ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 1 marzo 2016

“Ha vinto l’amore”?

SVIZZERA: CANTONI CATTOLICI CONTRO IL 'MATRIMONIO GAY

Domenica 28 febbraio 2016 il popolo elvetico si è pronunciato su quattro oggetti, tra i quali un’iniziativa popolare denominata “Per il matrimonio e la famiglia – No agli svantaggi per le coppie sposate”. Nel testo anche la sottolineatura del matrimonio come “unione durevole, disciplinata dalla legge, di un uomo e di una donna”. Per il ‘sì’ un’ampia maggioranza di Cantoni e il 49,2% dei votanti: l’iniziativa è stata dunque respinta, non avendo ottenuto la doppia maggioranza richiesta. Decisive le grandi città, di tradizione protestante, con molti non credenti. 
Domenica 28 febbraio l’attualità politica italiana è stata caratterizzatadalla nuova esternazione renziana (dopo il famoso “Ha vinto l’amore”) sull’approvazione da parte del Senato del giuridicamente mostruoso maxi-emendamento Cirinnà-Boschi sulle ‘unioni civili’: “Sono straorgoglioso” che sia stato approvato, ha detto il premier cosiddetto ‘cattolico.
A Renzi ha subito corrisposto la garrula ministra Boschi, anch’essa cosiddetta ‘cattolica’, che - presa nel vortice dell’entusiasmo per la gloriosa impresa portata a termine asfaltando ogni procedura democratica- ha subito annunciato un nuovo disegno di legge sulle adozioni anche per le coppie omosessuali. Quasi a farlo apposta, dagli Stati Uniti è poi rimbalzata la notizia che Nichi Vendola era diventato “papà”: una definizione truffaldina, tipica della nota lobby, ma diffusa senza un minimo di pudore dai turiferari mediatici nell’intera penisola. In effetti il bambino è nato dal seme del compagno di Vendola (un italo-canadese) combinato artificialmente con l’ovulo di una californiana, con una gravidanza assunta da un’altra californiana di origine indonesiana. Il tutto naturalmente a pagamento: come minimo Vendola – una delle icone della sinistra alternativa (perdipiù lui dice di essere cristiano) – ha sborsato decine di migliaia di dollari per soddisfare un desiderio che per natura non avrebbe mai potuto soddisfare. Esempio, questo campione della sinistra proletaria, di un “disgustoso egoismo” (come ha rilevato giustamente il leader della Lega Matteo Salvini) alla Elton John, schiavismo da omosessuali ricchi che comprano bambini cui hanno strappato la madre.  Come osserva don Maurizio Patriciello, il coraggioso sacerdote della ‘Terra dei fuochi’, “il bambino non sarà – né potrà mai essere suo figlio”.   
Sempre domenica 28 notizie di rilevante interesse sull’argomento ‘famiglia’ sono giunte dalla Svizzera, il cui popolo si è pronunciato (anche) su un’iniziativa popolare denominata “Per il matrimonio e la famiglia – No agli svantaggi per le coppie sposate”. Con una partecipazione media del 62% (certo molto più alta del consueto, dovuta all’interesse dei diversi oggetti proposti al giudizio dell’elettorato), l’iniziativa ha ottenuto il consenso di 15 Cantoni e 3 semi-Cantoni (contro 5 e 3 semi-Cantoni), ma non ha raggiunto la maggioranza popolare, fermandosi al 49,2% di sì, 1.609.238, contro il 50,8% di ‘no, 1.664.217 .

ORIGINE, TESTO E OBIETTIVI DELL’INIZIATIVA POPOLARE 
Lanciata nel 2011 dal partito popolare democratico svizzero (democristiano, quarto partito elvetico con un po’ meno del 13% dei consensi), inoltrata con 120mila firme (e dunque riuscita, essendo iil limite minimo fissato a 100mila firme) nel novembre 2012, l’iniziativa – inizialmente vista con favore dal Governo federale – è stata bocciata a giugno 2015 dal Parlamento: 107 i ‘no’ contro 85 e un’astensione in Consiglio Nazionale (Camera dei deputati); 25 i ‘no’ contro 20 in Consiglio degli Stati (Senato).
Quale il suo titolo?
Iniziativa popolare “Per il matrimonio e la famiglia – No agli svantaggi per le coppie sposate”
Quale il suo testo?
