ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 22 luglio 2014

Aspetti inquietanti del modernismo

Aspetti satanici del Modernismo 
Le dichiarazioni e gli atti sconcertanti di certa parte della gerarchia cattolica rivelano che è in atto la fase finale del tentativo modernistico di occupare la Chiesa di Roma. 
La mala pianta modernista abbattuta da San Pio X rigermogliò negli anni ’30 con una nuova veste, la Nouvelle Théologie. Condannata da Pio XII, questa recrudescenza eretica fu da Giovanni XXIII tacitamente riabilitata, tanto da nominare i suoi esponenti come esperti e periti conciliari. 
Passati cinquant’anni, durante i quali l’eresia si è incistata nei seminari e incidendo sul modo di professare la fede di prelati, pastori e laici, vediamo oggi che gli adepti più risoluti di questo modo di sentire la religione stanno scivolando su una prassi per molti versi aliena non solo dal cattolicesimo ma anche dal cristianesimo. Come è stata possibile una tale contraffazione ed inversione? Il fatto è che alcuni aspetti del modernismo ne rivelano l’origine satanico-luciferina, in particolare:  

La situazione della Chiesa e la Tradizione:

 intervista a don Alberto Secci

È sempre più evidente, anche in virtù della celebrazione della Santa Messa (rito antico e rito moderno), che esistono due modi di vivere la religione cattolica: sacerdoti e fedeli che si rifanno agli insegnamenti che hanno subito la rivoluzione moderna ed altri che rimangono saldi agli insegnamenti e ai principi della Tradizione della Chiesa, come sarà possibile, secondo Lei, risolvere un giorno tale dicotomia?
Don Alberto Secci - Occorre che chi ha avuto la grazia di capire, di cogliere questa dicotomia terribile, decida di fronte a Dio di vivere integralmente il cattolicesimo secondo la Tradizione. Questo è il punto.
Non c’è nulla di astratto nel Cristianesimo. Lo ha detto lei: “in virtù della celebrazione della Messa in rito antico” dei fedeli rimangono saldi agli insegnamenti e ai principi della Tradizione della Chiesa; direi io, rimangono Cattolici semplicemente; i fedeli che hanno subito la rivoluzione, invece, hanno solo una vaga  ispirazione cristiana nel migliore dei casi. Per la verità lei ha detto “ anche in virtù della Messa”, io mi permetto di togliere quell’ “anche”, in che senso?

Svidercoschi e i "colloqui riservati" del Papa che finiscono sui giornali

BLOG di Matteo Matzuzzi 
Gian Franco Svidercoschi è perplesso dall'intervista concessa dal Papa a Eugenio Scalfari (la seconda), che poi intervista non era ma un "colloquio" riservato diventato pubblico (pare senza autorizzazione di Francesco) e "ricostruito" a memoria dal fondatore di Repubblica. In mezzo, le frasi sui "cardinali pedofili", sul celibato, la famiglia, e tanto altro. Il tutto messo tra virgolette, come se a parlare fosse direttamente il Pontefice. Virgolette che qualche volta s'aprivano e poi non si chiudevano. Mistero. Svidercoschi ne ha viste di tutti i colori, lui che il 12 ottobre 1962 (giorno dell'apertura del Concilio Vaticano II) si rinchiuse in un confessionale della basilica di San Pietro e da lì riuscì a documentare lo scontro fortissimo tra le correnti in vista dell'elezione delle commissioni. Insomma, nulla dovrebbe stupirlo. 

Eppure, in una conversazione con Korazym.org, il vaticanista si dice “molto preoccupato. E non solo per l’etica giornalistica che finisce sotto la suola delle scarpe, ma per le conseguenze che potrebbe avere nel mondo cattolico questo ripetersi di affermazioni inesatte attribuite al Papa". Il rischio, aggiunge Svidercoschi, è che si possa arrivare a una confusione sui princìpi stessi della fede: "Questo dovere sempre smentire e correggere fa si che la notizia sbagliata arrivi subito e dovunque, mentre la rettifica non la nota nessuno e al lettore normale sfugge".

