Il Cardinale Ciappi, il teologo di papi, da Pio XII a Giovanni Paolo II (all’inizio del suo pontificato): “Il Terzo Segreto dice che la grande apostasia nella Chiesa inizia dal suo vertice. La conferma ufficiale del segreto de La Salette (1846): “La Chiesa subirà una terribile crisi. Essa sarà eclissata. Roma (il Vaticano) perderà la fede e diventare la sede dell’Anticristo “.
ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...
lunedì 12 febbraio 2018
domenica 11 febbraio 2018
Il peggior nemico
IL NEMICO E' GIUNTO
Neovangelo gnostico-massonico "buonista"? Il nemico è giunto e noi stessi lo facciamo entrare. Noi abbiamo tutto il diritto di restare quello che siamo: italiani di "tradizione cattolica" e non c’è niente di sbagliato in questo
di Francesco Lamendola
Neovangelo gnostico-massonico "buonista"? Il nemico è giunto e noi stessi lo facciamo entrare. Noi abbiamo tutto il diritto di restare quello che siamo: italiani di "tradizione cattolica" e non c’è niente di sbagliato in questo
di Francesco Lamendola
Il nemico è arrivato: sapevamo che sarebbe arrivato, prima o poi; o, almeno, lo sapevano tutte le generazioni che ci hanno preceduti: solo la nostra pare essersi scordata di una semplicissima verità: che chi non ama se stesso e non è disposto a battersi per difendere ciò che è e ciò che possiede, o almeno ciò che ha ricevuto in eredità dai suoi padri, evoca le forze che lo spazzeranno via: e così si è lasciata sorprendere completamente. Le guardie dormivano; alcune hanno aperto le porte all’invasore: in parte perché lo hanno scambiato per amico, in parte perché avevano già deciso di tradire la città e abbandonarla nelle mani del primo venuto, tale è l’odio che hanno lasciato crescere nei loro cuori verso colei che è stata madre di tutti, e che, nel bene e nel male, ha fatto di noi quello che ora siamo, mentre senza di lei ora saremmo nulla, numeri, bestiame. Costoro, codesti traditori, non amano veramente il nemico, quanto detestano i propri concittadini e tutto ciò che la loro civiltà rappresenta: pur di veder distrutti gli uni e rasa al suolo l’altra, si sarebbero affrettati a spalancare le porte a chiunque, anche al più barbaro e crudele occupante.
Mentre tutto sembra crollare
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«Chi prega non spreca il suo tempo»
- Per qualche giorno non ho scritto per il blog perché ho fatto compagnia al mio papà novantacinquenne cercando, per quanto possibile, di prendermi cura di lui. Proprio mentre lo accudivo mi sono tornate alla mente le parole del Vangelo di Giovanni («In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi»), ma soprattutto mi ha colpito la verità di questo brano, perché ho visto davvero il mio papà tendere le mani e sorreggersi a fatica al mio braccio, e davvero gli ho cinto la veste, e davvero ho dovuto dirgli «no, papà, andiamo di qua, ti porto io, di là non ci puoi andare, non puoi fare di testa tua».
Rientrato a casa, ho riacceso il computer e ho trovato il salmo che l’amico Fra Cristoforo ci ha regalato per questa domenica dedicata alla Vergine di Lourdes: «Dio è per noi rifugio e forza, / aiuto sempre vicino nelle angosce. / Perciò non temiamo se trema la terra, / se crollano i monti nel fondo del mare» (Salmo 46). Come spesso succede, Fra Cristoforo sembra scrivere proprio per me. In effetti i terremoti non sono soltanto quelli causati dai sommovimenti del sottosuolo. Si può essere terremotati nell’anima, in preda all’angoscia, mentre tutto sembra crollare. E allora l’unico vero rifugio è il buon Dio e la preghiera è la grande risorsa di cui disponiamo per abbandonarci nelle sue braccia.
Tout se tient..
