ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 24 febbraio 2020

E Iddio abbia misericordia di noi..

La Chiesa: da maestra di penitenza …a maestra di profilassi



Ribadendo il nostro non sapere cosa ci riserverà questa epidemia da coronavirus, c’è una cosa che ancora ci colpisce. Una cosa che riguarda questa volta le recenti disposizioni che alcune curie hanno ritenuto opportuno emanare.

Non spetta alla Chiesa dare valutazioni in merito alla gravità o meno di questi fenomeni (la competenza è degli organi preposti). Alla Chiesa spetta piuttosto tenere in considerazione lo stato d’animo dei fedeli, quello che il popolo percepisce. E a riguardo la percezione è significativa e anche le disposizioni che in certi territori sono state imposte (chiusura di scuole, locali pubblici, negozi…) la dicono -o la direbbero- lunga sulla gravità del fenomeno. Poi -lo ripetiamo- è possibile anche che questa paura e queste preoccupazioni risulteranno eccessive, resta però il fatto che simili valutazioni (come abbiamo già detto) non spettano alla Chiesa.
Ebbene, dinanzi a tale situazione, le curie sono intervenute dando -per esempio- disposizioni su come distribuire l’Eucaristia e quant’altro. Non ci risulta ci siano stati vescovi (l’unico sembra sia stato il vescovo di Reggio Emilia, monsignor Camisasca) che abbiano invitato i fedeli a pregare di più, a fare sacrifici, penitenza, atti di riparazione. No, solo disposizioni di carattere profilattico.
Forse non ce se ne accorge facilmente, ma questo andazzo è un’ennesima conferma di come ormai la Chiesa attuale sia in perenne crisi “clericale”. Sì, avete capito bene: deriva clericale e di conseguenza sempre meno cattolica.
Già abbiamo avuto modo di parlarne (clicca qui), ma è bene ripeterlo in questa circostanza: quand’è che si rischia di cadere nel clericalismo? Quando si snatura la ragion d’essere del proprio esistere, quando si snatura l’essenza stessa del messaggio cristiano, quando si scimmiotta il mondo, il suo modo di agire, le sue preoccupazioni e le sue ambasce.
La Chiesa -per non essere clericale– deve indicare il Cielo; deve denunciare il peccato come problema più grave e come causa -se non sempre prossima- certamente remota di tutti i problemi; deve saper ricordare ai fedeli che se è vero che tutto ciò che avviene non sempre è voluto da Dio, è pur vero che tutto ciò che avviene è sempre permesso da Dio.
Se la Chiesa smette di fare questo, allora sì che diventa clericale. In alcuni casi anche ridicolmente clericale, prendendo anche cantonate, perché, dinanzi a certi problemi, cioè per le soluzioni tecniche, non c’è nessun uomo di Chiesa che possa vantarsi di aver ricevuto da Dio grazie di stato, che Dio stesso invece concede a chi è chiamato a specifici ruoli di governo della società… sempre che ovviamente si corrisponda.
In passato, in casi simili, s’invitavano i fedeli ad organizzare pubbliche processioni. Ora no.
Insomma, si è passati dalla pubblica penitenza ….alla pubblica profilassi.

CORONAVIRUS. STOP ALLE MESSE. PRECAUZIONE O INDECENZA?


Cari amici e nemici di Stilum Curiae, non possiamo non registrare alcuni commenti e iniziative dopo la decisione delle diocesi della Lombardia e del Veneto di non far celebrare messe a causa del coronavirus. In particolare ci pare interessante offrirvi un commento apparso sul blog Vigiliae Alexandrinae, a firma di Fabio Adernò. Eccolo.

