ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 21 settembre 2015

La verità oltre la coltre delle nebbie mediatiche

LOTTERIA SODOMIA

    Dal punto di vista mediatico i prossimi mesi ci permetteranno di assistere all’apoteosi del qualunquismo cattocomunista e della propaganda radicalchic. Ormai il livello di autocoscienza delle persone si è notevolmente abbassato di Eugenio Benetazzo  


LOTTERIA SODOMIA
  


Dal punto di vista mediatico i prossimi mesi ci permetteranno di assistere all’apoteosi del qualunquismo cattocomunista e della propaganda radical chic.
A mio modo di vedere dobbiamo imparare a metabolizzare il tutto come se fosse una sorta di nuovo reality dal taglio molto comico: penso sia l’unico modo per passare l’inverno senza avere la nausea ogni volta che ci si sintonizza su un emittente nazionale per ascoltare un approfondimento sui principali fatti di cronaca. Adesso infatti tutta l’attenzione mediatica è focalizzata sul muro in costruzione in Ungheria e sulla sua principale funzione ovvero fermare l’avanzata e l’ingresso di clandestini provenienti dalle aree balcaniche attraverso il confine serbo. In realtà usare il termine muro è improprio e fuorviante, trattasi nello specifico di una semplice rete metallica di filo spinato presidiata da forze militari come dovrebbe essere ogni confine nazionale. Un paese sovrano come l’Ungheria ha decretato che attraversare questo muro o rete di contenimento senza i relativi permessi rappresenta da qualche giorno un crimine punito fino a tre anni di reclusione. La propaganda buonista in Italia ovviamente condanna ferocemente il governo ungherese, al pari di come stanno facendo alcune istituzioni internazionali tipo l’ONU e parte dell’Unione Europea, quest’ultima entità astratta che può essere considerata come la causa primaria di quanto sta accadendo attorno ai suoi confini, volutamente non presidiati per ragioni di cui abbiamo parlato in altri post.
Si è arrivati a paragonare l’Ungheria alla Germania Nazista per innalzare il tono della conversazione e porre in cattiva luce questa nazione europea che si comporta da sovrana sul proprio territorio, proprio come dovrebbe essere. Stando ai vari giornalisti buonisti e commentatori di sinistra, questo muro è una vergogna per l’intera umanità e per le vicende che caratterizzano quest’epoca infelice. Peccato che sia solo questo muro che scandalizza così tanto, nessuno infatti si sogna di contestare o mettere in discussione il muro che ha alzato Israele nei confronti della Cisgiordania (un tempo provincia siriana), un muro di cemento cinque volte più lungo di quello ungherese, con la differenza che quello israeliano non è una rete metallica ma una invalicabile barriera di cemento. Stranamente tale muro trova il consenso di tutta la propaganda buonista, anzi si è arrivati a ribattezzarlo con il termine di barriera di sicurezza, mentre quello ungherese è stato definito il muro della vergogna anche se di fatto stiamo parlando di una reticolo metallico. Costruire muri, protezioni e cercare di difendersi fa parte della natura di ogni essere animale, essere umani compresi, pensiamo solo a quanti animali lo fanno quotidianamente con vari espedienti al fine di sentirsi protetti da chi è da loro diverso: è naturale cercare difesa quando si viene aggrediti o si teme per una potenziale aggressione o pericolo.
In rete è pieno di filmati che mostrano come la censura mediatica occidentale abbia operato in questi mesi per evitare di far vedere chi sono veramente i clandestini che adesso sono stati battezzati migranti economici. Su uno degli ultimi servizi giornalisti che ho visto, la reporter parlava di profughi in fuga dal loro paese, citando il Pakistan, la Nigeria, il Bangladesh: peccato che in nessuno di questi paesi via sia in corso una guerra civile. Se fossimo in un altra epoca staremmo già in pieno conflitto civile, tuttavia grazie ad un instupidimento globale reso possibile dai social network e da una educazione e formazione scolastica ormai aberrante, il livello di autocoscienza medio delle persone si è notevolmente abbassato. Abbiamo compreso che questi flussi di immigrazione clandestina servono all’Unione Europea per rafforzarsi demograficamente consentendo in questo modo la sostenibilità finanziaria di tutti i propri sistemi di welfare e retirement. Gli USA per chi non lo sapesse gestiscono il tutto con la Green Card Lottery conosciuta ufficialmente con il termine di Diversity Immigrant Visa Program istituita nel 1990 con l’Immigration e Nationality Act. Sostanzialmente si tratta di una vera e propria lotteria che assegna a caso un numero massimo di 55.000 permessi di residenza permanente a immigrati provenienti da paesi con un basso tasso di immigrazione nei confronti degli USA stessi.
Gli USA non possono essere considerati come l’Europa, in quanto trattasi di una nazione giovane (se rapportata ad altre) che è nata ed ha preso forma proprio con l’immigrazione di risorse umane da altre parti del mondo essendo stata una terra vergine poco abitata (tralasciando il vergognoso sterminio indiano). Nonostante questo ancora ad oggi è il paese in cui le tensioni e le differenze razziali e sociali sono tre le più acute e problematiche di tutto il mondo. Nemmeno gli USA tuttavia sono sono stati cosi folli da rilasciare mediante lotteria il visto a chiunque, vi sono immigrati di alcuni paesi che sono considerati non eliggibili ovvero non possono in ogni caso partecipare all’estrazione a sorte della Green Card. Tra queste nazioni troviamo ad esempio l’Etiopia, l’Egitto, la Nigeria, il Pakistan, il Bangladesh, la Colombia e cosi via: la lista di questi paesi varia nel tempo a seconda delle guide linea del Dipartimento di Stato. Quindi anche nei confronti di coloro che grazie alla sorte potranno entrare negli USA con un regolare permesso di residenza, l’America attua una selezione sulla base di criteri sia statistici che demografici. Da circa un anno invece l’Unione Europea ha voluto varare un programma molto più audace e conveniente (tuttavia senza alcuna legittimazione) incentrato sulla condotta del Just Come, Then Enter ossia il primo che si presenta sui nostri confini da clandestino entra senza difficoltà e ottiene una serie di benefici economici a discapito di chi invece decide di entrare per vie legali e spesso molto costose: alcuni l’hanno battezzata Lotteria Sodomia.

