“La nuova legge sulle unioni civili non è una minaccia alla famiglia ma, al contrario, riconosce e tutela famiglie diverse alle quali vanno riconosciuti uguali diritti”. Così il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, commenta l’approvazione della legge sulle “unioni civili”. “Valdesi e metodisti auspicavano da tempo questo provvedimento che, riconoscendo la varietà dei legami affettivi stabili e duraturi, sana una discriminazione e allinea l’Italia a Paesi con una solida tradizione in materia di diritti civili. La nostra Chiesa – prosegue Bernardini – è contenta di avere contribuito a tenere alta l’attenzione su questo tema approvando, già nel 2010, la possibilità di benedire coppie dello stesso sesso appartenenti alle nostre Chiese e intenzionate a realizzare un amore profondo e responsabile. Il nostro impegno pastorale prosegue oggi in un nuovo contesto giuridico per sostenere tutte le relazioni familiari e combattere ogni forma di omofobia”.
http://agensir.it/quotidiano/2016/5/12/unioni-civili-lapprezzamento-di-valdesi-e-metodisti-bernardini-tavola-valdese-finalmente-piu-diritti-a-tutte-le-famiglie/

di Giuliano Guzzo
Quello che maggiormente rattrista, in tutta la vicenda italiana legata al matrimonio omosessuale – ieri approvato alla Camera sotto forma di unioni civili –, non è, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’arroganza dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi, l’amore smisurato e senza pudore di Angelino Alfano per la poltrona e neppure la finta opposizione della Chiesa italiana, i cui più autorevoli rappresentanti, eccettuati alcuni momenti di lucidità, non hanno saputo fare altro, neanche a poche ore dalla conclusione dei giochi, che rimproverare al Governo il ricorso alla fiducia, come se il problema fosse procedurale.
Quello che maggiormente rattrista è che purtroppo manca, in quasi tutti coloro che dovrebbero averne, la consapevolezza di che cosa da domani implicherà, per la società italiana, l’introduzione delle nozze fra persone dello stesso sesso, vale a dire uno stravolgimento antropologico di proporzioni enormi. Per capirlo è però opportuna anzi doverosa, prima, una premessa che è anche una precisazione: la portata culturale di leggi del genere è immensa, ma la cultura di una società, tanto più quella italiana, che è più conservatrice di molte altre, non si trasforma dall’oggi al domani, e neppure nel giro di quattro o cinque anni.
Nessuno cioè è dell’idea che sulla penisola italiana, da domani, le famiglie composte da padre, madre e figli verranno selvaggiamente aggredite per strade, fermate ai posti di blocco, arrestate e deportate in appositi campi di concentramento. Ora, a qualcuno sembrerà una sottolineatura ridicola – in effetti lo è -, ma è doveroso effettuarla per evitare che, fra un anno, sulle nozze gay ci si lasci dire quanto incautamente alcuni oggi osservano sul “divorzio breve”, vale a che, diversamente da quanto temuto dai critici, non avrebbe determinato alcuna «strage di matrimoni», come leggevo giusto ieri su un quotidiano locale.
Grazie tante: nessuno lo aveva sostenuto e non sarà così neppure per le unioni civili. Prima infatti che rilevabile statisticamente – cosa possibile ma che, come per il divorzio, richiederà un arco temporale di qualche decennio -, lo stravolgimento che il matrimonio omosessuale determinerà nella società italiana lo sarà a livello antropologico. Su almeno tre versanti. Il primo riguarda la definizione stessa di famiglia. Fino a ieri si era liberi di ritenere la famiglia cosiddetta tradizionale come la vera famiglia e da domani si sarà liberi di continuare a farlo, ovviamente, ma da oggi lo Stato afferma l’opposto. Che significa?
