ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 1 agosto 2020

L’oscurità da cui vengono

QUESTO E' IL TEMPO DEI BRIGANTI



Questo è il tempo dei briganti. Il documento sul Coronavirus dell’Accademia vaticana per la vita non ha "nulla di cattolico" è fatto per piacere ai poteri forti migrazionisti e omosessualisti, che imperversano in questo momento 
di Francesco Lamendola  

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Nel documento sul Coronavirus dell’Accademia vaticana per la vita, pubblicato il 22 luglio 2020, formato da 4.200 parole, non vengono nominati né Dio, né Gesù Cristo, né la Madonna, né la Chiesa, né i Sacramenti, né la Grazia, né lo Spirito Santo, né la preghiera, né la carità e neppure la parola “cristiano”. In altri termini, è un documento che non ha assolutamente nulla di cattolico, nulla di cristiano, nulla di religioso, nulla di spirituale: un documento perfettamente laico e perfettamente ateo (perfino con qualche eco letteraria nietzschiana). 

In compenso, la parola “solidarietà” ricorre ben tredici volte. Evidentemente, parlare di Dio o di Gesù Cristo, in un frangente come quello dell’ora presente, sarebbe qualcosa di troppo rispetto all’indirizzo che si è data la chiesa in uscita di Bergoglio: sarebbe poco ecumenico, darebbe fastidio ai non credenti e ai seguaci delle altre fedi e metterebbe in secondo piano il vero protagonista di ogni discorso: l’uomo. È un documento fatto per piacere a Bill Gates, a George Soros, a Emma Bonino, all’O.M.S. e tutti i poteri forti, migrazionisti e omosessualisti, che imperversano in questo momento. In compenso, è un documento che avrebbe fatto inorridire sant’Agostino, san Tommaso d’Aquino, santa Caterina da Siena, san Giovanni Bosco, san Massimiliano Kolbe, san Pio da Pietrelcina e qualsiasi papa anteriore al Concilio, e forse anche qualcuno posteriore ad esso. C’è perfino un passaggio, che qui riportiamo, nel quale si nega apertamente l’origine dell’uomo come creatura di Dio, da Lui voluta e prediletta fra tutte le altre (§ 1, 1):
Affioriamo da una notte dalle origini misteriose: chiamati a essere oltre ogni scelta, presto arriviamo alla presunzione e alle lamentele, rivendicando come nostro quello che ci è stato solamente concesso. Troppo tardi abbiamo imparato ad accettare l’oscurità da cui veniamo e a cui, infine, torneremo.
L’oscurità da cui veniamo? L’oscurità alla quale torneremo? Ma stiamo scherzando? Questa è la negazione frontale, deliberata e perciò satanica della Rivelazione di Cristo. Noi veniamo dalla Luce, che è Dio, e alla Luce siamo chiamati a ritornare: questo è il messaggio di Cristo; questo ha sempre insegnato la Chiesa cattolica; questo hanno sempre detto e ripetuto i mistici, i santi, i dottori, i padri, i pontefici e i concili (fino al Vaticano II, beninteso; che, del resto, non era un concilio dottrinale ma “solo” pastorale).

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Bergoglio e Sosa Abascal: due eretici "Gesuiti" !

