ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 25 agosto 2021

In attesa delle cliniche psichiatriche

 Il motu proprio che fa impazzire

Pubblicato sul sito informazioni della Fraternità San Pio X 





Cattedrale della Diocesi di Alajuela


Un vescovo della Costa Rica ha sospeso un sacerdote per aver celebrato la messa in latino e ad orientem. Il sacerdote è stato anche inviato in una clinica per cure “psicologiche”.

martedì 24 agosto 2021

Dava fastidio perché parlava cristiano ?

 Lo scandalo dei vescovi (e l’ombra di una chiesa che non ha “il coraggio di dire io”).




Qualche giorno fa si è dimesso un vescovo brasiliano, a quanto pare perché era circolato in rete un video, da lui stesso ripreso e originariamente mandato credo ad un suo amante, in cui appariva nudo mentre si masturbava. Che dire? Molta pena per lui, perché uno così dev’essere conciato proprio male. Dal punto di vista umano, molta perplessità riguardo al modo in cui la chiesa cattolica, come organizzazione, seleziona i suoi quadri. Tanto più se fosse vero che, come ho letto, precedenti segnalazioni del comportamento immorale di quel vescovo erano cadute nel vuoto perché egli era “della corrente giusta”.   

                 https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/b8/Xavier_Novell_i_Gom%C3%A0_%282014%29.jpg/220px-Xavier_Novell_i_Gom%C3%A0_%282014%29.jpg (immagine aggiunta

Sorgono alla mente di noi semplici fedeli molte domande che non si possono tacitare col solito discorso della “mela marcia” che c’è sempre in ogni collettivo (“anche tra i Dodici, benché li avesse scelti Gesù stesso”).

 Quello del prelato brasiliano di cui sopra, infatti, non è un caso isolato: negli ultimi anni (o forse dovrei dire negli ultimi decenni), quante sono state le dimissioni “strane” (e in qualche caso le rimozioni vere e proprie) di vescovi non ancora giunti al compimento dei 75 anni, di cui non è stata quasi mai chiarita in modo trasparente la motivazione, ma dietro alle quali si sono intravisti gravi problemi di carattere morale, legati quasi sempre al sesso e ai soldi, o di carattere dottrinale? Se di mele marce vogliamo continuare a parlare, forse è ormai necessario interrogarsi sulla salute complessiva del canestro e sui criteri con cui viene composto.Ma questo non è il peggio.

Solo un intervento celeste ci può salvare”

 https://visionetv.it/?p=21141 

https://t.me/visionetv/529

Alessandro Meluzzi: “In Francia e in Italia il regime mostra il volto peggiore”


 

http://www.youtube.com/watch?v=9W8pI3dpPuc 


 Alessandro Meluzzi ha denunciato l’esistenza di un doppio standard di vaccinazioni: placebo per i potenti, sperimentali per il popolo. Nessuno fino ad oggi lo ha smentito. In questa intervista il prof. Meluzzi appare però diverso dal solito, sbrigativo e quasi rassegnato. “Solo un intervento celeste ci può salvare”


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Vade retro Satana, noi seguiamo la luce della verità

Lettera aperta a tutti gli italiani

Di Alberto Conti, ComeDonChisciotte.org

Fratelli e sorelle, visto che:

* il Papa non sa più fare il Papa,

* il Presidente della Repubblica non sa più fare il Presidente della Repubblica,

* il Presidente del Consiglio non sa più fare il Presidente del Consiglio,

* i Ministri non sanno più fare i Ministri,

* il Comitato Tecnico Scientifico non sa più fare il Comitato Tecnico Scientifico,

* i Partiti non sanno più fare i Partiti,

* i pediatri non sanno più fare i pediatri (1),

* i medici di base non sanno più fare i medici di base

* i giornalisti non sanno più fare i giornalisti,

* i vaccini non sanno più fare i vaccini …

e via piangendo, dobbiamo rimboccarci le maniche, e fare da noi, in autonoma e libera scienza e coscienza.

E allora facciamo pure finta che si stia veramente parlando della nostra salute, e non di altro …. e risolviamo finalmente questo problema, così da poter poi pensare agli altri problemi seri, che bastano e avanzano.

Partiamo dalla Danimarca, piccolo Paese europeo che, visti i risultati, ha deciso di revocare dal 1 ottobre 2021 tutte le restrizioni anticovid (2). Ma sono impazziti? O siamo noi i pazzi, che non imparano nulla dai fatti nudi e crudi?

Certo che i fatti bisogna conoscerli, e non farceli raccontare dai bugiardi professionali, come quel tale che disse:

“Il Green pass è una misura con la quale i cittadini possono continuare a svolgere attività con la garanziadi ritrovarsi tra persone che non sono contagiose. E’ una misura che dà serenità …”

Certo che questo è veramente un alto profilo di menzogna. Ormai mentono dicendoci di mentire, ma decine di milioni di noi continuano a (fingere di) crederci (3). Non ci sono più argini alla caduta del comune senso del pudore.

La verità è che per avere il green pass bisogna essenzialmente essere completamente vaccinati, e che i vaccinati si infettano e si ammalano, anche gravemente, e possono diventare contagiosi almeno tanto quanto i non vaccinati, se non di più. Lo dicono tutti, tranne quel tale, e lo dicono anche i numeri delle ospedalizzazioni, e non solo in Italia, ma ancor prima in Israele, in Gran Bretagna, in Spagna, in Francia, in Germania, in USA, ecc. ecc. E allora far ammucchiare i vaccinati green pass-muniti, come degli sci-muniti dentro una funivia affollata, illudendoli di stare al sicuro tra di loro, non è una misura di garanzia della salute pubblica, è piuttosto una misura di garanzia di peggioramento della situazione sanitaria, di diffusione ulteriore della variante delta, di perpetuazione della “pandemia”, anche secondo la stessa logica della narrazione corrente.

Una premessa volutamente falsa produce risultati opposti alle previsioni “ottimistiche” fondate su quella premessa fraudolenta, elementare Watson!

Questa è la realtà di oggi, questo è il governo dei bugiardi, che dicono di fare il nostro bene mentre provocano morti e feriti sia di covid che, soprattutto, di miseria morale e materiale, spingendoci fin anche verso la guerra civile e il golpe militare.

