ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 10 settembre 2018

La grande risposta del cielo


01_Fatima, Padre Pio, la sofferenza vicaria e le anime-vittima: un rimedio in tempo di apostasia – prima parte


«Maria è l’unica sorgente che ha fatto sgorgare padre Pio e Fatima. Sua è la mano che descrive le meraviglie di Fatima come le meraviglie di padre Pio: due momenti di un’unica azione soprannaturale gestita da Maria, che ha il fine di stabilire il Trionfo del suo Cuore Immacolato, perché si realizzi il Regno di Cristo. E’ il fine per cui lavorò padre Pio, gloria vivente di Maria, in riparazione degli eventi futuri»[1]Si potrebbe dire, in modo programmatico e aforistico, che «Fatima e Padre Pio insieme sono la grande risposta del cielo all’origine del secolo del male»[2].
Si potrebbe dire, in modo programmatico e aforistico, che «Fatima e Padre Pio insieme sono la grande risposta del cielo all’origine del secolo del male»[2].

domenica 9 settembre 2018

Sui due piatti della bilancia

LA CROCE: IL SEGRETO DELLA VITA


Santità è portare la croce di chi non vuol portarla. L’uomo moderno è il peggiore scolaro che abbia mai seduto sui banchi di quella grande scuola che è la vita. Il suo segreto è trasformare la sofferenza in serenità e gioia 
di Francesco Lamendola  

 0 cade croce 23 passion


Il mondo è pieno di sofferenza: ne è letteralmente intriso. Certo, vi è anche la gioia: tuttavia è impossibile non vedere che vi è una sproporzione fra le due, se non in termini oggettivi, che Dio solo conosce, in termini soggettivi, che è quanto conta per l’uomo. Infatti, per l’uomo esiste quella realtà che egli esperisce, e l’esperienza è sempre un fattore soggettivo; per cui, senza scomodare né Leopardi, né Schopenhauer, né Sartre o qualsiasi altro filosofo moderno, è innegabile che la stragrande maggioranza degli uomini percepiscono la vita in questi termini: che in essa c’è molta più sofferenza che gioiaalmeno rispetto alle loro aspettative. Lasciamo per dopo il discorso sulle aspettative e concentriamoci sull’affermazione: nella vita c’è più sofferenza che gioia. Abbiamo detto che essa nasce da una percezione soggettiva; d’altra parte, se la percezione soggettiva si estende alla maggioranza del genere umano, è un qualcosa che non si può liquidare in termini di psicologia, ma è un dato di fatto attinente alla natura umana, perciòè una questione filosofica. Ora, non sarebbe realistico immaginare che tutti gli uomini possano diventare filosofi; se anche lo volessero, non tutti ne sarebbero capaci; e se anche tutti ne fossero capaci, non tutti lo vorrebbero. Si tratta perciò di vedere e di capire in che modo gli uomini possano adattarsi a vivere, in maniera non disperata, anzi serena e, se possibile, ottimistica e gioiosa, una vita che quasi tutti percepiscono come più ricca di sofferenze che di gioie. Sembrerebbe una cosa impossibile, tanto più che si presenta come una contraddizione in termini: se c’è più sofferenza che gioia nella vita, come si può pretendere che gli uomini la vivano serenamente e addirittura gioiosamente? Come possono, la serenità, la gioia e l’ottimismo, scaturire dalla sofferenza?

Il pretesto del “santo silenzio"

REAZIONI NEL MONDO
«Quello del Papa non è il silenzio di Gesù»

Il silenzio del Papa davanti alla domanda su quando è venuto a conoscenza delle denunce contro McCarrick, sta suscitando molte reazioni negative in tutto il mondo. Eccone alcuni esempi.



La strategia del silenzio offeso scelta dal Pontefice regnante per non rispondere alla semplice domanda «quando è stato messo al corrente dei crimini di McCarrick?», può forse essere accettata da un’opinione pubblica, e dai mass media, compiacenti in Italia; ma nel resto del mondo viene giudicata con durezza. E altrettanto si può dire della teoria “dell’attacco al Papa”, e del “complotto conservatore” sbandierato soprattutto dal padre Spadaro su Twitter e Facebook. Sia l’una che l’altra appaiono surreali, mentre in Cile, in Honduras, in Australia, e negli Stati Uniti (in attesa che bubboni scoppino in altri Paesi) la magistratura si mette in caccia per scoprire e portare alla luce abusi nascosti per anni e decenni.

Questa strisciante eresia

Il problema grave della chiesa non è la pedofilia, ma la omoresia
L’obiettivo di alcuni circoli ecclesiali è fare dire all’Autorità che l’attrazione tra eguali è assolutamente normale

Foto LaPresse



La questione della pedofilia nella chiesa – tornata prepotentemente alla ribalta delle cronache – è in realtà solo la punta dell’iceberg. La chiesa ha un problema ben più grave – e rispetto al quale la pedofilia è un effetto (per altro assolutamente marginale stando ai casi realmente accertati a confronto con la valanga di denunce spesso rivelatesi infondate ma nel frattempo cavalcate ad arte dai media compiacenti per aumentarne l’eco scandalistica) – con l’omosessualità. O meglio, con quella che non caso, già a partire dal 2012, il prof. Oko della Pontificia accademia di Cracovia aveva identificato con l’“omoresia”, ossia una concezione dell’omosessualità in aperto contrasto con il magistero della chiesa cristallizzato nel catechismo e nei documenti ecclesiali.

