Il Cardinale Ciappi, il teologo di papi, da Pio XII a Giovanni Paolo II (all’inizio del suo pontificato): “Il Terzo Segreto dice che la grande apostasia nella Chiesa inizia dal suo vertice. La conferma ufficiale del segreto de La Salette (1846): “La Chiesa subirà una terribile crisi. Essa sarà eclissata. Roma (il Vaticano) perderà la fede e diventare la sede dell’Anticristo “.
ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...
Il silenzio insopportabile del Papa (e del mondo) su Asia Bibi
Esham, la figlia di Asia Naurīn Bibi, cristiana cattolica pakistana, madre di cinque figli, lavoratrice agricola, condannata a morte con l’accusa di blasfemia, ha fiducia in Papa Francesco. «Sento che il Papa prega per mia madre e continuerà a pregare. E con le sue preghiere mia madre sarà liberata», ha detto nei giorni scorsi, alla vigilia dell’udienza della Corte Suprema di Islamabad, che sembra si debba tenere la prossima settimana.
C’è da augurarsi che il Papa trovi uno spazio – nei suoi programmi misericordiosi di accoglienza di omosessuali e musulmani – per una parola pubblica a favore di una donna che al momento del suo arresto avrebbe detto: «Il mio Cristo è morto per me. Maometto per voi che cosa ha fatto?».
(di Roberto de Mattei) Ormai anche i più riluttanti cominciano ad aprire gli occhi. Esiste un piano organizzato per destabilizzare l’Europa attraverso l’invasione migratoria. Questo progetto viene da lontano. Fin dagli anni Novanta, nel libro 1900-2000. Due sogni si succedono: la costruzione, la distruzione (Fiducia, Roma 1990), descrivevo questo progetto attraverso le parole di alcuni suoi “apostoli”, come lo scrittore Umberto Eco e il cardinale Carlo Maria Martini.
Il ddl Cirinnà-bis è passato, lasciando come legge le unioni civili. E così Pinerolo ha visto le sue seconde “civilunioni” mercoledì mattina, grazie al sindaco 5 Stelle Luca Salvai. Ma questa volta non ha riguardato semplici cittadini, bensì delle ex suore, che non a caso riceveranno pure la “benedizione” (la diciannovesima del 2016) di Franco Barbero, "don" sospeso a divinis da San Giovanni Paolo II (e non 'Paolo Giovanni', come hanno scritto su La Stampa), per i suoi giudizi erronei sulle unioni tra persone dello stesso sesso.
“Un pontefice ambiguo…”. La ‘profezia’ di padre Julio Meinvielle nel 1970
Nel 1970 il teologo e sacerdote argentino, P.Julio Meinvielle ( 1905-1973) scriveva queste righe profetiche nel suo saggio ”De la Cabala al Progresismo” (1970). Nella Conclusione , pag 448 , scrive :
“ Non c’è difficoltà a riconoscere che c’è una “chiesa propaganda” che possa esser conquistata dal nemico, convertendo così la chiesa cattolica in chiesa gnostica .Si possono avere due chiese . Una propaganda che divulga (dottrine ) attraverso vescovi, sacerdoti e teologi “propagandisti” e persino con un Pontefice di attitudine ambigua [ attenzione siamo nel 1970] .
Una crescente parte del Popolo di Dio diviene sempre più succube della cultura moderna dominante, delle sue idee, mode e tendenze. E' l'eterno ritorno del "cedere per non perdere", che si oppone alla santa intransigenza fondata sulla verità. Il risultato? La scomparsa del Popolo di Dio, senza escludere la scomparsa delle strutture stessa della Chiesa.
"Cedere su qualcosa per non perdere applausi" è da sempre l'atteggiamento spirituale della Terza Forza giansenistica, del cattolicesimo liberale, di quello democratico o modernista, del progressismo, dei cattolici adulti della "scelta religiosa" del postconciliare. Al suo opposto, la vera fede ci ricorda che "la Chiesa non può sottrarsi al compito di evangelizzazione e di educazione" (Mons. L. Negri): una fede che non è missionaria, è un fede destinata all'estinzione. Una chiesa che rinuncia al proselitismo (cioè ad operare per la conversione di tutti degli uomini e delle nazioni), che rifiuta il comandamento finale del Vangelo di Matteo (28,19) è stata quella del QUEBEC, in Canada, sulla quale si riporta l'impressionante situazione.
Una legge di natura spinge il male a rivelarsi affinché sia eliminato. Ringraziamo Dio se dopo aver commesso il male proviamo rimorso: che non ci da pace ma è il principio della nostra salvezza. Guai a noi se non lo provassimo
di Francesco Lamendola
Se ci si chiedesse di indicare uno dei segnali più inquietanti, e più eloquenti, non solo della secolarizzazione e della scristianizzazione in atto in Europa ormai da tre secoli, e giunta quasi al punto voluto dai suoi registi occulti, ma anche della mutazione antropologica che vede una trasformazione, probabilmente irreversibile, dell’essere umano, così come lo abbiano finora conosciuto in tutto l’arco della storia, dagli antichi Egizi ad oggi, risponderemmo: l’affievolirsi, il venir meno, lo scomparire, del senso del peccato, e, con esso, del rimorso.
Il rimorso è solo il primo passo sulla via del riscatto; pure, è un passo indispensabile: chi prova rimorso, può anche passare, poi, al pentimento e al desiderio di espiazione, oppure può logorarsi inutilmente nel suo rimorso, fino a restarne distrutto (come accadde a Giuda Iscariota, che dal rimorso non seppe compiere il passaggio al pentimento e alla richiesta di perdono); ma chi non prova rimorso, sicuramente non uscirà dall’inferno del male, e sicuramente si può considerare come un’anima persa: un’anima dannata già in questa vita, in attesa della dannazione eterna.
Fino a una o due generazioni fa, il rimorso era la reazione normale di una persona normale al male da essa compiuto. Non diciamo, di sicuro, che al rimorso facesse immancabilmente seguito anche il pentimento: non sarebbe vero; però era normale provare il rimorso per una cattiva azione compiuta, cioè una sorda scontentezza dell’anima, un senso di disagio, e, quasi sempre, un bisogno istintivo di confessare a qualcuno, se non proprio in sede giudiziaria, il male commesso.
Repubblica, Amoris Lætitia e l’amore incondizionato
di Cristiano Lugli
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Il quotidiano “Repubblica“, che più o meno al pari di “Avvenire” segue con vivo interesse le vicende vaticane, ha pubblicato lo scorso 30 settembre un articolo di Paolo Rodari, in cui si parla delle realtà omosessuali esistenti all’interno della Chiesa.
Il tono dello scritto è di per sé ottimista, pur facendo riferimento al lungo momento di “buio” in cui avrebbero versato tutti i nuovi “cristiani LGBT”, un neologismo estremamente recente, nato in un modello di “chiesa” inquinato dalle teorie “new-age”. Ma proviamo ad entrare nei contenuti dell’articolo, per meglio comprendere di fronte a quali situazioni ci ritroviamo (e sempre più ci ritroveremo).
Anzitutto nell’articolo di Rodari si fa riferimento al gesuita tedesco Klaus Merten, insegnante liceale, autore e redattore e, dal settembre 2011 direttore del collegio St. Blasien.