ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 11 settembre 2020

Spiace alla gente che piace

LA SUBDOLA ERESIA ECUMENISTA


In che modo l’eresia ecumenista è divenuta una virtù? L’unità dei cristiani non può essere restaurata al prezzo della Verità e della "vera dottrina". L’inganno del Vaticano II: voluto per asservire il cattolicesimo all’ebraismo 
di Francesco Lamendola   
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 I cattolici nati dopo il Concilio Vaticano II hanno sempre sentito parlare dell’ecumenismo come di una cosa bellissima, di una preclara virtù cristiana: un magnifico sforzo di buona volontà per comporre la frattura prodottasi fra le varie confessioni cristiane e riportare la Chiesa di Cristo alla sua doverosa concordia e unità. Del resto quei cattolici, oggi relativamente giovani, hanno sempre udito magnificare il concetto del dialogo, e l’ecumenismo è incomprensibile se si fa astrazione da questa propensione a dialogare che dal 1965, appunto, pare essere divenuta la nuova bussola della navicella di San Pietro. 


Ebbene, siamo spiacenti di dover dare uno scossone ai beati sonni di quei fiduciosi cattolici post-conciliari, ma ci corre l’obbligo di non lasciarli nell’esiziale errore in cui si trovano, ma ammonirli che l’ecumensimo, inteso alla maniera del dialogo, è ed è sempre stato considerato dalla vera Chiesa cattolica e dal suo autentico magistero, come una dottrina e una prassi intrinsecamente sbagliate, funeste, disastrose. Da esse occorre guardarsi bene, esercitando un’attenta vigilanza, perché coloro i quali le diffondono si servono di una strategia estremamente subdola e astuta per introdurle nella Chiesa senza che i fedeli e lo stesso clero si rendano conto della loro effettiva natura.

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L’unità dei cristiani non può essere restaurata al prezzo della Verità e della vera dottrina, frutto della Rivelazione!

La tendenza a promuovere un ecumenismo ingannevole e truffaldino è divenuta forte a partire dalla crisi modernista, verificatasi tra la fine del XIX e i primi anni del XX secolo. I grandi papi guerrieri – guerrieri in senso spirituale – del Novecento, specialmente Pio X, Pio XI e Pio XII – hanno visto per tempo e hanno cercato di contrastare quella manovra, ispirata dalla massoneria che già si stava infiltrando nei settori chiave della Chiesa, e, a partire dal 1958, dalla massoneria ebraica del B’nai B’rith, massima ispiratrice della rivoluzione conciliare, in particolare della Nostra aetate, con l’attiva cooperazione di importanti personaggi del Concilio, come il cardinale Augustin Bea.

