ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 4 dicembre 2019

Chiediamo fede

Uomini sull’orlo di una crisi di fede

Insegnare la fede tradizionale e assumere la leadership spirituale, essenziale per combattere la cultura nichilista che spinge molti alla disperazione. Questo l’appello rivolto da un gruppo di uomini canadesi ai loro vescovi.

La richiesta, che contiene anche la raccomandazione di tornare alla Santa Messa in rito antico, è contenuta in una lettera aperta, intitolata Chiediamo fede, firmata da  ventinove uomini di età compresa tra i diciotto e i quarantaquattro anni. Tra loro ci sono studenti universitari e professionisti, tutti accomunati dal desiderio che si possa offrire un’alternativa alla vita di tanti maschi canadesi francofoni  ormai vittime quotidiane di “una cultura della morte che li deruba del desiderio di vivere e di trasmettere la vita”.
La lettera aperta, inviata ai ventitré vescovi delle diocesi canadesi di lingua francese e alla Conferenza episcopale del Canada (Campagne Québec-Vie) è stata sottoscritta, in seguito, da altre duecento persone, tra cui alcune donne e due sacerdoti: padre Daniel Couture, superiore del distretto canadese della Società San Pio X, e padre Jean-Real Bleau, sacerdote  diocesano di Montreal.
Imprigionati nel “ciclo materialistico infernale sonno-lavoro-metro”, molti uomini, si legge, cercano di sfuggire al “baratro del nichilismo con droghe, alcol e pornografia. Divorziano, perdono il contatto con i loro figli e muoiono da soli o scelgono l’eutanasia”.
Il quadro può sembrare eccessivamente fosco, ma le statistiche più recenti del Quebec per quanto riguarda casi di eutanasia, aborti e tasso di natalità sembrano legittimarlo.
Scrivono i firmatari: “Siamo canadesi francesi, le nostre radici penetrano profondamente nel Nuovo Mondo, ma anche in Europa, anche nel suolo della Francia, la figlia prediletta della Chiesa”.
Manifestando “amarezza” nei confronti delle generazioni precedenti, che non hanno custodito e trasmesso adeguatamente la fede cattolica, i firmatari scrivono:  “In quell’epoca di delirio euforico e follia distruttiva che furono gli anni Sessanta, coloro che ci hanno preceduto hanno fatto spazio a un’ondata di idee provenienti dalle profondità dell’inferno”. Si pensi alle leggi che hanno legittimato come un diritto l’aborto, “il più grande genocidio nella storia dell’umanità”.
I firmatari chiedono dunque ai vescovi di trasmettere loro la “Fede cattolica nella sua interezza, senza dolcificanti. Chiediamo che il nostro popolo abbia accesso al Santo Sacrificio della Messa in una forma dignitosa che dia gloria a Dio”.
Julien Bertrand, il trentaseienne autore principale della lettera, afferma di averla scritta “come un grido sincero da parte dei miei fratelli franco-canadesi, che vedo soffrire perché intrappolati ini una vita senza Dio, un’esistenza nichilista che porta al suicidio”.
“Da un lato – scrive Bertrand – questi miei fratelli sono perseguitati dal proprio governo, dai media mainstream e dall’intellighenzia perché sono maschi bianchi. Dall’altro lato, la loro famiglia, la scuola e la Santa Madre Chiesa non hanno trasmesso la loro ricca cultura, la loro gloriosa storia e l’unica e vera fede in Nostro Signore Gesù Cristo”.
Gli uomini franco-canadesi “sono come alberi senza radici in mezzo all’uragano della postmodernità, del femminismo radicale e delle massicce invasioni straniere. Spero che coloro che sono responsabili del gregge di Dio ascolteranno la chiamata dei loro figli amorevoli e possano sapere che preghiamo per loro”.
Un firmatario ha dichiarato a LifeSiteNews che non si illude che i vescovi reagiranno positivamente, tuttavia aggiunge: “Ho pensato che fosse importante unirmi agli ideatori di questa lettera, visto che mi identifico completamente con ciò che scrivono”. In effetti, “quando scopri la tradizione ti accorgi di essere stato derubato. Gli uomini hanno bisogno di un Dio che possano temere e amare”, qualcosa per cui vivere e morire, non di una religiosità vaga e zuccherosa.
“Non ho illusioni né nostalgie tradizionaliste” dice un altro firmatario. “Credo però che i periodi di crisi siano favorevoli per chi vuole diventare santo, seguendo Gesù Cristo nelle difficoltà, e una parte di me spera che la lettera darà lo slancio necessario affinché i preti e i vescovi forti e coraggiosi mettano finalmente loro stessi in linea con il nostro Salvatore”.
Il Vaticano “è il centro spirituale del mondo occidentale, ma da quando la Cattedra di San Pietro è stata conquistata dalla causa globalista, la nostra civiltà è senza testa” afferma un altro firmatario. “La guerra condotta contro di noi è soprattutto una guerra spirituale e sarà vinta solo con armi spirituali. Senza una Chiesa forte, siamo come un esercito senza un generale. Abbiamo bisogno di un clero combattente. Non mi aspetto alcuna risposta dai nostri vescovi. La pietà filiale, tuttavia, ci comanda di criticare umilmente e gentilmente il nostro clero”.