di 


Eugenio Benetazzo

ONG europea in Turchia distribuisce manuali a chi vuole immigrare clandestinamente

Su una spiaggia nell’isola greca di Lesbo, giornalisti del canale televisivo Sky News hanno scoperto un piccolo vademecum distribuito ai candidati per l’immigrazione clandestina con suggerimenti, mappe, numeri di telefono e consigli per attraversare illegalmente l’Europa.
Questo manuale distribuito dalla ONG w2eu (“Welcome to Europe” – Benvenuti in Europa) era stato dimenticato da un clandestino tra giubbotti abbandonati e gommoni perforati. In copertina, un giovane uomo su una spiaggia al tramonto, rivolto verso il mare, con i piedi vicino ai remi della barca che servirà per fare la traversata.
La guida, scritta in arabo, contiene i numeri di telefono delle organizzazioni che possono aiutarli nel loro viaggio clandestino, come la Croce Rossa e l’UNHCR. Contiene anche una scheda con le solite spiagge di arrivo piene di imbarcazioni illegali. Sul retro della guida sono rappresentate fotografie di soleggiate isole greche, il porto Mitilene, Lesbo, e un uomo sorridente con la didascalia: “Quando sono arrivato a Mitilene, ho capito che non ero più un bambino. ”
Il giornalista di canale Sky News è riuscito a parlare con un volontario di w2eu, il quale ha spiegato che la sua organizzazione stava distribuendo queste guide gratuitamente in Turchia. Tra i numeri di telefono forniti, un servizio di assistenza 24h / 24 in caso di problemi in mare al quale risponde un volontario che poi si occupa di chiamare la guardia costiera greca affinché vada a prelevarli. Sonia ,la volontaria che il canale Sky News ha contattato, lavora per questo numero verde dall’ Austria dove vive. Parla l’arabo. Spiega che la sua organizzazione è composta da un centinaio di persone con sede in Europa e Nord Africa. Il server del sito web della ONG si trova in Germania.
W2eu sul sito, dice “Diamo il benvenuto a tutti i viaggiatori che hanno intrapreso questo difficile percorso e auguriamo a tutti un buon viaggio, perché la libertà di movimento è un diritto di tutti! “(Sic).
La rete Internet che w2eu dirige è stata finanziata dalla Fondazione Open Society di George Soros, un miliardario ungherese di origine ebraica che, tra gli altri progetti, ha anche il rovesciamento Viktor Orbán nel suo paese d’origine.
Per quanto riguarda questa guida, non ho trovato niente che andasse oltre la semplice accusa, anche se vediamo che le fondazioni di George Soros appaiono nella stessa nebulosa di organizzazioni internazionaliste immigrationniste che favoriscono la rimozione delle frontiere esterne dell’Unione europea e danno consigli alle persone che vogliono arrivare in Europa, legalmente o illegalmente.
Tratto da Thankyou Oriana
Nota:
Solo al teleutente italiano  possono far credere che migliaia o perfino decine di migliaia di persone decidano tutti nello stesso momento di muoversi  “spontaneamente” ,  di prendere le proprie cose, “armi e bagagli” e partire per un viaggio verso la meta europea.
-Solo ai plaudenti elettori di Renzi e del PD si può far credere  che migliaia o decine di migliaia di persone non siano organizzate, scaglionate e prima ancora preavvisate  di quando partire.
-Soltanto ai lettori di Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa ed il Fatto,   possono far credere che le autorità dello Stato di partenza (la Turchia di Erdogan) siano all’oscuro di tutto  e non siano invece proprio quelle che organizzano l’esodo.
-Solo al teleutente possono nascondere che ci sono accordi bilaterali da decenni tra gli Stati.
-Solo agli estimatori  della Boldrini, della Bonino e di Vendola  si  può  far credere che gli Stati che dovrebbero accogliere i migranti, a loro volta, non sappiano nulla e non abbiano ricevuto precise “direttive”.
-Solo al teleutente dei canali RAI e Mediaset si può far credere che quegli Stati non possano far nulla, e anche con largo anticipo, se solo lo volessero, per fermare o limitare a quanto voluto l’immigrazione.
-Solo al pubblico beota  infine si può far credere che le stesse persone intenzionate ad emigrare si muovano, spendano soldi e affrontino viaggi lunghi e disagevoli, senza aver avuto prima una garanzia  di poter essere accolte nei paesi di destinazione.
-Solo il teleutente italiano può credere alla narrazione dei mezzobusti delle reti TV dell’improvvisa “ondata”, e non  capire invece che tale ondata  è la conseguenza precisa e voluta di un altrettanto precisa volontà poòlitica sovranazionale.
Soltanto gli imbecilli non hanno ancora compreso che tutto il fenomeno è stato attentamente pianificato dalle centrali di potere mondialiste per destabilizzare il sistema sociale dei paesi europei.

Nella foto sopra: ondata di profughi arrivata sull’isola greca di Lesbo

Due vescovi e un medico di Aleppo: «Eliminare le cause della guerra. E aiutare i siriani a rimanere»

- di Marinella Correggia -
Siria e profughi – La verità oltre la coltre delle nebbie mediatiche
Due vescovi e un medico di Aleppo: «Eliminare le
cause della guerra e aiutare i siriani a rimanere»
Siria – La questione dei profughi oltre il luogo comune e le falsità dei
media di regime che appoggiano l'iper immigrazione indiscriminata
senza individuare le cause reali della "guerra"

