ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 13 luglio 2015

Perché Dio dà mano libera al diavolo?

E perché gli ha concesso tanto potere sugli uomini?

Sant'Agostino sostiene che, se il diavolo avesse mano libera da Dio, “nessuno di noi rimarrebbe in vita”. “La potenza di Satana non è infinita – si legge nel n. 395 del Catechismo della Chiesa Cattolica -. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l'edificazione del regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo Regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni – di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica - per ogni uomo e per la società, quest’azione è permessa dalla divina Provvidenza, la quale guida la storia dell’uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell’attività diabolica è un grande mistero, ma 'noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio' (Rom 8, 28)”.

Ecco allora che noi ci affidiamo a Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, il quale è venuto “per distruggere le opere del diavolo” (1Gv 3,8) onde liberare noi esseri umani dalla schiavitù di Satana. Gesù Cristo scaccia “i demoni col dito di Dio” (Lc 11,20), nel senso che gli riesce di legare Satana, privarlo di tutto, anche del suo regno, che sta per finire. La stessa cosa fa oggi sulla terra mediante la Chiesa e i sacerdoti esorcisti: “Ecco, io scaccio gli spiriti maligni – viene qui ribadito – e compio guarigioni oggi e domani, e il terzo giorno raggiungerò la mia mèta” (Lc 13,32).

Quindi stiamo tranquilli, poiché dalla nostra parte abbiamo il Forte e la Chiesa, come vedremo presto.

Perché Dio ha concesso tanto potere al diavolo?
Faccio una lunga premessa. Come Dio Padre e Spirito Santo ha unito nel Figlio la natura umana, perché il Figlio dell'uomo “sperimentasse” la debolezza della carne per amarla e redimerla come un “forte” sino alla morte in croce, così ha disposto che agli esseri umani si accompagnasse l'angelo delle tenebre perché essi valutassero il potere loro concesso nel sostenere e affrontare comefigli adulti le forze del male.

In ultima analisi questo potere è stato concesso in Cristo, il quale attrae e dà forza agli spiriti celesti e agli esseri umani. Questi, con la propria intelligenza e libertà non finalizzata al male, giungono allo stato adulto del figlio, proprio quando affrontano e superano il diavolo.

Pertanto, se tutto il piano unitario della creazione è orientato a Cristo, per la centralità dello stesso Cristo non è ammesso che il male e il diavolo prevalgano sul bene e tanto più su Dio medesimo. Inoltre la ribellione di Satana, per voler essere il primo in assoluto, e la sua sconfitta diventano per gli esseri umani freno per non arrogarsi di competere con Dio.

Quando, nei casi di possessione diabolica, si arriva alla fine del ciclo di esorcismi, è bene recitare l'inno cristologico contenuto nella lettera ai Filippesi (cfr. 2,6-11). All'esortazione “perché, nel nome di Gesù, si pieghi ogni ginocchio, degli esseri celesti, dei terrestri e dei sotterranei” (Fil 2,10), l'esorcista e i presenti s'inginocchiano e, sempre, pure l'indemoniato è costretto a farlo. Non ha scampo: il demonio deve piegarsi davanti al Cristo, il quale è vittorioso sul male e su quanto lo rappresenta.

Come mai Dio ci lascia tentare dal diavolo?
La Sacra Scrittura fa intendere che talvolta è Dio medesimo ad affliggere l'essere umano con vari mali, come la peste, la febbre e a volte inviando un angelo sterminatore o uno spirito cattivo o Satana. Nel libro di Giobbe si legge che in un primo momento il Creatore mette in potere del diavolo tutto ciò che è di Giobbe, imponendo però al tentatore di non portare la mano sulla sua persona; poi gli permette di colpirlo anche nel corpo, ma a condizione che gli risparmi la vita.
Il diavolo opera in modo ordinario, tentando gli esseri umani al male. Come si è ribadito, anche Gesù si è sottoposto alle tentazioni del maligno e l'ha vinto perché, se avesse accondisceso, sarebbe stato come rinunciare al tesoro per una moneta falsa. Cosa avrebbe potuto offrire il diavolo a Gesù che il Signore non avesse? Satana, insidiando il Figlio di Dio, pur sapendo che l'Unigenito nel seno del Padre non può peccare perché è il Bene stesso, lo fece anzitutto allo scopo, senza riuscirci, di “deformare” davanti al mondo l'immagine del Cristo, che è il “più bello […] tra i figli dell'uomo” (Sal 45,3).

Pertanto nessuno è tentato al male da Dio, perché Egli ha il disgusto naturale del male. Ci dà, per così dire, degli stimoli e talvolta permette che veniamo messi alla prova, affinché siamo liberati spiritualmente dalle scorie e venga decantato il nostro desiderio di bene, convinti di poter accogliere l'amore divino ed esserne colmati, in conformità al nostro anelito e contenitore, al bicchiere o alla botte disponibili, sicché nulla più ci manchi per quanto riguarda la vita e il bene.

