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domenica 7 settembre 2014

Ipse dixit..

Chiesa, ex vicario di Sepe: “Comunità vescovi mediocre, i fedeli si accontentano”

Don Matino contro i "vescovi calati dall'alto, senza pensare a quanto danno possano fare uomini inadatti". L'intervento all'indomani dell'ordinazione del nuovo ausiliario di Napoli

Chiesa, ex vicario di Sepe: “Comunità vescovi mediocre, i fedeli si accontentano”
A ilfattoquotidiano.it Matino tiene a sottolineare che la sua riflessione riguarda la “situazione generale della Chiesa con particolare riferimento a quella italiana e non una diocesi in particolare”, anche se sottolinea che è naturale che ci sia lettura diversa dettata da una “ovvia consequenzialità dei fatti“. Ma gli occhi del teologo sono rivolti alla “crisi della Chiesa dettata da un governo che non è all’altezza e che come ogni classe dirigente è specchio del Paese”. Quale può essere la soluzione? “Chi è nominato vescovo – spiega Matino – ha bisogno di tempi di formazione. Non può essere subito calato nella mischia. Se un vescovo non ha nessuna capacità per governare deve essere prima formato. Quali esperienze di governo hanno i nostri vescovi? Perché non pensare prima alla formazione e, soltanto se sono all’altezza, consacrarli in un secondo momento altrimenti rimandarli a casa perché la gente non deve pagare quello che è stato scelto dall’alto”.
Matino confessa di “vedere oggi la Chiesa soffrire perché noi preti e vescovi non siamo all’altezza“. E chiede a “Papa Francesco di passare dalla parola ai fatti. Quello di Bergoglio è un tempo di grazia ed è giusto recuperare in modo straordinario la simpatia della gente, ma è difficile riorganizzare il tessuto nella Chiesa”. Per Matino servono “segnali forti di riforma. Se la chiesa sotto casa non funziona a poco serve che ci sia Papa Francesco”. A chi lo accusa che la sua durissima riflessione sia dettata dall’amarezza per non essere diventato vescovo Matino risponde sicuro: “Legittimo pensarlo in tempi di libertà di pensiero, come legittimo da parte mia ritenere che valga la pena correre il rischio della critica, anche la più malevola, se l’argomento è decisivo per fare i conti con la propria coscienza credente e se è materia irrinunciabile per chi vorrebbe una Chiesa diversa”.


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