ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 16 gennaio 2012

Un capo molto elusivo


14 gennaio 2012 -
Cosa vuole fare veramente Andrea Riccardi, fondatore nel 1968 della Comunità di Sant’Egidio, movimento cattolico postconciliare, biografo di pregio del pontificato wojtyliano e dal 16 novembre scorso ministro (senza portafoglio) per la Cooperazione internazionale e l’integrazione? Quale il suo futuro ora che il governo presieduto da Mario Monti l’ha arruolato anche in virtù del suo essere organico alla chiesa cattolica? La risposta non è facile anche perché è lui, anzitutto, a eludere in vario modo la domanda.

Lefebvriani: perché è “segreta” la proposta vaticana?


Un messale in latino
UN MESSALE IN LATINO

In Francia fa discutere la segretezza del “preambolo dottrinale” sottoposto dalla Chiesa ai tradizionalisti per porre fine allo scisma

GIACOMO GALEAZZICITTÀ DEL VATICANO
Può restare segreta la «proposta» vaticana ai lefebvriani? In Francia (patria dell’arcivescovo Marcel François Lefebvre scomunicato dalla Santa Sede) continua  a far discutere il carattere di segretezza del«preambolo dottrinale» che la Chiesa ha sottoposto ai tradizionalisti per porre fine allo scisma.


Dal quotidiano cattolico «La Croix» al sito d’informazione religiosa «Baptises» ci si interroga se «quello che riguarda tutti non debba poter essere discusso da tutti». La congregazione per la Dottrina della fede ha consegnato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X il testo come base per una rappacificazione senza renderlo pubblico. E le polemiche in Francia si focalizzano ora sulla decisione di mantenere segreto il documento. Il comunicato ufficiale del Vaticano si limita a dire che «tale Preambolo enuncia alcuni principi dottrinali e criteri di interpretazione della dottrina cattolica, necessari per garantire la fedeltà al magistero della Chiesa e il “sentire cum Ecclesia”, lasciando nel medesimo tempo alla legittima discussione lo studio e la spiegazione teologica di singole espressioni o formulazioni presenti nei documenti del Concilio Vaticano II e del magistero successivo».

Enzo Bianchi: un eretico



(di Francesco Agnoli, Il Foglio) Sono reduce dalla lettura dell’ultimo libro di Enzo Bianchi, Per un’etica condivisa (Einaudi), e non posso non riflettere sulla  distanza che esiste tra il pensiero di questo famoso monaco mediatico e l’ortodossia cattolica. L’errore di fondo, che inficia tutto il ragionamento di Bianchi, è quell’ ottimismo mondano che si è insinuato profondamente nel pensiero ecclesiastico e cattolico nell’epoca del post Concilio. Mondano, intendo, perché ignora o sminuisce del tutto l’esistenza del peccato. “Quando la Chiesa, scriveva parecchi anni fa il Cardinal Journet al cardinal Siri, prenderà coscienza sino a che punto lo spirito del mondo è penetrato dentro essa, si spaventerà”.
Ma come è penetrato questa mentalità, di cui Bianchi è oggi uno dei massimi alfieri? A mio modo di vedere all’epoca del Concilio, allorchè in molti si diffuse l’idea che col mondo, inteso in senso evangelico, occorresse trovare un modus vivendi pacifico e conciliante, sempre e comunque. Bisognerebbe anzitutto ritornare a quegli anni, per evitare di costruire leggende e miti come quelli che piacciono ai vari Melloni, Mancuso e, appunto, a Enzo Bianchi: il concilio non fu una pacifica e simpatica riunione di vescovi e periti, tutti in perfetto accordo tra loro, ma fu una lotta dura, che vide la presenza di posizioni problematiche e critiche, rispetto alla volontà di “aggiornamento” e “innovazione”, di molti uomini di grande spessore, dal cardinal Siri, più volte papabile, ai cardinali Ottaviani, Ruffini, Bacci, sino al Coetus Internationalis patrum, formato da centinaia di padri conciliari, e raccolto intorno a mons. Marcel Lefebvre.

domenica 15 gennaio 2012

Attenti al rischio del concordismo


L'Osservatore Romano di oggi pubblica un bellissimo articolo di Inos Biffi, del quale ho riportato il titolo, sulleUrgenze da non sottovalutare per essere cristiani oggi.Esso esprime insegnamenti che sono carne e sangue della nostra Fede viva e che vanno sempre riproposti e meditati per non perderne la Verità e la Vita di cui sono pregni. Ed è per questo che desidero condividerli con voi e, soprattutto, fare da ripetitore in positivo. Involontariamente esso diventa oggetto di un piccolo mistero, perché -com'è correttezza- volevo fornirvi il link dell'originale. Ebbene, io l'ho preso qui, mentre sulla pagina on line di oggi non lo trovo e, purtroppo, non vien fuori neppure con le parole chiave giuste dal motore di ricerca neanche nei giorni precedenti (a meno che non appaia poi sul numero di domani). Comunque eccolo. Pregherei chi disponesse della copia cartacea di darmene cortese riscontro.


