ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 29 febbraio 2016

Oppùbbacco, e come é diventato papa allora?

Santa Marta: “Non sono potere, soldi, cordate clericali e politiche a dare la salvezza…”


Nella Messa mattutina, il Papa invita a guardare alle “cose semplici, piccole” e chiede di leggere, in preparazione alla Pasqua, le Beatitudini e Matteo 25
Potere, soldi, cordate clericali o politiche. Dall’altare della Cappella della Casa Santa Marta, Papa Francesco biasima ancora una volta tutte quelle suggestioni mondane che impediscono ad un cristiano di raggiunge la salvezza di Dio. Una salvezza che non è “come noi pensiamo che sia”, “quella salvezza che tutti noi vogliamo”.

Il Papa prende spunto dalle letture del giorno, dove la parola chiave sembra lo “sdegno”: si sdegna Naamàn il Siro, un lebbroso che chiede al profeta Elisèo di guarirlo, ma non apprezza il modo semplice in cui questa guarigione dovrebbe avvenire. E si sdegnano gli abitanti di Nazaret di fronte alle parole di Gesù. E’ in sostanza lo stesso sdegno che si prova di fronte al progetto di salvezza di Dio che non segue i nostri schemi.
“Nel nostro immaginario – dice Bergoglio – la salvezza deve venire da qualcosa di grande, da qualcosa di maestoso; solo ci salvano i potenti, quelli che hanno forza, che hanno soldi, che hanno potere: questi possono salvarci. E il piano di Dio è altro! Si sdegnano perché non possono capire che la salvezza soltanto viene dal piccolo, dalla semplicità delle cose di Dio”.
Per questo i sadducei “cercavano la salvezza nei compromessi con i poteri del mondo, con l’Impero … gli uni con le cordate clericali, gli altri con le cordate politiche, cercavano la salvezza così”. Gesù sente questo “disprezzo” dei “dottori della Legge che cercavano la salvezza nella casistica della morale” e in tanti precetti, ma il popolo non aveva fiducia in loro; “il popolo – osserva il Papa – aveva fiuto e non credeva. Credeva a Gesù perché parlava ‘con autorità’”.
E quando il Figlio di Dio “fa la proposta della via di salvezza mai parla di cose grandi” ma “di cose piccole”. Parla, cioè, di Beatitudini e parla del Giudizio finale, riportati dal Vangelo di Matteo.  Sono “i due pilastri del Vangelo”, spiega Francesco, ma sono “cose semplici”. “Tu – soggiunge – non hai cercato la salvezza o la tua speranza nel potere, nelle cordate, nei negoziati … no … hai fatto semplicemente questo. E questo sdegna tanti”.
Come preparazione alla Pasqua, il Papa invita quindi “a leggere le Beatitudini e a leggere Matteo 25, e pensare e vedere se qualcosa di questo mi sdegna, mi toglie la pace. Perché lo sdegno è un lusso che soltanto possono permettersi i vanitosi, gli orgogliosi. Se alla fine delle Beatitudini Gesù dice una parola che sembra … ‘Ma perché dice questo?’. ‘Beato colui che non si scandalizza di me’, che non ha sdegno di questo, che non sente sdegno”.

Allora, conclude il Santo Padre, “ci farà bene, prendere un po’ di tempo – oggi, domani – leggere le Beatitudini, leggere Matteo 25, e stare attenti a cosa succede nel nostro cuore: se c’è qualcosa di sdegno e chiedere la grazia al Signore di capire che l’unica via della salvezza è la ‘pazzia della Croce’, cioè l’annientamento del Figlio di Dio, del farsi piccolo. Rappresentato, qui, nel bagno nel Giordano o nel piccolo villaggio di Nazareth”.
https://it.zenit.org/articles/santa-marta-non-sono-potere-soldi-cordate-clericali-e-politiche-a-dare-la-salvezza/ 


Pedofilia. L’ammissione di Pell: “La Chiesa ha commesso errori tremendi”