Ed ora, insaziabili di sangue innocente, puntano spavaldamente anche a rovinare i bambini sani, che non sono affatto un pericolo per se stessi e per gli altri, checché ne dicano i bugiardi professionali.

A questi bugiardi criminali diciamo basta, non vi seguiamo più! Andate al diavolo, che è il vostro padrone!

Vade retro Satana, noi seguiamo la luce della verità, e solo così niente potrà più farci del male, abbiamo già sofferto abbastanza!

Le verità negate e le bugie propagandate da questi satanassi invasati sono tantissime, palesi, oggettivamente verificabili, se solo si avesse il tempo e la voglia di collezionare quotidianamente questa continua e asfissiante valanga di letame.

La prima verità negata è che dalla covid-19, anche nei pochi casi sintomatici più gravi, si guarisce al 98% a tutte le età stando a casa. Basta curarla con farmaci conosciuti e sperimentati da decenni, economici, sicuri ed efficaci se sapientemente somministrati nelle dosi appropriate e soprattutto precocemente, prescritti da medici coraggiosi che disobbediscono al criminale protocollo della “tachipirina e vigile attesa” (4).

Quindi, poiché le cure efficaci esistono e sono state sperimentate clinicamente con successo in centinaia di migliaia di casi, è falsa l’emergenza sanitaria, è falsa la soluzione unica vaccinale-sperimentale, è diabolica la discriminazione sociale tra vaccinati e non vaccinati. Al diavolo tutte queste balle, gravemente lesive della salute pubblica. Lo sappiamo noi qual’è il nostro bene, alla faccia dei bugiardi professionali, responsabili della ormai acclarata stupidità comportamentale che ci impongono con la forza da più di un anno, nel tentativo di sottometterci ed abituarci gradualmente al peggio.

Ragioniamo poi sull’utilità delle restrizioni estreme e coercitive, da golpe di stampo fascista, da Paese in guerra con se stesso. Lo vediamo ora in Australia e Nuova Zelanda, ex colonie anglofone (o non ex?), dove i governi impongono con estrema violenza misure restrittive draconiane ai loro governati, in assenza totale di pandemia, come loro stessi certificano (5). A che servono realmente queste inutili torture ai cittadini? Il bugiardo di turno ha già in bocca la risposta pronta: “a prevenire il ritorno della terribile pandemia, la cui attuale assenza dimostra l’efficacia delle misure stesse”. Falso! Falso! Falso! Anche se all’ingenuo e al disinformato questa narrazione può sembrare plausibile e convincente.

Basta prendere il controesempio della Svezia, dove il governo ha agito in senso opposto, democratico: niente lockdown e imposizioni restrittive, ma solo buoni consigli, ottenendo gli stessi ottimi risultati. Ed ora la stessa Gran Bretagna, campionessa vaccinista quanto noi, che ha revocato ogni restrizione, anch’essa con evidentissimi miglioramenti rispetto alla recrudescenza dei casi covid verificatasi precedentemente in occasione della fase vaccinale e restrittiva.

Ma guardiamo in casa nostra, ai metodi adottati per contrastare la malattia ed ai risultati reali ottenuti. Un disastro su tutta la linea. Se una qualunque azienda per affrontare un problema serio si fosse affidata a dirigenti tanto inetti, li avrebbe licenziati e sostituiti tutti senza indugio.

Siamo stati campioni nell’imporre devastanti limitazioni alle libertà fondamentali danneggiando pesantemente e selettivamente l’economia, nell’imporre col ricatto e l’estorsione una pseudo-vaccinazione sperimentale, pericolosa (6) ed inefficace (7), nel torturare inutilmente bambini e ragazzi fin dentro le scuole, nel terrorizzare la cittadinanza con la propaganda di morte e le logiche militari in tempo di guerra (coprifuoco, militari per le strade, approntamento di campi di detenzione (8)).

Ed ecco i risultati: più morti e più disastro economico e sociale rispetto alla maggioranza degli altri Paesi (9) ed ora, ciliegina sulla torta, il capolavoro del green pass obbligatorio per vivere, lasciando la libertà di non vivere: un’insanabile spaccatura ideologica, fin dentro le famiglie, all’interno dei precedenti rapporti sociali e d’amicizia, dentro le categorie professionali, tra le due fazioni contrapposte dei vaccinati convinti e dei non vaccinati convinti, generando un clima di odio reciproco e di potenziale guerra civile. E tutto ciò per ottenere nella pratica sanitaria un risultato opposto a quello sbandierato e promesso, come visto sopra. Questa classe dirigente inetta e criminale, che ha prodotto un tale disastroso fallimento, va licenziata in tronco!

Prendiamo piuttosto esempio dai Paesi più democratici, razionali e coerenti (10), e dal loro successo nell’affrontare con coraggio, onestà ed efficacia questa crisi storica, che rischia di annientarci in tutti i sensi se continuerà ad essere affidata con delega a questi personaggi corrotti o semplicemente stupidi, comunque assolutamente meschini e indegni della fiducia accordatagli.

Fratelli e sorelle, svegliamoci da questo incubo ipnotico! Basta dar retta alla propaganda, guardiamo ai fatti, ai numeri veri nel loro significato autentico, curiamoci con la prevenzione che rafforza il nostro sistema immunitario naturale, con le terapie domiciliari precoci in caso di malattia, che hanno ampiamente dimostrato un’efficacia assoluta, al contrario della prevenzione vaccinale-sperimentale che nella migliore delle ipotesi “funzionicchia”, e nella peggiore provocherà danni già evidenti, nonostante si cerchi con la farmacovigilanza passiva di occultarli, e di ancor più gravi e imprevedibili negli anni a venire (11).

E soprattutto ribelliamoci all’insipienza criminale di questi governanti abusivi, e dei loro laidi collaborazionisti: giornalisti, medici, politici, ricattati e/o prezzolati, che ci raccontano balle su balle, per continuare ad opprimerci col nostro consenso disinformato.

