LA CROCE: IL SEGRETO DELLA VITA
Santità è portare la croce di chi non vuol portarla. L’uomo moderno è il peggiore scolaro che abbia mai seduto sui banchi di quella grande scuola che è la vita. Il suo segreto è trasformare la sofferenza in serenità e gioia
di Francesco Lamendola

Il mondo è pieno di sofferenza: ne è letteralmente intriso. Certo, vi è anche la gioia: tuttavia è impossibile non vedere che vi è una sproporzione fra le due, se non in termini oggettivi, che Dio solo conosce, in termini soggettivi, che è quanto conta per l’uomo. Infatti, per l’uomo esiste quella realtà che egli esperisce, e l’esperienza è sempre un fattore soggettivo; per cui, senza scomodare né Leopardi, né Schopenhauer, né Sartre o qualsiasi altro filosofo moderno, è innegabile che la stragrande maggioranza degli uomini percepiscono la vita in questi termini: che in essa c’è molta più sofferenza che gioia, almeno rispetto alle loro aspettative. Lasciamo per dopo il discorso sulle aspettative e concentriamoci sull’affermazione: nella vita c’è più sofferenza che gioia. Abbiamo detto che essa nasce da una percezione soggettiva; d’altra parte, se la percezione soggettiva si estende alla maggioranza del genere umano, è un qualcosa che non si può liquidare in termini di psicologia, ma è un dato di fatto attinente alla natura umana, perciòè una questione filosofica. Ora, non sarebbe realistico immaginare che tutti gli uomini possano diventare filosofi; se anche lo volessero, non tutti ne sarebbero capaci; e se anche tutti ne fossero capaci, non tutti lo vorrebbero. Si tratta perciò di vedere e di capire in che modo gli uomini possano adattarsi a vivere, in maniera non disperata, anzi serena e, se possibile, ottimistica e gioiosa, una vita che quasi tutti percepiscono come più ricca di sofferenze che di gioie. Sembrerebbe una cosa impossibile, tanto più che si presenta come una contraddizione in termini: se c’è più sofferenza che gioia nella vita, come si può pretendere che gli uomini la vivano serenamente e addirittura gioiosamente? Come possono, la serenità, la gioia e l’ottimismo, scaturire dalla sofferenza?