La Costituzione federale è modificata come segue:
Art. 14 cpv 2 (nuovo)
Il matrimonio consiste nella durevole convivenza, disciplinata dalla legge, di un uomo e di una donna. Dal punto di vista fiscale, il matrimonio costituisce una comunione economica. Non deve essere svantaggiato rispetto ad altri modi di vita, segnatamente sotto il profilo fiscale e delle assicurazioni sociali. 
Nel testo si evidenziavano quattro punti principali:
. L’esplicitazione nella Costituzione della definizione di matrimonio come unione durevole di uomo e donna, disciplinata dalla legge.
. Le coppie sposate e quelle registrate (nel 2014 i matrimoni sono stati 41.891 e le unioni registrate – introdotte nel 2007 – sono state 720) sono oggi penalizzate a livello fiscale, dell’imposta federale diretta, rispetto alle coppie conviventi. E’ una situazione che è stata dichiarata incostituzionale dal Tribunale federale già nel 1984 ma cui a livello nazionale non è stato mai posto rimedio (differentemente da ciò che è successo a livello cantonale). L’iniziativa chiedeva che a tale situazione si ponesse finalmente termine.
. All’ingiustizia fiscale a livello federale si accompagna anche la disparità di rendita riguardante la pensione detta AVS (un’assicurazione sociale, Assicurazione Vecchiaia Superstiti): anche qui l’iniziativa voleva che la giustizia fosse ristabilita.
. Nel testo si rilevava che “il matrimonio costituisce una comunione economica” e non un aggregato di due individualità, anche in questo caso fiscalmente favorite.
Un dibattito molto vivace tra opposte posizioni – con duri interventi della nota lobby, che ha demonizzato come oscurantisti gli avversari, esaltando nel contempo ( e ti pareva!) l’evoluzione giuridica “in Europa” - si è sviluppato soprattutto attorno al primo e al quarto punto.

GLI SCHIERAMENTI PARTITICI 
In favore dell’iniziativa il partito popolare democratico (democristiano), suo promotore. Lo hanno affiancato l’Unione democratica di centro, il maggior partito svizzero (destra moderata) e due piccole formazioni: il partito evangelico popolare (protestanti) e l’Unione democratica federale (destra). L’iniziativa è stata sostenuta anche dagli esponenti della Lega dei Ticinesi.
Contro l’iniziativa tutti gli altri partiti: in particolare il partito radicale svizzero (centro-destra), i socialisti, i verdi nelle loro diverse declinazioni. Quasi superfluo notare come i media fossero in gran parte ostili all’iniziativa, come le grandi organizzazioni sindacali, le organizzazioni lgbt e, naturalmente, ‘Amnesty International’, che – attraverso la sua sezione svizzera – ha definito l’iniziativa “retrograda e omofoba”. Non meraviglia certo l’atteggiamento di tale screditata organizzazione internazionale, considerato come anche la sezione italiana si sia distinta nell’appoggio fattivo alla nota lobby a proposito del ddl Cirinnà. Ne tengano nota le anime cattolicamente pie per le quali ‘Amnesty International’ è oggetto di venerazione a prescindere.

LA CONFERENZA DEI VESCOVI SVIZZERI 
A differenza di altre occasioni analoghe stavolta la Conferenza episcopale svizzera ha preso posizione in favore dell’iniziativa. Può essere utile notare che a Berna da alcuni mesi è arrivato un nuovo nunzio, Thomas Gullickson, prima a Kiev, un americano conosciuto per il suo carattere forte e deciso (non in senso cosiddetto ‘progressista’). In un comunicato del 25 gennaio 2016, a firma del presidente mons. Charles Morerod (vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo), si leggeva tra l’altro:
Lo scopo dell’iniziativa è espresso dal titolo: il fatto di essere sposati non deve comportare oneri fiscali supplementari o riduzioni della rendita AVS. Questo scopo ci sembra esimio. Un altro dibattito s’è aggiunto a questo primo oggetto, cioè la definizione di matrimonio. Si tratta della definizione che utilizziamo anche per il nostro matrimonio religioso, concepito come sacramento che riprende una realtà naturale: l’unione di un uomo e di una donna, che permetta di fondare una famiglia. Commentando questa definizione a conclusione del Sinodo, il 24 ottobre 2015, papa Francesco ha rilevato che l’assemblea sinodale invitava ad apprezzarlo “come base fondamentale della società e della vita umana”. Ce ne facciamo volentieri l’eco tra tutte le voci che si esprimono in una società democratica, per mettere in rilievo il senso di questo particolare tipo d’unione cui diamo il nome di matrimonio”Un finale di comunicato a dire la verità un po’ barocco, assai lezioso, pur se de facto favorevole all’iniziativa.