Spegniamo le radio e le TV di regime, per ascoltare piuttosto le poche voci oneste, libere, coraggiose che pure esistono, grazie a Dio, e crescono di giorno in giorno. Bruciamo i giornaloni posseduti e controllati dagli alti papaveri della finanza, per accendere barbecue dell’amicizia. Denunciamo la propaganda demoniaca radiotelevisiva, a cominciare dalla RAI di Stato (12) che paghiamo profumatamente e coercitivamente, ma che non sa più offrire in cambio un servizio pubblico decente ed equilibrato, per svegliare e salvare il nostro prossimo, ancora sedato e ipnotizzato dalla violenza propagandistica. Risorgiamo a nuova vita, e, cosa più importante tra tutte, proteggiamo i nostri bambini, i nostri ragazzi, i nostri giovani, che erediteranno questo nostro mondo, nel bene e nel male, di cui siamo noi i veri responsabili oggi. La storia siamo noi a scriverla, o a subirla passivamente, ma in ogni caso un giorno ci giudicherà, e sarà per sempre.

Fratelli e sorelle, svegli e dormienti, informati e ingannati, sani e terrorizzati, uniamoci a dispetto di chi ci vuole separare per dominarci, e spazziamo via le forze del male, all’unisono con gli altri popoli sui quali si allungano gli stessi tentacoli della piovra finanziaria globale, che ha fatto anche dell’industria farmaceutica e della salute umana un sistema unico e corrotto, a scopo di lucro sulla nostra pelle.

Il loro principale interesse è quello di avere più clienti possibili da cronicizzare, trasformando interi popoli in “pazienti”, consumatori fidelizzati, bisognosi dei loro prodotti. Ma come si può pensare che agiscano unicamente per il nostro bene, per guarirci definitivamente perdendo così la loro clientela pagante, meglio ancora se pagante con soldi pubblici? Solo Madre Natura non ci ha mai tradito, fino a che noi non abbiamo tradito Lei per passare dalla parte degli apprendisti stregoni e dei loro disonesti impresari, dei bugiardi professionali, degli oligopolisti profittatori e corrotti dall’avidità, e dei loro complici e sodali che opprimono interi popoli, compresi noi tutti. Questo malefico incantesimo ha da finire, altrimenti se perseveriamo nel confermare questa stupida fiducia malriposta significa che anche il nostro stesso agire è diventato diabolico, e la nostra conseguente perdizione sarà cosa certa. Solo unendo le nostre forze, con amore e buona volontà, potremo salvarci dall’annegare in questo mare di dolore e di follia. Uniti siamo invincibili, e “loro” lo sanno benissimo. Che la campagna di terrore che hanno scatenato contro di noi gli si rivolti contro, li faccia fuggire dalla plancia di comando affinché non possano più nuocere oltre, restituendo il legittimo potere ai popoli sovrani, a Stati risanati che facciano finalmente l’interesse pubblico.

Diceva Eraclito che la vita è guerra. Il pavido che si rifiuta di affrontarla e di combatterla per paura della morte è già morto dentro, ha già venduto l’anima al diavolo, e la sua unica occasione di meritarsi il privilegio e l’onore di vivere andrà perduta per sempre. Ma fino a che c’è vita c’è sempre tempo per ravvedersi, per rinsavire e fare la cosa giusta, unendoci ai puri di cuore e tornando a vivere davvero, da esseri umani, con gioia e dignità, per tutto il tempo che ci resta, assumendoci le responsabilità che ci competono a costo del sacrificio quando occorre.

Coraggio fratelli e sorelle, diamoci da fare, riscriviamo la nostra storia al presente combattendo questa pericolosissima deriva globalista, avvelenata dal falso mito del dio denaro, così come hanno saputo fare i nostri più valorosi antenati in situazioni altrettanto critiche, quando hanno costruito con sacrificio e buona volontà la nostra preziosa eredità morale e materiale, che non va svenduta in cambio di illusorie gratificazioni egoistiche, e tanto meno sprecata con stupidi azzardi morali, per il bene nostro e soprattutto dei nostri discendenti, ai quali dobbiamo dare l’esempio e passare il testimone.

Di Alberto Conti, ComeDonChisciotte.org

NOTE

(1) minoranza pediatri (5%): http://www.assis.it/medici-inglesi-chiedono-con-forza-la-moratoria-alla-vaccinazione-anti-covid-19-ai-bambini/

maggioranza pediatri: https://sip.it/2021/07/13/vaccino-covid-19-dalla-sip-faq-per-rispondere-a-tutti-i-dubbi/

(2) https://comedonchisciotte.org/la-danimarca-abolisce-le-restrizioni-covid-dal-primo-ottobre/

(3) https://www.fanpage.it/attualita/crisanti-green-pass-non-serve-per-la-sicurezza-nei-luoghi-chiusi-ma-solo-ad-aumentare-i-vaccinati/

(4) “Stiamo raccogliendo i dati dei pazienti guariti, con molta difficoltà, in quanto i medici sono impegnati nella cura ma credo che il tasso di ospedalizzazione, per coloro che hanno richiesto aiuto, ai primi sintomi, sia pari circa al 2% ed, usualmente, concerne soggetti con patologie pregresse.” https://www.affaritaliani.it/blog/rocca-sbrocca/rocca-sbrocca-737015.html

(5) https://www.byoblu.com/2021/08/17/lockdown-e-coprifuoco-con-pochi-casi-i-casi-nuova-zelanda-e-australia/

(6) https://www.byoblu.com/2021/08/18/lo-studio-censurato-in-francia-che-rivela-i-numeri-della-mortalita-da-vaccino/

(7) “Analizzando i dati dei contagi il ministero della Salute ha scoperto che i pazienti guariti spontaneamente dalla malattia, sviluppando anticorpi naturali, sembrano avere meno probabilità di essere reinfettati rispetto ai pazienti che erano stati vaccinati. “ https://www.ilmessaggero.it/salute/ricerca/vaccino_anticorpi_quante_dosi_studio_israele_news_ultime_notizie-6082467.html

(8) https://sauraplesio.blogspot.com/2021/08/campi-di-concentramento-per-dissidenti.html

(9) https://www.meteoweb.eu/tag/coronavirus/(cliccare pulsante di sort per ogni colonna tabella)

(10) https://www.meteoweb.eu/2021/08/covid-modello-svezia-no-lockdown-green-pass-e-vaccinazioni/1716060/

(11) https://www.filodiritto.com/limpatto-della-vaccinazione-di-massa-scommessa-al-buio

21/08/2021

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

La grazia non abolisce la natura, bensì la perfeziona»!

