ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 27 agosto 2019

Siete stati d’inciampo..

Le priorità di Spadaro

I preti si estinguono, i cattolici evaporano e il direttore di Civiltà Cattolica 
si preoccupa della mutazione dei partiti



Antonio Spadaro, gesuita, nato a Messina nel 1966. Teologo, "Cybertech. Pensare il cristianesimo al tempo della rete", pubblicato per Vita e Pensiero, è il suo ultimo libro (Foto Imagoeconomica)
Malachia, profeta Malachia, ma perché Padre Spadaro si impiccia continuamente di politica e sul Sole 24 Ore si occupa della mutazione dei partiti? Perché non si occupa dell’implosione della Chiesa? Non sa che la situazione è prossima al collasso? 

Lo so io che sono stato ad Aosta dove mi hanno riferito che il seminario è vuoto (come del resto in molte altre diocesi italiane). Lo sa una lettrice che mi scrive dal Friuli per dirmi che nel suo paese alla messa del Corpus Domini (messa grande, messa solenne) c’erano venti persone (“Durante la mia fanciullezza c’era la processione e i bambini gettavano petali di fiori. Quest’anno mi ha lasciato addosso un senso di scoramento e pena per la comunità che si va disgregando”).

Lo sa Giulio Mozzi, uno dei migliori scrittori italiani, che su Facebook scrive: “Se ne sono andate le donne, se ne sono andati i ragazzi. La Chiesa ha perso il suo popolo. Oggi chi crede in Padre Pio rifiuta la Chiesa”. Malachia, profeta Malachia, i preti si stanno estinguendo, i cattolici stanno evaporando e il primo pensiero del direttore di Civiltà Cattolica è che il prossimo governo “ribadisca l’appartenenza leale all’Ue”. Malachia, profeta Malachia, permettimi di usare le tue parole contro questi gesuiti idolatrici: “Siete stati d’inciampo a molti con il vostro insegnamento”.

https://www.ilfoglio.it/preghiera/2019/08/23/news/le-priorita-di-spadaro-270531/

BENEDETTO RISPONDE AI CRITICI SUGLI ABUSI: LA PAROLA “DIO” NON APPARE…

27 Agosto 2019 Pubblicato da  1 Commento --



Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, un post-lampo per cui ringraziamo ACi-Stampa, per dare consorella risposta di Benedetto XVI ad alcune critiche mosse al suo memorandum sugli abusi sessuali nella chiesa; il documento che Joseph Ratzinger aveva preparato come contributo personale al vertice sugli abusi che si è svolto a Roma nel febbraio scorso, e che non è stato distribuito, probabilmente per decisione del Pontefice regnante, ai vescovi presenti all’incontro. Ecco che cosa scrive Benedetto, in poche righe rilanciate ds Perder Korrespondenz.
“Per quanto posso vedere, nella maggior parte delle reazioni al mio contributo, Dio non appare affatto, e perciò non viene affrontato proprio quello che volevo sottolineare come il punto chiave della questione”. Benedetto XVI faceva riferimento in particolare a un articolo apparso su Herder Korrespondenz:
“Il contributo della Signora Aschmann (“La vera sofferenza cattolica al 1968, HK, luglio 2019, 44-47), nonostante la sua unilateralità- si legge nel numero di settembre della rivista-  può ispirare ulteriori riflessioni, ma come risposta alla mia pubblicazione sul Clergy Paper on the Abuse Crisis (No. 4/2019, 75-81) tuttavia è insufficiente e tipico del deficit generale nella ricezione del mio testo. Mi sembra che nelle quattro pagine dell’articolo della Signora Aschmann non appaia la parola Dio, che ho posto al centro della questione. Ho scritto, “Un mondo senza Dio può essere solo un mondo senza significato” (78). “La società occidentale è una società in cui Dio è assente dal pubblico e non ha altro da dire. Ed è per questo che è una società in cui la misura dell’umanità si perde sempre più “(79). Per quanto posso vedere, nella maggior parte delle reazioni al mio contributo, Dio non appare affatto, e perciò non viene affrontato proprio quello che volevo sottolineare come il punto chiave della questione. Il fatto che il contributo di Aschmann trascuri il passaggio centrale della mia argomentazione proprio come la maggior parte delle reazioni di cui sono venuto a conoscenza mi mostra la gravità di una situazione in cui la parola Dio sembra spesso emarginata nella teologia”.
Poche parole, come vedete, ma pesanti come macigni, e piene di implicazioni. Chi ha orecchie per intendere…

C'è una lotta tra chiesa e rap?

A Sona (nel veronese) un parroco ha fatto recitare un rosario in riparazione del concerto che un rapper stava tenendo in piazza

foto tratta dalla pagina Facebook @massimopericolo666

Continua la lotta senza quartiere fra la Chiesa cattolica e le case discografiche. Questo fine settimana a Verona, più precisamente a Sona, un parroco ha fatto recitare un rosario in riparazione del concerto che un rapper stava tenendo in piazza. Il cantante, nome d’arte Massimo Pericolo, pare sia in voga fra i minorenni e recita profonde antinomie quali “fumo l’erba per l’ansia ma c’ho l’ansia per l’erba”, intercalate da qualche bestemmia per inoppugnabili ragioni di metrica eolica che purtroppo non c’è spazio per approfondire qui. Interrogato riguardo all’esegesi dei propri testi, Massimo Pericolo ha risposto: “Io non incito a un cazzo di niente, se devo incitare a fare qualcosa, è a fare quel cazzo che volete, punto”. Corollario a questa Weltanschauung è infatti il suo spiazzante distico che esorta: “Meglio crederci di più che credere a Gesù”. Solo alla luce di questi elementi si può comprendere appieno il senso dell’iniziativa del parroco. Lungi dal criticare Massimo Pericolo, intendeva sfidarlo sul suo stesso campo e dimostrargli che lui potrà anche riempire le piazze con un concerto, ma la parrocchia dispone di uno zoccolo duro disposto a sorbirsi l’unica cosa più noiosa e prevedibile del rap: un rosario. 


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