ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 2 dicembre 2015

Quis ut Deus?

Vladimir Putin: "Tu non sei Dio". La rabbia contro Tony Blair nel vecchio vertice


Capire chi oggi va considerato amico o nemico non è un esercizio facile, come conferma l'ex presidente della Commissione europea Romano Prodi che ripercorre alcuni momenti salienti dei primi anni 2000 per lo scenario internazionale. La grave crisi di oggi, tra il ritorno del terrorismo islamico in Occidente e l'avanzata dello Stato Islamico fino alle porte dell'Europa, affonda le sue radici nei tanti e madornali errori fatti nei decenni scorsi dai governi delle principali potenze mondiali.

In un'intervista al Fatto quotidiano, Prodi dice: "Quando si sbaglia la prima volta, penso alla guerra tra l'Iraq e l'Iran, si continua a sbagliare, errore dopo errore, fino alle guerre a Saddam e Gheddafi. Tutti contro tutti". In particolare il conflitto in Iraq del 2003 fece schizzare i toni tra le diplomazie degli otto paesi più industrializzati, fino all'episodio al quale lo stesso ex premier ha assistito.
Da un mese era cominciata la guerra in Iraq promossa soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Ai primi di giugno c'è stata la riunione del G8 in Francia e nel corso di una cena, Prodi ricorda che alla fine di una discussione: "Putin si alzò dal tavolo e grido a Blair: 'You are not God' (tu non sei dio). Vede - aggiunge Prodi - la guerra in Iraq spaccò l'Europa,frantumò tutte le alleanze. io dovetti rinunciare al secondo mandato alla presidenza della Commissione europea. Ascoltare oggi Blair scusarsi perché quelle maledette armi di distruzione di massa non esistevano lascia un peso enorme".
http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/11854944/putin-urla-cena-blair-prodi.html

La vittoria di Putin

IL SONDAGGIO
Un recente sondaggio SWG, realizzato dopo gli attentati di Parigi, rivela che il 49% degli italiani apprezza l’operato del Presidente della Russia, Vladimir Putin, mentre solo il 32%, condivide l’azione di quello americano. Il sondaggio è indicativo se si considera che l’Italia è storicamente un paese filo-Usa e che in questi ultimi anni abbiamo assistito, da parte di tv, giornali e intellettuali, alla costante beatificazione del presidente americano e alla criminalizzazione di quello russo. Il circo Barnum dei talk show, degli editorialisti, dei think tank accademici e dei paludosi ambienti di un potere manipolatorio, nonostante l’impegno costante e l’impiego di mezzi e denaro, non sempre riesce a trasformare la realtà a proprio uso e consumo.
Putin viene premiato per la determinazione e l’efficacia che sta mostrando nella lotta all’Isis, combattendolo a viso aperto e pagandone un prezzo altissimo.
Obama viene punito per l’ambiguità con cui sta affrontando il terrorismo islamista; per la responsabilità (in comune con francesi ed inglesi) nel disastro libico, la più insulsa ed incomprensibile guerra degli ultimi anni che ha aperto il vaso di Pandora del jihaidsmo in Medio Oriente; per gli ondeggiamenti tra dichiarazioni bellicose, titubanze e non chiariti legami con coloro che l’Isis lo hanno creato e tuttora lo finanziano.
IL VERTICE CON HOLLAND
Ma la vittoria di Putin non è solo una questione d’immagine; è soprattutto di sostanza diplomatica e politica.
La conferma è il recente viaggio del Presidente francese Francoise Hollande a Mosca; formalmente per concordare l’azione militare in Siria, di fatto per impegnarsi in sede Onu e Nato a soddisfare le richieste di Mosca. Gli attentati di Parigi hanno convinto la Francia a schierarsi dalla stessa parte della Russia nella lotta all’Isis.
Nella conferenza stampa congiunta, a non pochi in Occidente devono aver fischiato le orecchie quando Putin ha dichiarato: “Quelli che applicano due pesi e due misure quando si tratta con i terroristi, che li utilizzano per raggiungere i propri obiettivi politici e s’impegnano in attività illecite con loro, stanno giocando con il fuoco”.
E quando il leader russo ha attaccato direttamente la Turchia, non solo per l’abbattimento del jet, ma per il ruolo non chiaro nei traffici petroliferi che alimentano l’economia del Califfato e che coinvolgerebbero Ankara, Hollande non ha battuto ciglio. Putin ha ribadito l’esistenza d’immagini (mostrate alla comunità internazionale nel vertice di Antalya) di colonne di autocisterne che giorno e notte trasferiscono in Turchia quantità di petrolio “su scala industriale, provenienti dalle regioni della Siria ora in mano ai terroristi”; una sorta di vero e proprio “oleodotto vivente”.
Hollande, dal canto suo, non ha provato la minima difesa di un paese alleato della Francia in quanto membro della Nato; ma ha ribadito persino che la distruzione dei convogli di petrolio e delle raffinerie “principali fonti di sostentamento dell’Isis” (esattamente ciò che sta facendo la Russia), è prioritario per sconfiggere l’Isis.
Anzi ha persino posto le sue condoglianze per la morte del pilota russo abbattuto dai turchi, cosa non scontata considerando che Obama, dopo l’accaduto, aveva immediatamente preso le difese di Erdogan.
Putin e Hollande hanno messo sul tavolo anche altri temi:
  1. La questione ucraina, concordando sul rispetto degli accordi di Minsk (violati ripetutamente dal governo di Kiev) e sull’applicazione del format di Normandia deciso nei mesi scorsi dal quartetto composto da Russia, Ucraina, Germania e Francia.
  2. La necessità di una coalzione anti-Isis in sede Onu (richiesta da sempre di Mosca e fino a poco tempo fa non voluta da Washington).
  3. Una transizione democratica in Siria, in cui Hollande non vorrebbe alcun ruolo per Assad, mentre Putin ha ribadito che solo il popolo siriano potrà deciderlo.
Ma è soprattutto su come coordinare la guerra all’Isis che sono emersi clamorosi cambiamenti.
Putin ha confermato che dal punto di vista russo, “l’esercito del presidente Assad e lui stesso sono i nostri naturali alleati nella lotta contro il terrorismo”.Hollande ha ribadito che la Francia sosterrà i gruppi “che possono rovesciare la situazione sul terreno e recuperare il territorio” conquistato dall’Isis.
Ma per la prima volta, il presidente francese ha affermato che bisogna concentrare l’attacco “contro l’Isis e i gruppi terroristici”. Un chiaro segno di come la Francia non intenda più appoggiare le organizzazioni jihadiste di Al Qaeda (come Al Nusra) che l’America si ostina ad includere tra i famosi “ribelli moderati” e che rappresentano uno dei più grandi fallimenti nella lotta contro il Califfato.
SCACCO AL RE
Insomma, Putin esce dal cono d’ombra in cui i falchi di Washington avevano provato a rinchiuderlo e diventa il regista del gioco diplomatico in Medio Oriente e il leader guida nella lotta all’Isis. La Russia si pone come potenza globale in grado di risolvere le crisi internazionali e non solamente subirle, dettando l’agenda politica e militare.
In Europa si diffonde sempre più la consapevolezza che Mosca non è un avversario, ma il principale alleato contro la minaccia islamista.
Forse non è ancora la vittoria di Putin; di certo è la sconfitta di molti suoi nemici.
di Giampaolo Rossi