Più diretto il messaggio alle sue pecorelle da parte del vescovo di Sion Jean-Marie Lovey, vescovo di Sion (Vallese), che citava più volte papa Benedetto XVI e anche Giovanni Paolo II, oltre a ricordare le parole di papa Francesco ai vescovi dello Sri Lanka: “… I vostri sforzi per sostenere le famiglie non sono solamente un aiuto apportato alla Chiesa, ma un sostegno offerto alla società tutta intera”. Notava tra l’altro Lovey, che ha rappresentato i vescovi svizzeri al Sinodo (vedi anche l’intervista in questo stesso sito www.rossoporpora.org): “Sempre più giovani temono di sposarsi e di costruire un focolare a causa della precarietà del mondo del lavoro e delle incertezze economiche. La disuguaglianza in materia di fiscalità e di assicurazioni sociali per le coppie sposate rispetto ai concubini rafforza questa renitenza a fondare una famiglia. In intesi il sistema delle tasse spinge a non sposarsi e il colmo sarebbe che si divorzi per beneficiare del massimale delle rendite AVS”.

IL VOTO: PARTECIPAZIONE, EQUILIBRIO, SVIZZERA ITALIANA, GRANDI CITTA’ 
Da una prima valutazione dei risultati del voto emergono le considerazioni seguenti.
La prima: la percentuale nazionale di votanti è stata del 61, 8. Otto Stati, tutti favorevoli all’iniziativa, hanno registrato una percentuale almeno del 68% (molto alta per gli standard della democrazia elvetica): oltre a Sciaffusa (75,8%), nell’ordine Nidwaldo, Uri, Obwaldo, Zugo, Svitto, Ticino e Lucerna. La percentuale minore si è avuta nel Giura (favorevole) e a Ginevra (contrario, ambedue tra il 55,3 e il 55,4 %. L’alta partecipazione al voto è derivata certo anche dalla presenza tra gli oggetti in votazione di argomenti molto sentiti sia dalla destra che dalla sinistra, oltre che dai cantoni alpini. Gli svizzeri si sono infatti pronunciati tra l’altro pure sull’iniziativa popolare “per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati” (respinta)  e sulla modifica legislativa per il raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo (approvata). Difficile dire come l’alta partecipazione abbia influito sul risultato del voto sull’iniziativa pro-famiglia. 
La seconda: in 5 Stati su 26 la differenza tra i sì’ e i ‘no’ è minima, essendosi attestati favorevoli e contrari tra il 49 e il 51% dei voti: sono 2 Stati favorevoli (Lucerna e Uri) e 3 contrari (Basilea-campagna, Appenzello esterno e Grigioni).
La terza: la quota più alta di favorevoli si è registrata nel Giura (60,1%), nel Vallese (57,1%), nel Ticino (54,7%). La maggior percentuale di contrari invece si è avuta a Basilea-città (60,7%), nel canton Zurigo (56,5%) , nel canton Vaud (54,3%).
La quarta: la Svizzera francofona, contrariamente al solito, si è divisa: Giura e Neuchatel a favore, Ginevra e Vaud con Losanna contrari. Da notare che i due Stati bilingui (Vallese e Friburgo) hanno appoggiato l’iniziativa.
La quinta: la Svizzera italiana si è pronunciata chiaramente per l’iniziativa. Nel canton Ticino i ‘sì’ hanno raggiunto il 54,7%, grazie anche al voto della città più popolosa, a maggioranza leghista: Lugano (55,9 contro 44,1%). I favorevoli hanno vinto nell’ordine anche a Mendrisio, Giubiasco, nella valle Capriasca, Minusio e Chiasso. A Bellinzona e Locarno si sono invece imposti i contrari. Nelle valli del Grigioni italiano i ‘sì’ sono prevalsi nettamente a Poschiavo e nel circolo della Moesa (con Roveredo e Mesocco), i ‘no’ nella valle Bregaglia (che però ha radici protestanti).
La sesta: le città più popolose hanno respinto l’iniziativa: Zurigo, Basilea, Berna, Ginevra, Losanna. Il fattore urbano si è fatto sentire anche a San Gallo e a Lucerna, capoluoghi di cantoni che pure si sono pronunciati per l’iniziativa.