A.M.V.
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L’Immacolata ci salva dal naufragio nella fede
(Cristina Siccardi) La novena dell’Immacolata che stiamo vivendo in questi giorni ci prepara ad una festa della Chiesa di indicibile valore: l’8 dicembre, preambolo del Santo Natale. In giorni come i nostri, dove gli ideali femminili vengono piegati a illogiche dinamiche di rivolta contro la natura della donna, innescando rivalità, rancori ed odi fra i due sessi, il modello mariano viene a noi come balsamo per le ferite e le cancrene di un tessuto sociale ormai avulso dalle spettacolari manifestazioni d’amore e di umiltà di Colei che è stata concepita senza peccato per divenire Madre Immacolata di Dio.
«Benedetta fra le donne; perché, come tra le donne, una fu maledetta e ci portò il castigo, così un’altra donna, Maria, fu benedetta e ci ottenne la gioia e la salvezza. Ora una donna è divenuta, per grazia, madre dei viventi, come una donna era stata, per natura, madre dei morenti… Il cielo ha timore di Dio, gli angeli tremano al suo cospetto, la creatura non può sostenerlo, il mondo non riesce a contenerlo, ma una fanciulla lo accoglie e lo porta come ospite nel suo seno; ora con diritto, come ricompensa della sua opera materna, lei domanda, lei ottiene pace per la terra, gloria per il cielo, salvezza per i perduti, vita per i morti, una nascita celeste per gli uomini della terra, l’unione di Dio stesso con l’umanità» (San Pier Crisologo, Sermoni, 140).
Le condotte etiche della donna, dentro e fuori l’ambito familiare, evidenziano un malessere generale di enormi proporzioni, che la Chiesa potrebbe recuperare grazie ad un giusto ristabilimento della collocazione dell’Immacolata dentro il Corpo della Chiesa. Ma si sa, il femminismo è inconciliabile con il modello mariano, perciò i pastori “non osano” andare contro l’ideologia dominante che fa della donna una partigiana di se stessa, in continua competizione e rivalità con l’uomo, esacerbando relazioni sentimentali e sociali. Così, la maledizione di Eva si riverbera in tutta la sua intensità in un’epoca come la nostra, dove molte madri rinunciano ad esserlo sopprimendo la vita della loro vita oppure soffocando la loro natura femminile per scimmiottare i ruoli impiegatizi e dirigenziali dei maschi, trascurando ogni giorno di più la prima cellula del convivere sociale: la famiglia, dove i bambini nascono e crescono nell’amore e nelle regole, per diventare persone coscienti e mature della propria missione, proiettate oltre la finitudine di questa vita terrena.
Maledizione di Eva, che si perpetrerà fino alla fine dei tempi.
Benedizione di Maria, che giunge allorquando le viene riconosciuto, con amore di figli, il suo materno compito corredentivo e intercessorio.
La Sacra Famiglia fu la dimora dell’Incarnazione di Cristo e Maria Santissima divenne, fin dal candido suo concepimento, la Madre designata del Novello Adamo.
Maria Santissima e il Figlio Gesù procedono sempre insieme. «Se Maria è Madre di Dio, Cristo deve essere letteralmente l’Emmanuele, Dio con noi», così dice san Newman. «Per questo quando giunsero i tempi in cui spiriti cattivi e falsi profeti divennero più forti e audaci, e si aprirono una via nello stesso corpo cattolico, allora la Chiesa guidata da Dio non seppe trovare un mezzo più efficace e sicuro contro di loro che l’uso della parola Deipara. E quando per un altro verso essi vennero di nuovo fuori dal regno delle tenebre, e complottarono di distruggere la fede cristiana, nel secolo decimosesto, non trovarono espediente più sicuro per raggiungere il loro odioso proposito, che avvilire e bestemmiare le prerogative di Maria; sapendo bene che se avessero portato il mondo a disonorare la Madre, ne sarebbe seguito necessariamente il disonore del Figlio». La Chiesa e Satana, afferma ancora Newman, sono d’accordo nel ritenere che il Figlio e Sua Madre vanno sempre insieme «e l’esperienza di tre secoli ha confermato la loro convinzione, perché i cattolici che hanno onorato la Madre adorano ancora il Figlio, mentre i protestanti, che ora hanno cessato di confessare il Figlio, cominciarono con il disonorare la Madre» (J. H. Newman, Maria, a cura di G. Velocci, Jaca Book, Milano 1993, p. 157).