Alle critiche che gli sono state rivolte da alcune parti, ad esempio da Phil Lawler di Catholic Culture o dal professor Stefano Fontana dalle pagine de La Nuova Bussola Quotidianal’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio - quello, per intenderci, che ha commissionato il sacrilego affresco omosessualista della cattedrale di Terni, all’epoca in cui era vescovo di quella diocesi - ha risposto di aver voluto “comunicare” Dio in un modo che fosse accessibile a tutti, rivolgendosi ad un pubblico il più ampio possibile, formato sia da credenti che da non credenti, e ha precisato che il suo scopo era quello di affrontare “problemi seri” che hanno a che fare col futuro dell’umanità “nel suo insieme”. Evidentemente per lui i problemi seri riguardanti il futuro dell’umanità si possono e si devono affrontare tacendo il nome di Dio e ignorando il Vangelo di Gesù Cristo, sempre per non creare spiacevoli divisioni. È altrettanto chiaro che, per lui, quando un problema riguarda tutti gli uomini e non solo i cattolici, i cattolici devono auto-censurare la propria fede e trovare insieme agli altri delle soluzioni che prescindano completamente dalla Rivelazione e dalla visione cristiana dell’uomo e della vita.
Vale la pena di riportare uno stralcio dalla replica che Paglia, tramite l’Ufficio stampa dell’Accademia per la Vita, ha voluto indirizzare al direttore de La Nuova Bussola Quotidiana, Ricciardo Cascioli, in relazione alle critiche di Stefano Fontana:
Abbiamo tre testi che vanno letti insieme: prima di tutto la Lettera «Humana Communitas» di Papa Francesco alla Pontificia Accademia per la Vita (2019) in cui illustra le sfide alla vita nel contesto di oggi. Quindi la Nota 1 del 30 marzo 2020 sulla pandemia e questa seconda Nota del 22 luglio che non a caso titola «La Humana Communitas al tempo della pandemia».
Come diceva Giovanni XXIII, non è il Vangelo a cambiare, siamo noi a comprenderlo sempre meglio. È questo il lavoro che sta facendo la Pontificia Accademia per la Vita, nel discernimento costante:  la fede, il Vangelo, la passione per l’umanità, declinati nei concreti accadimenti del nostro tempo. Per questo sarebbe importante un dibattito sul merito dei contenuti di questi tre documenti, da leggere insieme. Non so, a questo punto, se sia utile un lavoro di «contabilità» filologica su quante volte qualche parola-chiave ricorre in un testo.
A noi preme entrare nelle situazioni umane, leggendole alla luce della fede, ed in una maniera che parli alla più vasta platea possibile, ai credenti e ai non credenti, a tutti gli uomini e le donne «di buona volontà».

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L’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio è quello che ha commissionato il sacrilego affresco omosessualista della cattedrale di Terni!

 La cosa più significativa, oltre alla bergogliana conversione della Christiana communitas nella Humana communitas, con conseguente svuotamento del cristianesimo e annullamento della missione specifica della Chiesa, annunciare il Vangelo, è la citazione di Giovanni XXIII: non è il Vangelo a cambiare, siamo noi a comprenderlo sempre meglio. Nel discorso di apertura del Concilio, dell’11 ottobre 1962, Giovanni XXIII aveva infatti affermato (§ 6, 5):
…occorre che la stessa dottrina sia esaminata più largamente e più a fondo e gli animi ne siano più pienamente imbevuti e informati, come auspicano ardentemente tutti i sinceri fautori della verità cristiana, cattolica, apostolica; occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi.

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Gesù ha detto: Se il tuo occhio ti è di scandalo, strappatelo; se la tua mano o il tuo piede ti sono di scandalo, tagliateli: perché è meglio per te entrare orbo, monco o zoppo nel Regno dei Cieli, che con entrambi gli occhi, le mani e i piedi essere scaraventato nella Geenna!