di Marinella Correggia
reali cause guerra in siria
 Siria – Ecco come bloccare il flusso di profughi verso l'Europa                
Aleppo, Siria – di Marinella Correggia   Gli aleppini, un popolo in faticoso cammino con le taniche d’acqua a far la spola dai camioncini cisterna alle scale di casa. Gli aleppini senza elettricità che scoppiano di caldo d’estate e non sanno come scaldarsi d’inverno. Gli aleppini e in genere i siriani ormai all’80% senza lavoro remunerato a causa della guerra: ha un reddito quasi solo chi è dipendente statale. L’impossibile, rischiosa vita quotidiana dei siriani che non riescono o non vogliono lasciare quartieri e patria è descritta  nelle lettere del dottor Nabil Antaki, volontario dei Maristi Blu (vedi qui Banalizzazione dell’orrore: lettera dai Maristi di Aleppo). La lettera n. 23 dell’8 settembre (per intero è  ricorda quello che «non fa più notizia» nei quartieri ancora controllati dall’esercito nazionale ma presi di mira dall’al Qaeda siriana, Al Nusra: «Aleppo manca di acqua e gli abitanti hanno sofferto molta sete e molto caldo quest’estate. Non era a causa della siccità o dell'abbassamento del livello dell'acqua nell'Eufrate. La stazione di pompaggio esiste e non è stata distrutta. Siamo stati alla mercé di bande armate che hanno deciso di tagliarci l’acqua (con 40 gradi all'ombra) durante molte settimane». Così le autorità hanno scavato pozzi per fornire di acqua circa due milioni di persone: «Aleppo è diventata una gruviera». Il medico non si limita a riferire sulla situazione ad Aleppo e sull’impegno dei volontari locali, ma ammonisce: «Nel frattempo, fermate quella che avete scatenato in Siria e vedrete che il flusso dei profughi che vi disturba si prosciugherà perché le persone preferiscono restare a casa loro e conservare la loro dignità. Non dobbiamo dimenticare le migliaia di profughi che sono morti annegati o asfissiati. Vi siete indignati solamente quando i vostri media vi hanno mostrato l'immagine straziante del piccolo Aylan su una spiaggia turca. Bisognava farlo prima, e anche adesso, dopo questo dramma.»
 La Verità di un testimone oculare                                                                  
Padre George Abou Khazen, francescano libanese, vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino, è in Italia per la riunione del Pontificio consiglio Cor Unum sulla crisi siriana e irachena. L’avevamo incontrato esattamente un anno faNell’emergenza quotidiana dei siriani, quanto e come incidono le sanzioni occidentaliI siriani già stremati da oltre 4 anni di guerra sono puniti anche dalle sanzioni. Dobbiamo ringraziare il fatto che  la Siria ha tuttora fabbriche di medicinali che funzionano, altrimenti ci mancherebbero del tutto anche quelli. Ma la penuria è totale. Per esempio non arrivano i macchinari per gli ospedali. Tanti posti di lavoro sono stati  soppressi a causa della guerra peggiorata dalle sanzioni. Non si riesce a mandare il denaro agli studenti siriani all’estero con borsa di studio. Manca tutto e anche gli idrocarburi, perché i nostri pozzi sono nell’area controllata dal califfato. (Video intervista tv – vedi qui Mons Abou Kazen descrive menzogne guerra di Siria).
 Non favorire le partenze ma aiutare chi rimane                                        