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Il cardinale Augustin Bea

Fra i documenti magisteriali più autorevoli che hanno espresso una parola chiava, inequivoca e definitiva su questo falso ecumenismo va ricordata innanzitutto la lettera enciclica Mortalium animos del papa Pio XI, pubblicata il 6 gennaio 1928, giorno dell’Epifania del Signore; sottotitolo Sulla difesa della verità rivelata da Gesù. Invitiamo il lettore a prenderne visione nella sua interezza, consultando il sito ufficiale del Vaticano (http://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19280106_mortalium-animos.html), per farsene un’idea adeguata; qui, nei limiti che ci propiniamo adesso, ci limiteremo a riportarne alcuni passi maggiormente significativi.
Ma dove, sotto l’apparenza di bene, si cela più facilmente l’inganno, è quando si tratta di promuovere l’unità fra tutti i cristiani. Non è forse giusto — si va ripetendo — anzi non è forse conforme al dovere che quanti invocano il nome di Cristo si astengano dalle reciproche recriminazioni e si stringano una buona volta con i vincoli della vicendevole carità? E chi oserebbe dire che ama Cristo se non si adopera con tutte le forze ad eseguire il desiderio di Lui, che pregò il Padre perché i suoi discepoli « fossero una cosa sola »?  E lo stesso Gesù Cristo non volle forse che i suoi discepoli si contrassegnassero e si distinguessero dagli altri per questa nota dell’amore vicendevole: « In ciò conosceranno tutti che siete miei discepoli se vi amerete l’un l’altro»? E volesse il Cielo, soggiungono, che tutti quanti i cristiani fossero « una cosa sola »; sarebbero assai più forti nell’allontanare la peste dell’empietà, la quale, serpeggiando e diffondendosi ogni giorno più, minaccia di travolgere il Vangelo. (…) Ma sotto queste insinuanti blandizie di parole si nasconde un errore assai grave che varrebbe a scalzare totalmente i fondamenti della fede cattolica. (…)
I fautori di questa iniziativa quasi non finiscono di citare le parole di Cristo: « Che tutti siano una cosa sola … Si farà un solo ovile e un solo pastore », nel senso però che quelle parole esprimano un desiderio e una preghiera di Gesù Cristo ancora inappagati. Essi sostengono infatti che l’unità della fede e del governo — nota distintiva della vera e unica Chiesa di Cristo — non sia quasi mai esistita prima d’ora, e neppure oggi esista; essa può essere sì desiderata e forse in futuro potrebbe anche essere raggiunta mediante la buona volontà dei fedeli, ma rimarrebbe, intanto, un puro ideale. (…) A tali condizioni è chiaro che la Sede Apostolica non può in nessun modo partecipare alle loro riunioni e che in nessun modo i cattolici possono aderire o prestare aiuto a siffatti tentativi; se ciò facessero, darebbero autorità ad una falsa religione cristiana, assai lontana dall’unica Chiesa di Cristo. (…)

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Il cardinale Augustin Bea, qui nella foto con il rabbi Abraham Joshua Heschel durante il meeting del 1963 con la rappresentanza dell'American Jewish Committee, fu uno dei protagonisti del Concilio Vaticano II, impegnandosi in prima persona alla stesura della dichiarazione Nostra aetate.

Inoltre, l’Unigenito Figlio di Dio non solo comandò ai suoi inviati di ammaestrare tutti i popoli, ma anche obbligò tutti gli uomini a prestar fede alle verità che loro fossero annunziate « dai testimoni preordinati da Dio », e al suo precetto aggiunse la sanzione « Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; ma chi non crederà, sarà condannato ». Ma questo doppio comando di Cristo, da osservarsi necessariamente, d’insegnare cioè e di credere per avere l’eterna salvezza, neppure si potrebbe comprendere se la Chiesa non proponesse intera e chiara la dottrina evangelica e non fosse immune da ogni pericolo di errore nell’insegnarla. (…). Potrà sembrare che questi pancristiani, tutti occupati nell’unire le chiese, tendano al fine nobilissimo di fomentare la carità fra tutti i cristiani; ma come mai potrebbe la carità riuscire in danno della fede? Nessuno certamente ignora che lo stesso apostolo della carità, San Giovanni (il quale nel suo Vangelo pare abbia svelato i segreti del Cuore sacratissimo di Gesù che sempre soleva inculcare ai discepoli il nuovo comandamento: «Amatevi l’un l’altro»), ha vietato assolutamente di avere rapporti con coloro i quali non professano intera ed incorrotta la dottrina di Cristo: «Se qualcuno viene da voi e non porta questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo nemmeno». Quindi, appoggiandosi la carità, come su fondamento, sulla fede integra e sincera, è necessario che i discepoli di Cristo siano principalmente uniti dal vincolo dell’unità della fede. (…)
Pertanto, Venerabili Fratelli, facilmente si comprende come questa Sede Apostolica non abbia mai permesso ai suoi fedeli d’intervenire ai congressi degli acattolici; infatti non si può altrimenti favorire l’unità dei cristiani che procurando il ritorno dei dissidenti all’unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale essi un giorno infelicemente s’allontanarono: a quella sola vera Chiesa di Cristo che a tutti certamente è manifesta e che, per volontà del suo Fondatore, deve restare sempre quale Egli stesso la istituì per la salvezza di tutti. (…) Orbene, in quest’unica Chiesa di Cristo nessuno si trova, nessuno vi resta senza riconoscere e accettare, con l’ubbidienza, la suprema autorità di Pietro e dei suoi legittimi successori. (…)
Dunque alla Sede Apostolica, collocata in questa città che i Prìncipi degli Apostoli Pietro e Paolo consacrarono con il loro sangue; alla Sede « radice e matrice della Chiesa cattolica », ritornino i figli dissidenti, non già con l’idea e la speranza che la « Chiesa del Dio vivo, colonna e sostegno della verità »  faccia getto dell’integrità della fede e tolleri i loro errori, ma per sottomettersi al magistero e al governo di lei.