IL VOTO: I CANTONI CATTOLICI PER L'INIZIATIVA
Particolarmente interessante l’analisi del voto secondo un criterio confessionale. Similmente a quanto successo nel novembre 2009 in relazione al voto sul divieto di costruzione di nuovi minareti (vedi il commento in questo stesso sito), anche stavolta emerge dai risultati come i cantoni cattolici abbiano tutti votato in favore dell’iniziativa, con una menzione particolare per Giura, Vallese, Ticino e Friburgo. A loro si sono aggiunti anche Cantoni prevalentemente protestanti come Sciaffusa e Turgovia (con un 54% di ‘sì’). Il ‘no’ è stato espresso da cantoni storicamente protestanti (anche se oggi non lo sono numericamente più) e con un numero consistente di non credenti, in particolare da Zurigo, Berna, Basilea-città, Vaud (con Losanna) e Ginevra. Da notare anche la differenza tra i due semicantoni di Appenzello: l’esterno (protestante) ha votato ‘no’, l’interno (cattolico) ‘sì’.
Conclusione: la maggioranza dei cattolici che vivono in un Paese che è nel cuore del continente europeo ha espresso chiaramente la sua opinione sul testo presentato al suo giudizio. Ritenendo che la perdurante ingiustizia fiscale a livello nazionale a danno delle coppie sposate dovesse essere sanata, così come l’ingiustificata disparità nel versamento alle stesse delle rendite Avs. E confermando - fatto tutt’altro che banale se pensiamo a quello che sta succedendo in Occidente e anche dentro la Chiesa - che il matrimonio deve essere inteso soltanto come unione tra uomo e donna, in un vincolo disciplinato dalla legge dello Stato.
SVIZZERA: CANTONI CATTOLICI CONTRO IL ‘MATRIMONIO GAY’ – di GIUSEPPE RUSCONI – su www.rossoporpora.org – 29 febbraio 2016

Vendola “padre”. La normalizzazione dell’orrore  –  di Paolo Deotto

Redazione
La società laica (o laida) è sempre più vicina al capolinea. Rifiutando Dio, l’esito naturale è la pazzia. La vicenda dell’ex presidente della Puglia, nella sua disgustosa normalità, è un esempio di orrore su cui meditare. Un articolo molto istruttivo del Corriere.
di Paolo Deotto
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zzzzvndlprc2Maternità “surrogata”, utero “in affitto”, invertiti che a un certo punto decidono di diventare “padri”. Tutto ciò non viene fuori dalla penna di qualche scrittore di serie B, che deve trovare a tutti i costi soggetti allucinanti per poter far colpo sul pubblico e vendere le sue scalcagnate storie. Di queste cose si parla ormai quotidianamente e mentre una Nazione va alla deriva le aule del parlamento sono occupate a deliberare sul diritto alla pazzia.
A ben guardare, non c’è nulla di strano. La società “laica” è sempre più società laida. Pretendere di ignorare Dio, le sue leggi, i suoi diritti, pretendere di scordarsi di essere creature e rifiutare il Creatore, tutto ciò ha sempre portato (ma la Storia non insegna mai nulla, purtroppo) alla rovina. La corsa verso la rovina è sempre più veloce e, come i dannati sula barca di Caronte incitano il “nocchier de la livida palude” a far presto, così gli attuali dannati hanno sempre più fretta di arrivare alla distruzione totale.
Il demonio, loro unico padrone, li spinge ovviamente a portare con sé il maggior numero possibile di vittime. Per fare ciò il sistema più sicuro è normalizzare l’orrore, convivere con i peccati più sordidi senza più provarne ribrezzo. Se l’orrore è poi commesso da personaggi in vista, personaggi “pubblici”, non si genera più un totale e deciso biasimo sociale, anche e soprattutto per l’inescusabile silenzio dei vertici felloni della Chiesa che, unica custode della Verità, avrebbe il dovere di alzare una voce di condanna chiara e inequivocabile.
L’orrore perpetrato da un personaggio pubblico, sapientemente preceduto da un martellamento quotidiano su presunti “diritti” dei portatori di ogni tipo di devianza perversa, diventa anzi occasione per ulteriore propaganda, per ulteriore lavaggio dei cervelli. E sempre più l’orrore si normalizza, cessa di essere orrore, diviene quotidianità. Addirittura, reclama una sua dignità giuridica, un riconoscimento dei suoi “diritti”.
La disgustosa vicenda di un Vendola Nicola, Nichi per gli amici (è presumibile che di amiche ne abbia pochine), che annuncia al mondo di essere diventato “padre”, assieme al suo partner convivente Eddy Testa, è già abbondantemente conosciuta. Potete leggerne sulla Stampa o sul Corriere, tanto per citare due fedeli altoparlanti del “politicamente corretto”.