Abile espediente per fare finta che nulla cambi e intanto porre mano a cambiare tutto: la tesi della continuità fra la Chiesa pre-conciliare e la Chiesa del Concilio e del post-Concilio è riassunta in queste poche righe. Il Vangelo? Oh, ma il Vangelo è sempre quello: ci mancherebbe altro! Solo che agli uomini moderni bisogna annunciarlo in maniera moderna: tutto qui. Pare poco, ed è la premessa a qualsiasi stravolgimento. Fino al generale dei gesuiti Sosa Abascal il quale afferma che, dopotutto, non avendo la registrazione delle precise parole di Cristo, noi non sappiamo cosa egli disse davvero: il che è come mettere fra parentesi i Vangeli, e con ciò dichiarare ipotetica l’intera Rivelazione,  inutile l’esistenza della Chiesa e nulla l’efficacia dei Sacramenti. Ora, tutti i documenti del Vaticano II, e ancor più la loro, diciamo così, applicazione, presentano questa caratteristica: affermano di non negare la Tradizione, di non discutere la perennità e immutabilità del Vangelo, però sostengono che la sua comprensione può essere sempre più “approfondita”, e la sua “comunicazione” resa sempre più efficace. Dove per “efficace” s’intende una qualità che risponde alla categoria laica dell’utilità: è efficace ciò che funziona, indipendentemente dal suo contenuto di verità. In questo senso, la tv è efficacissima: può dire tutto ciò che vuole, e subito viene creduta. Ma il cristiano non ragiona così, né ha mai ragionato così; Gesù Cristo non ragionava così. Colpisce il fatto che, per l’ennesima volta, questi signori, per giustificare il loro modus operandi, non citano Gesù e il Vangelo (già; ma chi lo sa cosa disse realmente Gesù?), bensì il Concilio e i papi del Concilio. Questa è una conferma della netta discontinuità, vale a dire della rottura, che si è prodotta fra il prima e il dopo: prima del 1962-65 e dopo il 1962-65. E sono proprio riflessioni di questo tipo che, dopo molti anni di studi e di ricerche, ci hanno condotti, non senza una pena intima e quasi una battaglia interiore, a riconoscere l’origine dell’apostasia al vertice della Chiesa non nel post-Concilio, ma proprio nel Concilio; e il primo responsabile, in ordine di tempo, di questo perfido e sottile inganno, che ha fuorviato milioni e milioni di anime, nel cosiddetto “papa buono”, ora anche santo (ma santificato da chi?), Giovanni XXIII. Gli indizi che portano alla sua affiliazione alle logge massoniche sono solo un’aggiunta e una conferma.

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Giovanni XXIII: il papa buono del Concilio Vaticano II? tutti gli indizi portano ad una sua affiliazione alle logge massoniche!

Questo ci porta, insieme a molti altri dati di fatto e a molte altre circostanze oscure, o sospette, a trarre la conclusione che i credenti sono rimasti soli: abbandonati e traditi dai loro pastori, spinti deliberatamente sulla via dell’errore e addirittura incoraggiati al peccato, come monsignor Paglia non ha mancato di fare, arrivando alla sfrontatezza di farsi raffigurare anche lui tra le anime che un Cristo blasfemo, che in realtà è il Diavolo, chiama a sé dall’affresco di Terni, in mezzo a una folla di sodomiti e invertiti tutt’altro che pentiti e tutt’altro che riconciliati con quel Gesù che ha detto: Se il tuo occhio ti è di scandalo, strappatelo; se la tua mano o il tuo piede ti sono di scandalo, tagliateli: perché è meglio per te entrare orbo, monco o zoppo nel Regno dei Cieli, che con entrambi gli occhi, le mani e i piedi essere scaraventato nella Geenna! Dunque, oggi i credenti non possono contare né sul papa, che non è un vero papa, né sui cardiali e suoi vescovi, in gran parte massoni e membri della potentissima lobby gay vaticana, e neppure, nella maggior pare dei casi, sul loro parroco, o sul catechista dei loro figli, o sull’insegnante di religione (approvato dal vescovo), tutti ormai entrati a grandi passi, consapevoli o no, nella contro-chiesa diabolica che nel Nuovo Testamento (Vangelo di GiovanniLettere paoline e Apocalisse) viene chiamata senza perifrasi la Sinagoga di Satana. Anche moltissimi religiosi e religiose degli ordini regolari, e perfino di quelli contemplativi, hanno apostatato: ne abbiamo visto alcuni gettarsi col culo all’aria per adorare la Pachamama nei Giardini Vaticani, nel luogo ove avvenne il martirio di San Pietro, e tanto ci è bastato per non aspettarci nulla di buono neanche da essi.

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Che senso avrebbe, per un credente, mettersi a discutere con un Vincenzo Paglia? Si può forse discutere con un interlocutore che non sbaglia in buona fede, ma che sta portando avanti l’agenda del Nuovo Ordine Mondiale?

Questo è il tempo dei briganti
di Francesco Lamendola
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