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Il massone Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II? Oggi si raccolgono i frutti di quei semi e sono la tappa finale di quel disegno iniziato il 25 gennaio 1959, con l’annuncio del Concilio da parte del “papa buono” che aveva brigato a tutto campo per essere eletto!

Appare dunque perfettamente chiaro perché l’ecumenismo propugnato in questa forma è un errore gravissimo: l’unità dei cristiani non può essere restaurata al prezzo della Verità, cioè della sola dottrina veritiera, che è quella custodita dalla Chiesa cattolica, sotto la guida del Sommo Pontefice (purché, aggiungiamo noi, e non occorre spiegare perché, il Sommo Pontefice sia veramente tale, cioè sia stato legittimamente eletto). La Chiesa cattolica, benché mutilata dagli scismi, prima quello ortodosso, poi, assai più grave, quello protestante, e benché perennemente assediata da nemici esterni ed interni, ossia gli eretici, che fin dai primi tempi hanno cercato di adulterarne la dottrina, custodisce tutta intera la vera dottrina, frutto della Rivelazione, la quale ha due sorgenti: la Scrittura e la Tradizione (mentre i protestanti rifiutano la Tradizione, ed è per questo che rifiutano il culto mariano). Pertanto, per far passare il falso ecumenismo come uno sforzo legittimo, anzi meritorio, di ricomposizione della perduta unità dei cristiani, era necessario protestantizzare la Chiesa, o almeno una sua assise solenne, che si esprimesse su questa materia nella forma del magistero ufficiale. Il Concilio Vaticano II  è stato concepito, studiato e attuato a tale scopo, da quei teologi e da vescovi e cardinali non più cattolici, se non formalmente, ma in realtà affiliati alla massoneria, innamorati di Lutero e così pieni di sensi di colpa per il passato della Chiesa, e quasi di ripulsa e disgusto per la sua Tradizione (l’espressione non sembri eccessiva: siamo perfettamente coscienti che è molto forte, ma la riteniamo oggettivamente veritiera) da volersi servire di qualsiasi mezzo, compresi l’inganno e la simulazione, per riuscire nell’intento di rivoluzionare da cima a fondo la Chiesa stessa, partendo dalla sua struttura gerarchica e finendo con la liturgia e la dottrina.

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Le apparenti stravaganze, peraltro scandalose e blasfeme, del signore argentino, che benedice un orrido idolo pagano nella basilica di San Pietro? Sono i frutti del Concilio Vaticano II  che è stato concepito, studiato e attuato per protestantizzare prima, ed asservire all'ebraismo poi la Chiesa di Cristo!