È doloroso e angosciante pensare al futuro che si prospetta per la piccola vittima, nato da un giro veramente infernale, che comprende una donna “donatrice” di ovuli, un’altra donna locatrice di utero, uno o più padri che collaborano – possiamo ben capire come – alla fecondazione di detti ovuli. Da questo giro infernale nasce una povera innocente creatura che non avrà un passato, non conoscerà mai il volto della mamma e sarà in preda di due invertiti. Con tutto ciò che può conseguirne, facilmente immaginabile, per quanto stomachevole. E se anche il bambino sarà rispettato almeno fisicamente, che ne sarà della sua psiche? Come potrà crescere un giovane che alla sera vede il “papà 1” e il “papà 2” che si coricano nel lettone? Non proseguo per rispetto ai lettori e perché mi viene da vomitare.
Non proseguo nemmeno nel commentare le allucinate dichiarazioni di un Vendola che parla di “amore”. È un bestemmiatore, oltre al resto. Potete leggervi tutte le dichiarazioni del neo-papà sulla stampa.
È su un altro aspetto che vorrei invitare il lettore a riflettere: sul Corriere di oggi è pubblicato un breve articolo (che riportiamo in calce), impaginato anche in posizione defilata, sul quale è descritta la procedura, i costi, gli impegni vari da affrontare per una “maternità surrogata”. E come sempre l’orrore ci arriva dagli Stati Uniti.
Anzitutto possiamo notare come la “maternità surrogata” sia un perverso gioco per ricchi. Ma non preoccupiamoci. Via via che le legislazioni delle varie nazioni “civili” renderanno legittimo questo obbrobrio, i costi caleranno. Anche gli stupefacenti una volta erano un “vizio da ricchi”, mentre ora sono alla portata di tutte le tasche. L’economicità degli strumenti di morte è essenziale per diffondere bene la rovina della civiltà. Soprattutto notiamo l’assoluta mancanza della più elementare umanità. Tutto è ridotto a oggetto con un valore economico. E notiamo come il Corriere ci fornisca una cronaca puntuale, precisa e asciutta. Nello stesso modo potrebbe spiegarci come comprare un’automobile o come organizzare una vacanza estiva. È solo una questione di quattrini. Non c’è una riga di giudizio morale su questo spaventoso iter. Anzi, alla fine possiamo anche convincerci che fare la “madre surrogata” è un buon affare, perché 40.000 dollari sono pur sempre una bella sommetta.
 Insomma, si normalizza l’orrore. Lo si fa entrare nei cervelli con descrizioni pacate e incolori del degrado della donna, ridotta a contenitore pagato, dell’infamia verso il bambino, privato della madre e dell’identità, della pazzia del “padre”, o “padri”.  Poi, quando si valuterà di aver sufficientemente lavato i cervelli della cosiddetta “pubblica opinione”, si passerà a rendere “legittimo” (e quindi, nel sentire comune, “giusto”) l’orrore, con una legge che sarà presentata come un ulteriore passo avanti nella civiltà.
Siamo d’accordo con Salvini quando parla di “disgustoso egoismo”. È vero, ma non basta. Dobbiamo avere il coraggio di dire la verità fino in fondo.
I “buoni sentimenti”, lo stesso tanto invocato “diritto naturale”, sono concetti assolutamente vaghi se non hanno un riferimento immutabile, trascendente, su cui definirsi. I pervertiti potrebbero benissimo obiettare che il “progresso” della scienza e della tecnica allarga il “diritto naturale”, rendendo possibili – e quindi naturali – cose, come la “maternità surrogata”, fino a ieri impensabili.
Se il mondo che si autodefinisce civile non torna alle sue origini cristiane, se la Chiesa cattolica – l’unica Chiesa istituita da Cristo – non torna al suo ruolo di custode della Verità, e quindi anche della moralità, la rovina è sicura. I confini del “lecito” e quindi del “giusto” saranno eternamente in movimento e già lo sono, visto che la differenza tra bene e male, tra giusto e ingiusto, tra buono e cattivo, è ormai indefinibile. Vengono al pettine i nodi di sciagurati concetti come la “libertà religiosa” e il “dialogo col mondo che cambia”.
Tutto il resto è aria fritta. Sappiamo che abbiamo il dovere di pregare il più possibile in riparazione delle aberrazioni che ormai sono pane quotidiano. Sappiamo che abbiamo il dovere di denunciarle, per limitare il lavaggio dei cervelli e la normalizzazione dell’orrore.