Attenti al rischio del concordismo
Nel clima di confronto di dialogo da parte dei cristiani -- e particolarmente dei cattolici -- con le altre religioni, appare necessario e urgente richiamare e rienunciare con chiarezza i contenuti propri del Credo. Non è, infatti, da trascurare il rischio di un concordismo, che smussa e attenua quanto è specifico della fede della Chiesa. In tal caso l'identità cattolica si annebbierebbe e si priverebbe della sua rigorosa e lucida coscienza e del suo vigore, con la conseguenza di trovarsi facilmente disponibile ed esposta all'assorbimento e all'appropriazione da parte di una professione religiosa più forte, più consapevole e più attiva.
Il richiamo e la rienunciazione dovrebbero partire dal dogma cristiano originario, ossia dalla Santissima Trinità.

Un tradizionista


“Braveheart? Era un vero eroe cattolico”

Braveheart, eroe cattolico?
BRAVEHEART, EROE CATTOLICO?

William Wallace, il condottiero scozzese che ispirò il film di Mel Gibson, fu prima di tutto un fedele della Chiesa di Roma. Lo sostiene un sito tradizionalista

MAURO PIANTAROMA

Non indossava il kilt, ma il saio. Un po’ guerriero, un po’ monaco maarmato soprattutto di una «fervida fede cattolica»: questo era il veroWilliam Wallacel’eroe nazionale scozzese reso celebre da Braveheart, il kolossal interpretato da Mel Gibson nel 1995. A sostenerlo è il sito tradizionalista Pontifex.roma.it che riprende studi e ricerche condotte in Scozia dall’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà, una realtà nata per diffondere il pensiero dell’intellettuale cattolico brasiliano, Plinio Corrêa de Oliveira.


Dalla frutta si conosce..

SIAMO ALLA FRUTTA...

Mons. Sanna: un pacifico Arcivescovo
di Francesco Colafemmina

I metodi propagandistici usati dalla Diocesi di Oristano rasentano il grottesco. A seguito della notizia data dal sottoscritto di una omelia nella quale Sanna invece di difendere il volto di Cristo dalla blasfemia di Castellucci, scambiava la blasfemia per una "ricerca di Dio", la reazione dell'Arcivescovo ha preso le forme dell'accurata operazione mediatica fondata sul vittimismo, dando il via ad una vera e propria caccia al "tradizionalista". Così, invece di spiegare pubblicamente di aver sottovalutato il peso di quell'opera teatrale e l'offesa a Nostro Signore che vi è contenuta - pur giustificata da qualcuno con la libertà dell'arte - Sanna ha preferito riversare fango sul sottoscritto. Lo ha fatto ieri, ad esempio, affermando a chiare lettere su La Nuova Sardegna:

"Sto ricevendo un'infinita quantità di messaggi di solidarietà e questo mi fa capire che la stima nei miei confronti non è intaccata dalle calunnie di persone senza dignità e credibilità."

Eccellenza, a tanto siamo arrivati? Io sarei una persona "senza dignità e credibilità"? La ringrazio, dopo anni di battaglia non pensavo che proprio un Vescovo sarebbe arrivato a dirmi questo. 

Introduzione a LA VERA NOZIONE DEL MAGISTERO

 
“O Signore, di cui i Santi Innocenti hanno confessato la lode, non parlando, ma morendo, mortifica in noi ogni male dei vizi;
affinché la Fede in Te, che è professata dalla nostra lingua, sia messa in pratica anche dalla nostra buona condotta”
(Messale Romano, Colletta della Messa dei Santi Innocenti, 28 dicembre).
*
Avvertenza

Introduzione per rendere accessibile a tutti quanto verrà scritto dalla Rivista quindicinale “sì sì no no” (del 15 gennaio 2012) e pubblicato anticipatamente (il 28 dicembre 2011), per gentile concessione, su vari blog circa il tema della Tradizione e del Magistero. Il sito “chiesaepostconcilio” lo ha già anche pubblicato, ma “in forma non ultimata. La questione è di massima importanza, specialmente in questi giorni in cui, anche in ambiente antimodernista, sono apparse pubblicazioni inesatte (per eccesso o per difetto) su questi due temi. Spero che questo breve sunto riesca a fare chiarezza e a rasserenare gli animi. 

Fine della ricreazione dottrinale nella Chiesa cattolica?


Il Concilio Vaticano II
IL CONCILIO VATICANO II

L’editorialista del Figaro si interroga sul vero significato della recente Nota sull’Anno della Fede inaugurato proprio nell’anniversario del Vaticano II

JEAN-MARIE GUÉNOISROMA


Se non si tratta di una vendetta della storia, poco ci manca. Il cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II che sta per essere celebrato nella Chiesa cattolica nel 2012, potrebbe segnare paradossalmente il tramonto dello..."spirito del Concilio" che ne fu tuttavia la grande promessa.