ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 9 luglio 2018

Perché parlare della purezza costituisce un problema

ACCETTAZIONE TACITA DEL VIZIO?


 "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio"? La nuova morale vigente nei Sacri palazzi e il caso del cardinale Coccopalmerio: una "tacita accettazione del vizio". Una domanda a monsignor Zenti: che ci stanno a fare, i vescovi? 
di Francesco Lamendola   

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Che ne è stato della virtù della purezza? Esiste ancora? Qualcuno ne parla ancora o è semplicemente sparita dal vocabolario del clero e da quello dei teologi morali? Ci piacerebbe saperlo, perché, per ragioni anagrafiche, ricordiamo benissimo che, quando eravamo bambini, sia l’insegnante di catechismo, sia soprattutto il sacerdote, nella omelia della santa Messa, battevano e ribattevano su questo punto. Sulla porta della chiesa c’era anche un foglio con le indicazioni della “buona stampa”, dove ogni giornale e periodico, e anche i fumetti per bambini, ricevevano una valutazione di tipo morale; lo stesso accadeva per il cinema, che era soggetto ad un giudizio specifico nelle riviste cattoliche dedicate al settore. E certo nelle librerie paoline non si trovavano libri o riviste in cui vi fosse, non diciamo nell’illustrazione di copertina (avete presente certe copertine odierne di Madre, o di Famiglia Cristiana?), ma neppure all’interno, nel testo, il benché minimo passaggio o la più piccola fotografia pubblicitaria che fossero in contrasto con una concezione alquanto severa della purezza. Gesù Cristo, nel Discorso della Montagna, ha affermato con chiarezza (Mt 5,8): Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Come dire che gl’impuri non Lo vedranno; e quindi, che non si salveranno. Evidentemente, nel cristianesimo, la purezza occupa un posto decisivo. Come mai, allora, oggi si ha l’impressione che questo tema sia divenuto un po’ obsoleto, e che, insomma, per dirla tutta, sia passato di moda? Come interpretare questo notevole cambiamento d’indirizzo: come una implicita ammissione che il clero, un tempo, aveva esagerato ad insistere così tanto sulla necessità della purezza? Oppure bisogna trarre la conclusione opposta, e cioè che è il clero dei nostri giorni a essere andato fuori strada, minimizzando e quasi mettendo fra parentesi un aspetto della concezione cristiana che è, invece, assolutamente centrale?

Vatican's Karma

Un piano ben congegnato

Un piano ben congegnato, quello dei modernisti, arrivati fino alla sommità della Chiesa Cattolica, servirsi dei nemici della Chiesa per far sì che siano loro a distruggerla, a minarne le fondamenta, per poi scardinarla. Prima però era necessario mettere a tacere i “defensor fidei”, i veri amanti della Chiesa bimillenaria, del suo Magistero e della Tradizione Cattolica (coloro che possono affermare senza tema di smentita “lo zelo per la Tua casa mi divora”). Ed ecco allora le epurazioni, i commissariamenti, gli allontanamenti (veri e propri esili, come quello dei frati Francescani dell’Immacolata).

Occidentali's karma Novichok

Bashar al-Assad non utilizzò armi chimiche


All'indomani della pubblicazione del rapporto dell'OPCW, in cui è stata chiaramente evidenziata l'infondatezza delle accuse mosse contro Assad sulla questione di Douma, ancora nessuna fonte mediatica ha ammesso le proprie colpe.

Non è di certo nelle nostre corde fare i saccenti, quello lo lasciamo alle anime belle dell’informazione patinata. Allo stesso tempo, però, non possiamo non notare la difformità di trattamento, riservata ad alcune notizie provenienti dalla Siria, da parte dei media nazionali.

Un tempo per parlare..

Un monaco teologo rompe il silenzio sulla metamorfosi della Chiesa

"Catholica" è una rivista internazionale di cultura, politica e religione, edita in Francia, che nei suoi più di trent'anni di vita ha avvicendato firme prestigiose nei rispettivi campi e orientamenti, da Émile Poulat a Robert Spaemann, da Ernst Wolfgang Böckenförde a Vladimir Bukowski, da Stanislaw Grygiel a Thierry Wolton, da Jacques Ellul a Pietro De Marco.
La dirige Bernard Dumont. Che sull'ultimo numero della rivista, fresco di stampa, firma il seguente editoriale, leggibile on line anche dai non abbonati:

> Un temps pour parler
La "parola" che Dumont sollecita come urgente è quella che dovrebbe rompere l'"inverosimile" silenzio della quasi totalità dei cardinali e vescovi – fatta eccezione dei firmatari dei "dubia" e di pochissimi altri – di fronte alla dissoluzione della forma tradizionale di cattolicesimo, messa in opera dal pontificato di Jorge Mario Bergoglio, o in altre parole di fronte a quella fine del "cattolicesimo romano" denunciata su Settimo Cielo dal professor Roberto Pertici.
Ma in questo stesso ultimo numero di "Catholica" si leva anche una voce – non di un cardinale né di un vescovo, ma di un monaco benedettino e teologo di valore – che analizza e critica a fondo quello che è forse il più radicale sovvertimento in atto nel cattolicesimo di questi tempi: quello che assegna il primato non più al sacramento – "culmen et fons" della vita della Chiesa, a detta del Concilio Vaticano II – ma all'etica.

La liturgia laica delle magliette rosse

Sapete dove potete infilarvi le magliettine rosse? Ma prima dite la verità e fate mea culpa sulla Siria


Parlando dei modesti, Arthur Schitzler metteva in guardia con queste parole: “Non immaginate con quale commosso orgoglio coltivano le loro debolezze”. Mi è tornata in mente questa frase ieri, quando questo Paese ormai senza più capo, né coda celebrava la liturgia laica delle magliette rosse, ovvero l’ultima brillante mossa anti-Salvini, questa volta architettata da Don Ciotti, che automaticamente garantità al ministro dell’Interno e al suo partito un altro 2% nel sondaggio di Mentana domani sera. Non l’hanno proprio capita, non ci arrivano: non è bastata la colossale figura di merda collezionata dalla rivista Rolling Stone, il cui appello arcobaleno sempre contro il leader leghista e la sua politica migratoria è stato sbugiardato a tempo di record da almeno tre firmatari vip “a loro insaputa”, devono andare avanti.

Contrappunti al frasario pastorale

Ponti o muri? Costruire entrambi per la conversione

Tanti slogan teologici e pastorali sono senza contrappunto, con il risultato di impoverire e distorcere la realtà. Ad esempio costruire ponti e non innalzare muri. Ma le mura significano tutti quegli atteggiamenti volti a salvaguardare lo specifico e la preziosità del cristianesimo cattolico custodito e significato dalle mura. Per cui, se la pastorale, oltre a costruire ponti, fosse anche attenta a costruire muri “luminosi”, forse otterrebbe qualche conversione in più.



Chi si diletta di musica sa che in antico le note si chiamavano “punti” e ancora oggi così figurano. Il “contrappunto” è dunque una nota contro l’altra, cioè l’intersecarsi di due o più melodie, delle quali in genere una sola è la principale e quella che l’orecchio segue spontaneamente. Ma le altre note o melodie non sono inutili, perché creano il contesto giusto voluto dall’autore, esaltano le potenzialità della melodia portante, impediscono che sia intesa male.

domenica 8 luglio 2018

I buoni col Tessoro..

SUPER EX A SALVINI E FONTANA: SBUGIARDATE LA SINISTRA, CHE FINGE DI DIFENDERE I DEBOLI, E INVECE….

Cari Stilumcurialisti, il vostro povero anfitrione è per qualche giorno fuori sede e questo fa sì che la produzione subisca qualche rarefazione e rallentamento. Almeno fino a venerdì prossimo. Abbiate pazienza e godetevi questo Super Ex impegnato a dare consigli ad alcuni ministri, e a esporre uno dei più magistrali inganni dei veri demagoghi, quelli che dicono di essere di sinistra e in realtà sono al servizio di potentati finanziari ed economici. Fingendo però di essere buoni, anzi i più buoni, anzi gli unici buoni…aiutati nella truffa da larghe schiere di chierici, papa Bergoglio compreso…

Pulci nel microfono?

"Medjugorje nel mirino delle mafie napoletane"

Medjugorje sarebbe finita nel mirino della camorra. Le parole del vescovo Hoser, inviato permanente del Papa, stanno facendo discutere

Medjugorje nel mirino delle mafie napoletane. Quindi della camorra. Questa, senza troppi giri di parole, l'asserzione che l'arcivescovo Hoser avrebbe pronunciato a Varsavia, durante un'omelia sull'eterna lotta tra il bene e il male.

                           
L'ecclesiastico in questione non è uno qualunque: Papa Francesco ha reso permanente la presenza dell'austriaco presso la località di culto della Bosnia ed Erzegovina alla fine dello scorso maggio. Qualcuno, forse con troppo entusiasmo, ha interpretato questa mossa come un passo ulteriore verso il riconoscimento delle apparizioni.