Sparisce l'Italia dei campanili: una parrocchia in meno al mese
Le chiese sono in difficoltà perché ormai solo un cattolico su tre va a messa Anche le vocazioni sono in calo, mentre aumentano i seminaristi dall'Africa
Le chiese sono in difficoltà perché ormai solo un cattolico su tre va a messa Anche le vocazioni sono in calo, mentre aumentano i seminaristi dall'Africa
Un lento, inesorabile rinsecchimento. Meno parrocchie: meno sacerdoti, meno Messe e meno pellegrini. Un Paese che scivola silenziosamente nell'indifferenza religiosa.
Le prove? Partiamo dai dati della Direzione centrale degli affari dei culti del Ministero dell'Interno, incaricato di concedere personalità giuridica agli enti religiosi, parrocchie comprese. Tra il 2012 e il 2016 è stata concessa personalità giuridica a 46 nuove parrocchie ed è stata tolta a 101. Risultato: in 5 anni in Italia sono sparite 55 parrocchie, quasi una al mese e quasi tutte concentrate nell'ultimo anno, il 2016, quando sono state soppresse ben 40 parrocchie. Sempre nel 2016 sono stati riconosciuti, però, 4 nuovi monasteri cattolici e ne è stato soppresso 1; sono state riconosciute 8 confraternite e soppresse 7.
Un Bestiario triste..
UN BESTIARIO CLERICALE. IL PAPA PUÒ DIRE LE BUGIE? E IL CARDINALE BLAISE CUPICH? GALANTINO, LA CHIESA E LA POLITICA.
Questo è un Bestiario Clericale triste. Più triste di quanto possiate immaginare. Facciamocene una ragione: il romano Pontefice forse dice le bugie. E questo, permettetemi di dirlo, è almeno per me un grande motivo di tristezza.
Il Papa può dire bugie?
L’ultimo episodio – ma non il solo, ahimè – è quello degli abusi sessuali commessi in Cile da padre Fernando Karadima, e a cui avrebbe assistito anche quello che adesso è – nominato dal Pontefice – il vescovo di Osorno, Barros. Le vittime avrebbero voluto incontrare il papa, nella sua visita di gennaio 2018. Non è stato permesso. Nel volo di ritorno, come scrive Catholic World News il papa ha chiesto evidenze delle accuse, dicendo di non averne avute. Così scriveva la collega Franca Giansoldati sul Messaggero: “Io non ho sentito alcuna vittima di Barros. Non sono venuti, non ho potuto parlare con loro, non si sono presentati. Su una cosa dobbiamo essere chiari che chi accusa senza evidenza e con pervicacia è calunnia. Se viene una persona con una evidenza sono il primo ad ascoltarlo”. Ora, le vittime di Barros avevano chiesto, durante il viaggio in Cile, di essere ricevute dal Pontefice. Che però ha ricevuto altre vittime di abusi, con molta discrezione, ma non loro. E successivamente la collega Nicole Winfield, dell’Associated Press, ha pubblicato una lettera scritta al papa nel 2015 dalle vittime di Barros. Come scrive Catholic World News, “Il cardinale Sean O’Malley, che presiede la commissione papale speciale sugli abusi, ha informato i membri della Commissione di aver consegnato a mano la lettera della vittima al Pontefice. Juan Carlos Cruz, l’autore della lettera ha detto all’Associated Press di aver ricevuto assicurazioni dal card. O’Malley sul fatto che il papa ha ricevuto la sua lettera nel 2015”.
Non è più tempo d’indugiare...
PARLARE OGGI DELLA VIRTU' ?