Ma sappiamo anche bene che la salvezza da questo disastro non potrà venire da noi. Potrà venire da Dio e in questo senso dobbiamo agire: i demoni si scacciano con la preghiera e il digiuno. Ce lo insegna Nostro Signore Gesù Cristo.
Ecco l’istruttivo articolo del Corriere della Sera:
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Il filosofo marxista Diego Fusaro “condanna” Nichi Vendola


diego-fusaro«Compagno Nichi, se paghi una donna migliaia di euro per affittarne il grembo non sei dalla parte degli sfruttati, degli oppressi, dei lavoratori: nel conflitto di classe, hai scelto di disporti dalla parte opposta». È netta la condanna di Diego Fusaro di quanto accaduto negli Usa, dove l’ex Governatore della Puglia Vendola, in California, ha acquistato, per circa 135 mila euro, un neonato prodotto con l’utero in affitto di una donna, una pratica che in Italia è illegale ed è sanzionata con la reclusione fino a 2 anni e con una multa fino a un milione di euro (art. 12, c. 6 della legge n. 40 del 2004).
Fusaro, classe 1983, filosofo marxista (interpreta Marx in un’ottica neoidealista, accostando alla critica del sistema capitalistico elementi tratti dalla tradizione comunitarista e sovranista), ricercatore in Filosofia della storia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, gestore di un blog per la versione online de Il Fatto Quotidiano e creatore del progettoFilosofico.net, scrive rivolto a Vendola e dice che «è bene che lo si sappia, è bene che lo sappiano quanti si professano comunisti e giustificano il mercimonio dell’umano e il classismo ad esso sotteso. Il classismo si pratica in molti modi: uno di questi è affittare l’utero delle donne povere. La reificazione si pratica in molti modi: uno di questi è ridurre il corpo della donna a merce e il nascituro a merce on demand. Il capitale vince in molti modi: uno di questi è quando ci fa credere che la libertà sia la possibilità per l’individuo di fare tutto ciò che vuole, a patto che possa permetterselo economicamente.E torna di una certa attualità ciò che diceva il marxista Ersnt Bloch: “Dio ci scampi da chi si nasconde nel compagno”».
Nella vicenda Vendola, «Marx è morto un’altra volta, ucciso dai sedicenti sinistri al servizio del capitale, della reificazione e del classismo globale». Fusaro non è nuovo alle critiche verso la deriva etica del centro sinistra italiano. Recentemente ha scritto che «L’utero in affitto è una pratica criminale, perché usa le donne povere come merce disponibile e considera i bambini come oggetti-merce, come articoli di commercio. Non v’è nulla di emancipativo in questa pratica criminale, che segna il trionfo del capitale sulla vita umana, dell’economia sulla dignità». Sulle unioni civili l’opinione di Fusaro è la seguente: «Ma v’è davvero qualcuno di così ingenuo da pensare che ai magnati della finanza e ai maggiordomi politici delle banche interessino i diritti delle persone e le unioni civili? V’è qualcuno che non ha ancora capito che in questa faccenda delle unioni civili la posta in gioco, l’unica, è la questione della rimozione delle pensioni di reversibilità? L’ho detto e lo ridico: useranno i diritti civili per affossare quelli sociali. Creeranno le unioni civili e poi anziché dare a tutti, come sarebbe giusto fare, la reversibilità delle pensioni, la toglieranno a tutti: faranno apparire come un privilegio per pochi quello che è un diritto e, così, con la lotta ai privilegi toglieranno i diritti».
Sulla proposta di togliere dall’articolo 143 del codice Civile il riferimento all’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi, che è un disegno di legge proposto al Senato da alcuni senatori del PD e Idv, Diego Fusaro, dice che «la nostra è l’epoca che deve scardinare ogni radicamento, ogni fedeltà e ogni solidità. Deve produrre l’uomo effimero, senza radici e senza identità. Non mi stupisce che in questa nuova legge ci sia questo assunto. In questo senso, oggi nel tempo del capitale vincente, non c’è più l’amore ma il godimento di individui che usano l’altro come strumento di piacere. Mentre l’amore è fedeltà alla scelta. […] Il neoliberista diventa il neolibertino. Il neoliberista individua il nemico nei lacci e lacciuoli dello Stato, il neolibertino nei vincoli etici familiari. È la prova che a questi non gli importa nulla delle famiglie e la vogliono distruggere, come lo Stato, il sindacato e i diritti sociale. Per imporre la competitività sia in ambito economico che erotico. Io la chiamo deregulation erotica, puoi avere i rapporti con chi vuoi, l’importante è godere. […] La società del capitale è una società di infedeltà generalizzata. […] Se distruggi lo Stato sociale come si fa a metter su famiglia? […] vogliono l’individuo mobile assoluto, modello migrante, ti devi muovere senza vincoli di affetti e di casa e di lavoro».