QUI l'intervista completa

© FOGLIO QUOTIDIANO


di Matteo Matzuzzi | 21 Luglio 2014 

lunedì 21 luglio 2014

Galantino, buchi e toppe (peggiori…)

Il vecchio gioco “è sempre colpa dei giornalisti” certe volte non funziona. E alcune toppe sono peggiori dei buchi…

di Marco Tosatti

zzGalantinoGalantino, buchi e toppe. Sono in un luogo in cui i collegamenti internettanti sono labili e discontinui, e vedo solo ora la notizia che Zenit riporta di un’intervista del Segretario generale della CEI, mons. Nunzio Galantino, al mensile “Sempre”.
Mons. Galantino risponde alle critiche che gli sono state rivolte. “Un’aggressione che in realtà mi ha fatto un po’ male”. Il riferimento, scrive Zenit, è alle polemiche seguite alle sue dichiarazioni in cui sosteneva di non identificarsi “con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche”. Il Segretario della Cei ritiene si sia trattato di un equivoco dovuto a strumentalizzazioni mediatiche. “L’intervista in questione – spiega – è nata in un contesto specifico: l’influenza che hanno i mezzi della comunicazione sociale. In quell’occasione dichiaravo che dobbiamo stare attenti soprattutto alla televisione nella quale si utilizzano solo le immagini che aiutano a sostenere la propria tesi personale. Citavo l’esempio di chi inquadra i volti più inespressivi di coloro che recitano il rosario davanti alle cliniche contro l’aborto”.

Fratelli, siamo tutti imbecilli!


Non si tratta di un’offesa gratuita, né di una presa in giro, ma del grido di dolore che da più parti sorge spontaneo dopo le ultime vicende occorse il Vaticano.

Potremmo incominciare da un aspetto qualsiasi, tante sono le facce della spudoratezza che si presentano beffarde al cospetto dei fedeli. Partiamo allora da una delle tante dichiarazioni ufficiali del portavoce Vaticano, il noto Lombardi Federico, che per l’ennesima volta ci spiega che il Papa che ha parlato con Eugenio Scalfari, non è il Papa.
Secondo Lombardi, voce ufficiale del Vaticano, le cose che scrive Scalfari su La Repubblicanon sono da attribuire a papa Bergoglio, ma a Scalfari stesso.
«Nell’articolo pubblicato su Repubblica queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa, ma – curiosamente - le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura…Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?» (Radio Vaticana, 14.7.2014).

Ne avevamo sentite tante, ma questa delle “virgolette” è davvero nuova e sinceramente offensiva per ogni persona di buon senso. Qui si spiega che se il compositore o chi per lui avesse aggiunto “le virgolette di chiusura”, ecco che le parole che non sarebbero di papa Bergoglio, diverrebbero di colpo di papa Bergoglio.

Il buono che racconta frottole

Mons. Galantino,
il buono che racconta frottole
 

Nell’edizione del 20 luglio, l’agenzia Zenit ha pubblicato il resoconto di una intervista rilasciata da Mons. Galantino al mensile “Sempre”, in occasione della sua partecipazione alla “tre giorni” della Comunità Giovanni XXIII tenutasi a Forlì ai primi di giugno.
Il resoconto è servito a rendere nota la precisazione di Mons. Galantino circa l’intervista da lui rilasciata a Giovanni Panettiere, per il Quotidiano Nazionale del 12 maggio 2014, intervista che ha provocato diverse critiche dalle quali il presule si è sentito maltrattato.
Al fine di meglio inquadrare questa storia, riportiamo il brano dell’intervista di cui si tratta, mentre rimandiamo ai due articoli che noi stessi abbiamo pubblicato: Facta nigro signanda lapillo e I marziani? Sono tra noi da un pezzo!.

Castighi di Dio


IL SEGRETO DE LA SALETTE

Le sofferenze della chiesa vengono da dentro

Il 19 settembre 1846, a Melania Calvat e a Massimo Giraud apparve la Madre di Dio
L'attualità del messaggio loro trasmesso lascia ancora stupiti. 

I governi temporali avranno tutti lo stesso fine, quello di abbattere le basi religiose dei popoli e disperderle, per fondare il materialismo, lo spiritismo e l'ateismo. Ci sarà una grande guerra. Dio non sarà più onorato in Italia e in Francia, il Vangelo sarà completamente dimenticato. Il maligno entrerà in ogni casa.

Tra Gaza e Mosul

Papa Francesco incassa le prime sconfitte politiche del suo Pontificato

Bergoglio, che come ogni gesuita ospita in sé un filosofo della storia, diffida per istinto dei trattati fra gli uomini, quando inventano nazioni sulla carta e tracciano confini artificiali, destinati a non reggere “nemmeno con la colla”. Deve sembrargli questa la sorte imminente dell’Iraq, concepito un secolo fa in laboratorio: al pari della vecchia Jugoslavia, ormai “ex” e citata espressamente a mo’ di esempio da non ripetere,nell’intervista di giugno su La Vanguardia.