Ieri notte, in collegamento da Roma, la prima audizione del cardinale con la Royal Commission sugli abusi del clero australiano. Il prefetto per l’Economia giura sulla Bibbia e respinge accuse di insabbiamento
Cardinal George Pell
Catholic Church England And Wales
Giura sulla Bibbia di dire tutta la verità il cardinale George Pell, prima di rispondere alle domande della «Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse», la Commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e 1980, in Australia. Prima, però, il prefetto della Segreteria per l’Economia fa una premessa: “Lasciatemi solo dire questo, come un chiarimento iniziale, e che io non sono qui per difendere l’indifendibile. La Chiesa ha fatto enormi errori e sta lavorando per porre rimedio”.
“La Chiesa – aggiunge Pell – in molti luoghi, certamente in Australia, ha gestito in modo sbagliato le cose e ha fallito con le persone. Non sono qui per difendere l’indifendibile. Gli errori sono stati prevalentemente personali, fallimenti personali piuttosto che di struttura. C’erano in passato ragionevoli lamentele in Australia riguardo ad abusi, ma l’uso comune era di non segnalarli alla polizia”.
Il cardinale svolge il suo interrogatorio in hang-out dall’Hotel Quirinale di via Nazionale, a Roma. La Commissione Reale lo aveva invitato a recarsi in Australia per deporre, ma il prelato non avrebbe potuto reggere un lungo viaggio oltre Oceano. Problemi di ipertensione e cardiopatia, spiega un certificato medico.
L’audizione con la Commissione in seduta a Ballarat, presso Melbourne, si svolge quindi nella Sala Verdi del noto albergo, resa ottimale per l’occasione per la diretta audio e video. È la prima di tre udienze, si è aperta alle 22 e si è conclusa intorno alle 2 di ieri notte (le 12 ora australiana). Il porporato viene interrogato puntigliosamente dal legale della commissione Gail Furness, che avvia l’interrogatorio domandandogli la natura del suo incarico in Vaticano.
“Qualcosa di equivalente a un Tesoriere”, risponde Pell. Poi snocciola i ricordi a partire dagli anni ‘70, quando era vice-parroco e uno dei consulenti del vescovo Ronald Mulkearns nella diocesi di Ballarat con la “responsabilità nel consigliare il vescovo sulla nomina dei preti nelle parrocchie”. Si passa poi al 1987 quando era stato nominato lui stesso vescovo e al periodo 1996-2001 con l’incarico di arcivescovo di Melbourne.
In prima fila, a “guardare negli occhi” il cardinale, con magliette rosse con su scritto “No more silence”, c’era un gruppo di 15 persone. Sono il “Ballarat Survivors Group”, vittime di abusi da parte del clero, capitanate dal portavoce Andrew Collins e accompagnate da tre psicologi incaricati di assisterli in una eventuale crisi emotiva. Perché “non sarà semplice vedere i simboli del cattolicesimo ovunque. Le tonache, i crocifissi…”, come aveva confidato uno dei sopravvissuti in una chat durante il viaggio a Roma.
Viaggio che è stato finanziato tramite una campagna di crowdfunding via web, in cui si chiedeva di raccogliere almeno 55.000 dollari australiani ($ 39.000) per le spese. Ne sono stati raccolti circa 130mila; tutto il denaro in eccesso – informa il sito per la raccolta fondi – sarà dato in beneficenza a un istituto per servizi di salute mentale nella diocesi di Ballarat.
Proprio la città natale di Pell è nell’occhio del ciclone, in quanto scenario di innumerevoli casi di abusi sui minori commessi nel ventennio ’60- ’80 e di conseguenti suicidi tra le vittime. 47 in totale. A Ballarat, solo l’istituto dei “Fratelli cristiani” è stato chiamato a rispondere di ben 850 crimini, con 281 religiosi implicati; l’istituzione fino a oggi ha dovuto svuotare le casse e sborsare 37 milioni di dollari di risarcimento. Ma, a detta del gruppo, non bastano: questi morti continuano a gridare giustizia.
A Ballarat, Pell diventò vicario apostolico incaricato di sovrintendere all’istruzione, nel 1973. Nel 1977 entrò a far parte della consulta della diocesi di Melbourne che aiutava il vescovo Mulkearns alle nomine dei preti nelle parrocchie. Dal 1996 al 2001 è stato arcivescovo della diocesi.   
Durante l’interrogatorio, la Furness stringe il campo su padre Gerald Ridsdale, il religioso sotto accusa per 138 casi di abusi sessuali ai danni di 53 vittime compiuti per due decenni e che attualmente sconta la sua pena in carcere. Il suo nome è girato troppo tempo tra le parrocchie, piuttosto che tra gli uffici della polizia, e ha continuato a commettere crimini nella diocesi.
Il cardinale – che  conosceva il sacerdote sin dai tempi del noviziato e che lo accompagnò anche alla prima udienza del processo a suo carico nel ’93 – afferma di non sapere all’epoca degli orrori commessi da Ridsdale; ammette tuttavia che “è stata una catastrofe” non prendere provvedimenti contro di lui e anche credere alla versione dei preti colpevoli piuttosto che a quella delle vittime che li accusavano. “Devo dire che in quell’epoca, se un prete negava questo tipo di comportamenti, io ero fortemente incline a credergli”.
Viene poi nominato padre Paul David Ryan, ma il prefetto per la Segreteria dell’encomia taglia corto: “Non sono sicuro che Ryan fosse pedofilo, io non sono esperto su Ryan. Non ho avuto molto a che fare con la sua storia”. Poi monsignor John Day; a riguardo Pell dice che “la Chiesa è stata influenzata dal fatto che alcune accuse nei suoi riguardi erano state ritrattate”. Infine, Edward Dowlan, insegnante al St. Patrick College, una delle scuole gestite dai Fratelli Cristiani, accusato di reati sessuali su 20 ragazzini e condannato a 6 anni di reclusione, peraltro di pubblico dominio nella scuola.  Il cardinale respinge le accuse di insabbiamento: “Avevo sentito qualche voce di comportamenti inadeguati” negli anni ’70, dice, “avevo concluso che riguardassero comportamenti pedofili”.
L’udienza proseguirà questa sera alle 22.30. Stamattina, invece, il cardinale prefetto è stato ricevuto in udienza dal Papa per uno dei periodici incontri con i capi Dicastero. Difficile immaginare che nel colloquio si parli solo dei bilanci della Segreteria.
Il nome di Pell, tra l’altro, era risuonato diverse volte tra le mura leonine nell’ultimo periodo. Il primo a tirarlo in ballo era stato Peter Saunders, vittima di abusi nonché uno dei membri di spicco della Commissione pontificia per la protezione dei minori, da cui ha preso “un periodo di aspettativa”, come dice la Santa Sede; da cui è stato licenziato senza preavviso, come ha dichiarato egli stesso.
Invitato lo scorso anno al programma televisivo australiano 60 Minutes, Saunders aveva rivolto accuse al vetriolo contro il cardinale, indicato come “sociopatico” che “si sta prendendo gioco della commissione, del Papa e delle vittime”. L’ex vittima chiedeva le dimissioni del porporato dai suoi importanti incarichi in Vaticano. La Segreteria per l’Economia aveva prontamente replicato definendo “false e fuorvianti” tali accuse e anche i vescovi australiani erano scesi in campo per difendere l’allora arcivescovo di Sydney. 
Come se non bastasse, una decina di giorni fa, un giornale australiano aveva accusato Pell direttamente di abusi nei confronti di un 15enne durante un campo estivo a Philipp Island, nel 1962, citando i rapporti di un’indagine della polizia dello Stato di Victoria. “Accuse senza fondamento e assolutamente false”, ha sentenziato il cardinale. E, in una nota, il suo ufficio riesumava il “rapporto Southwell”, una indagine indipendente della Chiesa che scagionò il cardinale. “Le accuse relative a Phillip Island sono pubbliche da 15 anni e il rapporto Southwell che scagiona il cardinale Pell è di pubblico dominio dal 2002”, si legge.
Lefebvre: un 'golpe' del Papa?
Mons. Alfonso de Galarreta è un vescovo della comunità lefebvriana. "Penso, che il papa andrà nel senso di un riconoscimento unilaterale della Fraternità, e piuttosto per via di fatto che per una via di diritto legale, canonico". 