La Chiesa postconciliare, protestantizzatasi, che ambisce ad un’ulteriore commistione di se stessa con altre religioni del mondo, più o meno tribali, ha perso l’immagine reale dell’Immacolata per sostituirla ad un’immagine falsa e feriale della Madonna (si veda al riguardo l’opera di monsignor Tonino Bello), Madre dell’Unico Salvatore dell’umanità. Ecco che la desacralizzazione e banalizzazione della Madre di Dio, per logica conseguenza, tende a snobilitare il Sommo Sacerdote, Gesù Cristo, nonché i suoi ministri, come bene sottolinea padre Serafino Lanzetta nel suo ultimo libro, Secundum Cor Mariae. Esercizi spirituali ai sacerdoti (Cantagalli), infatti: «La verginità di Maria in qualche modo anticipa il celibato di Gesù e lo struttura. […] la Vergine pronuncia il suo Fiat alla Volontà di Dio. Maria vuole essere tutta di Dio e solo di Dio, come Gesù è tutto del Padre e solo del Padre. […]» (p. 102). Ecco che la verginità stessa di Maria diventa la perfetta custodia del sacerdozio: «Maria plasma nel suo grembo con Gesù e con la sua continenza celibataria anche il nostro celibato. Una vera devozione alla Madonna perciò, un amore puro a Lei, ci aiuta a vivere il nostro celibato così come voluto da Gesù e vissuto sin dal tempo apostolico» (p. 104).
Nel tempo in cui tutto ciò che è valore fondativo della Chiesa, designato dal Capo della Chiesa, Cristo, viene messo in discussione, come il celibato sacerdotale, Maria Immacolata viene a noi come arca prediletta del deposito della Fede, dove si custodisce l’inviolabilità e l’indissolubilità del celibato dei sacerdoti. È Lei, infatti, come spiega puntualmente padre Lanzetta, a trasformare il sacerdote autentico in Gesù – Alter Christus –: «Non uno che dice la Messa ma che vive la Messa; non uno che meramente rimette i peccati ma che partecipa con il suo cuore e il suo corpo a ciò che manca ai patimenti di Cristo. Maria fa del sacerdote un nuovo Gesù per la Chiesa, per il mondo, per le anime da salvare» (p. 116).
Chi è sotto il manto di Maria Immacolata non trema perché sa che, nonostante gli assalti del demonio alla Chiesa degli uomini, la Chiesa trionfante è già presente nel Regno di Dio. C’è molto disagio, oggi, tra tutti coloro che hanno cercato di salvare il liberalismo nella Chiesa… non così fra coloro che sanno quale prezzo reale pagò Cristo per le anime e che soltanto nella tradizione di ciò che è sempre stato e detto in ogni luogo si trova l’ancora di salvezza. Newman divenne cattolico grazie ai Padri della Chiesa, alle liturgie delle chiese cattoliche, alle loro architetture e decorazioni, insomma, grazie alla Tradizione della Chiesa e alla scoperta dell’immacolatezza di Maria Santissima.
L’iconografia dei primi secoli della cristianità riproduce spesso e volentieri la Madre con il Bambino divino, non è «una invenzione moderna; al contrario essa è rappresentata molte volte, come sa ogni visitatore di Roma, nelle pitture delle catacombe». La Madonna è presentata con le mani giunte in preghiera e il Bimbo benedicente in grembo. «Nessuna rappresentazione», prosegue il Cardinale inglese, «esprime con maggior vigore la dottrina dell’alta dignità della madre e, vorrei aggiungere, del suo potere sul figlio» (ivi, p. 99). È questo potere materno, manifestato nei Vangeli nel primo miracolo pubblico di Gesù alle nozze di Cana, sul quale occorre soffermarsi nei nostri tempi confusionali e squilibrati: l’azione mediatrice fra Dio, che ascolta con amore i desiderata materni, e gli uomini è caratteristica assolutamente privilegiata nella Vergine Santissima. Occorre militare e pazientare, proprio come fanno i santi, dei quali l’Immacolata è Regina, sempre coscienti del fatto che l’essenziale è considerarsi nel mondo, ma non del mondo, e che la scelta del locus dove vivere, per il seguace di Cristo, è determinante: risiedere nella Città di Dio o nella città del principe del mondo? In questa opzione è da invocare e implorare il soccorso di Maria Vergine, come fece san Massimiliano Kolbe: «O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che a voi ricorriamo e per quanti a voi non ricorrono, in particolare per i nemici della santa Chiesa e per quelli che vi sono raccomandati».
La fede nell’Immacolata Concezione della Santissima Vergine Maria risale agli inizi della Chiesa, anche se il dogma sarà definito l’8 dicembre 1854 con papa Pio IX. Tre anni più tardi a Lourdes la Madonna stessa, alla domanda di santa Bernadette che le chiedeva chi fosse, Ella rispose: «Io sono l’Immacolata Concezione». Non c’è conversione senza il sostegno della Turris Eburnea e della Tota Pulchra, così come non c’è presenza di Gesù senza quella della Regina degli Angeli. Aggrappati a Lei non affonderemo, come, invece, stanno naufragando negli errori e negli orrori coloro che credevano nella primavera conciliare della Chiesa e oggi realizzano i loro bestiari, come rivela Marco Tosatti.
Cor Jesu adveniat Regnum tuum. Adveniat per Mariam

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