Insomma, il Signore permette che il diavolo ci tenti ma non oltre le nostre possibilità. Il demonio può tentare l'uomo per indurlo al male, ma solo perché Dio lo permette e comunque solo per breve tempo, affinché la persona, divenuta “esperta”, possa vincerlo insieme a Cristo e abbandonarsi in Dio Padre. Così pure, egli non c'impone il suo amore, sebbene desideri ardentemente amarci. Non s'impone nel donarsi né all'inizio né durante la storia dell'umanità. Si propone prima in Cristo, poi alla fine del tempo definitivamente, faccia a faccia e così come egli è.

[Tratto da Padre Amorth, "Dio è più bello del diavolo. Testamento spirituale" (Edizioni San Paolo)]




http://www.aleteia.org/it/religione/q-a/perche-dio-permette-tentazione-diavolo-amorth-5816659801538560?page=2

Il cardinal Caffarra racconta: Suor Lucia mi scrisse



Prima di chiudere la XX Settimana della Fede nell’arcidiocesi di Lecce, sabato, 16 febbraio 2008, nella cripta del santuario di “Santa Maria delle Grazie”, accanto alla tomba di San Pio da Pietrelcina, sua eminenza il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, ha celebrato la Santa Messa. Al termine si è fermato in preghiera sulla tomba di Padre Pio, ha visitato i luoghi santificati dal Serafino crocifisso del Gargano ed ha risposto ad alcune domande ai microfoni di Tele Radio Padre Pio. Tutte le sue risposte meritano attenzione e sono più che mai attuali, ma richiamiamo in particolare l'ultima, che dà il titolo all'articolo.




Eminenza, di recente Lei ha dichiarato al Corriere della Sera di aver sempre avuto una grande devozione per Padre Pio. Ci racconti perché.
Gli sono molto devoto fin dagli inizi del mio sacerdozio, perché vissi un’esperienza un po’ singolare. Ero sacerdote da qualche mese, e venne a trovarmi, per essere aiutato, un confratello, molto più anziano, che stava attraversando una grave crisi di fede. Non si può descrivere che cos’è una crisi di fede in un sacerdote: terribile! Gli dissi: fratello mio, io son troppo piccolo, non mi sento di portare un tale peso. Vai da Padre Pio.
Lui venne, e mentre parlava con il Padre ebbe una grande esperienza mistica in cui sperimentò, fortissima, la misericordia di Dio. Ora è uno dei sacerdoti più buoni che io conosca. Ecco, cominciò tutto così.

Ha conosciuto personalmente san Pio da Pietrelcina?
No, perché non ho mai avuto il coraggio di venire, ritenendo che non dovevo fargli perdere del tempo! Poi invece… tante volte, non saprei dirle quante, non le ho mai contate! Ritengo che Padre Pio si inscriva in quella sequela dei grandi mistici che hanno una caratteristica: la profondissima partecipazione alla croce di Cristo, perché portano su di sé la grande tragedia dell’uomo d’oggi, l’ateismo.
Padre Pio, santa Gemma Galgani, santa Teresa Benedetta della Croce, Madre Teresa, il Curato d’Ars: hanno tutti questa profonda esperienza di sedersi a tavola con i peccatori, di vivere la loro esperienza, di portare, in maniera diversa, il peso dell’agonia del Getsemani, testimoniando l’amore di Cristo che prende su di sé il dolore dell’uomo che ha lasciato la casa del Padre e non vuol ritornare, pur sentendo nel suo cuore che si sta meglio nella casa del Padre che a pascolare porci…
L’uomo d’oggi continua a pensare che si possa vivere come se Dio non ci fosse; e vediamo la devastazione che questo ha causato.

C’è una profezia di suor Lucia dos Santos, la veggente di Fatima di cui il 13 febbraio scorso è cominciato il processo di beatificazione, che riguarda “lo scontro finale tra il Signore e regno di Satana”. E il campo di battaglia è la famiglia. Vita e famiglia. Non tutti sanno che Lei ebbe da Giovanni Paolo II l’incarico di ideare e fondare il Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia che oggi ne porta il nome (il card. Caffarra ne è Professore Emerito, ndr).



Il Card. Caffarra e la Madonna di San Luca
Sì. All’inizio di questo lavoro affidatomi dal Servo di Dio Giovanni Paolo II, ho scritto a suor Lucia di Fatima, attraverso il vescovo perché direttamente non si poteva fare. Inspiegabilmente, benché non mi attendessi una risposta, perché chiedevo solo preghiere, mi arrivò dopo pochi giorni una lunghissima lettera autografa – ora negli archivi dell’Istituto – in cui è scritto: lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo.

E poi concludeva: ma la Madonna gli ha già schiacciato la testa. Si avvertiva, anche parlando con Giovanni Paolo II, che questo era il nodo, perché si toccava la colonna portante della creazione, la verità del rapporto fra l’uomo e la donna e fra le generazioni. Se si tocca la colonna portante crolla tutto l’edificio, e questo adesso noi lo vediamo, perché siamo a questo punto, e sappiamo. E mi commuovo, leggendo le biografie più sicure di Padre Pio, di come quest’uomo fosse attento alla santità del matrimonio, alla santità degli sposi, anche con giusto rigore più di una volta.
[Fonte: Voce di Padre Pio, marzo 2008 (pag. 72-74)]



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