? Dove? Non ha mai detto nulla di pubblico, o anche di privato riportato poi in pubblico. Un’affermazione del genere o è pura menzogna, o è frutto di un disequlibrio.
E quando dice che mi ha parlato quel giorno, che è venuto … e io non mi ricordo se mi ha parlato di questo, se è vero o no. Non ne ho idea!
Su questo punto mons. Viganò è molto chiaro. Papa Bergoglio mente. È stato il Pontefice a chiedergli di McCarrick, e ha avuto una risposta esplosiva, durissima, e gravissima. Di fronte alla quale non ha battuto ciglio. Ma pretendere di non ricordarsi di una serie di accuse così drammatiche, relative a un cardinale, su cui tu stesso avevi chiesto informazioni, semplicemente non è credibile. Ed è un’offesa all’intelligenza dei tuoi interlocutori. Sempre confidando, ovviamente, nella simpatia e nella complicità dei giornalisti, quelli organici e quelli asserviti e quelli che hanno famiglia.
Voi sapete che io di McCarrick non sapevo nulla, altrimenti non avrei taciuto.
Come facciamo a saperlo? In altri casi – Grassi, Inzoli, Murphy O’Connor, Barros, Maradiaga, Danneels, Zanchetta, per citarne solo alcuni – il silenzio e/o la complicità sono stati la regola di comportamento. A ottobre ha promesso che i documenti relativi al caso McCarrick presenti in Curia sarebbero stati resi pubblici. Siamo quasi a giugno, e gli unici documenti sul caso li ha forniti mons. Figuereido. Che fiducia si può avere?
Il motivo del mio silenzio è stato prima di tutto che le prove erano lì, vi ho detto: “Giudicate voi”. È stato davvero un atto di fiducia. E poi, per quello che vi ho detto di Gesù, che nei momenti di accanimento non si può parlare, perché è peggio. Tutto va a sfavore. Il Signore ci ha indicato questo cammino e io lo seguo.
– Quali prove erano lì? Da agosto 2018 ogni nuova dichiarazione e rivelazione ha portato solo conferme alla testimonianza di Viganò. Di nuovo si tira in ballo Gesù, per mascherarsi dietro al silenzio. Ma su una cosa forse in questo caso il Pontefice ha ragione. Che non si può parlare, “perché è peggio”. Questa intervista su McCarrick lo dimostra: avrebbe fatto meglio a continuare a tacere, per non portare alla luce la stoffa di cui è tessuta la sua umanità. Non è il Papa, il problema, o non solo il Papa: è l’uomo, come ha ben detto un suo confratello, padre Joseph Fessio, sj.
  Riportiamo qui sotto il brano della testimonianza di mons. Viganò relativo a McCarrick e all’udienza del 23 giugno 2013 con papa Bergoglio.
“La mattina di giovedì 20 giugno2013 mi recai alla Domus Sanctae Marthae, per unirmi ai miei colleghi che erano ivi alloggiatati. Appena entrato nella hall mi incontrai con il Card. McCarrick, che indossava la veste filettata. Lo salutai con rispetto come sempre avevo fatto. Egli mi disse immediatamente con un tono fra l’ambiguo e il trionfante: “Il Papa mi ha ricevuto ieri, domani vado in Cina”.
Allora nulla sapevo della sua lunga amicizia con il Card. Bergoglio e della parte di rilievo che aveva giocato per la sua recente elezione, come lo stesso McCarrick avrebbe successivamente rivelato in una conferenza alla Villanova Universityed in un’intervista al Catholic National Reporter, né avevo mai pensato al fatto che aveva partecipato agli incontri preliminari del recente conclave, e al ruolo che aveva potuto avere come elettore in quello del 2005. Non colsi perciò immediatamente il significato del messaggio criptato che McCarrick mi aveva comunicato, ma che mi sarebbe diventato evidente nei giorni immediatamente successivi”.
Ed ecco il resoconto dell’udienza (40 minuti) di domenica 23 giugno:

“Iniziai io la conversazione, chiedendo al papa che cosa avesse inteso dirmi con le parole che mi aveva rivolto quando l’avevo salutato il venerdì precedente. Ed il papa, con un tono ben diverso, amichevole, quasi affettuoso, mi disse: “Sì, i Vescovi negli Stati Uniti non devono essere ideologizzati, non devono essere di destra come l’arcivescovo di Filadelfia, (il papa non mi fece il nome dell’arcivescovo) devono essere dei pastori; e non devono essere di sinistra– ed aggiunse, alzando tutte e due le braccia – e quando dico di sinistra intendo dire omosessuali”. Naturalmente mi sfuggì la logica della correlazione fra essere di sinistra e essere omosessuali, ma non aggiunsi altro.
Subito dopo il papa mi chiese con tono accattivante: “Il card. McCarrick com’è?” Io gli risposi con tutta franchezza e se volete con tanta ingenuità: “Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”. Il papa non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento. Ma allora, con quale finalità il papa mi aveva posto quella domanda: “Il card. McCarrick com’è?”. Evidentemente voleva accertarsi se ero alleato di McCarrick o no”.
29 Maggio 2019 Pubblicato da  20 Commenti --
Marco Tosatti

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