 QUAL E' IL FINE ULTIMO DI TUTTO? 

    Qual è il fine ultimo di tutte le cose? E perchè il fine ultimo del primo autore e motore dell’universo non può essere altro che "la verità"? Il vero sapiente deve mirare a conoscere le cause ultime delle cose cioè il loro fine di Francesco Lamendola   

 

 

 

Qual è il fine ultimo di tutte le cose?

 

 

di 

 

 

Francesco Lamendola

 

 

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Le cose, per il solo fatto di esistere, attestano l’esistenza di una finalità. Nessuno fabbrica le cose senza uno scopo: il coltello viene fatto per tagliare, la penna per scrivere, la macchina per viaggiare. Perfino lo scarabocchio che si fa sulla pagina bianca, senza pensare a niente, mentre si partecipa ad una riunione noiosa, lo si fa per una ragione e con un fine: combattere la noia, dare uno svago alla mente infastidita. E le cose che non sono state fatte dall’uomo? I fiori, gli alberi, le montagne, le stelle, le galassie? Ciascuna di esse rivela un ordine mirabile e un’armonia delicatissima fatta di senso delle proporzioni e un’estetica che si unisce alla funzionalità: basta osservare al microscopio un fiocco di neve, o una semplice goccia d’acqua, oppure, al telescopio, un ammasso stellare o una nebulosa a spirale. Tanta bellezza e tanta complessità denotano un qualcosa che oltrepassa di molto il puro e semplice caso e che eccede la mera funzionalità: qualcosa di misterioso e tuttavia inequivocabilmente preciso, razionale, tale da suggerire una vera e propria intenzionalità. Perché mai la natura dovrebbe produrre simili meraviglie se non vi fosse nessuna mente capace di coglierle e apprezzarle? Si dirà che il profumo e i vivaci colori dei fiori sono fatti per attirare gli insetti destinati a impollinarli e dunque che non c’è bisogno di una mente che contempli tanta bellezza e perfezione. Però sta di fatta che una simile mente c’è: quella dell’uomo. Sarebbe dunque un caso che la mente umana riesca a gioire nell’esplorare i segreti della natura e nello scoprire che vi si trova una tale bellezza distribuita a profusione? E la stessa mente umana, può essere fatta da sé, per accrescimento delle cellule neuronali, semplicemente evolvendo secondo un cieco meccanismo nato dal caso, così come dal caso sarebbe nata la vita, e prima ancora la materia stessa? Eppure i cosmologi, risalendo al momento zero del Big Bang, cioè all’inizio del tempo, devono ammettere che non ne sanno nulla, assolutamente nulla: possono solo ipotizzare che dopo alcune frazioni infinitesime di secondo esisteva già un universo in espansione, che cresceva in dimensioni, in complessità e in armonia a ritmo impressionante, e che già conteneva in sé, quando aveva ancora le dimensioni di una palla da tennis, tutte le leggi della fisica, della chimica, della termodinamica e dell’elettromagnetismo, proprio come un feto di pochi giorni già possiede in sé, potenzialmente, tutti gli organi e tutte le funzioni dell’individuo adulto e sviluppato. Tutto ciò indica un ordine, una razionalità e un senso del bello: vale a dire un fine; non indica il caso, perché ipotizzare che il caso ne sia stato all’origine è come ipotizzare che una scimmietta, battendo per gioco sui tasti di una macchina da scrive, possa comporre qualcosa di simile alla Divina Commedia, sia pure disponendo d’un tempo lunghissimo, pari a milioni e miliardi di anni. No: esiste un confine invalicabile fra ciò che è improbabile e ciò che è impossibile; e immaginare che il mondo sia nato dal caso, senza scopo e senza un perché, comporta una deliberata forzatura da ciò che è improbabile a ciò che è assolutamente impossibile.

 

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Qual è il fine ultimo di tutte le cose?

 

Dunque, le cose esistono ed esistono per un fine. Quale sarà mai questo fine? Evidentemente, sarà il fine di chi ne è l’autore. Per la sana ragione naturale, madre della filosofia, tale autore si chiama Causa Prima ed è all’origine di tutto ciò che esiste sia sul piano materiale che su quello intellettuale, spirituale e morale. Per il filosofo, la Causa Prima è l’essere; per il credente, è Dio. Ora, la Causa Prima persegue il bene: non il bene di questo o quell’ente, ma il bene di tutti contemporaneamente; perché la creazione degli enti presuppone una sovrabbondanza e una gratuità che si possono spiegare solo come un atto di amore. E come potrebbe non desiderare il bene degli enti, ciò che ne è all’origine? La questione, però, dovrebbe essere formulata in termini più precisi, chiedendosi non solo quale sia il bene degli enti, ma anche il loro fine: perché è evidente che il bene di un ente coincide con il suo fine ultimo. Ricordiamo che il fine di una cosa non è la stessa identica cosa del suo scopo. Lo scopo viene dal greco skopós, che è il bersaglio: scopo di una cosa è pertanto andare al bersaglio, centrare l’obiettivo. Ma il fine indica un concetto più ampio e più completo. Fine viene dal latino finis che è il calco del greco télos, e designa non solo lo scopo, ma anche il senso di una cosa: perciò non solo centrare il bersaglio, ma anche, al tempo stesso, realizzare la finalità che gli è propria. Infatti si può centrare l’obiettivo, ma solo esteriormente e meccanicamente; mentre quando lo si è centrato e insieme si è realizzato il proprio fine, allora e solo allora si può dire di aver concretizzato il senso profondo di una certa cosa, ad esempio della propria vita. Non basta aver vissuto come era giusto vivere e aver fatto tutto ciò che era giusto fare: bisogna anche aver realizzati se stessi, cioè aver fatto tutto quel che si è fatto con piena convinzione e senza ripensamenti, rimpianti o rimorsi. Inoltre nel concetto di fine è incluso il concetto di fine ultimo: dello scopo basta dire che è stato raggiunto, ma il fine è stato raggiunto solo quando è stato raggiunto il fine ultimo, non bastando conseguire un obiettivo intermedio e provvisorio. Dunque nel concetto di fine è implicito il concetto di completezza e di finalità conclusiva. Perciò, per capire quale sia il fine degli enti, bisogna chiedersi quale sia il fine ultimo dell’autore degli enti: quale sia il fine ultimo della Causa Prima.