I siriani che cercano di arrivare in Europa scappano soprattutto dalle zone conquistate dal califfato, ma anche dai quartieri di Aleppo. L’accoglienza è importante, ma se il paese si svuota…? E’ proprio così. La Siria si svuota del suo popolo…Noi chiediamo, con forza, sì di accogliere chi è già arrivato da voi, ma soprattutto di aiutare chi rimane, anziché favorire le partenze. L’emorragia di cervelli e braccia è enorme. I benestanti sono già andati via anni fa, accolti anche grazie alla loro disponibilità di capitale. La classe media se ne sta andando adesso, vendono la casa e partono cercando asilo. Sono partiti in questi anni di guerra 35.000 medici, dopo aver studiato del tutto gratis. Se ne vanno tanti giovani che non vogliono rischiare la vita facendo il servizio militare di leva. Rimangono i poveri. Perché non si pensa a eliminare le cause di questo fenomeno?
 Una guerra alimentata da interventi occidentali diretti                            
Già, le cause. E’ proprio impossibile che finisca la guerra, alimentata da interventi armati occidentali diretti – come in Iraq e Libia – e indiretti – come in Siria? Un sondaggio pubblicato dal Washington Post su siriani delle 14 province del paese rivela che il 64% di loro ritiene possibili soluzioni diplomatiche, il 65% ritiene che si possa tornare a convivere e il 70% è contrario alla divisione del paese. Certo! La pace non è mai impossibile. Anche in Libano sembrava che il conflitto sarebbe durato per sempre. E nell’operare per la pace tutti possono avere un ruolo. Ricordo che per esempio l’avvio di negoziati fra israeliani e palestinesi, decenni fa, iniziò perché il sindaco di Betlemme fu invitato in Italia e da lì iniziarono una serie di passi…anche se l’esito non è stato molto felice. Ma se la guerra va avanti, e se la Siria cade nelle mani del califfato e dei suoi cugini, se viene spezzettata in staterelli, è finita per tutto il Medioriente. Come prima cosa occorre un cessate il fuoco e un processo politico. Il governo siriano ha aperto all’opposizione ma ovviamente non si può accettare che abbiano una parte anche gli 85.000 combattenti stranieri, sostenuti dall’estero. Bisogna guardare alle cause della tragedia ed eliminarle… Grandi potenze straniere e gruppi tuttora appoggiano economicamente gruppi armati. Che sono più o meno come lo Stato islamico, come Jabath al Nusra e altri.
 Il califfato creato dagli Usa e dai governi mondialisti                               
E allora come sconfiggere il califfato dell’Isis, che l’82% dei siriani intervistati dal suddetto sondaggio ritiene creato dagli Stati uniti e comunque dall’estero? Che cosa può fare l’Italia, che finora ha agito al traino di Usa, Arabia saudita, Qatar, Turchia, Francia e Gran Bretagna, contribuendo all’escalation? Vanno chiusi i rubinetti! Da dove entrano le armi? E i camion e i mezzi militari fiammanti? Chi addestra e chi fa passare uomini venuti da combattere da tutto il mondo in Siria e Iraq? E chi compra il petrolio dei giacimenti che adesso sono controllati dall’Isis in Siria e Iraq? Chi compra dai terroristi i reperti archeologici iracheni e siriani, il tesoro forse più ricco al mondo? (ndr. Questo ha anche dichiarato padre George in un’intervista a la 7: vedi qui ).  Mi chiedo poi come mai non tagliano le linee di approvvigionamento: abbiamo tutti visto nel deserto i mezzi dell’Isis incolonnati, era così difficile fermarli? E perché non tagliano le comunicazioni? E’ tutto possibile, se si vuole, con la tecnologia.. Ma forse il califfato è servito e continua a servire…
 L'aiuto materiale a chi rimane n Siria                                                            