Utilità dell’enigmistica :

 talare – altare il duplice rifiuto del clero modernista





Nella mia età avanzata (non più giovane, e nemmeno adulta) ho iniziato a dedicarmi all’enigmistica per contrastare l’invecchiamento e la morte delle cellule cerebrali.  Così mi è capitato di imbattermi in un curioso anagrammaquello della parola “talare”, che anagrammata genera la parola “altare”. Visto ciò, mi è venuta spontanea una riflessione, la seguente: l’abbandono della talare ha portato con sé anche l’abbandono dell’altare. 

Il permesso di indossare il clergymen,  venne concesso nei primi anni ’60 (in Francia nel 1963, in Italia nel 1966), durante lo svolgimento del CV II (uno dei primi suoi frutti avvelenati, quindi). In Italia la CEI, tramite il suo Consiglio di Presidenza, il 19 aprile 1966 stabilì che “l’abito talare rimane la veste normale dei sacerdoti e anche dei religiosi”,  elencando di seguito i casi in cui è obbligatorio  indossarla, e lasciando la libertà di indossare il clergyman “quando lo richieda la comodità in un’azione profana (viaggi, escursioni. Guida dell’automobile, ecc.)”.  Ma di fatto questo pronunciamento fu interpretato dai sacerdoti come un “liberi tutti” di fare quello che più aggrada, e soprattutto di imporlo anche ai giovani seminaristi.
Così, di fatto, la talare venne letteralmente gettata alle ortiche (ne dette conferma la Madonna in una sua apparizione, dove la veggente vide, a terra, una talare stracciata).
Oggi, poi, preti e vescovi non indossano più nemmeno il clergymen e vestono comunissimiabiti borghesi (specialmente quelli amanti delle frequentazioni dei salotti televisivi radical-chic), e  spesso non portano più nemmeno il collarino, ma solo camicia e cravatta.

Il rischio di scandalizzare i pusilli?

L’AFFARE VIGANÒ  

http://www.sisinono.org/images/headers/headerimg.png (immagine aggiunta)

Una nota di SISI NONO
Monsignor Viganò ha consegnato recentemente alla stampa un dossier sugli abusi sessuali perpetrati da un cardinale e da vari religiosi su dei seminaristi americani. Kyrie, eleison!
Il dossier sembra essere veridico ed è molto circostanziato, facendo nomi di prelati, fornendo luoghi e date dei colloqui riportati in esso.
Bergoglio non ha voluto (come avrebbe dovuto) nominare una commissione cardinalizia per indagare sui fatti, ma ha consegnato anche lui alla stampa il potere di giudicare su fatti gravissimi, che riguardano la fede (dopo gli abusi il cardinale e i seminaristi si recavano a celebrar Messa per profanare il Corpo di Cristo) e la morale. È veramente un “finimondo”.

Fate vobis..!

BENE E MALE DI QUALE VANGELO?


Il Bene e il Male? Fatevi voi il vostro giudizio. Le diaboliche affermazioni sul concetto di bene e di male fatte dal primo papa non cattolico per cui eretico ed apostata: costui contraddicendo il Vangelo lo ha di fatto abolito 
di Francesco Lamendola  

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Che il signore argentino non sia cattolico; che sia eretico ed apostata; che sia stato eletto al preciso scopo di distruggere quel poco che ancora restava di vero e di sano nella Chiesa, e che si sia messo a farlo subito con zelo, costanza e una buona dose di sfrontatezza: tutto ciò avrebbe dovuto apparire evidente fin da subito, vorremmo dire: fin dal primo istante. Fin da quando si affacciò dal balcone del Palazzo apostolico, fin da quel primo discorsetto, fin dalle persone che aveva attorno in quel momento; e, naturalmente, fin da quello stridente Buonasera al posto del doveroso: Sia lodato Gesù Cristo. I giorni, le settimane e i mesi seguenti avrebbero dovuto confermare tale impressione, che certo molti ebbero, ma che preferirono respingere nelle profondità della coscienza, dicendo a se stessi che si erano sbagliati, che non poteva essere così, che certo esisteva una spiegazione alle stranezze, alle frasi sconcertanti, ai gesti ambigui che incominciavano a costellare la “pastorale” del signore argentino, comprese le amicizie che ostentava, come quella con Eugenio Scalfari, che fu lui stesso a cercare, con una telefonata, e col quale volle avere il suo primo, ampio colloquio-intervista, per affidare al più laicista e al più anticattolico dei giornali italiani, La Repubblica (e diciamo anticattolico non nel senso esplicito della parola, ma nel senso più oggettivo possibile: il più contrario ai valori fondamentali del cattolicesimo) il suo “pensiero” e il suo programma d’azione. 

“Secreta continere”

LA CACCIA A VIGANÒ È APERTA. C’È UN ORDINE DI SERVIZIO DEL VATICANO, SCRIVE CHURCH MILITANT.COM.

Mentre quotidianamente aumenta il numero dei vescovi, in particolare negli Stati Uniti, che chiedono al Pontefice regnante di dire una parola chiara sulla testimonianza dell’arcivescovo Viganò; e mentre – inspiegabilmente – non ha ancora avuto risposta la richiesta di udienza del presidente della Conferenza Episcopale USA, card. Di Nardo, Church Militant, un sito di cattolici Usa molto attivo e documentato ha scritto che è cominciata la caccia all’ex Nunzio da parte degli agenti della sicurezza della Santa Sede.