 

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Per il filosofo, la Causa Prima è l’essere; per il credente, è Dio. 

 

Giunti a questo punto del nostro ragionamento, dobbiamo riportare alla memoria tutto ciò che abbiamo già detto, in molte precedenti occasioni, a proposito del concetto di verità. Fra le altre cose, abbiamo visto che la verità è uno degli attributi dell’essere, anzi ne è l‘attributo principale, dal quale tutti gli altri derivano: perché niente è buono, niente è ben fatto, niente raggiunge il proprio fine, fuori della verità e senza la verità; mentre tutto ciò che è nella verità e secondo verità, è buono in se stesso e felicemente realizzato. Appare dunque evidente che il fine ultimo del primo autore dell’universo non può essere altro che la verità. Ma abbiano visto che il fine degli enti è anche il loro bene: dunque il bene degli enti è il raggiungimento della verità, così come il fine ultimo della Causa Prima è l’affermazione della verità. In altre parole, il nostro bene coincide con il fare la volontà del nostro creatore, il Quale a sua volta sa che in ciò, e non in altro, consiste il nostro autentico bene; e la Sua volontà è che noi cerchiamo e riconosciamo il vero,  che poi è una sola cosa con il cercare e riconoscere Lui, come Autore di tutto ciò che esiste, infinitamente degno di essere amato, adorato e servito. La nostra esperienza pratica ci insegna, infatti, che molto spesso noi scambiamo per il nostro bene ciò che poi, alla prova dei fatti, si rivela essere tutt’altro che un bene: noi siamo sovente cattivi giudici di quel che è bene per noi per la semplice ragione che giudichiamo le cose terra terra, senza saperci innalzare ad una visione superiore. In particolare, noi riteniamo un bene scansare le difficoltà e i dolori, e procurarci le cose piacevoli e gratificanti: ma di fatto la vita ci offre la possibilità di diventare delle persone migliori proprio passando attraverso la prova e il sacrificio, e ci vaglia con il severo setaccio della croce. Queste cose il cristiano le sa benissimo, o almeno dovrebbe saperle: perché tale è stata la vita di Gesù Cristo, tale il significato del modello che essa rappresenta per noi: fare sempre la volontà del Padre, amare il bene e odiare il male ed essere disposti a sacrificarsi per testimoniare la verità. Queste riflessioni ci aiutano anche a comprendere sempre meglio fino a che punto la filosofia moderna si è allontanata dai suoi fini e dalla sua ragion d’essere; e, viceversa, quanto fosse centrata e appropriata la filosofia medievale, specialmente quella che più d’ogni altra ha posto al centro del suo discorso la ricerca e l’affermazione della verità, secondo la luce della ragione naturale e in accordo con la Rivelazione: quella di san Tommaso d’Aquino, il gigante del pensiero europeo e il massimo erede e continuatore della migliore tradizione classica. Scrive a questo proposito Alessandro Ghisalberti - professore ordinario di Filosofia teoretica e di Storia della Filosofia Medievale presso l’Università Cattolica di Milano dal 1989 al 2012, e direttore della Rivista di filosofia neo-scolastica dal 2000 al 2011 - nel suo libro La filosofia medievale(Firenze, Gruppo Editoriale Giunti, 2002, pp. 177-180):

La speculazione filosofica [per S. Tommaso] conserva una propria validità e autonomia, anche se ciò non deve avvenire a scapito dell’intelligenza della fede. Proprio riguardo ai rapporti fra la ragione e la fede, Tommaso si richiama alla necessaria unità della verità, dal momento che la molteplicità di verità è solo una molteplicità di enunciati, che all’uomo sono dati attraverso due fonti di conoscenza: la ragione, che gode della certezza dell’evidenza sensibile e intellettiva, e la fede, che si fonda sull’autorità del Dio rivelante. Il vero sapiente deve mirare a conoscere le cause ultime delle cose, e cioè il loro finenoi sappiamo infatti che «il fine ultimo di ogni cosa è quello perseguito dal primo autore e motore di essa. Ma il primo autore e motore dell’universo è un’intelligenza, come dimostreremo in seguito. Quindi l’ultimo fine dell’universo è necessariamente un bene di ordine intellettuale: ossia è la verità.

Perciò è necessario che la verità sia l’ultimo fine di tutto l’universo, che la sapienza abbia come scopo principale la considerazione di essa» (Somma contro i Gentili, I, 1).

Il vero sapiente deve dunque tendere a conoscere le cose ultime, cioè quelle divine, e per fare ciò deve compiere uno sforzo, perché, per Tommaso, l’uomo non conosce Dio mediante una illuminazione interiore  e cioè con una notizia innata della divinità.

 

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Per San Tommaso: «La grazia non abolisce la natura, bensì la perfeziona»!

 

L’uomo si trova di fronte a due classi di verità riguardanti Dio:  una classe di verità cui può arrivare l’indagine razionale, filosofica, e una classe di verità che superano totalmente il potere della ragione. Nella prima classe Tommaso colloca verità quali l’esistenza di Dio, gli attributi divini e l’immortalità dell’anima, e si dichiara convinto che si possono addurre per esse delle ragioni dimostrative, che invece non si danno per le verità della seconda classe, per le quali si possono addurre solo argomentazioni probabili. 

Il sapiente deve adoperarsi perché vengano risolte le ragioni dell’avversario, cioè di colui che ritiene false le verità rivelate, dal momento che la ragione naturale non può essere contraria alle verità di fede. È questo un esempio della convinzione di fondo che presiede alla soluzione tomista dei rapporti fede-ragione, secondo quanto lo stesso Tommaso scrive: «Sebbene la verità della fede cristiana superi la capacità della ragione, tuttavia i principi naturali della ragione non possono essere in contrasto con codesta verità. Infatti i principi così innati nella ragione si dimostrano verissimi: al punto che è impossibile pensare che siano falsi.

E neppure è lecito ritenere che possa essere falso quanto si ritiene per fede, essendo confermato da Dio in maniera così evidente. Perciò essendo contrario al vero solo il falso, com’è evidente dalle loro rispettive definizioni, è impossibile che una verità di fede possa essere contraria a quei principi che la ragione conosce per natura» (Ibidem, I,7).

