Il gender a Chieri e la scelta “etica” della nuova chiesa
La piovra omosessista, tanto tracotante quando si tratta di spacciare per diritti i protocolli delle proprie perversioni, perde di lucidità se qualcuno vuol far capire alla gente attraverso quali canali essa lavora alla distruzione di un organismo sociale già debilitato al quale intende assestare il colpo finale.
di Patrizia Fermani
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(sui fatti di Chieri vedi gli articoli Il mistero di Chieri. Il convegno vietato. Motivazioni cercansi e Chieri e il convegno vietato. Nessun mistero, solo tanto squallore)
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I fatti di Chieri non aprono di certo scenari nuovi, ma riassumono tutta una storia. La piovra omosessista manovrata dall’alto ma penetrata ovunque in modo capillare attraverso i mille distaccamenti locali, è all’opera da tanto tempo cioè da ben prima che le circostanze concrete mettessero in luce la sua efficienza organizzativa e il grado di diffusione delle sue metastasi.
Questa penetrazione è andata avanti da anni indisturbata perché il terreno del senso comune (inteso come buon senso) e delle difese naturali collettive, cioè dello istinto di sopravvivenza dei singoli come delle società, è stato diserbato attraverso le immissioni tossiche dei media alimentate dalla politica.