Dobbiamo tornare a parlare della virtù. La Chiesa dovrebbe essere la più interessata a custodirla, come un bene prezioso da tramandare alle giovani generazioni, ma anche agli adulti: perchè oggi ha praticamente smesso di farlo?
di Francesco Lamendola
Dobbiamo tornare a parlare della virtù. La Chiesa dovrebbe essere la più interessata a custodirla, come un bene prezioso da tramandare alle giovani generazioni, ma anche agli adulti: perchè oggi ha praticamente smesso di farlo?
di Francesco Lamendola
La virtù: questa parente povera, un tempo così onorata e corteggiata, e oggi, come direbbe Dante, così dispetta e scura. Che cosa è successo? Perché la famiglia, la scuola, la società, hanno smesso di parlarne? Perché abbiamo smesso di considerarla un valore? Perché, soprattutto, abbiamo smesso di praticarla? Le parole tendono a scomparire quando scompaiono i concetti che esse designano: se non si parla più della virtù, è perché la nostra società ha smesso di crederci. Si tratta perciò di vedere se essa sia qualcosa di cui la società può prendersi il lusso di fare a meno, oppure se, al contrario, è una cosa essenziale, indispensabile per il buon funzionamento della vita sociale e anche per il bene delle singole persone.
La cosa che suscita maggiore perplessità è il fatto che la Chiesa, che dovrebbe essere la più interessata a custodire la virtù come un bene prezioso, da tramandare ed insegnare alle giovani generazioni, ma anche agli adulti, ha praticamente smesso di farlo. Non ne parla più. Parla degli stranieri e dei migranti, in primissimo luogo; poi delle persone “ferite”; paragona se stessa a un ospedale da campo, invita i sacerdoti ad "accompagnare" le persone nel loro percorso di vita, senza guardar tanto per il sottile alla meta verso cui tale percorso è diretto; ma della virtù, basta, non si dice più nulla.
I dispetti di quelli “del piano di sotto”
- AMORIS LAETITIA
L'inaccettabile adulterio sdoganato dai vescovi
Caro Direttore,
il 23 gennaio i Vescovi dell’Emilia Romagna hanno pubblicato le indicazioni per l’applicazione del cap. VIII di Amoris Laetitia, come è stato prontamente segnalato da La Nuova BQ. Il 23 gennaio è anche tradizionalmente il giorno della celebrazione liturgica dello Sposalizio di Maria Santissima e di san Giuseppe, il matrimonio più fedele, casto e soprannaturale che sia mai esistito e mai esisterà sulla faccia della Terra. Eppure, per un certo gusto di fare dispetti di quelli “del piano di sotto”, proprio quel giorno ha inaugurato ufficialmente, qui in Emilia Romagna, dove vivo, la benedizione dell’adulterio da parte dei nostri Vescovi.
Vorrei solamente dire due parole, che rompano un po’ l’incredibile silenzio che ha accompagnato la pubblicazione del documento. A parte un parroco “guerriero” della diocesi di Bologna, che ha apertamente definito inaccettabili le indicazioni della CEER, non ci sono state altre prese di posizione pubbliche, ma solamente un grande mormorio di dissenso sotterraneo. Il motivo è ovvio: qualcuno la chiama prudenza, io la chiamo paura; comprensibile, ma pur sempre paura. E la paura è sempre cattiva consigliera.
Fatto sta che a qualsiasi persona che ha un incarico ecclesiale, i nostri bravi Vescovi e i loro immancabili vicari sventoleranno davanti al naso la professione di fede proclamata al momento dell’accettazione dell’incarico, che consiste nel credere firma fede in tutti gli articoli del Credo, in tutto ciò che la Chiesa propone a credere come divinamente rivelato, sia nel suo Magistero solenne che ordinario. Ma consiste anche nel ritenere tutto ciò che è proposto in modo definitivo circa doctrinam de fide vel moribus ed anche nell’aderire «con religioso ossequio della volontà e dell’intelletto agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il Collegio dei Vescovi propongono quando esercitano il loro magistero autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo». E sarà sulla base di quest’ultimo punto che si estorceranno silenzi, sottomissioni, rinunce a qualsiasi tipo di opposizione.
Non riesco a trattenermi dal domandare: ma per chi ci hanno preso? Voglio dire: fino a qualche mese fa, eravamo vincolati dal comandamento divino a ritenere firma fede che atti sessuali compiuti tra un uomo ed una donna non sposati fossero adulterio; adesso dovremmo “resettare” il nostro cervello e chiamarli “atti coniugali”, come espressamente scritto dai Vescovi dell’Emilia Romagna, giudicandoli positivi per la vita della nuova coppia ed il bene dei loro figli. Fino a qualche mese fa, avevamo accolto con la mente e con il cuore, l’insegnamento della Chiesa «che ribadisce la prassi costante e universale, “fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla Comunione eucaristica i divorziati risposati”, indicandone i motivi» e che «tale prassi, presentata come vincolante, non può essere modificata in base alle differenti situazioni» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati).