Matteo Orlando
http://www.lafedequotidiana.it/il-filosofo-marxista-diego-fusaro-condanna-nichi-vendola/
Vendola e l’arroganza Arcigay: ecco cosa ci aspetta
di Tommaso Scandroglio01-03-2016
Nicki Vendola e il suo compagno Eddy Testa
Chi pensa che il mondo omosessuale esulti di gioia per l’approvazione delle Unioni civili non conosce bene la psicologia e la strategia dei militanti gay. Ad esempio, l’Arcigay è arciarrabbiato per il fatto che nel testo dell’onorevole Cirinnà non compaia esplicitamente la facoltà per le coppie omosessuali di adottare un figlio con le stesse identiche modalità disponibili per le coppie etero (in realtà, come la Bussola ha già spiegato, tale opzione sarà percorribile per via giudiziaria). 
Per far sentire tutta la sua rabbia l’Arcigay ha indetto una manifestazione per il 5 marzo a Roma dal titolo “Ora basta. L’Italia laica alza la voce”. Interessante per più motivi il comunicato stampa emanato dall’associazione che dà notizia dell’evento. Riportiamo qui solo qualche stralcio: «Ora diciamo basta. Basta compromessi al ribasso sulle nostre vite. Basta discriminazioni, basta umiliazioni, basta giochi politici sulla nostra pelle e su quella delle nostre bambine e dei nostri bambini. Ora diciamo basta a chi non riconosce le nostre famiglie e non ci ha riconosciuto come genitori in grado di crescere i nostri figli al meglio, con tutto l’amore di cui siamo capaci. Ora diciamo basta a chi ha messo i nostri amori su un gradino più basso. Come amori meno forti, meno affidabili, meno bisognosi di essere tutelati». 
«Non abbiamo aspettato 30 anni», prosegue il comunicato, «per un testo di legge privo di diritti nei confronti della parte che più andava tutelata: le nostre figlie e i nostri figli. […] Ora basta, davvero. In questo Paese, per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali è tempo di alzare la posta, puntare alto a tutto quello che ci spetta. È tempo di alzare la voce. […] Il 5 marzo alzerà la voce l’Italia che ama i diritti, pieni, certi. Un’Italia davvero laica, civile, libera ed egualitaria. Un’Italia in cui la sessualità sia consapevole e sposarsi non sia più un privilegio. Ma soprattutto, il 5 marzo alzeremo la voce per chi una voce ancora non ce l’ha: tutte quelle migliaia di figlie e figli che hanno il diritto di vivere una vita serena con le loro due mamme e i loro due papà. E tutti quei bambini e quelle bambine che una famiglia purtroppo non ce l’hanno e che avrebbero tutto il diritto di essere adottati da chi potrebbe dare loro amore e cura. Ora basta, alziamo la voce. Scendiamo in piazza per l’unica cosa che vogliamo davvero: uguaglianza».
Il comunicato è illuminante per diverse ragioni. Innanzitutto l’Arcigay – e sicuramentebuona parte dell’associazionismo arcobaleno e molti liberi pensatori gay – non sono paghi della vittoria in Parlamento. A scenari ribaltati, i cattolici se, per pura ipotesi di fantasia, avessero ottenuto una vittoria simile a favore dei principi non negoziabili, il giorno dopo avrebbero chiesto scusa a tutti e si sarebbero affrettati a tranquillizzare l’opinione pubblica e i politici sul fatto che non era loro intenzione continuare la battaglia su altri fronti quali la famiglia, l’educazione, la vita. A tal proposito come non ricordare l’infelice uscita dell’allora presidente della Cei, il cardinal Camillo Ruini, quando nel 2005, all’indomani della vittoria referendaria sulla legge 40 concernente la fecondazione artificiale, affermò in televisione che non era intenzione dei cattolici cambiare una virgola della 194, legge che ha legittimato l’aborto in Italia? Gli attivisti gay, invece, hanno applicato benissimo una regola aurea degli scontri napoleonici: quando il nemico è stato sconfitto e, ormai allo sbando, batte in ritirata, quello è il momento migliore per inseguirlo con la cavalleria e sterminarlo definitivamente. Questo Parlamento può e deve essere spremuto fino in fondo.