Dal punto di vista dell’aiuto materiale a chi rimane in Siria, che cosa possono fare paesi, gruppi e singole persone? Tanto! I Fratelli Maristi, la Caritas, la Mezzaluna siriana si danno da fare con l’aiuto della popolazione, in fratellanza. Direttamente gestiamo il programma di fornitura di acqua con camioncini muniti di serbatoi, pompe e generatore. Un ospedale religioso cura gratuitamente i feriti gravi di guerra. Distribuiamo alimenti e pasti caldi. Organizziamo attività pedagogiche per i bambini e gli adolescenti. Ci piacerebbe anche  «adottare una…finestra»: ovvero aiutare chi rimane a riparare in parte le case danneggiate. Così oltretutto si darebbe lavoro ad artigiani.
 La verità nella testimonianza del vescovo di Aleppo                                  
Monsignor Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo,  presidente di Caritas Siriaè intervenuto alla conferenza stampa «Cristiani di Siria: aiutateci a rimanere» organizzata da Aiuto alla Chiesa che soffre, Roma 16-IX-2015. Chi rimane, e l’esodo che contribuisce alla rovina del paese. «Quando vado per strada ad Aleppo vedo miseria ovunque…i ricchi sono partiti da un pezzo, la classe media è diventata povera, i poveri si sono immiseriti. Le sanzioni alla Siria contribuiscono alla disgrazia». «Conosco l’esperienza degli immigrati cristiani caldei che dall’Iraq sono arrivati in Siria. È un’esperienza di morte, di fine della presenza cristiana. Cerco quindi di far rimanere le persone qui, anche se capisco chi va via». «I ragazzi scappano per non rischiare la vita con il servizio di leva. Tanti  vanno via perché non si sa quando finirà la tragedia, e la povertà spinge via. Inoltre l’Occidente esercita un’attrattiva forte».
 Le colpe e i colpevoli                                                                                         
Le colpe e i colpevoli «Aleppo si trova a 40 chilometri dal confine con la Turchia che accoglie gruppi armati, li forma, li arma; da almeno 5 punti lanciano attacchi ai nostri quartieri. Ho paura che Aleppo faccia la fine dell’irachena Mosul…».  «Tutta questa guerra ha lo scopo di distruggere e dividere la Siria, per interessi strategici esterni e per il commercio di armi. Gli estremisti armati sono sostenuti da varie potenze sunnite»«Da 5 anni aspettiamo una soluzione, ma sembra che ci sia la determinazione di continuare  la guerra fino a distruggere tutto, tutto come in Iraq, come in Libia, come in Yemen».
 Il rimpianto della convivenza                                                                         
Il rimpianto della convivenza «Non vorremmo in Siria parlare di persecuzione, non è la nostra storia. Questa non è la Siria, sono gruppi e pensieri che arrivano dall’esterno. Cristiani e musulmani hanno sempre convissuto, superando i conflitti… ». La pace è sempre possibile, ma… «Una soluzione politica, negoziale è ancora possibile, i siriani sono capaci di riconciliazione.». All’Agenzia stampa Fides, monsignor Audo spiega: «Noi facciamo di tutto per difendere la pace mentre in Occidente dicono di fare tutto in difesa dei diritti umani, e con questo argomento continuano anche ad alimentare una guerra infame. E' il paradosso terribile in cui ci troviamo. Non riusciamo più a capire cosa vogliono davvero».
Marinella Correggia
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Monsignor Zenti, "l'anti-Galantino" arriva da Verona
21 settembre 2015, Americo Mascarucci
I problemi del lavoro sono stati sempre al centro della sua azione pastorale, sin da quando era vescovo a Vittorio Veneto