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L’indecenza di non far celebrare la Messa in tempo di epidemia. Un commento di Fabio Adernò
San Carlo Borromeo comunica gli appestati. Scuola emiliana, sec. XVIII
“Concedi a noi, o Signore, te ne preghiamo, l’effetto della divota supplica, e divenuto a noi propizio, allontana la peste e la carestia: affinché i cuori dei mortali conoscano che tali flagelli scoppiano per il tuo sdegno, mentre cessano per la tua misericordia”, così il Messale ambrosiano fa pregare il Sacerdote sull’Altare nella Messa per il tempo di carestia e di penitenza (Orazione sopra il popolo). E, mentre dilaga l’infezione del corona virus, si rimane stupiti nel constatare la distanza di questa perenne intenzione della Chiesa dai comunicati che sono stati affissi sui portali delle chiese dell’Arcidiocesi di Milano in asettica ottemperanza a un’ordinanza della Regione Lombardia (non diversamente ciò sta accadendo in molte altre Diocesi del Nord d’Italia dopo la pubblicazione del Decreto del Governo sulla stessa materia), quasi che l’ordinamento e la vita soprannaturale della Chiesa siano senz’altro a disposizione dell’ordinamento positivo pubblico: “Avviso importante. La Parrocchia … in ragione dell’ordinanza emanata dal Presidente della Regione Lombardia sospende tutte le celebrazioni liturgiche (Sante Messe) fino a data da definirsi”. Se si considera, inoltre, la improbabilità della celebrazione della Messa senza la presenza di fedeli nel contesto teologico della riforma liturgica, si deve concludere che il numero delle Messe celebrate nelle Diocesi interessate sarà molto esiguo, se non quasi annientato.
Sull’indecenza di questa situazione pubblichiamo qui di seguito per il vantaggio di ogni cattolico le preziose osservazioni di Fabio Adernò, Avvocato rotale e Dottore in Diritto canonico presso l’Università Pontificia della Santa Croce a Roma.
Molte Diocesi del Nord si stanno affrettando a sospendere le celebrazioni, applicando evidentemente in modo supino il decreto legge varato ieri notte, quasi che le Messe fossero partite di calcio o manifestazioni sociali.
Tale decisione è un’offesa al Creatore, perché lo Si priva del culto dovuto e soprattutto è una manifestazione di mancanza di senso di trascendenza e di fiducia nell’opera salvifica della Provvidenza e dell’azione di Dio nella storia dell’Uomo.
Applicare criteri preventivi e cautelari è sacrosanto per tutelare il bene della vita, e vanno evitate le imprudenze e le superficialità, ma d’altra parte non ha alcun senso non fare celebrare la Santa Messa, che è Sacrificio anche espiatorio offerto per la remissione dei peccati, il ristabilimento dell’amicizia con Dio, ma anche per invocare la concessione di grazie come la corporale guarigione o debellare malattie e pestilenze.
Sospendere le celebrazioni delle Messe vuol dire abbandonarsi inermi alla desolazione, all’immanenza, vuol dire privare le anime del giusto conforto, del soprannaturale sostegno …. quando invece i frutti spirituali di quel Sacrificio gioverebbero senz’altro allo spirito.
D’altra parte, amaramente si constata come sia sempre più lontano dall’attuale modernistica visione “ecclesiale” concepire di celebrare la Messa e non distribuire la Santa Comunione… diversamente invece da come insegna la storia della Chiesa, da sempre saggia nel favorire la moltiplicazione delle celebrazioni anche in contemporanea, e prudente nel consigliare di evitare la distribuzione laddove le condizioni fossero sconvenienti per i più vari motivi.
Una tale visione nega la trascendenza di quel Sacrificio sublime, e lo riduce ad “azione” umana che “vale solo” se “partecipato”. Ma questa non è la Messa secondo la dottrina Cattolica.
E la Messa non vale in proporzione al numero di comunioni che si fanno; la Messa ha un valore inestimabile e produce effetti infinitamente più grandi di tutte le nostre miserie.
Si celebrino, dunque, Messe su Messe, senza distribuzione.
I fedeli facciano comunioni spirituali e offrano al Signore questa rinuncia.
E Iddio abbia misericordia di noi.