L’altro versante del problema presenta un interrogativo delicato: c’è un influsso della fede sulla ragione del credente, nell’ambito delle verità di suo dominio, nel momento cioè in cui attende alla ricerca filosofica e scientifica? Tommaso è esplicito nell’escludere un’interferenza della fede, che leda l’autonomia delle facoltà naturali: «La grazia non abolisce la natura, bensì la perfeziona»; applicando l’enunciato alla conoscenza umana, esso viene a dire che le realtà divine conoscibili per fede penetrano il soggetto conoscente secondo le leggi e le strutture psicologiche del soggetto stesso e non secondo la natura loro propria. L’uomo, dotato di un’intelligenza discorsiva e non intuitiva, la quale peraltro ha bisogno di dare avvio alla razionalità sfruttando le risorse delle conoscenze sensibili, non viene alterato nella sua struttura dalla penetrazione delle verità divine.

La verità di fede costituisce tuttavia un criterio anche per la ragione, perché, come si è visto, Tommaso è convinto che quegli enunciati che sono veri razionalmente non possono essere contrari alla fede; è convinto inoltre dell’impossibilità che una verità di fede sia contraria alla ragione, dal momento che la verità è una e non può essere in contraddizione con se stessa. Non può accadere che la ragione contraddica, con argomenti dimostrativi, le verità di fede; in questo modo Tommaso rivendica la piena autonomia scientifica della ragione nel suo campo, ed insieme è convinto che l’andare contro il dogma sia andare contro la ragione stessa:

«Poiché la fede poggia sulla verità infallibile, e poiché è impossibile dimostrare il falso a partire da una cosa vera, è chiaro che le prove che si portano contro la fede non sono dimostrazioni, bensì argomenti confutabili» (Summa teologica, I, q. 1, a. 8, ad 2).

 

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Il vero sapiente deve mirare a conoscere le cause ultime delle cose, e cioè il loro fine; noi sappiamo infatti che «il fine ultimo di ogni cosa è quello perseguito dal primo autore e motore di essa. Ma il primo autore e motore dell’universo è un’intelligenza, come dimostreremo in seguito. Quindi l’ultimo fine dell’universo è necessariamente un bene di ordine intellettuale: ossia è la verità.

 

Cosa aggiungere a un discorso così limpido sulla verità e il fine ultimo degli enti? Ecco, forse una cosa si può precisare: l’intelligenza dell’uomo non è solo discorsiva, ma anche intuitiva. Esistono entrambe e, specie in alcuni, procedono in mirabile accordo, colmando l’una le carenze dell’altra. A parte ciò, quale profondità in San Tommaso; si mediti questa frase: il vero sapiente deve mirare a conoscere le causeultime delle cose, cioè il loro fine. I moderni in confronto sono solo fiori appassiti.

 

 

 

 

Del 24 Agosto 2021

Nel serraglio della CEI

Bibbia Cei 2008. Quei sottili ma significativi errori di omissione nella traduzione

di Investigatore Biblico

Riprendiamo il nostro studio dopo il riposo e il ritiro spirituale.

Torniamo al nostro cavallo di battaglia, la Bibbia Cei 2008.

Sarebbe bello se potessi affermare che la sezione Errori di traduzione nella Bibbia Cei 2008 sia giunta al compimento, ma il percorso, ahimè, è ancora lungo.

Ho scovato due errori in Esodo 19 (la teofania), che, secondo la mia sensibilità, sminuiscono il tema dell’intervento di Dio e la Sua Onnipotenza.

Partiamo con il primo.

Cei 1974: “Mosè parlava e Dio gli rispondeva con voce di tuono” (Esodo 19,19b)

Cei 2008: “Mosè parlava e Dio gli rispondeva con una voce” (Esodo 19,19b).

In stampa si sono dimenticati un pezzo?

Negativo.

Ci troviamo di fronte a un nuovo caso di omissione, per cui la parola “tuono”, riferita alla voce di Dio, viene deliberatamente cassata.

Per i neo-traduttori Dio risponde a Mosè con una semplice “voce”, togliendo solennità al passo in esame.

Di certo possiamo dire che la “voce di Dio” è già solenne di per sé.

Questo non toglie che un traduttore non sta facendo un buon lavoro se elimina dei termini che possono avere una certa importanza.

Nell’ originale ebraico notiamo una cosa importante: il termine (ֽקוֹל kol, voce) è evidenziato con una piccola asticella verticale sotto la lettera lem. Essa è un piccolissimo segno che conferisce solennità al termine, in quanto riferito a Dio.

Per questo non è corretto tradurre con un semplice “voce”.

Infatti, come giustamente viene tradotto in qualsiasi vocabolario di ebraico biblico, e di conseguenza da tutti gli ebrei, il significato di “kol” è “di una voce espressamente creata per la circostanza, voce fragorosa” (cfr. traduzione a cura di Rav Dario Disegni, Pentateuco e Haftarot, Ed. Giuntina).

Concludendo, invece di migliorarla, la traduzione viene impoverita e, più grave, si sminuisce l’imponenza e la solennità del testo.

Il secondo errore si trova nel medesimo capitolo al v. 22.

Cei 1974: “Anche i sacerdoti, che si avvicinano al Signore, si mantengano in stato di purità” (Es 19,22);

Cei 2008: “Anche i sacerdoti, che si avvicinano al Signore, si santifichino” (Es 19,22).

Qui la differenza è sottile, ma importante.

Nella Cei 74 si raccomanda ai sacerdoti di “mantenersi” in stato di purità.

Nella 2008 viene tradotto con “si santifichino”.

Si potrebbe anche chiudere un occhio sull’uso dei termini purità/santità.

La differenza sta nell’uso del predicato verbale.

Nella nuova traduzione si omette il significato del “si mantengano”.

Da qui scaturisce un’ambiguità nel testo: appare come sufficiente per i sacerdoti di Dio cercare di “santificarsi” solo poco prima di avvicinarsi a Lui, senza specificare la condotta da mantenere successivamente.

L’espressione verbale “si mantengano”, al contrario, indica precisamente che i “sacerdoti” sono chiamati, come oggi del resto, a mantenere sempre una vita di purezza e santità. Quindi non solo al momento di incontrarsi con Dio.

