Reintegrare Bregantini. Il lavoro non è una merce, ma la Cei non è la Cgil. Attendendo Bagnasco
26 marzo 2012 -
Ridimensionare la critica sul licenziamento economico esternata dall’arcivescovo di Campobasso e presidente della commissione Cei per il lavoro, Giancarlo Bregantini – “Il lavoratore non è merce”, ha detto – ma insieme far capire la preoccupazione della chiesa per il lavoro, per la dignità dei lavoratori, per quelle necessarie riforme nei confronti delle quali, come ha detto il cardinale Angelo Bagnasco a Genova il 19 marzo nella giornata della manifestazione della Fiom per salvare l’articolo 18, “non servono no pregiudiziali”.E’ questa la linea che dovrebbe seguire l’attesa prolusione di Bagnasco dopodomani a Roma in apertura del Consiglio permanente della Cei. Quanto a Bregantini, vescovo prodiano che nel 2001 elogiò in pieno G8 la disobbedienza citando l’Apocalisse e “i grandi abbattuti dai loro troni” del “Magnificat”, vale più di tante parole lo spazio che Avvenire ha spietatamente voluto riservare ieri alle sue parole: un piccolo box il cui titolo (e foto) sono riservati non a lui bensì a Domenico Pompili, portavoce della Cei, che pochi minuti dopo l’uscita del vescovo ha cercato di calmierare la situazione chiedendo una “soluzione ampiamente condivisa” della riforma del lavoro.
L’impressione è che la chiesa viva di sentimenti ambivalenti,