Adesso invece sarebbe vincolante il fatto che tale prassi può essere modificata in base alle differenti situazioni. Ecco perché chiedo: ma per chi ci hanno preso? Per delle “canne sbattute dal vento” (cf. Mt. 11, 7)? Per dei voltagabbana abituati a mettere a tacere la propria coscienza per opportunismo o per timore? Come si può pretendere un’adesione ad un tale pronunciamento, che rovescia apertamente il precedente?
Per un cattolico è semplicemente impossibile accettare le Indicazioni della CEER, anche se ci si viene a dire che è il papa a volerlo, anche se si viene minacciati di sanzioni. Impossibile. «Se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!» (Gal. 1, 8-9)
Aggiungo, caro direttore, un’altra considerazione, non meno dolorosa. Le Indicazioni pubblicate sono un’esortazione palese alla diserzione, e proprio da parte dei generali dell’esercito. La vita è una battaglia e noi cristiani sappiamo di essere in guerra fino all’ultimo respiro contro la grande alleanza del mondo, del diavolo e della carne. Anche se non ci crediamo, questi nemici esistono e ci fanno guerra e se non ci crediamo più, ci hanno già vinti. Cosa fanno dei buoni comandanti quando la guerra diventa più dura, quando si è in trincea da anni, sapendo che l’esercito che abbiamo di fronte ha una sola intenzione, quella di annientarci? Aumentano le esortazioni, mettono in campo tutte le abilità, incitano all’amore alla patria, alla famiglia, alla vita… Fanno di tutto, tranne che invitare alla diserzione.
Che cosa hanno fatto i Vescovi dell’Emilia Romagna? Esattamente il contrario. Fanno cessare la dura guerra attraverso una resa al nemico, illudendo ed illudendosi che questa sia la via della pace. A due persone che vivono more uxorio, dicono: è difficile? La vostra unione è a rischio? La stabilità della vostra famiglia è in pericolo? Bene, smettete di combattere e datevi al peccato, perché in certi casi il peccato è la via del bene. Gesù nel Vangelo ha detto: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama» (Gv. 14, 21); ed anche: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Mt. 10, 37-39).
I nostri Vescovi sovvertono l’ordo amoris, e dicono che in alcuni casi si può amare di più il figlio o la famiglia, la moglie o la compagna, che portare la croce non è la via della salvezza e che bisogna cercare di salvare la propria vita quaggiù. A me sembra che più sovvertimento di così del Vangelo non sia possibile. Allora, non solo non si deve accettare un documento del genere (ed altri affini, da qualsiasi parte essi vengano), ma bisogna anche fare di tutto per opporvisi, senza lasciarsi intimidire da minacce, lusingare da promesse, farsi intorpidire dall’accidia, grande male del nostro tempo.
Sa che cosa temo ora, direttore? Temo la mediocrità, che finge di non vedere che l’accettazione di una posizione come quella dei Vescovi dell’Emilia Romagna è il sovvertimento completo del cristianesimo; si dirà che in fondo si tratta di un dettaglio, dimenticando che è una pia illusione quella di essere fedeli nel molto, senza essere fedeli nel poco (cf. Lc. 16, 10). Temo la falsa prudenza di chi dirà: in fondo un sacerdote, nel segreto del confessionale, è libero di non assolvere. E così si dimentica che si tratta sempre di più della libertà del topo nella gabbia, che non ha nulla a che fare con la libertà di seguire pienamente Gesù Cristo; è una libertà fittizia, che fa il paio con quella che “gentilmente” ci concede lo stato laicista: nella vostra coscienza, adorate pure chi volete, ma in pubblico le regole le mettiamo noi.