Monsignor Zenti, 'l'anti-Galantino' arriva da Verona
Giuseppe Zenti attuale vescovo di Verona per denunciare il dramma dell' occupazione si è scontrato con tutti i governi, con Prodi prima e con Berlusconi poi. I berlusconiani lo accusavano di essere un "vescovo rosso ", a sinistra invece lo hanno sempre etichettato come filo leghista

Con la Lega Nord in effetti Zenti ha sempre intrattenuto ottimi rapporti, specialmente con Luca Zaia e Flavio Tosi. Anche stavolta quindi non c' è da stupirsi se dal Carroccio sono giunti pubblici apprezzamenti nei confronti del vescovo che, dopo aver confermato il proprio impegno per l' accoglienza dei profughi, ha evidenziato come i 35 euro al giorno a questi destinati andrebbero riconosciuti dallo Stato innanzitutto alle famiglie dei disoccupati italiani. Una posizione comune del resto a quella di diversi parroci del Nord che sono stati accusati di prestare il fianco a Salvini. 

Adesso l' invito a pensare agli italiani prima che ai profughi arriva da un vescovo di peso, che, seppur accusato di simpatie leghiste, sembra offrire un assist straordinario al segretario leghista che da oggi potrà vantarsi di avere anche appoggi importanti nella Cei. Accusa che non spaventa affatto Zenti abituato alle polemiche, ancora di più dopo che alle ultime elezioni regionali è finito al centro delle cronache per aver, pare, invitato i parroci ad adoperarsi per favorire la vittoria di Zaia.  Perché oltre ai temi del lavoro, al vescovo di Verona sta molto a cuore anche la difesa della famiglia, messa a rischio a suo giudizio proprio dal Pd (sarebbe anche uno dei vescovi che disattendendo le direttive della Conferenza Episcopale avrebbe mobilitato le famiglie per partecipare al Family Day del 20 giugno scorso ). 

Insomma una spina nel fianco di monsignor Galantino ed un autorevole voce di opposizione (isolata ? ) nella Cei al cattoprogressismo del segretario generale?
http://www.intelligonews.it/articoli/21-settembre-2015/30750/monsignor-zenti-l-anti-galantino-arriva-da-verona

COMODO DIRE "MIGRANTI ECONOMICI"
profughi
DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it
E' ineccepibile il tentativo di Angela Merkel di ripristinare, a livello europeo, il principio del diritto d'asilo per chi fugge dalle guerre. E' un diritto che esiste dalla notte dei tempi (come il dovere del soccorso in mare) e che comunque è sanzionato da tutte le convenzioni internazionali. Naturalmente la Merkel è stata ferocemente criticata da tutte le destre europee che vedono gli immigrati come il fumo negli occhi, sotto qualsiasi forma si presentino. Poi è stata nuovamente criticata, sempre dalle destre, quando ha sospeso il trattato di Schengen: ecco prima incita i migranti a venire in Europa e poi li stoppa alle sue frontiere.