Facendo un parallelismo con la vita laica, è come avallare un comportamento per il quale si ricorra alla confessione esclusivamente quando si è certi di recarsi in Chiesa e fare la comunione, ma fino a quella circostanza tenere una condotta contraria.

Nel testo ebraico compare il termine  ְתַקָ֑דּשׁו) it-kadashu, che letteralmente significa “si mantengano puri”. Nella Cei 2008 è omesso.

Qualcuno, leggendo, potrebbe pensare che siano discorsi di lana caprina. In realtà, le omissioni che ho indicato cambiano e sminuiscono completamente la solennità dell’intervento di Dio nella Scrittura, alterando il significato.

Nuovamente si intravede una velata intenzione di mutare il testo in un semplice racconto, quasi mitologico. Al contrario, non dobbiamo dimenticare che è Parola di Dio (lo affermiamo anche nella Messa).

Pertanto, la Parola di Dio necessita di una traduzione precisa, che conservi la genuinità del testo originale.

Al contrario, alla nuova maniera, il testo perde il vero senso, mutandosi in un’appassionante, ma non veritiera, interpretazione umana dell’Antico Testamento.

Quindi, ben venga la mia ossessione per gli errori di traduzione.

E il rinnovato consiglio di reperire la traduzione precedente, 1974.

Non è in commercio, ovviamente, ma esiste la rete.

Fonte: investigatorebiblico.wordpress.com

 


https://www.aldomariavalli.it/2021/08/24/bibbia-cei-2008-quei-sottili-ma-significativi-errori-di-omissione-nella-traduzione/amp/?

Un piccolo quiz

 Lettera ad Aurelio Porfiri sui giorni della prova

Caro Aurelio,

un piccolo quiz. Citazione: “Appare chiaramente assurdo ed oltremodo ingiurioso per la Chiesa proporsi una certa ‘restaurazione e rigenerazione’, come necessaria per provvedere alla sua salvezza ed al suo incremento, quasi che la si potesse ritenere soggetta a difetto, o ad oscuramento o ad altri inconvenienti di simil genere”.

Sai di chi sono queste parole? Di un papa: Gregorio XVI. Si leggono nella Mirari vos, l’enciclica del 15 agosto 1832 con la quale quel pontefice, Bartolomeo Alberto Cappellari, condannò le tesi di chi sosteneva la necessità di un rinnovamento della Chiesa.

Dalla Mirari vos al Concilio Vaticano II, tutto giocato proprio sull’esigenza del rinnovamento, ci sono centrotrent’anni, che per i tempi della Chiesa non sono moltissimi, eppure è come se fossimo di fronte a due universi non solo diversi, ma opposti, tanto che pensieri come quelli di Gregorio XVI venivano annoverati dal Concilio fra quelli tipici dei “profeti di sventura”, incapaci di mettersi in sintonia con i tempi.

Oltre a ribadire l’indissolubilità del matrimonio (“l’onorando matrimonio dei Cristiani”) e il celibato ecclesiastico (contro il quale vedeva all’opera un’”immonda congiura”), Gregorio XVI si impegnava con la Mirari vos in una forte condanna dell’indifferentismo religioso (“quella perversa opinione… secondo la quale si possa in qualunque professione di Fede conseguire l’eterna salvezza dell’anima se i costumi si conformano alla norma del retto e dell’onesto”) e della libertà di coscienza intesa come totale autonomia del soggetto.

Ora, caro Aurelio, proviamo a paragonare queste affermazioni con documenti come la dichiarazione di Abu Dhabi o Amoris laetitia o anche la Nostra aetate del Concilio Vaticano II, e poi dimmi se non diventa chiaro che la Chiesa, specie col Vaticano II, ha operato una totale inversione di marcia.

E ascolta le seguenti denunce di quel papa: “Viene disprezzata la santità delle cose sacre: e l’augusta maestà del culto divino, che pur tanto possiede di forza e di necessità sul cuore umano, viene indegnamente contaminata da uomini ribaldi, riprovata, messa a ludibrio. Quindi si stravolge e perverte la sana dottrina, ed errori d’ogni genere si disseminano audacemente. Non leggi sacre, non diritti, non istituzioni, non discipline, anche le più sante, sono al sicuro di fronte all’ardire di costoro, che solo eruttano malvagità dalla sozza loro bocca”.

Non c’è che dire: papa Gregorio le cantava! E aggiungeva: “È Nostro obbligo alzare la voce e tentare ogni prova, perché né il cinghiale della selva devasti la vigna, né i lupi rapaci piombino a fare strage del gregge. A Noi spetta guidare le pecore soltanto a quei pascoli che siano per esse salubri, e scevri d’ogni anche lieve sospetto d’essere dannosi. Dio non voglia, o carissimi, che mentre premono tanti mali e tanti pericoli sovrastano, manchino al proprio ufficio i Pastori che, colpiti da sbigottimento, trascurino le pecore o, deposta la cura del gregge, si abbandonino all’ozio ed alla pigrizia”.

Tantissimi anni dopo, a fronte di una Chiesa che sembra ormai essersi dissolta nell’umanesimo ateo dominante, verrebbe da concludere che ha vinto il cinghiale: la vigna è stata devastata. Ma poiché la Chiesa non è degli uomini, bensì è divina, possiamo essere sicuri che vive. E possiamo pregare con le parole che Pio XII, chiedendo che venissero abbreviati i giorni della prova, dedicò nel 1957 alla Chiesa del silenzio, vittima della persecuzione nell’Est comunista: “O Signore Gesù, Re dei martiri, conforto degli afflitti, appoggio e sostegno di quanti soffrono per amor tuo e per la loro fedeltà alla tua Sposa, la Santa Madre Chiesa, ascolta benigno le nostre fervide preghiere per i nostri fratelli della Chiesa del silenzio, affinché non solo non vengano mai meno nella lotta, né vacillino nella fede, ma valgano anzi a sperimentare la dolcezza delle consolazioni da Te riservate alle anime, che Ti degni di chiamare ad essere tue compagne nell’alto della croce… Concedi, o Signore, che siano abbreviati i giorni della prova e che ben presto tutti — insieme coi loro oppressori convertiti — possano liberamente servire e adorare Te che, col Padre e con lo Spirito Santo, vivi e regni per tutti i secoli dei secoli. Così sia!”.


https://www.aldomariavalli.it/2021/08/24/lettera-ad-aurelio-porfiri-sui-giorni-della-prova/amp/?u

Da Ippocrate agli Ipocriti

 ABERRAZIONI IN CORSIA

Niente cure ai non vaccinati: il great reset della Medicina

È in corso un mutamento profondo, che potrebbe segnare la fine della medicina ippocratica e umanistica: lo si vede nella volontà di molti medici di non curare i pazienti che arrivano in ospedale se non vaccinati. E di insultare i parenti che accompagnano gli anziani. Ma quale sarebbe la colpa dei non vaccinati? Non essersi sottoposti ad una profilassi sperimentale? L'idea che ci siano pazienti da castigare fa parte di uno stato etico che ha cancellato 2500 anni di medicina come arte del prendersi cura di ogni persona. 