Ma Gesù insegna che «chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt. 10, 32-33). Temo, infine, questo clericalismo sempre più arrogante, che minaccia di sanzioni umane quanti trasgrediscono «le tradizioni degli uomini», ed invece elogiano come spiriti liberi e menti eccelse, dandogli ormai riconoscimenti, incarichi, cattedre e persino l’episcopato, quanti «eludono il comandamento di Dio» (Mc. 7, 8-9).
Penso che soprattutto i sacerdoti debbano ritrovare il coraggio per dire: noi non accettiamo questo documento, che uccide le anime, inquinando le loro coscienze in una pacificazione mortifera con il peccato; noi non possiamo accettare delle indicazioni che rompono con il Magistero della Chiesa, nonostante facciano mostra di esserne custodi. La continuità non si enuncia: si dimostra. Noi non possiamo accettare un insegnamento che spazza via in un attimo il primato dell’amore di Dio a qualunque costo, abbassando la nostra santa religione dall’essere la fede dei martiri, che hanno rinunciato a tutto per restare fedeli a Cristo, ad una fede imborghesita, che cerca di rappacificare le coscienze, lasciandole nella loro miseria.
Non basta dire: nel confessionale o nella mia coscienza continuerò ad essere fedele. Tacere la verità, quando essa è messa in discussione, tradita, offuscata, significa vergognarsi di Gesù Cristo. «San Beda, monaco del IX secolo, nelle sue Omelie dice così: “San Giovanni Battista per [Cristo] diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Gesù Cristo, gli fu ingiunto solo di tacere la verità” (cf. Om. 23: CCL 122, 354). E non taceva la verità, non scese a compromessi e non ebbe timore di rivolgere parole forti a chi aveva smarrito la strada di Dio» (Benedetto XVI, Udienza generale, mercoledì 29 agosto 2012)
Caro Direttore,
il 23 gennaio i Vescovi dell’Emilia Romagna hanno pubblicato le indicazioni per l’applicazione del cap. VIII di Amoris Laetitia, come è stato prontamente segnalato da La Nuova BQ. Il 23 gennaio è anche tradizionalmente il giorno della celebrazione liturgica dello Sposalizio di Maria Santissima e di san Giuseppe, il matrimonio più fedele, casto e soprannaturale che sia mai esistito e mai esisterà sulla faccia della Terra. Eppure, per un certo gusto di fare dispetti di quelli “del piano di sotto”, proprio quel giorno ha inaugurato ufficialmente, qui in Emilia Romagna, dove vivo, la benedizione dell’adulterio da parte dei nostri Vescovi.
Vorrei solamente dire due parole, che rompano un po’ l’incredibile silenzio che ha accompagnato la pubblicazione del documento. A parte un parroco “guerriero” della diocesi di Bologna, che ha apertamente definito inaccettabili le indicazioni della CEER, non ci sono state altre prese di posizione pubbliche, ma solamente un grande mormorio di dissenso sotterraneo. Il motivo è ovvio: qualcuno la chiama prudenza, io la chiamo paura; comprensibile, ma pur sempre paura. E la paura è sempre cattiva consigliera.
Fatto sta che a qualsiasi persona che ha un incarico ecclesiale, i nostri bravi Vescovi e i loro immancabili vicari sventoleranno davanti al naso la professione di fede proclamata al momento dell’accettazione dell’incarico, che consiste nel credere firma fede in tutti gli articoli del Credo, in tutto ciò che la Chiesa propone a credere come divinamente rivelato, sia nel suo Magistero solenne che ordinario. Ma consiste anche nel ritenere tutto ciò che è proposto in modo definitivo circa doctrinam de fide vel moribus ed anche nell’aderire «con religioso ossequio della volontà e dell’intelletto agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il Collegio dei Vescovi propongono quando esercitano il loro magistero autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo». E sarà sulla base di quest’ultimo punto che si estorceranno silenzi, sottomissioni, rinunce a qualsiasi tipo di opposizione.
