ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 10 settembre 2011

Non solo RadioVaticana


Antenne camuffate da crocifissi, le chiese collaborano attivamente all'inquinamento elettromagnetico

Abbiamo già pubblicato molto tempo fa un video che denunciava la presenza di antenne nascoste e camuffate anche all'interno degli edifici di culto, nonché la connessione della presenza di tali e tante antenne con la manipolazione mentale.
 
Dalle foto dell'articolo qui in basso abbiamo la conferma che molte chiese stanno seguendo questi scellerati esempi.

Antenne sulle chiese, wi-fi a scuola, come fare a credere a delle coincidenze? O forse credete davvero che le chiese ed il vaticano stiano sprofondando nella povertà tanto da doversi sostentare con i soldi delle aziende di telefonia mobile?

No, il loro progetto è irradiare i fedeli, gli scolari, e alla lunga tutta la popolazione (le onde delle antenne di telefonia arrivano ormai quasi dappertutto), né più e né meno di come irrrorano tutti in maniera sempre più massiccia.


Il bel tacer non fu mai scritto.


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11/9: Papa: 'Tragedia aggravata da pretesa di agire in nome di Dio'

Talebani afghani, nessun ruolo in attentati
KABUL- I talebani afghani hanno sostenuto oggi di "non avere avuto alcun ruolo" dieci anni fa nell'attacco alle Torri Gemelle. Lo rende nota una dichiarazione dell'emirato islamico dell'Afghanistan in occasione nel decimo anniversario degli attentati dell'11 settembre.

PAPA,TRAGEDIA AGGRAVATA DA PRETESA AGIRE NOME DIO - "La tragedia di quel giorno è aggravata dalla pretesa degli attentatori di agire in nome di Dio". E' quanto afferma Benedetto XVI in una lettera inviata all'arcivescovo di New York, Timothy Dolan, per il decimo anniversario degli attentati dell'11 settembre.

Il vento soffia ancora...


Il vento di riforma tedesco. Influenza protestante e secolarismo. Ratzinger va in Germania e trova una chiesa in odore di scisma

Mancano poco più di due settimane al discorso del Papa davanti al Bundestag di Berlino (dal 22 al 25 settembre Benedetto XVI sarà per la terza volta nella sua terra natale) e già il dibattito nella chiesa cattolica si è fatto acceso.
Pochi giorni fa è stato direttamente il capo dei vescovi tedeschi e arcivescovo di Friburgo, monsignor Robert Zollitsch (73 anni, membro dell’Istituto di sacerdoti diocesani di Schönstatt, dal 12 febbraio 2008 guida dell’episcopato tedesco al posto del cardinale Karl Lehmann), a soprendere tutti dichiarando al settimanale Zeit che una delle priorità della chiesa tedesca nei prossimi anni dovrà necessariamente essere la riforma dell’atteggiamento nei confronti dei credenti divorziati e risposati i quali, oggi, non sono ammessi a ricevere l’eucaristia. “E’ una questione di misericordia, ne parleremo in modo intenso”, ha detto Zollitsch, che ha anche voluto ricordare come Benedetto XVI sia stato invitato in Germania dal presidente tedesco Christian Wulff, un cattolico separato e risposato. “Per me Wulff è un cattolico che vive la sua fede e soffre della sua situazione personale”, ha detto Zollitsch.

venerdì 9 settembre 2011

Habemus vice!

Il vice conte Max emblema della sinistra snob     di Stenio Solinas - 09/09/2011  Fonte: il giornale [scheda fonte]

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Il «conte rosso» per antonomasia è sempre stato Luchino Visconti. L’idea che ora possa esserlo Massimo D’Alema è di sicura impronta marxiana: la storia, ammoniva il gran barbuto di Treviri, quando si ripete è sempre una farsa. Il Fatto pubblica delle foto del conte Max, allora ministro degli Esteri, infracchettato e superdecorato in un’udienza papale del 2006: più che il diavolo e l’acqua santa è una specie di Miseria e nobiltà: al posto del principe di Casador c’è un N.H. con i baffi, l’Ordine Cileno, la Legion d’Onore di Francia e, fresco di nomina pontificia, lo stellone di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Piano sul petto. Voleva il titolo più alto, lui. Quello di conte. Ma non sapeva che il Vaticano lo riserva ai capi di Stato.
Così si è dovuto «rassegnare» a essere solo un vice. Ma, a conti fatti, vice conte val bene una messa. Si ignora se avesse ai piedi le famose e costose scarpe di cuoio fatte a mano scoperte qualche anno prima presso un calzolaio calabrese, e se sul «Tevere più largo» dell’intesa fra Stato e Chiesa ci fosse arrivato in barca a vela. Si può escludere, visto il rigido protocollo e l’assenza dello chef Vissani, che ci sia stato il tempo per una risottata catto-comunista nella foresteria vaticana.

giovedì 8 settembre 2011

l'olmo inaridito

Congresso Eucaristico e Olmi
08-09-2011

Caro direttore,

Ascolto da qualche giorno le notizie alla radio sul Congresso eucaristico. Si parla di povertà, di disoccupazione, e così via. Non sento parlare di altro. Non posso fare a meno di pensare al racconto della moltiplicazione dei pani nel Vangelo di Giovanni. (Cap.6)

Saziati del pane gli uomini vogliono fare Gesù re, e lui fugge sul monte da solo a pregare. 
Quanto scende rimprovera la folla: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato e  vi siete saziati. Cercate non il pane che perisce, ma quello che dura  per la vita eterna”. 

Il rischio grandissimo è quello di trasformare l’Eucarestia in un simbolo per parlare di altro: dei beni terreni, del cibo che sazia il corpo, non l’anima. Il processo dovrebbe essere esattamente l’opposto: non l’Eucaristia simbolo del pane terreno, bensì il pane terreno segno del Cibo per la vita eterna. 