Per dirne una: fu Giovanni XXIII, forzando il diritto canonico, ad accettare il ripudio degli schemi preparatori stesi dalla Curia e ad accettare che tutti i documenti venissero riscritti da zero dalle apposite commissioni conciliari, benché per una tale decisione non vi fosse la maggioranza necessaria dei due terzi; per poi esprimere in privato la sua soddisfazione, con le parole: Ora sì avremo il Concilio che avevamo desiderato. Ciò significa che egli fece lavorare per tre anni il cardinale Ottaviani e gli altri redattori degli schemi preparatori pur sapendo benissimo che quel lavoro sarebbe stato cestinato, perché era già stabilito che fossero i vescovi progressisti e modernisti a dettare le linee guida del Concilio, e questo all’insaputa della maggioranza dei padri. Come definire una simile condotta se non in termini di calcolata perfidia e subdolo inganno? A Roma tutti, o quasi tutti, si aspettavano un Concilio che riaffermasse la verità di sempre, che condannasse il comunismo, che ribadisse il principio nulla salus extra Ecclesiam; invece venne fuori un Concilio che strizzava l’occhio ai massoni, che guardava con benevolenza al comunismo, che abbracciava scismatici ed eretici senza condannare alcuno, senza dire che l’errore è errore e la verità è verità, e che la Verità di Cristo non è negoziabile, mai, a nessun patto e per nessuna ragione, per quanto ammantata di argomenti apparentemente nobili e disinteressati. Il tutto avvenne con la supervisione e la segreta ispirazione del B’nai B’rith, e col cardinale Bea a fare da tramite fra il giudaismo talmudico e il nuovo “cattolicesimo” modernista e rivoluzionario, che naturalmente non era più cattolicesimo, ma questo non bisognava assolutamente dirlo e anzi bisognava far di tutto affinché i cattolici rimanessero, beati e tranquilli, nella loro illusione di essere pur sempre nel solco della Tradizione perenne. C’è bisogno di dire che la Nostra aetate fu concordata, a New York, nelle sue linee essenziali, fra ebrei e cattolici, ben prima che il documento finale venisse approvato e pubblicato il 28 ottobre 1965, ormai regnante il pontefice Paolo VI? Perfidia e inganno; oscuri maneggi alle spalle dei fedeli cattolici completamente ignari di quel che stava bollendo in pentola. A partire da quel momento, è passato il principio che gli ebrei non hanno bisogno di convertirsi alla fede cattolica, perché, in quanto “fratelli maggiori” in Abramo, hanno già la “loro” Alleanza e la “loro” Promessa, e perciò, nonostante tutto (cioè nonostante il piccolo dettaglio di aver ripudiato, maledetto e messo a morte Gesù Cristo, odiato e perseguitato i suoi discepoli, e rinnegato per duemila anni il Vangelo) continuano a essere, ancora e sempre, il popolo eletto da Dio.

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In che modo l’eresia ecumenista è divenuta una virtù? Hanno archiviato Cristo e realizzato un nuovo "Culto sincretista" gnostico, massonico, al servizio di quel Nuovo Ordine Mondiale che oggi, in questi mesi e in queste settimane impongono la finta pandemia da Covid-19!

Ma c’è di più e di peggio. Non solo il Concilio è stato pensato e voluto essenzialmente per asservire il cattolicesimo all’ebraismo, il che non sarebbe stato possibile senza averlo artatamente democratizzato e protestantizzato, al fine di sminuire l’autorità del Pontefice e modificare dal basso, partendo dalla liturgia e la pastorale, la dottrina stessa. Non solo si è attuato con l’inganno, sovvertendo le leggi canoniche e sorprendendo la buona fede di molti, perché i suoi documenti sono stati redatti volutamente con somma ambiguità, in moda da poter poi dare ad essi un significato filo-protestante e filo-giudaico. In quei documenti è stato anche sparso il seme pestilenziale delle dottrine cabalistiche, in modo da poter poi, con astuzia e pazienza, cogliere i frutti di un ulteriore snaturamento del cattolicesimo, nel senso di attuare un futuro culto sincretista, gnostico, massonico, al servizio di quel Nuovo Ordine Mondiale cui già lavoravano gli stessi gruppi di potere che oggi, in questi mesi e in queste settimane della finta pandemia da Covid-19, vediamo venire gradualmente allo scoperto, sia pur con qualche minimo accorgimento e dissimulazione. Le apparenti stravaganze, peraltro scandalose e blasfeme, del signore argentino che si veste di bianco e si spaccia per Sommo Pontefice, ad esempio l’intronizzazione di un orrido idolo pagano nella basilica di San Pietro, trovano una spiegazione coerente e ragionevole solo se si tiene conto di questo fatto: che oggi si raccolgono i frutti di quei semi; e che le azioni autodistruttive messe in opera dal contro-clero dei Paglia, dei Sosa, dei Martin, sono la penultima tappa del disegno iniziato il 25 gennaio 1959, con l’annuncio del Concilio da parte del “papa buono” che aveva brigato a tutto campo per essere eletto.

In che modo l’eresia ecumenista è divenuta una virtù?

di Francesco Lamendola



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