Non riesco a trattenermi dal domandare: ma per chi ci hanno preso? Voglio dire: fino a qualche mese fa, eravamo vincolati dal comandamento divino a ritenere firma fede che atti sessuali compiuti tra un uomo ed una donna non sposati fossero adulterio; adesso dovremmo “resettare” il nostro cervello e chiamarli “atti coniugali”, come espressamente scritto dai Vescovi dell’Emilia Romagna, giudicandoli positivi per la vita della nuova coppia ed il bene dei loro figli. Fino a qualche mese fa, avevamo accolto con la mente e con il cuore, l’insegnamento della Chiesa «che ribadisce la prassi costante e universale, “fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla Comunione eucaristica i divorziati risposati”, indicandone i motivi» e che «tale prassi, presentata come vincolante, non può essere modificata in base alle differenti situazioni» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati).
Adesso invece sarebbe vincolante il fatto che tale prassi può essere modificata in base alle differenti situazioni. Ecco perché chiedo: ma per chi ci hanno preso? Per delle “canne sbattute dal vento” (cf. Mt. 11, 7)? Per dei voltagabbana abituati a mettere a tacere la propria coscienza per opportunismo o per timore? Come si può pretendere un’adesione ad un tale pronunciamento, che rovescia apertamente il precedente?
Per un cattolico è semplicemente impossibile accettare le Indicazioni della CEER, anche se ci si viene a dire che è il papa a volerlo, anche se si viene minacciati di sanzioni. Impossibile. «Se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!» (Gal. 1, 8-9)
Aggiungo, caro direttore, un’altra considerazione, non meno dolorosa. Le Indicazioni pubblicate sono un’esortazione palese alla diserzione, e proprio da parte dei generali dell’esercito. La vita è una battaglia e noi cristiani sappiamo di essere in guerra fino all’ultimo respiro contro la grande alleanza del mondo, del diavolo e della carne. Anche se non ci crediamo, questi nemici esistono e ci fanno guerra e se non ci crediamo più, ci hanno già vinti. Cosa fanno dei buoni comandanti quando la guerra diventa più dura, quando si è in trincea da anni, sapendo che l’esercito che abbiamo di fronte ha una sola intenzione, quella di annientarci? Aumentano le esortazioni, mettono in campo tutte le abilità, incitano all’amore alla patria, alla famiglia, alla vita… Fanno di tutto, tranne che invitare alla diserzione.
Che cosa hanno fatto i Vescovi dell’Emilia Romagna? Esattamente il contrario. Fanno cessare la dura guerra attraverso una resa al nemico, illudendo ed illudendosi che questa sia la via della pace. A due persone che vivono more uxorio, dicono: è difficile? La vostra unione è a rischio? La stabilità della vostra famiglia è in pericolo? Bene, smettete di combattere e datevi al peccato, perché in certi casi il peccato è la via del bene. Gesù nel Vangelo ha detto: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama» (Gv. 14, 21); ed anche: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Mt. 10, 37-39).
I nostri Vescovi sovvertono l’ordo amoris, e dicono che in alcuni casi si può amare di più il figlio o la famiglia, la moglie o la compagna, che portare la croce non è la via della salvezza e che bisogna cercare di salvare la propria vita quaggiù. A me sembra che più sovvertimento di così del Vangelo non sia possibile. Allora, non solo non si deve accettare un documento del genere (ed altri affini, da qualsiasi parte essi vengano), ma bisogna anche fare di tutto per opporvisi, senza lasciarsi intimidire da minacce, lusingare da promesse, farsi intorpidire dall’accidia, grande male del nostro tempo.
Sa che cosa temo ora, direttore? Temo la mediocrità, che finge di non vedere che l’accettazione di una posizione come quella dei Vescovi dell’Emilia Romagna è il sovvertimento completo del cristianesimo; si dirà che in fondo si tratta di un dettaglio, dimenticando che è una pia illusione quella di essere fedeli nel molto, senza essere fedeli nel poco (cf. Lc. 16, 10). Temo la falsa prudenza di chi dirà: in fondo un sacerdote, nel segreto del confessionale, è libero di non assolvere. E così si dimentica che si tratta sempre di più della libertà del topo nella gabbia, che non ha nulla a che fare con la libertà di seguire pienamente Gesù Cristo; è una libertà fittizia, che fa il paio con quella che “gentilmente” ci concede lo stato laicista: nella vostra coscienza, adorate pure chi volete, ma in pubblico le regole le mettiamo noi.