Su questa strada è inevitabile finire alle conseguenza che ha descritto Ermanno Olmi nel suo ultimo film. La Chiesa senza più Crocifisso né Tabernacolo non serve ad altro che ad accogliere degli extracomunitari e non ha altro da offrire che un rifugio ed una “salvezza” terrena. 
La Chiesa non più navicella di Pietro che approda nel porto sicuro della Vita eterna, ma zattera di disperati abbandonati alla deriva del mondo presente.

Il film di Olmi (non l’ho  visto, ho letto degli articoli in internet) non è purtroppo la sola farneticazione di un improbabile"cattolico", ma la visione immaginifica, simbolica di ciò a cui già molto, moltissimo cristianesimo si è già ridotto. E sarà sempre peggio.

Meglio che taccia o che straparli?


I silenzi del priore di Bose

bianchi
L’ultimo numero del mensile dei paolini “Jesus” ha dedicato la copertina e un trionfale dossier di 33 pagine alla comunità di Bose e al suo fondatore e priore Enzo Bianchi.
Nei rilanci che il dossier ha avuto sui media, la maggiore evidenza è stata data a un lamento che Bianchi canta e ricanta da anni: sull’afonia del laicato.
In politica e nella Chiesa, dice, i laici “è come se non ci fossero più”, perché “la voce che spettava loro l’hanno assunta alcuni vescovi”.
Al silenzio, però, anche Bianchi dà il suo personale contributo, questa volta come le tante volte precedenti. Mai che dica fino in fondo, “apertis verbis”, con chi se la prende e perché. Mormora e allude. Lascia intuire. Ma nomi e cognomi, zero.
Eppure i suoi sottintesi bersagli non sono da poco. Sono i vertici della Chiesa italiana e mondiale.

ACCORDO ROMA-ECÔNE: “ABBIAMO SCHERZATO”?


Nota sugli sviluppi di una disputa teologico-ecclesiale




Sono in crescita le voci sulla possibilità di un imminente accordo tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede, collegata alla concessione di un Ordinariato personale e alla convocazione a Roma il 14 settembre del Superiore Generale della FSSPX con i suoi due Assistenti.
Naturalmente, è bene ricordare, voci e certezze non automaticamente coincidono; qualcosa tuttavia c’è.

mercoledì 7 settembre 2011

Pejora premunt!


Il cyberteologo Spadaro da Springsteen alla guida della Civiltà Cattolica

Su Twitter Antonio Spadaro, gesuita di 45 anni, si definisce “cybertheologian”, un teologo interessato a come la logica della rete cambia il modo di pensare la fede, insomma.
“Forse è giunto il momento di considerare la possibilità di una cyberteologia intesa come l’intelligenza della fede al tempo della rete”, dice al Foglio Spadaro nel giorno in cui viene annunciato il suo nuovo incarico: dal 1° ottobre succede a GianPaolo Salvini come direttore della Civiltà Cattolica, la rivista dei discepoli di Ignazio di Loyola.
“L’essere gesuita, vivere la spiritualità di Ignazio – spiega al Foglio Spadaro – è lievito della mia personalità. Si tratta di una spiritualità incarnata, umanistica, curiosa e attenta alla ricerca della presenza di Dio nel mondo, che nei secoli ha forgiato santi, intellettuali, scienziati e formatori. Principio ispiratore di questa spiritualità è un criterio molto semplice: ‘Cercare e trovare Dio in tutte le cose”, come scrive sant’Ignazio”.
Spadaro, che di Civiltà Cattolica è anche critico letterario, ha sempre scritto di questa ricerca. Una ricerca presente, ad esempio, anche nella musica rock. Spadaro ha scritto di Nick Cave, Nick Drake, Bruce Springsteen, Tom Waits, autori che manifestano il bisogno dell’anima di trovare Dio. “Occorre infatti distinguere – dice – e questa è la sfida, tra una generica e ‘dionisiaca’ ricerca di liberazione vaga e a volte distruttiva da una reale e profonda ricerca di salvezza. Il rock in questo senso ha saputo esprimere anche qualcosa di estremamente intenso”. Del resto, “in 160 anni di storia la Civiltà Cattolica ha sempre vissuto, in varie forme, un ascolto attento delle esigenze degli uomini e delle donne del proprio tempo, delle sue forme di espressione, della sua vita sociale, con grande rispetto. E’ un ascolto che potremmo definire anche ‘spirituale’. La vita spirituale delle persone non è morta perché non può morire”.
Essere direttore della Civiltà Cattolica non è facile. Quando il fascicolo della rivista è ancora in bozze viene inviato alla segreteria di stato vaticana per l’approvazione.
Dice Spadaro: “Le proposte culturali che la rivista offre sono caratterizzate da una sintonia speciale con la Santa Sede sin dalla sua fondazione, come è attestato dal breve pontificio ‘Gravissimum supremi’ del 1866. Il lettore potrà contare sul fatto che le nostre opzioni siano conformi con il magistero della chiesa. Questo avviene in maniera semplice: inviamo in segreteria di stato le bozze prima della pubblicazione per verificare se realmente questa sintonia si è realizzata e per garantire al nostro lettore di trovare quel che gli promettiamo. In questo senso la Civiltà Cattolica è considerata una rivista autorevole, ma certo non ufficiale. La rivista intende svolgere un modesto servizio alla chiesa, in particolare al Papa nel suo impegno ecclesiale universale. Questo spirito di servizio, del resto, è conforme a una testata scritta da gesuiti, che sono legati al Pontefice da un vincolo particolare di amore e di obbedienza”.
Pubblicato sul Foglio mercoledì 7 settembre 2011