Papa Francesco filosofo dell’inclusione

(Roberto de Mattei) Il 2 giugno, in Italia, la tradizionale parata militare per celebrare la festa della Repubblica è avvenuta nel segno dell’“inclusione”. «Il tema della inclusività, che ha caratterizzato la manifestazione, bene rappresenta i valori scolpiti nella nostra Carta costituzionale, che sancisce che nessun cittadino può sentirsi abbandonato, bensì deve essere garantito nell’effettivo esercizio dei suoi diritti», ha dichiarato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lo stesso giorno a Blaj, in Romania, papa Francesco ha fatto un «mea culpa», a nome della Chiesa per le discriminazioni subite dalla comunità Rom: «Chiedo perdono – in nome della Chiesa al Signore e a voi – per quando, nel corso della storia, vi abbiamo discriminato, maltrattato o guardato in maniera sbagliata, con lo sguardo di Caino invece che con quello di Abele, e non siamo stati capaci di riconoscervi, apprezzarvi e difendervi nella vostra peculiarità». Nel corso della storia non ci sono tracce di persecuzioni o maltrattamenti dei Rom da parte della Chiesa, ma con queste parole papa Francesco ha voluto riaffermare quel principio di “inclusione”, di cui egli è oggi il teorico per eccellenza e a cui l’Unione Europea sottomette le sue politiche.