L'eresia è l'altra faccia dell'impurità: Dio li ha abbandonati alle loro passioni perverse. Importanza della purezza di vita: l’abitudine al peccato porta alla noncuranza della vita morale e al desiderio di camuffarlo come bene
di Francesco Lamendola
Il nesso c’è, e si vede: quando l’uomo si abbandona alle sue passioni disordinate, rinnega il culto del vero Dio e si fabbrica un dio di comodo, da adorare in maniera idolatrica, un dio che sia compatibile con la degradazione morale e con l’impurità nella quale sguazza miseramente, come un maiale nel brago; e la stessa cosa vale per la Chiesa. Se la Chiesa, o meglio la falsa chiesa che ha oscurato e sostituito la vera Chiesa visibile, si abbandona alla lussuria e alla depravazione; se il clero si lascia condurre dagli istinti più torbidi e si rende schiavo degli appetiti più bassi e vergognosi, inevitabilmente devia dalla retta dottrina e imbocca la strada dell’eresia. L’eresia è la veste teologica che indossa l’uomo peccatore, allorché rifiuta di ascoltare la voce di Dio e di convertirsi, ma pretende di perseverare nella via del peccato, e osa chiamare bene il male, e male il bene; mentre il peccato ostinato e il rifiuto della verità e della conversione si accompagnano all’eresia: sono le due facce della stessa medaglia. Un clero impuro e fornicatore produce sacerdoti eretici e teologi eretici; e i teologi eretici e i sacerdoti eretici producono nuovi sacerdoti eretici, corrompendo i giovani chiamati da Dio, fin nei seminari e nelle facoltà teologiche.