Ma Gesù insegna che «chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt. 10, 32-33). Temo, infine, questo clericalismo sempre più arrogante, che minaccia di sanzioni umane quanti trasgrediscono «le tradizioni degli uomini», ed invece elogiano come spiriti liberi e menti eccelse, dandogli ormai riconoscimenti, incarichi, cattedre e persino l’episcopato, quanti «eludono il comandamento di Dio» (Mc. 7, 8-9).
Penso che soprattutto i sacerdoti debbano ritrovare il coraggio per dire: noi non accettiamo questo documento, che uccide le anime, inquinando le loro coscienze in una pacificazione mortifera con il peccato; noi non possiamo accettare delle indicazioni che rompono con il Magistero della Chiesa, nonostante facciano mostra di esserne custodi. La continuità non si enuncia: si dimostra. Noi non possiamo accettare un insegnamento che spazza via in un attimo il primato dell’amore di Dio a qualunque costo, abbassando la nostra santa religione dall’essere la fede dei martiri, che hanno rinunciato a tutto per restare fedeli a Cristo, ad una fede imborghesita, che cerca di rappacificare le coscienze, lasciandole nella loro miseria.
Non basta dire: nel confessionale o nella mia coscienza continuerò ad essere fedele. Tacere la verità, quando essa è messa in discussione, tradita, offuscata, significa vergognarsi di Gesù Cristo. «San Beda, monaco del IX secolo, nelle sue Omelie dice così: “San Giovanni Battista per [Cristo] diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Gesù Cristo, gli fu ingiunto solo di tacere la verità” (cf. Om. 23: CCL 122, 354). E non taceva la verità, non scese a compromessi e non ebbe timore di rivolgere parole forti a chi aveva smarrito la strada di Dio» (Benedetto XVI, Udienza generale, mercoledì 29 agosto 2012)
Luisella Scrosati
Vinto, abbattuto dall’evidenza
Lourdes Le apparizioni raccontate da Santa Bernadette Soubirous.
PRIMA APPARIZIONE - 11 FEBBRAIO 1858.
La prima volta che fui alla grotta era il giovedì 11 febbraio. Andavo a raccogliere la legna con due altre ragazzine. Quando fummo al mulino io domandai loro se volevano vedere dove l'acqua del canale andava a congiungersi col Gave. Esse mi risposero di sì. Di là noi seguimmo il canale e ci trovammo davanti a una grotta, non potendo andare più lontano. Le mie due compagne si misero in condizione di attraversare l'acqua che era davanti alla grotta. Esse attraversarono l'acqua. Si misero a piangere. Domandai loro perché piangessero. Mi dissero che l'acqua era fredda. Io le pregai di aiutarmi a gettare delle pietre nell'acqua per vedere se potessi passare senza scalzarmi. Mi dissero di fare come loro, se volevo. Io andai un po' più lontano a vedere se potevo passare senza scalzarmi ma non potei. Allora ritornai davanti alla grotta e mi misi a scalzarmi. Avevo appena tolto la prima calza che sentii un rumore come se ci fosse stato un colpo di vento. Allora voltai la testa dalla parte del prato (dal lato opposto alla grotta). Vidi che gli alberi non si muovevano. Allora ho continuato a scalzarmi. Sentii ancora lo stesso rumore. Appena alzai la testa guardando la grotta, scorsi una signora in bianco. Aveva un vestito bianco, un velo bianco e una cintura azzurra e una rosa su ogni piede, del colore della catenella del suo rosario. Allora fui un po' impressionata. Credevo di sbagliarmi. Mi strofinai gli occhi. Guardai ancora e vidi sempre la stessa signora.
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