ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 5 ottobre 2015

Appunti appuntiti, appuntati?


C'è un padre sinodale in più: san Gregorio Magno


gregorio
Settimo Cielo aveva avvisato per tempo che oggi, 4 ottobre, domenica d'apertura del sinodo sulla famiglia, in tutte le chiese cattoliche del mondo sarebbe risuonato il passo del Vangelo di Marco con l'inequivocabile parola di Gesù: "L'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto":
Ma c'è di più. Nell'ufficio della letture di questa stessa XXVII domenica del tempo ordinario, anno B del lezionario, la seconda lettura è un brano della "Regola pastorale" di san Gregorio Magno che suona come un vigoroso monito ai padri sinodali e a tutti i pastori della Chiesa, affinché dicano parole di verità anche a costo di "perdere il favore degli uomini".
Eccolo riprodotto integralmente, con sottolineati alcuni passaggi particolarmente appuntiti.

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IL PASTORE SIA ACCORTO NEL TACERE, TEMPESTIVO NEL PARLARE
Dalla "Regola pastorale" di san Gregorio Magno, papa (Lib. 2, 4; PL 77, 30-31)
Il pastore sia accorto nel tacere e tempestivo nel parlare, per non dire ciò ch’è doveroso tacere e non passare sotto silenzio ciò che deve essere svelato. Un discorso imprudente trascina nell’errore, così un silenzio inopportuno lascia in una condizione falsa coloro che potevano evitarla. Spesso i pastori malaccorti, per paura di perdere il favore degli uomini, non osano dire liberamente ciò ch’è giusto e, al dire di Cristo ch’è la verità, non attendono più alla custodia del gregge con amore di pastori, ma come mercenari. Fuggono all’arrivo del lupo, nascondendosi nel silenzio.
Il Signore li rimprovera per mezzo del Profeta, dicendo: «Sono tutti cani muti, incapaci di abbaiare» (Is 56, 10), e fa udire ancora il suo lamento: «Voi non siete saliti sulle brecce e non avete costruito alcun baluardo in difesa degli Israeliti, perché potessero resistere al combattimento nel giorno del Signore» (Ez 13, 5). Salire sulle brecce significa opporsi ai potenti di questo mondo con libertà di parola per la difesa del gregge. Resistere al combattimento nel giorno del Signore vuol dire far fronte, per amor di giustizia, alla guerra dei malvagi.
Cos’è infatti per un pastore la paura di dire la verità, se non un voltar le spalle al nemico con il suo silenzio? Se invece si batte per la difesa del gregge, costruisce contro i nemici un baluardo per la casa d’Israele. Per questo al popolo che ricadeva nuovamente nell’infedeltà fu detto: «I tuoi profeti hanno avuto per te visioni di cose vane e insulse, non hanno svelato le tue iniquità, per cambiare la tua sorte» (Lam 2, 14). Nella Sacra Scrittura col nome di profeti son chiamati talvolta quei maestri che, mentre fanno vedere la caducità delle cose presenti, manifestano quelle future.
La parola di Dio li rimprovera di vedere cose false, perché, per timore di riprendere le colpe, lusingano invano i colpevoli con le promesse di sicurezza, e non svelano l’iniquità dei peccatori, ai quali mai rivolgono una parola di riprensione.
Il rimprovero è una chiave. Apre infatti la coscienza a vedere la colpa, che spesso è ignorata anche da quello che l’ha commessa. Per questo Paolo dice: «Perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono» (Tt 1, 9). E anche il profeta Malachia asserisce: «Le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca l’istruzione, perché egli è messaggero del Signore degli eserciti» (Ml 2, 7).
Per questo il Signore ammonisce per bocca di Isaia: «Grida a squarciagola, non aver riguardo; come una tromba alza la voce» (Is 58, 1).
Chiunque accede al sacerdozio si assume l’incarico di araldo, e avanza gridando prima dell’arrivo del giudice, che lo seguirà con aspetto terribile. Ma se il sacerdote non sa compiere il ministero della predicazione, egli, araldo muto qual è, come farà sentire la sua voce? Per questo lo Spirito Santo si posò sui primi pastori sotto forma di lingue, e rese subito capaci di annunziarlo coloro che egli aveva riempito.

Settimo Cielodi Sandro Magister


http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/10/04/ce-un-padre-sinodale-in-piu-san-gregorio-magno/

Il Papa torna tradizionalista: "Matrimonio indissolubile"

Ruini sullo scandalo gay: "Per le parole di Charamsa provo più pena che sorpresa"