Ecco quindi che, appena ottenuto il “matrimonio” gay, si rilancia e si chiede la possibilità di adottare non solo il figliastro del partner ma qualsiasi bambino, così come avviene per le coppie eterosessuali. Infatti, per la prima volta il comunicato dell’Arcigay non insiste più tanto sulle rivendicazioni delle persone omosessuali, bensì il baricentro si è spostato in modo strumentale sui bambini e i loro diritti. Il fronte dell’attacco è avanzato molto più in là e in tempi strettissimi. Stiamo assistendo in questi giorni ad un’accelerazione fortissima del processo di disgregazione della famiglia: la Cirinnà ha annunciato un disegno di legge sulla stepchild e il ministro Boschi ha fatto sapere che occorre rimettere mano addirittura a tutta la materia sulle adozioni affinché anche le persone omosessuali possano accedere pienamente a questo istituto. Le Unioni civili erano solo la prima crepa nella diga sul diritto di famiglia. Nello scontro per la rivoluzione antropologica giocano poi un ruolo fondamentale le cosiddette punte di lancia. Cioè fatti avvertiti dall’opinione pubblica come estremi, ma che in realtà preconizzano fenomeni che diventeranno di massa. Sono avvenimenti apripista. 
Uno di questi è la notizia, che cade a fagiolo in queste ore, che Nichi Vendola e il suo compagno Eddy Testa hanno stretto tra le loro braccia un bambino, di nome Tobia Antonio, avuto tramite maternità surrogata praticata in California: utero preso a prestito da una donna, ovocita di un’altra donna e gamete maschile del compagno Eddy. Insomma, questa bambino è figlio di tutti fuorché di Vendola. Il nonno Nichi – a 57 anni è dura diventare padri – afferma che la maternità surrogata non c’entra un bel nulla nella loro storia di genitori perché «questo bambino è figlio di una bellissima storia d’amore, la donna che lo ha portato in grembo e la sua famiglia sono parte della nostra vita. Quelli che insultano e bestemmiano nei bassifondi della politica e dei social network mi ricordano quel verso [di Dante] che dice: “ognuno dal proprio cuor l’altro misura”». 
Nichi si ricorderà di questo verso della Divina Commedia, ma forse si è scordato dell’intero Canto XV dell’Inferno in cui i sodomiti corrono nudi su un sabbione infuocato. Particolari. Al di là di questo, si nota un climax di rivendicazioni: il ddl Cirinnà fa entrare l’adozione di soppiatto, l’associazionismo gay lo rivendica come diritto pieno e illimitato, la realtà dei fatti ha già conquistato la possibilità di avere un bambino con l’utero in affitto e disegna un concetto volutamente sfuocato di “famiglia” utilizzando il lapis dei sentimenti. Anche la donna che ha fornito l’utero è mamma perché partecipe del progetto «d’amore» familiare. In questo senso il comunicato dell’Arcigay è un passo indietro rispetto alla vicenda di Vendola che apre alla “famiglia” senza frontiere, allargatissima.
Il comunicato poi rivela anche quale sia l’approccio da tenere in questa battaglia di idee: niente dialogo, nessun compromesso, chiedere cento per avere cento oggi e duecento domani. É il pragmatismo da rullo compressore di Renzi: nessun potere politico, nessuna legge, nessun giudice, nessuna piazza potranno mettersi di traverso nel raggiungimento dell’obiettivo. Il livore che permea il testo dell’Arcigay fa intuire inoltre quale sarà l’aria che tirerà una volta che la legge Cirinnà sarà approvata: i dissenzienti dovranno essere ridotti al silenzio (cosa che sta già avvenendo ampiamente da tempo). Ma oggi chi è il vero dissenziente? A dar retta al comunicato che con tanta insistenza parla di lotta laica, verrebbe da dire la Chiesa. Ma non tanto la Chiesa italiana. Infatti, da una parte questa è divisa in sé sul tema “omosessualità” e dall’altra la parte sana si è comportata in modo assai timido, per non dire pavido. 
I soggetti socialmente pericolosi temuti dal fronte gay sono altri. Sono i giornali, le associazioni, i siti, i movimenti, gli intellettuali cattolici che non hanno piegato la testa di fronte alle minacce subite, ma hanno invece dato filo da torcere. Però il nemico pubblico numero uno rimangono le centinaia di migliaia di famiglie – se non milioni – che continuano testardamente a credere che l’omosessualità sia contro natura e che solo un uomo e una donna possono formare una famiglia.

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