§§§

C’è poi chi ricorda che don Bosco, in un’occasione simile, mandava i suoi ragazzi a curare gli appestati, assicurandoli che grazie all’eucarestia non si sarebbero ammalati. E così fu. E poi ci piace ricordare – ringraziando la persona che ce l’ha mandata – una preghiera in latino, che la Chiesa antica recitava.
𝐒𝐓𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐄𝐋𝐈 𝐄𝐗𝐓𝐈𝐑𝐏𝐀𝐕𝐈𝐓
La preghiera ha origine nella città di Coimbra (Portogallo). Allorquando scoppiò una violenta pestilenza, le monache di santa Chiara elevarono questa supplica al Cielo e pressoché immediata fu la cessazione del contagio.
Stella Cœli extirpavit
Quæ lactavit Dominum
Mortis pestem quam plantavit
Primus parens hominum.
Ipsa Stella nunc dignetur
Sidera compescere,
Quorum bella plebem cædunt
Diræ mortis ulcere.
O piissima Stella Maris
A peste succurre nobis;
Audi nos, Domina
Nam Filius tuus nihil negans
Te honorat.
Salva nos Jesu
pro quibus Virgo
Mater te orat.
℣. Ora pro nobis, Sancta Dei Genitrix.
℞. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
𝑂𝑟𝑒𝑚𝑢𝑠
Deus Misericordiae, Deus Pietatis, Deus Indulgentiae, Qui Misertus Es super afflictione Populi Tui, et dixisti Angelo percutienti Populum Tuum: contine manum tuam ob amorem illius Stellae gloriosae, cujus ubera pretiosa contra venenum nostrorum delictorum quam dulciter suxisti: praesta auxilium Gratiae Tuae, ab omni peste, et improvisa morte secure liberemur, et a totius perditionis incursu misericorditer liberemur. Per Te Jesu Christi Rex Gloria, Salvator Mundi: Qui vivis, et regnas in secula seculorum. Amen

Infine, per tornare ai nostri tempi, vogliamo segnalare l’iniziativa dell’ADIM, che trovate qui sotto.
Marco Tosatti
24 Febbraio 2020 Pubblicato da  19 Commenti --
Preghiamo senza posa e con fervore
perché il Signore abbia misericordia di noi


In quest’ora tenebrosa in cui una sorta di flagello incombe su tutti noi, è opportuno e conveniente pregare costantemente perché il Signore abbia misericordia e ci preservi dalla pestilenza.
Pregare per la salute del corpo e dell’anima, nostre, dei nostri cari e del nostro prossimo, è un sano esercizio che ci aiuta a rimanere vicini a Dio e ci ricorda che in questa vita siamo in esilio, in attesa di ritornare alla Patria celeste; e per ottenerlo abbiamo bisogno della grazia di Dio, dell’aiuto della Santa Vergine e della nostra perseverante volontà.

Oltre alle preghiere quotidiane, che comprendono la recita del Santo Rosario, in quest’ora triste è opportuno recitare almeno questa parte delle Litanie dei Santi.


Omnes Sancti et Sanctae Dei, intercedite pro nobis.
Propitius esto, parce nos, Domine.
Propitius esto, exaudi nos, Domine.

Ab omni malo, libera nos, Domine.
Ab omni peccato, libera nos, Domine.
Ab ira tua, libera nos, Domine.
A subitanea et improvisa morte, libera nos, Domine.
Ab insidiis diaboli, libera nos, Domine.
Ab ira et odio et omni mala voluntate, libera nos, Domine.
A spiritu fornicationis, libera nos, Domine.
A fulgure et tempestate, libera nos, Domine.
A flagello terraemotus, libera nos, Domine.
A peste, fame et bello, libera nos, Domine.
A morte perpetua, libera nos, Domine.Peccatores, Te rogamus, audi nos.

Santi e Sante tutti di Dio, intercedete per noi.
Sii indulgente, perdonaci, o Signore.
Sii indulgente, esaudiscici, o Signore.


Da ogni malvagità, liberaci, o Signore.
Da ogni peccato, liberaci, o Signore.
Dalla tua ira, liberaci, o Signore.
Dalla morte subitanea e improvvisa, liberaci, o Signore.
Dalle insidie del diavolo, liberaci, o Signore.
Dall’ira, dall’odio e da ogni cattiva volontà, liberaci, o Signore.
Dallo spirito d’immondezza, liberaci, o Signore.
Dal fulmine e dalla tempesta, liberaci, o Signore.
Dal flagello del terremoto, liberaci, o Signore.
Dalla pestilenza, dalla carestia e dalla guerra, liberaci, o Signore.
Dalla morte sempiterna, liberaci, o Signore.Noi peccatori, Ti preghiamo, ascoltaci.

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