Da qualche tempo si parla di Great Reset: il grande rivolgimento economico, sociale, politico, mondiale che è stato avviato utilizzando l’epidemia di Covid. È triste e doloroso constatare che si è avviato anche un Reset della Medicina. È in corso un mutamento profondo, che potrebbe segnare la fine della medicina ippocratica, della medicina umanistica.

I segnali più inquietanti vengono dalle dichiarazioni che sempre più spesso vengono fatte dai medici in merito alle cure per le persone non vaccinate.  Già nelle scorse settimane la Rete e i Social hanno cominciato a proliferare di interventi di medici e infermieri che twittavano o pubblicavano sui loro profili Facebook messaggi minacciosi, in cui dichiaravano a chiare lettere la loro volontà di non curare i cosiddetti No-Vax, e anzi, minacciavano di infierire su di loro sbagliando appositamente i prelievi e le iniezioni endovenose, procurando in tal modo, deliberatamente, delle sofferenze ai pazienti.

Scritti meritevoli di denuncia, quanto meno agli ordini professionali. Non è dato di sapere se siano stati aperti dei procedimenti nei confronti di questi aspiranti seviziatori. Io stesso ho appreso direttamente da una parente di un anziano portato in ospedale per polmonite che una volta arrivati, e dopo che i sanitari avevano chiesto se la persona fosse stata vaccinata, alla risposta negativa hanno letteralmente ricoperto di insulti i parenti, con offese pesanti, e cercando in tutti i modi di colpevolizzare i familiari, dicendo che se il paziente muore sarà tutta colpa loro.

Un comportamento indegno di medici. La colpevolizzazione di un malato, o dei suoi congiunti, è qualcosa che non si è mai visto. È come se ad un fumatore venisse diagnosticato un tumore ai polmoni: dovrebbe essere insultato, maltrattato e disprezzato perché non è mai riuscito a smettere di fumare? Si tratta di comportamenti inediti e indegni. Qualche avvocato ormai consiglia alle persone di recarsi in ospedali pronti a registrare le conversazioni con i medici, per tutelarsi da queste aggressioni verbali.

Ma non è finita: se questi episodi, come le citate minacce digitali, potrebbero essere considerati episodi marginali, esagerazioni individuali, ora le dichiarazioni ostili nei confronti delle persone non vaccinate stanno arrivando anche da medici con ruoli di responsabilità, primari di reparti di rianimazione. Una ostilità aperta e in qualche modo istituzionale. “Se non ti vaccini, niente ospedale”, hanno dichiarato, sostenendo apertamente la necessità di “penalizzare i No Vax”.

Ma da quando in qua la Medicina “penalizza” qualcuno? Ci sono pazienti da “castigare”? E quali? Sarebbe una sorta di “Stato etico”, che decide chi è degno di essere curato e chi no. Pensate se questo tipo di logica aberrante fosse stato applicato nei confronti dei malati di AIDS, che contraggono la malattia a causa dei loro stili di vita sessuale. Oppure, potremmo chiedere a questi rianimatori se d’ora in poi si rifiuteranno di curare le persone che hanno avuto dei gravi incidenti stradali, per propria colpa, andando fuori strada o contro un altro veicolo per propria colpa, magari per eccesso di velocità, o per aver passato un semaforo rosso. Secondo la nuova spietata logica, chi sbaglia paga, e per punizione non ha diritto all’assistenza medica. Ma se i casi che abbiamo citato hanno effettivamente all’origine della condizione di malattia una colpa, quale sarebbe la colpa dei non vaccinati? Non essersi sottoposti ad una profilassi sperimentale? E se anche colpa fosse, perché deve essere punita con sofferenze deliberatamente inflitte o addirittura con la morte?

Per quei sanitari che si pongono la domanda: perché mai dovrei curare i No vax, la risposta viene data da tutta la storia di 2500 anni di arte medica, dal Giuramento di Ippocrate in poi.

La storia della Medicina non è soltanto la storia di invenzioni, di scoperte, di progressi scientifici. È anche la storia di uomini che hanno dedicato la propria vita a prendersi cura di chi soffre. Medici, ma anche infermieri, o altre figure che fin dall'antichità praticarono in modo eroico, fino alla santità, l'arte del guarire. Da Gesù Cristo, che era anche medico, fino al Medioevo che inventa gli ospedali, passando per il Rinascimento e infine alla modernità iper-tecnologica dove chi soffre ha bisogno anzitutto di una presenza umana accanto a sè.

E a proposito di religione: è semplicemente terribile il silenzio della Chiesa davanti alle aberrazioni etiche della “nuova Medicina”, di fronte al negare le cure a chi si stabilisce “che non le merita”. Dalla Chiesa dovrebbe venire una fermissima condanna, così come dagli ordini professionali. E invece niente, e la cultura dell’odio e della morte può diffondersi indisturbata. Il tutto a discapito della Medicina intesa come arte del prendersi cura, dell’alleviare le sofferenze, del confortare i malati e i loro congiunti.  

Dalle radici profonde della Medicina intesa come prendersi cura emerge con chiarezza quello che è stato per duemila anni il compito autentico della Medicina: farsi carico, con piena consapevolezza, della sofferenza che incontra, della malattia e della morte, in tutte le circostanze, per tutte le persone di ogni età, etnia, e scelte di vita.

Meno di così, non sarà più Medicina.


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