Scacco matto al Sultano

La Russia porta le prove della connivenza tra Turchia e Isis. Un piano politico per mettere in guardia l'Occidente da un alleato pericoloso


La Russia aveva avvisato la Turchia: "Abbiamo le prove dei vostri traffici con lo Stato islamico".







Erdogan ha quindi sfidato Putin: "Se ci sono documenti, devono mostrarli, lascino che li vediamo. Se si dimostra, io non resterò in carica. E lo dico al signor Putin: 'Lei resterà in carica?'". Ora, però, le prove sarebbero arrivate.
Un primo messaggio della Russia alla Turchia era arrivato durante il summit di Antalya, dove Putin disse: "Isis è finanziato da individui di 40 Paesi, inclusi alcuni membri del G20". L'intelligence russa aveva da tempo raccolto le prove della connivenza tra Ankara e Stato islamico: aspettava solo il momento giusto per diffondere dati e immagini. E il momento giusto è arrivato dopo l'abbattimento del Sukhoi, il 24 novembre scorso. Quel giorno i russi hanno cambiato strategia: hanno abbandonato la convenienza politica a breve termine per mostrare al mondo intero come un Paese Nato, la Turchia, sia totalmente inaffidabile per i partner occidentali.
Come è noto, i bombardamenti russi colpiscono non solo le postazioni dello Stato islamico, ma anche tutta la galassia di ribelli legati ad Al Qaeda che operano in Siria. Inoltre, tra gli obiettivi russi ci sono anche i commerci illeciti, soprattutto quello legato al petrolio, che l'Isis intrattiene innanzitutto con la Turchia. E tutti erano a conoscenza di questi traffici. Tutti sapevano, ma nessuno parlava. Ora, però, l'Occidente sa che uno dei suoi più importanti alleati in Medio Oriente gioca sporco.
Cosa faranno ora i Paesi europei e l'America? Riusciranno a sganciarsi dai vecchi schemi e a guardare con maggior fiducia alla Russia di Vladimir Putin?
Lo schiaffo della Nato a Putin

L'Alleanza atlantica vuole coinvolgere il Montenegro. Mosca reagisce: pronti a chiudere ogni rapporto se entra nella Nato


La Nato ha invitato il Montenegro ad aderire all’Alleanza. La decisione è stata formalizzata in apertura della seconda giornata della ministeriale esteri in corso a Bruxelles dal segretario generale Jens Stoltenberg.







Dopo il negoziato di accesso e la successiva ratifica dei parlamenti dei 28 stati membri dell’Alleanza, il Montenegro diventerà così il 29 paese della Nato, nonostante la contrarietà più volte espressa da Mosca.

Dopo la Croazia e l’Albania, entrati nel 2009, il Montenegro sarà il terzo stato dei Balcani Occidentali ad aderire all’Alleanza Atlantica. Sui tempi del processo di adesione, il segretario generale ha indicato di attendersi che si possano concludere "all’inizio" del 2017, poi - ha detto - "ci sarà la procedura di ratificazione nei 28 parlamenti" che l’ultima volta ha "richiesto circa un anno". Da subito, compreso il summit dei leader dell’Alleanza in programma l’ 8-9 luglio prossimo a Varsavia, il Montenegro però "potrà partecipare, senza diritto di voto" a tutti gli incontri istituzionali della Nato. "L’ingresso nella Nato del Montenegro "cambia i giochi" per il paese spingendolo ulteriormente sulla via della democratizzazione ed è un passo importante per la stabilità dei Balcani", ha affermato il premier montenegrino, Igor Luksic, affermando che l’invito al negoziato per l’accesso del suo paese all’Alleanza Atlantica, più volte criticato da Mosca, avrà "un impatto sui tutti i paesi vicini, sia quelli che aspirano ad entrare nella Nato, sia quelli che ancora esitano". Pronta la risposta della Russia: "Reagiremo all’invito della Nato al Montenegro a diventare membro dell’Alleanza atlantica", ha affermato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. "La continua espansione della Nato verso est, di certo, non può che portare ad azioni di risposta da parte russa" per motivi di sicurezza.

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