Come ha spiegato al Fatto il direttore di Die Zeit Giovanni di Lorenzo: «è una misura temporanea causata dal massiccio afflusso di profughi». Un modo per regolare il traffico evitando ingorghi che rallentano le operazioni. Insomma Angela Merkel, qualsiasi cosa faccia, ha sempre torto per i governi europei, di destra e di sinistra, è un pungiball su cui scaricare le proprie inefficienze. Invece Angela è l'unico uomo di Stato esistente in Europa. Lo dimostra anche il suo tentativo, ovviamente cauto, di avvicinarsi alla Russia e di sganciarsi dagli Stati Uniti. Perché 'l'amico americano' non è più affatto un amico. In economia è un competitor sleale perché mentre l'Europa pratica, sotto la guida della Merkel, una politica di austerità, quelli, dopo il crac del 2008, hanno immesso nel sistema crediti, che sono denaro, per trilioni di dollari creando una bolla speculativa che prima o poi ricadrà addosso a tutti (del resto tutte le crisi finanziarie globali a partire da quella di Wall Street del 1929 sono venute dall'America). Negli Esteri gli Usa stanno praticando, ormai da tre lustri, una politica irresponsabile di aggressività nei confronti del mondo musulmano che ha dato origine, fra l'altro, all'insidiosissimo fenomeno dell'Isis. Loro se lo possono permettere perché quel mondo ce l'hanno a diecimila chilometri di distanza, noi no perché ci sta sull'uscio di casa. In ogni caso sono convinto che se mai l'Europa politica si farà davvero, sarà e dovrà essere a guida tedesca. Perché la Germania, per posizione geografica, per popolazione, per cultura, ne ha se non il diritto la forza. E comunque se dobbiamo dipendere da qualcuno, meglio dai tedeschi che dagli americani com'è stato finora.
Ma nell'impostazione proposta e imposta dalla Merkel nei confronti dei migranti c'è un tarlo. I cosiddetti 'migranti economici' devono essere rispediti nei loro Paesi. Chi sono i cosiddetti 'migranti economici'? Sono neri dell'Africa subsahariana che non fuggono da nessuna guerra ma dalla fame. Nella generale ignoranza che ormai contraddistingue il mondo occidentale si pensa che l'Africa Nera sia sempre stata alla fame. Non è così. Ai primi del Novecento era alimentarmente autosufficiente, lo era ancora in buona sostanza (al 98%) nel 1961. L'autosufficienza è scesa all'89% nel 1971, al 78% nel 1978 e così via precipitando. La situazione di oggi è sotto gli occhi di tutti. Cos'è successo nel frattempo? Che i Paesi industrializzati, sempre alla ricerca di nuovi mercati, per quanto poveri, perché i propri sono saturi, hanno introdotto in Africa Nera il loro modello di sviluppo, disarticolando la cultura, la socialità e l'economia di sussistenza (autoproduzione e autoconsumo) su cui quelle popolazioni avevano vissuto, e a volte prosperato, per secoli e millenni. E quindi la fame. E' uno dei tanti effetti perversi della globalizzazione.
E qui si pongono due questioni. Una è teorica. Se il capitale ha diritto ad andarsi a cercare il luogo della terra dove ritiene di poter essere meglio remunerato, lo stesso diritto non dovrebbero averlo gli uomini? Il denaro vale quindi più degli uomini? Questo nemmeno il vecchio Adolfo avrebbe osato sostenerlo.
Questione pratica. I neri africani (escludendo il Sud Africa che fa caso a sè) sono 700 milioni. Se solo una quota significativa di questa gente viene da noi ne saremo sommersi. Aiutarli economicamente? Sarebbe 'un tacon peso del buso' perché li integrerebbe ancor più strettamente in un sistema che è destinato inesorabilmente a stritolarli. Dar loro «non il pesce ma gli strumenti per pescarlo» come dicono molte anime pie? Nel padiglione Onu all'Expo c'è un comico filmato il cui senso è che noi dovremmo insegnare agli africani come si fa l'agricoltura. Ma se sono millenni che quelli hanno vissuto di agricoltura! Semmai dovrebbero essere loro a insegnarla a noi. Ai tempi di un G7 di molti anni fa ci fu un controsummit dei sette Paesi più poveri del mondo, con alla testa l'africano Benin, al grido di «Per favore non aiutateci più!».
La sola cosa che dovremmo fare è andarcene da quei mondi, con le nostre aziende assassine e la nostra cultura paranoica. Via, raus,'foera di ball'. Ma a parte che non lo faremo mai (e adesso ci si sono messi anche i cinesi che si comprano l'Africa Nera e la sua terra a regioni) nemmeno questo sarebbe risolutivo. I neri africani sono in una posizione di non ritorno. Non possono ritornare alle loro economie perché le terre che, sotto il nostro impulso o imposizione, hanno abbandonato si sono desertificate e non ci sono più nemmeno le comunità che, col loro reticolo di solidarietà, consentivano a quel mondo di esistere. Non possono che andare avanti. Cioè non possono che venire verso di noi. E verranno e ci distruggeranno come noi abbiamo fatto con loro. E' la sorte che ci siamo meritati.
Massimo Fini
19.09.2015

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