Significa che se l’esistenza della cosiddetta famiglia omosessuale, fino a ieri, non era poco più dell’opinione di chi intendeva chiamare così le unioni fra persone dello stesso sesso, da domani sarà la scelta di considerare la famiglia tradizionale come la vera famiglia a divenire – ufficialmente – null’altro che opinione: il che sul piano educativo – si pensi a dei genitori intenti a trasmettere ai loro figli le proprie convinzioni cristiane – rappresenta uno tsunami. Ma è solo l’inizio. Esiste infatti anche un seconda criticità dovuta all’approvazione delle unioni civili, vale a dire la sostanziale entrata in vigore della legge contro l’omofobia.
Il disegno di legge Scalfarotto, lo sappiamo, non è (ancora) stato approvato, ma nel momento in cui lo Stato italiano – come sta facendo – inizia a riconoscere come matrimoniale l’unione gay, sarà ancora lecita la disapprovazione della condotta omosessuale? Formalmente sì, praticamente no; e a coloro che condividono questa posizione che già oggi non gode di buona fama toccheranno sempre più diffidenza, scherno, isolamento. Il che, oltre che preoccupante, è anche paradossale. Infatti l’introduzione matrimonio omosessuale – come mostrano i casi di tanti Stati europei – non risulta aver eliminato e forse neppure ridotto gli episodi di discriminazione cosiddetta omofoba.
Eppure la discriminazione, con le unioni civili, inizierà invece ad intensificarsi nei confronti di coloro che non esprimeranno convinto entusiasmo non tanto verso le persone attratte da soggetti dello stesso sesso (persone che, in quanto tali, vanno sempre accolte ed amate), bensì verso gli atti omosessuali. E poco importa che a riservare parole non tenere  ai rapporti omosessuali siano stati, nei secoli, pensatori del calibro di Platone (Leggi, 836 B), Aristotele (Etica Nicomachea, 1148b 24-30), e Kant (Metafisica dei costumi § Dottrina del diritto): si sarà tutti, indistintamente, bollati come fondamentalisti cristiani e trattati di conseguenza.
La terza – e più grave – implicazione antropologica delle unioni civili sta però nel fatto che, con messa al bando la concezione di famiglia come unione fondata sul matrimonio fra uomo e donna – unione che diverrà solo una delle tante possibili varianti di famiglie -, sarà presto il turno delle adozioni omosessuali, il che non determinerà soltanto la crescita di bambini senza un padre o senza una madre, aspetto già avvilente, ma addirittura di bambini che non sapranno mai, poiché ne saranno privati ab origine, che cosa sia avere una madre o che cosa avere un padre; nella sbornia dei diritti, i loro – che pure sono i soggetti più deboli – verranno così dimenticati.
Senza trascurare, infine, il concretissimo rischio di sdoganamento dell’utero in affitto. Quello insomma che davvero più rattrista, nella vicenda legata al matrimonio omosessuale, è che si sia – di fatto – dichiarata fuorilegge la famiglia; che il delitto si sia consumato con gioia (Renzi ha parlato di «giorno di festa»), esibendo fieri la spilla arcobaleno d’ordinanza (come Maria Elena Boschi) e fingendo un dispiacere davvero poco credibile (come quello di qualche alto prelato), non fa che confermare l’assurdità dei nostri tempi. In tutto ciò esiste però una consolazione, se così possiamo chiamarla, non politica e neppure religiosa.
La consolazione è demografica: l’Italia con sempre meno matrimoni, col minimo storico di nascite e che pur avendo accolto nei decenni un notevole numero di famiglie immigrate non si schioda da tassi di natalità cimiteriali, è un Paese che sta giocando col fuoco e, soprattutto, col proprio futuro. L’approvazione delle unioni civili, che certo non inventa, ma indiscutibilmente aggrava la situazione della famiglia cosiddetta tradizionale, assume così il sapore di un ulteriore e disperato scatto verso il baratro, «cosicché – per dirla con lo statistico Roberto Volpi – mentre la famiglia tradizionale sembra avviarsi al tramonto, già s’intravede la sua micidiale vendetta».
https://giulianoguzzo.com/2016/05/12/la-famiglia-fuorilegge/
http://www.campariedemaistre.com/2016/05/la-famiglia-fuorilegge.html