Nella solenne messa di apertura del Sinodo sulla famiglia, nella Basilica di San Pietro, davanti a 270 vescovi di tutto il mondo, Bergoglio suggerisce la linea da seguire per le discussioni che iniziano oggi sui delicati temi dell'ammissione alla comunione per i divorziati risposati, le unioni di fatto e le coppie omosessuali, la contraccezione e la difesa della vita.
Il Papa invita a coniugare verità e carità, a «curare le famiglie ferite con l'olio dell'accoglienza e della misericordia» e ribadisce l'indissolubilità del matrimonio «contro gli egoismi». «La Verità – afferma – non si muta secondo le mode passeggere e le opinioni dominanti» ma al tempo stesso la «chiesa non punta il dito per giudicare nessuno».
I cardinali e i vescovi ascoltano attentamente le parole del Pontefice. Da oggi inizierà una accesa discussione tra coloro che vogliono far prevalere la linea dell'apertura e dell'accoglienza e coloro che invece si dicono più rigidi sui principi fondanti la dottrina della Chiesa.
Il Papa argentino commenta le letture domenicali e affronta tre argomenti: il dramma della solitudine, l'amore tra uomo e donna e la famiglia. Snocciola, Bergoglio, tutti i casi di solitudine umana: quella degli «anziani abbandonati perfino dai loro cari e dai propri figli»; quella di «tanti uomini e donne lasciati dalla propria moglie e dal proprio marito»; quella dei «migranti e profughi che scappano da guerre e persecuzioni» e quella dei «giovani vittime della cultura del consumismo, dell'usa e getta e della cultura dello scarto». È il tema della famiglia il centro dell'omelia di Papa Francesco, tema del sinodo che entra oggi nel vivo con la prima assemblea generale e a cui prende parte lo stesso Bergoglio. La famiglia è vittima e icona di «tanta solitudine e vulnerabilità» e «l'amore duraturo, fedele, coscienzioso, stabile, fertile è sempre più deriso e guardato come se fosse roba dell'antichità», chiosa il Papa, ribadendo il principio dell'indissolubilità delle nozze come «sogno di Dio» che vuole «l'unione tra uomo e donna». È Dio che «unisce nell'unità e nell'indissolubilità». E riprendendo il Vangelo di Marco («L'uomo non divida quello che Dio ha congiunto»), il Pontefice esorta i fedeli a «superare ogni forma di individualismo e di legalismo, che nascondono un gretto egoismo e una paura di aderire all'autentico significato della coppia e della sessualità umana nel progetto di Dio».
È in questo contesto «sociale e matrimoniale assai difficile» che la Chiesa si trova ad operare: Bergoglio vuole una chiesa che vive «la sua missione nella fedeltà, nella verità e nella carità» per «incoraggiare le numerosissime famiglie che vivono il loro matrimonio come uno spazio in cui si manifesta l'amore divino», per «difendere la sacralità della vita, di ogni vita» e per «difendere l'unità e l'indissolubilità del vincolo coniugale». Una Chiesa con le porte chiuse – ammonisce Francesco - tradisce sé stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera».
Mentre il sinodo prende il via, resta sullo sfondo la vicenda di monsignor Krzysztof Charamsa, il teologo dell'ex Sant'Uffizio che ha fatto coming out dichiarandosi gay. «Provo più pena che sorpresa, soprattutto per il momento che ha scelto», commenta il cardinale Camillo Ruini sulle colonne del Corriere della Sera . Le sue dichiarazioni «non faranno certo piacere ai sinodali, ma non avrà alcun influsso sostanziale».
Ma Charamsa va avanti nella sua battaglia: «Spero che il Sinodo si confronti sulla questione dei credenti gay e delle loro famiglie», rilancia il monsignore polacco, annunciando di volersi trasferire a Barcellona per cercare lavoro.

Parla il partner del prete gay: "Siamo liberi dalla vergogna"

Eduard Planas difende monsignor Charamsa: "Si è liberato dalla oppressiva vergogna di non essere una persona eterosessuale"

"È un cambiamento enorme, per lui e anche per me, ma non sono spaventato - racconta alCorriere della Sera - sorpreso sì, da quando ho visto l’enorme attrazione verso gli altri che esercita". La campagna pubblicitaria pro unioni omosessuali è già iniziata. E, mentre ilSinodo della famiglia apre i battenti, il cardinal Walter Kasper, tra i più vicini a Papa Bergoglio, cerca di trovare una mediazione. Per il porporato tedesco "gay si nasce" e per questo la Chiesa deve affrontare la questione con una nuova pastorale. Poi aggiunge:"Possono contribuire alla vita della Chiesa con i loro doni".
"Quando sabato ha cominciato a parlare, ho sentito nella sala come un’aura, una tensione spirituale - racconta Planas - le sue parole entravano nel cuore della gente". E aggiunge: "Il passaggio più duro per Krzysztof e per me che gli ero vicino è stato liberarsi dalla oppressiva vergogna di non essere una persona eterosessuale". Qui Charamsa lo interrompe e cerca di spiegare: "Questo l’ho imparato da te... E sono convinto che è un passaggio profondamente cristiano, perché riflette la nostra verità e ci permette finalmente di dedicare il cuore libero da complessi e sensi di colpa a Dio e agli altri".
"Ho visto in questi giorni le cose per cui lo amo - insiste Planas ai microfoni del Corriere della Sera - io sono una persona normale, che ha incontrato una persona molto speciale". Ma Charamsa prova a puntualizzare: "Non è vero che non sei speciale". E a quel punto Planas si corregge: "Allora diciamo così: siamo complementari e grazie a questo vediamo il mondo in modo più completo". Ieri i due hanno seguito papa Francesco"È stato un conforto: in ogni omelia il Santo Padre ci ha abituato a lasciarci una parola forte, che è comprensibile a tutti e non diretta solo a pochi eletti: va al cuore e scuote la coscienza - afferma Charamsa - oggi mi sento ancora più parte della Chiesa, l’ho scritto a mia madre: amo la Chiesa più di due giorni fa. Non ne sono uscito, ho solo perso il lavoro in un ufficio".
Monsignor Charamsa, sospeso dal Vaticano dai suoi incarichi, si appresterebbe a lasciare l’Italia. "Non voglio suscitare altro clamore - dice Charamsa, secondo quanto riporta il sito diTgcom -, spero solo che il Sinodo si confronti sulla questione dei credenti gay e delle loro famiglie. Lascerò il convento romano dove vivo, prenderò tutto quello che riesco a fare nelle due valigie che possiedo, e poi partirò per Barcellona, ho già il biglietto".

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