Mons. Alfonso de Galarreta è un vescovo della comunità lefebvriana; aveva diretto la commissione teologica della Fraternità sacerdotale S. Pio X durante gli incontri con gli esperti romani nel 2009 e nel 2011. Mons. De Galarreta è argentino. In un incontro con esponenti della comunità nei pressi di Versailles qualche giorno fa ha rivelato che la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva inviato una proposta per la creazione di una prelatura personale, nell’estate del 2015, accompagnata da una dichiarazione dottrinale. Senza entrare nei dettagli, che chi legge il francese può trovare QUI . 

Il presule ha detto che da parte di Roma sono stati eliminate tutte una serie di richieste o paletti precedenti che potevano creare difficoltà alla Fraternità. Nonostante questo, il via libera per un accordo con Roma da parte di Écone non c’è ancora; siamo di fronte a “un rifiuto prudenziale dettato dalle circostanze, in assenza di garanzie necessarie alla vita della Fraternità”.  

Mons. De Galarreta però è convinto che papa Francesco agirà in maniera autonoma. “Penso piuttosto, ed è là l’altro aspetto delle cose, che questo papa dice a chi lo vuole ascoltare che noi siamo cattolici, che dice e che ripete che la Fraternità è cattolica, che siamo cattolici, che non ci condannerà mai, e che bisogna ‘regolare la nostra faccenda’. Penso che, e ha già cominciato in questa direzione, che quando vedrà che non c’è intesa con la Congregazione della Fede, penso che sorpasserà ogni altra condizione dottrinale, teorica, pratica, quale che sia…Farà da solo, nel senso di un riconoscimento della Fraternità. Ha già cominciato, e semplicemente continuerà. Non parlo di ciò che desidero; parlo di ciò che prevedo. Io prevedo, io penso, che il papa andrà nel senso di un riconoscimento unilaterale della Fraternità, e piuttosto per via di fatto che per una via di diritto legale, canonico”. 
MARCO TOSATTI




3 commenti:

  1. Per le omelie di papa Bergoglio, più che l'esegeta occorre il decodificatore e lo sbrogliator di parole.
    Da queste letture si esce con la testa vorticante di punti interrogativi.
    La rispettosa domanda è:
    perché non iniziare a seguire l'alto esempio del Predecessore papa Benedetto, che per ben 8 anni, fedele al suo profilo defilato, ha celebrato la S. Messa quotidiana nella sua cappella privata, attorniato solo dalla ristretta cerchia dei collaboratori?
    Marisa

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    Risposte
    1. Ci aveva provato Lombardi, ma ha dovuto gettare la spugna anche lui, adesso ci metteranno un motore di traduzione google-trump.
      Per la cappella privata c'é un serio problema, pare che l'unico spazio veramente privato nel resort s.marta sia nel bagno..

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    2. Per l'obbrobrio di "messa" invalida che è il novus ordo dell'anticristo Montini, il cesso di un residence va benissimo ed è pure troppo! Opterei piuttosto per la toilette di un autogrill o meglio ancora una discarica fognaria, fa molto più periferia....

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